![]()
ASCOLTO CON IL CUORE
Perché quando vogliamo riferirci ad un tipo di percezione più profonda, più chiara e anche più sincera la attribuiamo o l’associamo al cuore?
Oggi più che mai
‘fare’ le cose con il cuore è diventato di moda.
Ma sappiamo veramente riconoscere il messaggio che
viene dal cuore? Cos’è questo cuore che può
guidarci oltre gli angusti spazi della
razionalità?
La posizione ‘centrale’ che il cuore ricopre
nell’anatomia umana gli è valsa una centralità di
ordine non soltanto strutturale e funzionale.
Altro elemento sostanziale, poi, questo organo ha
la caratteristica di essere cavo. L’insieme di
queste qualità peculiari hanno fatto si che nella
mistica (in generale) il cuore fosse elevato al
grado di ricettacolo della gnosi, la conoscenza
ispirata (diversa per origine e qualità dalla ‘erudizione’).
Il cuore è l’organo dell’Intelletto e, in quanto
tale, è il Tabernacolo dello Spirito.
Coerentemente alla sua funzione, è necessario che
l’organo della conoscenza sia cavo, al fine di
poter divenire ‘vuoto’. Infatti, l’ordine
di ‘conoscenza’ rappresentato dalla gnosi non
appartiene alla natura umana. Ossia, non le
appartiene fin tanto ché egli, l’essere umano, non
si rende vuoto, come lo è il cuore. Solo in queste
condizioni la gnosi, come una sorgente di pura
acqua, può affiorare e riempire quel ‘vuoto’
voluto e creato. Allora, la conoscenza è un
attributo del divino, un attributo che può
esprimersi solo qualora l’essere umano si renda
vuoto, cioè ‘ricettivo’.
Questo processo,
riassumibile nella capacità di rendersi vuoti e
disponibili a ricevere, questo è ciò che nella
“Comunicazione Creativa” chiamiamo
‘capacità di ascolto’.
Ora, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea è:
va bene vuoti… ma ‘vuoti’ di cosa?
Quanto dirò è semplice e complesso: semplice da spiegare, ma complesso da realizzare (per quanto necessario, se vogliamo definirci ‘esseri umani’!). Si tratta di svuotare se stessi di tutto ciò che è il prodotto di quella funzione che ho chiamato Filtro della percezione (vedi il glossario in: http://www.axnet.it/barbieri/sem/terapia/tcc_gloss_it.html), e dei prodotti della sua azione difensiva.
Uno dei prodotti più
socialmente dannosi e che ostacola in modo così
efficace la facoltà di ‘ascoltare’ col cuore è il
pregiudizio.
Esistono diversi tipi e livelli di pregiudizio. Ma
in definitiva tutti i pregiudizi hanno una radice
comune: giustificare la nostra incapacità di
confrontarci costruttivamente con ciò che è
‘diverso da noi’. Per non annoiarvi eviterò di
addentrarmi nel meccanismo e nelle ragioni.
Ci basti sapere che
il pregiudizio è alla base di tutte le
incomprensioni che esistono. Alla base dei
conflitti e dei fraintendimenti. Tutti questi
effetti si potrebbero facilmente evitare se la
mente non operasse sotto l’influsso del
pregiudizio. Inoltre, sia pur non direttamente, la
sua azione favorisce in noi e negli altri buona
parte delle malattie somatiche, poiché aumenta
l’aggressività e lo stress del mantenerci in un
costante atteggiamento difensivo, determinando un
abbassando delle difese immunitarie.
Lo strumento del pregiudizio è
“l’interpretazione”. Ogni dato della percezione è
soggetto ad interpretazione, ed ogni
interpretazione dipende dal nostro atteggiamento
prevalente. Se siamo propensi a sentirci aggrediti
è perché ‘crediamo’ che gli altri vogliono
aggredirci. Ma spesso è anche vero che
un’attitudine difensiva-aggressiva produce una
risposta affine nell’altro.
