Pensieri e Parole

Daccapo

Dovrei farmene una ragione, ormai.

Un giorno ti acclamano, sono lì ai tuoi piedi, ti guardano in un modo che solo tua madre, ti adorano, come un dio egizio, urlano il tuo nome con foglio e penna in mano, tutti in fila come bambini con Babbo Natale ad aspettare un tuo sguardo, un tuo cenno, come se gli cambiasse la vita, come se tu fossi il loro Dio, che dispensa ed infonde felicità e serenità solo con uno sguardo, con un gesto. Taller than the tallest tree is, that’s how it’s got to feel.

Il giorno dopo, arriva uno più giovane di te, che sembra migliore giusto perché è giovane, dicono che lui è moderno. A te resta addosso una colpa che non puoi cancellare, quella di essere invecchiato, perché finisce così per tutti.

La ruota gira, chi prima arriva perde il posto senza eccezioni. Il posto all’osteria lo perdi anche se cerchi di non muovere mai il tuo cazzutissimo culo da lì.

Sanno come farti alzare, lo senti da come non si fanno più sentire. Senza farsi notare, il telefono non suona più, non ti cercano più.

Paradossalmente sei tu, il loro re, ora, a cercare loro, a tirargli la manica, a spossarli con le tue parole sempre più senza senso alle loro orecchie, parole che prima erano brillanti e ora sono diventate quasi malsane, da riderci su con tanto di pacca sulla spalla, a dire “Avrai anche ragione, ma a noi non ce ne può fregare di meno”.

Era il 1933 quando entrai nella prima orchestra. Allora ero nessuno. Mi sorprendevo anche che i presentatori dicessero il mio nome e non “E alla tromba Chissenefrega”. Poi arrivò vide George Kohler, il mio primo ed ultimo manager.

Aveva un nonno austriaco o svizzero. Ma non è per questo che è uno dei più enormi bastardi che questo mondo fatto di escremento abbia conosciuto. Ha mani nei principali reati annoverati dalla legge di Stato.

Una volta, così, si avvicinò a me, abbracciando due ragazzine di colore che avranno avuto sedici anni, mi disse con il suo stile inconfondibile “Faccia di merda, ti interessa qualche soldo?”.

Così entrai nella gloriosa John Freeman Jazz Band, come trombettista. Per quindici anni girammo l’America senza nemmeno accorgercene, da un locale all’altro cambiando in continuazione la scaletta e, se avessimo detto che eravamo stanchi, avremmo detto la più colossale stronzata della storia dell’uomo, dopo l’atterraggio dei marziani urlato da Orson Welles.

“Al piano l’Australiano James Felding, alla tromba Sean Patrick, al contrabbasso il Nano Frank Spank, alla batteria l’Orso Bruno Mel Manilow e la voce è della splendida, pantera bionda Jane Miller”.

E uno scroscio infinito di applausi, che non si sapeva bene se fosse per la scollatura di Jane o per l’orchestra.

Sembrava un sogno. “Come on, come true New York”. Ma era tutto vero. Il nostro slogan era “Come fly with us”. Vola con noi. E la gente si faceva trasportare in aria, non mi ricordo un locale che non abbia fatto il tutto esaurito.

Tutto questo finché JR McCarthy e il suo morbo fece sì che per qualche anno non si poté usufruire prima delle sapienti dita dell’Australiano, poi delle manone dell’Orso e sul finire anche della voce infinita della pantera. Poi tornarono tutti alle proprie case, ma erano troppo distrutti per ricominciare a girare l’America.

A dirla tutta, Jane tornò da me, mi dette un bacio infinito e mi salutò da una Limousine, non mia ovviamente. “Ti amo, ma voglio poter vivere in santa pace, Sean”.

La vidi per l’ultima volta che si metteva il rossetto come solo lei, così vicino allo specchio per non fare errori che per poco non lasciava la sindone. Il nano, invece, mi telefonò e tutto d’un fiato “Ho conosciuto la donna dei miei sogni, ci vediamo” e riattaccò. Poi la vidi ed era bassa quasi quanto lui. La donna dei suoi sogni, non a caso.

E così, mi ritrovai, solo come un cane bastardo in una stanza d’albergo, ai confini del mondo, al confine col Messico, che poi fa lo stesso. E mi ci trovo ancora, a dirla tutta. Sono qui con questa signorina vestita di viola che crede che io dorma e sta cercando il portafoglio non per prendere i 20 dollari che gli spettano, ma tutto il peso netto lasciando la tara, che però è “really heart of me”. “I’ve got it under my skin” o quasi.

Crede di farmela, “but baby I know you so well”. Non c’è molto, ma almeno per non perdere la speranza.

