SALUTE E AMBIENTE I°
(JOHANNESBURG E DINTORNI)

“La varietà della famiglia umana
dovrebbe essere causa di amore e di armonia (…).”
— Scritti Bahá’í —

“Dopo che l’ultimo uomo rosso sia partito e il suo ricordo non sia più che l’ombra di una nube che si posa sulle praterie, l’anima del mio popolo continuerà a vivere in questi boschi e spiagge, perché noi li amiamo come un neonato ama il battito del cuore di sua madre. SE TI VENDIAMO LA NOSTRA TERRA, AMALA COME NOI L’AMIAMO. Proteggila come noi la proteggiamo. Non dimenticare mai com’era questa terra quando ne prendesti possesso. E con tutta la tua forza, il tuo potere e tutto il tuo cuore conservala per i tuoi figli e amala come Dio ama tutti noi (…)”. — Capo Seattle, popolo Duwamish —

Questo è il brano conclusivo della poetica risposta del capo Seattle alla ‘richiesta’ degli Stati Uniti d’America nel 1855 di voler comprare la terra di quel popolo. Seattle conclude con queste parole dopo aver risposto “Come puoi comprare o vendere il cielo , il calore della terra? Questa idea ci è estranea. Se non siamo proprietari della purezza dell’aria o dello splendore dell’acqua, come allora puoi comprarli?”. È passato un secolo e mezzo e ci sono uomini che continuano ad essere convinti di poter comprare il mondo e relegare ‘gli altri’ in una riserva, in uno zoo da poter visitare durante i loro viaggi turistici?

Sicuramente molti di voi sono già al corrente che in questi giorni, al summit di Johannesburg (Sud Africa), si stanno valutando i criteri in funzione dei quali le nazioni di questo pianeta dovranno organizzare la loro politica di sviluppo.

Quando si pensa alla salute si pensa principalmente all’aspetto fisico e soggettivo. Tuttavia, per comprendere i fatti di questi giorni dobbiamo estendere oltre il nostro usuale concetto di salute. A mio avviso, il concetto di ‘salute’ deve assumere una connotazione trans-personale, cioè deve oltrepassare il limite della sfera soggettiva per estendersi a quella sociale e dell’ecosistema globale (comprensivo di tutte le attività umane).

Secondo la mia esperienza, la salute è un’espressione delle ‘scelte’ compiute dal singolo e dalla società. Aseconda del valore che hanno tali scelte, ovvero se sono coerenti o meno con l’ordine naturale, la salute verrà influenzata in modo costruttivo o distruttivo. Quindi, ha di fatto un valore trans-personale in quanto le scelte di un individuo che vive in Australia possono ripercuotersi su uno dei fattori di equilibrio delle Americhe portando conseguenze costruttive, se in armonia con la l’ordine creativo della Natura, in senso distruttivo se modificano gli equilibri generati da quest’ordine.

Ma le scelte, a loro volta, da cosa dipendono?

Il rapporto fra qualità delle scelte e salute è stato oggetto primario delle ricerche da me compiute in questi ultimi anni. Di fatto, osserviamo che individui e società che potrebbero essere potenzialmente floridi, conseguentemente al tipo di scelte compiute, s’impoveriscono e cadono nell’abbrutimento. Questo avviene perché ogni scelta dipende dal modo in cui ‘vediamo il mondo’. Ha pertanto un valore percettivo ed esprime quel grado di ‘consapevolezza’ nell’azione compiuta.

La consapevolezza non è una condizione fissa, ma dinamica. È come una scala che consente alla nostra anima di elevarsi sempre più in alto, in modo da poter vedere tutto quello che la circonda secondo una prospettiva più ampia. Più è ampia la visione dell’anima e meno saremo attaccati al nostro unico, egoistico, piccolo, misero, tornaconto.

Più un individuo, o una società sono in grado di prevedere con anticipo le conseguenze delle proprie scelte. Più sono in grado di scegliere in funzione del bene comune (anziché solo ed esclusivamente del proprio) e più possono dirsi consapevoli.