Quando la mia mente
non è in grado di ‘ascoltare col cuore’,
quindi senza essere riempita dal pregiudizio (e
altri prodotti: es. paura, rancore, indifferenza,
ecc.), che modifica i dati della mia percezione,
io tendo ad interpretare quello che vedo e sento
in funzione di ciò che voglio giustificare: in
funzione di ‘quello-che-penso-che-sia’ e
non di ‘quello-che-è’.
Cosa suggerisco: quando vi sentite aggrediti,
quando una parola, un gesto, una situazione vi
sembrano volontariamente diretti a ferirvi, prima
di reagire automaticamente chiedete cosa veramente
intendeva dire o fare la persona da cui proviene
l’azione. La maggior parte delle volte verificherò
che ‘la-mia-interpretazione’ dell’accaduto
non coincide con quella dell’altro.
Quanto vi sto dicendo ha però una infinità di sfumature, ad esempio, al vostro posto obietterei: l’altro potrebbe mentire, cioè mentire a se stesso, quindi ‘non sapendo’ di mentire. E questa è la menzogna patologica, molto difficile da gestire poiché il vero sordo è convinto di essere portavoce della Verità.
In termini generali,
quando non si è più che allenati (… ad essere
sinceri con noi stessi) è impossibile distinguere
quando un’altra persona sta mentendo a se stessa,
nel dubbio è salutare dare un po’ di fiducia
all’altro (anche per il nostro bene). Quando
‘l’altro’ poi è il vostro coniuge o un parente,
l’investimento in fiducia dovrebbe essere
accresciuto notevolmente. Apprendere a credere
sinceramente, nella sincerità dell’altro, aiuta a
creare un clima più salutare, un clima di apertura
che con il tempo migliora la comprensione
reciproca. Viceversa, rifiutare a priori, o
mettere continuamente in discussione, la visione
che l’altro ha della realtà, solo perché non
coincide con la nostra, crea un clima conflittuale
difficile da sanare.
Le implicazioni di un clima conflittuale interno
ed esterno (argomento da approfondire!) sono
laceranti: più io credo che l’altro mente e più
sono giustificato a difendermi. Più mi devo
difendere e più forte è il pregiudizio che uso per
‘interpretare’ i suoi atti (vedi, attenzione
selettiva). Maggiore è il pregiudizio e maggiore è
la distanza affettiva e il senso di dolore che da
essa si originano. Al dolore segue la rabbia e
alla rabbia l’aggressione.
Questo, a grandi linee è il circolo vizioso…
MAI entrare nel circolo! Evitarlo è saggio… così saggio che, in casi estremi, credo sia più salutare far la parte dello scemo che prendere parte al gioco perverso a cui siamo invitati. Questo perché, chi vive per difendersi ha bisogno di un nemico che reciti la parte dell’aggressore, quindi tenderà ad interpretare la vostra ‘idea del mondo’, non come ‘complementare’, ma come contrapposta alla sua: una vera e propria minaccia!
Sia chiara una cosa,
la “Comunicazione Creativa” non esprime
giudizi rispetto al comportamento dell’individuo,
poiché è consapevole che ogni attitudine e ogni
comportamento ‘non-sano’ sono un segno che esprime
un dato di fatto: lì, in quell’individuo, vi è
un’anima che soffre. La “Comunicazione Creativa”
educa alla compassione.
In sintesi: la conoscenza creativa nasce dalla
purezza del cuore. Ascoltare col cuore significa
avere il desiderio e la capacità di accogliere nel
proprio mondo interiore quella porzione di Realtà
di cui l’altro è portatore. Tuttavia, il saggio,
quando ha a che fare con dei ‘sordi convinti’
sceglie, e gioca a fare ‘lo scemo’.
Un saluto a tutti voi.

![]()

www.elbasun.com
- il sito del SOLE
© 2002 ElbaSun Tutti i diritti riservati