SULL’AMORE

In questi ultimi tempi ho riflettuto molto sull’importanza dell’amore nella vita di una persona.

Oggi sono convinto più che mai che l’amore è la chiave per migliorare la propria salute, per prevenire malattie per essere più disponibili verso la vita. In questa sede non vi parlerò dell’amore come principio trasformatore, poiché ho già affrontato questo tema altrove. Desidero parlarvene rispetto all’esperienza quotidiana e al modo comune di porsi. Un modo il cui risultato è quello di inaridire le relazioni fra le persone, renderle via più sterili. Ma a tutto c’è rimedio se si vuole prendere coscienza della conseguenza delle proprie azioni.

Chi mi ha seguito fin qui già sa che per me l’amore è qualcosa che abbraccia e travalica l’esperienza fisica. Chiunque ha avuto un’esperienza prolungata con un partner sa che non si può fondare l’amore solo sull’attrazione fisica, che i sensi si abituano all’altro così come ci si abitua ai sapori: li percepiamo chiaramente nel primo momento ma poi sfumano e si perdono disciolti nell’abitudine.

L’unica cosa che possa rendere la sensazione fisica perennemente viva è nel rinnovamento della relazione con l’altro. Solo quando due persone scelgono di donarsi l’uno all’altro, solo allora l’energia sprigionata da un sentimento che scaturisce dall’anima è in grado di rendere estremamente viva e duratura la percezione dell’altro lasciandocene scoprire la bellezza nascosta e rivelata istante dopo istante come lo sbocciare di un fiore che si apre ai primi raggi del giorno.

Quando i nostri sforzi sono diretti al rispetto della nostra dignità di esseri umani siamo anche disposti a comprendere che anche l’altro è un essere degno di pieno rispetto, con i suoi contorni e le sue sfumature.

Purtroppo, spesso, la tendenza è quella di dimenticare il rispetto che ci dobbiamo. Questo concetto viene spesso mal interpretato, soprattutto in contesto psicoterapeutico dove assume una nota di ‘potere’. Rispettare noi stessi non vuol dire trasformare l’altro nel nemico da combattere perché ha delle limitazioni. Non vuol dire gestire la relazione in termini di potere “aspetto che sia l’altro a venire verso di me”. Non è questo il rispetto di cui parlo: io mi rispetto quando opero in sintonia con la legge dell’amore, cioè quando sono sincero con me stesso e agisco coerentemente a questa sincerità nella consapevolezza che ferire l’altro equivale a ferire me stesso.

Ma, per imparare a rispettare noi stessi vuol dire anche riscoprire in noi stessi una motivazione reale per cui vivere. Solo quando compiamo con sincerità lo sforzo di trovare questo significato, quello che nella “Comunicazione Creativa” io chiamo il personale Progetto Originario, allora ritroviamo il centro creativo capace di restituirci la dignità di esseri umani. Questo vuol dire conoscersi.

Generalmente all’altro chiediamo, chiediamo e chiediamo, pensando che nell’altro si trova ogni soluzione a tutte le nostre frustrazioni. Gli chiediamo di riparare al male che ci è stato fatto in passato. Se è una persona sensibile la usiamo, se è sofferente come noi lo accusiamo. Tuttavia, non è questa la forma costruttiva di gestire una relazione. Ognuno di noi ha il diritto e il dovere di donare all’altro la propria felicità, il proprio benessere, la propria salute. Ma, per donare qualcosa bisogna cercarla e possederla.

Io uso dire che amore e potere, amore e orgoglio non possono coesistere. Provate a prendere un bicchiere di latte e versateci dentro un po’ d’aceto o di limone e vedrete che il latte coagula e si chiude su stesso. L’amore per poter esistere in una relazione ha bisogno del candore e della purezza del latte. Giochi di potere ed orgoglio sono come corpi estranei all’amore e lo costringono a ritirarsi lasciandoci nella solitudine.

Vorrei soffermarmi per un po’ su questo tema, cercando di scoprire insieme le qualità che dobbiamo acquisire per gestire una relazione, si tratti di amicizia o di una relazione affettiva. Credo che di questo oggi ci sia bisogno poiché ovunque mi volgo ascolto persone che s’interrogano su questi argomenti…

La prossima volta vorrei incominciare proprio da questo, dalla capacità di ascoltare…

  

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