La porzione ‘ricca’ dell’umanità di oggi per divenire consapevole deve riscoprire il vero significato dell’amore e della partecipazione. Un significato purificato da sentimentalismi da telenovela, un significato sacro.

In una delle mie ricerche in area indigena, accompagnavo un caro amico durante l’approvvigionamento di materiale per riparare la sua capanna, era l’inizio della stagione delle piogge. La costruzione delle case è parte di un antico rituale che viene tramandato di generazione in generazione, ed è profondamente relazionato con la concezione spirituale del mondo della Natura.

Così quando giungemmo sulla montagna dove crescevano le piante adatte, mi resi immediatamente conto che Gregorio non coglieva mai una pianta intera, di ciascuna pianta prendeva una parte e lasciava quanto era sufficiente perché la pianta potesse continuare a vivere in salute. Questo è quanto poi lui mi confermò.

In un’altra comunità indigena, situata nella foresta pluviale fra Panama e Colombia, le persone dovevano percorrere un giorno o due di cammino in canoa, controcorrente, se volevano fare provvigione di selvaggina. Quando chiesi loro come mai, mi dissero che prima le persone potevano cibarsi abbondantemente con la fauna che potevano cacciare lì a pochi passi. Questo, quando fino a pochi anni prima cacciavano con i mezzi tradizionali. Allora, ognuno cacciava per il fabbisogno della propria famiglia e non di più. Poi incominciarono ad entrare nell’area i fucili. Poiché le pallottole costavano parecchio, dovevano cacciare più di quello che era loro necessario. Così nell’arco di qualche anno dovettero allontanarsi sempre di più. Ma la selvaggina scappa verso la montagna, quindi bisogna andare in canoa a motore, perché la corrente del fiume è troppo forte nei periodi di piena. La benzina costa molto più che nella lontana città, così bisogna cacciare molte volte quanto è realmente necessario al fabbisogno alimentare, per pagare il carburante. Bisogna tagliare più legna da vendere e anche la foresta si sta impoverendo.

Ora, applicate questa logica su scala planetaria e traete le vostre conclusioni!

A questo punto ci dovremmo domandare: è possibile applicare i criteri di sviluppo propri alla logica dello sfruttamento e del profitto quando si va ad intaccare l’ordine naturale di cui l’ecosistema è garante attraverso i suoi delicati equilibri? La logica dell’accaparramento sfrenato può dirsi in armonia con il ‘criterio di sviluppo’ proprio della Natura? Possiamo considerarci detentori di una qualsiasi cultura se crediamo questo?

In un mondo concepito a compartimenti stagni forse questo è possibile. Dove, la fame, le malattie, la rabbia generata dall’ingiustizia e la violenza si possono chiudere fuori di casa, forse lì è possibile. Possiamo mettere del filo spinato, possiamo assumere una guardia che ci protegga dall’invasore. In un tale mondo ciò che è il ‘progresso’ è ben distinto da ciò che è ‘primitivo’. Purtroppo la ‘logica’ vuole che il debole, lo scomodo, sia sempre lui il ‘primitivo’, come il mio amico Gregorio, che dovrà piegarsi ai modelli dell’altro oppure morire.

Ma quale cultura può sinceramente sostenere che questo è progresso? Quando l’essere umano perde la sua dignità cosa gli resta? E la nostra mancanza di visione è il segno di questa perdita.

Forse possiamo concludere con una nota di speranza, possiamo dire che una sincera politica di sviluppo non può che fondarsi su un nuovo livello di consapevolezza delle nostre coscienze. Un livello che ci consenta di concepire questo minuscolo “granello di polvere” come il patrimonio delle generazioni passate, presenti e future. Un grumo di polvere che può trasformarsi in una fossa comune, oppure in un rigoglioso giardino, i cui frutti siano appannaggio di una sola anima: quella dell’Umanità intera.

(Per conoscere le mie iniziative in campo sociale, vedi ‘Social Action’: www.ctp-org.net)

  

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