- Cosa ne pensi se te li do io, signorina?
- Ma io…
- Sì, sì, ma te. Guarda ed impara: i soldi vanno messi sempre al sicuro, soprattutto di questi tempi, che alla gente non batte più il cuore nemmeno quando ruba. Guarda: sotto la testa. E quando sei vestita: nelle mutande. Capito?
- Sì, sì…
- Ripeti insieme a me. Nelle…
- …Mutande.
- Brava. E ora prendi questi venti dollari e togliti dai piedi, prima che mi venga voglia di ributtarti sul letto e ti avviso: la seconda mi viene sempre meglio della prima.

La porta si è chiusa, lasciando nella stanza un odore di polvere di stelle, che qualcuno chiama “scent of woman”, profumo di donna. Ancora una volta, inesorabilmente, solo. George non mi resta che sognarlo. Gli ho proposto un disco di grandi successi suonati alla tromba, ma ormai mi annuisce come agli inquilini dei manicomi.

Sono solo.

Ho immolato la mia vita all’altare della musica e appena alla musica gli sono girate le palle, eccomi qui che vado a puttane in un albergo che sa di unto e di sudore, a starci per chissà quanto, aspettando di andare chissà dove.

Non so nulla del mio futuro. Mi consolo con le mie amiche da prendere con un po’ d’acqua. Cosa ci troveranno mai in quella musica frenetica con un capo e con una coda. La musica non deve avere né capo né coda, deve sembrare che potrebbe non finire mai. Ma ti ho in mano, fama. Non mi sei mai scappata. Sei qui con me, ti ho in mano, non mi scappi, brutta stronza. Sei mia, non puoi andartene.

I have got you, Under my skin, I've got you, Deep in the heart of me. … I'd sacrifice anything, Come what might, For the sake of having you near, In spite of a warning voice, That comes in the night, And repeats and it shouts in my ear, Don't you know little fool, You never can win, Why don’t you use your mentality?, Step up, Wake up to reality.

Non c’è più niente da fare, ora. Ma io so suonare solo la tromba. Non ho altro nella vita che questa tromba. L’unica che mi è rimasta accanto. E le mie amiche. And now, the end is near; and so I face the final curtain. My friend, I’ll say it clear, I’ll state my case, of which I’m certain. Ora suono l’ultima canzone per me. E, se capita, me ne vado con le mie amiche.

(con la tromba)

When somebody loves you
It’s no good unless he loves you - all the way
Happy to be near you
When you need someone to cheer you - all the way

Taller than the tallest tree is
That’s how it’s got to feel
Deeper than the deep blue see is
That’s how deep it goes - if it’s real

When somebody needs you
It’s no good unless he needs you - all the way
Through the good or lean years
And for all the in between years - come what may

(con voce infinita di donna)
Who know where the road will lead us
Only a fool would say
But if you’ll let me love you
It’s for sure I’m gonna love you - all the way, all the way

- Lascia stare quelle pasticche, per l’amor di Dio.
- Lo sai che non le avrei mai toccate.
- Falso come Giuda.
- Tu non devi essere qui. Tu devi essere in quella villa a Beverly Hills con quel ciccione di Harold Krewer.
- L’ho mollato ieri in un bar con la scusa di andare al bagno. E’ sempre lì che mi aspetta, credo.
- Ma lo farai incazzare e ti rovinerai la vita per un giorno qui, in questo culo dimenticato da Dio, con me, il musicista più inutile del mondo.
- Un giorno? Ok, non hai capito nulla, come sempre. “Ti amo e voglio poter vivere con te in santa pace, Sean”. Qualsiasi sia la strada da percorrere, anche la più ciottolata del mondo.
- La più cioccolata del mondo.
- Ciottolata, imbecille, piena di sassi.
- Se usi questi termini ricercati... Faccio il trombettista, mica il cantante io.
- Se continui a parlare senza baciarmi, credo che andrò giù dal seg-nor Sanchez.
- Gn non g-n. Da Sanchez per cosa? Non vorrai mica fare, il numero sexy a quel vec…
- Ma perché pensi solo a quello, tu? No, vado dal portiere e gli dico di farti pagare il doppio.
- Ma se io non ho neanche la metà di quello che mi chiederà.
- Ho già pagato io, old fool. Ti vuoi sposare in questa topaia o vogliamo andare?
- Guarda che se voglio… Ahia, ahia, ahia, i capelli, me li strappi. Ma perché mi devi fare sempre male? No, io mi chiedo, per qual mot…
It’s such an ancient pitch
But one I wouldn’t switch
’cause there’s no nicer witch than you


Non è mai veramente finita.

O9E

 

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