PASQUA DI RESURREZIONE

tra sacro e tradizioni popolari in Europa

di Reno Bromuro

Pasqua, come si sa è la più grande solennità religiosa e liturgica cristiana, durante la quale si commemora la morte e la resurrezione di Gesù.

In origine era una festa ebraica (infatti, la parola pasqua deriva dall’ebraico pesah che significa "passare oltre"), collegata al racconto biblico della liberazione degli Israeliti dall’Egitto, com’è narrato nel libro "Esodo".

Dopo la morte di Gesù, la festività fu assunta dai cristiani, e collegata all’eucarestia dell’ultima cena.

La maggior parte delle tradizioni pasquali si possono ricondurre ad antichi riti di propiziazione e di eliminazione, connessi con l’inizio della primavera. Esse concorrono, in ogni parte del mondo cristiano, a manifestare la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo.

In Polonia

Cracovia incita il visitatore, oltre che con le sue attrattive storiche e architettoniche, a venire nella sua cittadella attraverso il richiamo medioevale del mistero della Passione che si celebrava nel corso della Settimana Santa.

Il Calvario e la Via Crucis, molto famose quelle di Pakosc, sono meta di pellegrinaggi; come pure i "Groby" (sepolcri) allestiti nelle chiese e attorniati da una guardia d’onore composta di giovani in costume guerriero e da ragazze in bianche vesti.

Il Sabato Santo si svolge una cerimonia molto emozionante: la gente va in chiesa per far benedire gli agnelli di zucchero che poi mangeranno il giorno di Pasqua.

Spesso agli agnelli si aggiungono le uova, dette pisanki, che rientrano fra le abilità artigianali dei Polacchi.

La sera di Sabato Santo o la domenica di Pasqua l’apertura del Sepolcro è accompagnata da una lunga processione, che compie un triplice giro intorno alla chiesa, con il Santissimo Sacramento e una statua del Cristo Risorto. La funzione si conclude con il canto del mattutino ed inni popolari della Resurrezione.

Nelle campagne esiste ancora l’usanza di far benedire le case, sempre il Sabato Santo, e in particolare le mense preparate per il pranzo pasquale. Le vivande tradizionali, disposte in bell’ordine, compongono un insieme pittoresco in cui si ravvisa il gusto del colore e dell’ornamento cari ai Polacchi. L’imbandigione è ricchissima, festosa, ma il fuoco rimane spento in segno di cordoglio; si riaccenderà soltanto con la fiamma benedetta dei ceri pasquali che sono portati in chiesa per la consacrazione.

In Romania

Il Romeno è un popolo di antica tradizione religiosa, che manifesta in varie forme. Nelle campagne si sono sovrapposti antichi riti pagani e alcuni ne conservano gli aspetti caratteristici. Una delle manifestazioni più estese di osservanza ai precetti è costituita dai digiuni. I Romeni fanno quattro quaresime l’anno e digiunano due volte la settimana. Nelle campagne la credenza è ancora viva e molto sentita. Con l’avvicinarsi della Pasqua, finiscono le feste popolari invernali ed iniziano quelle di primavera. La mattina della domenica della settima settimana prima di Pasqua, gli uomini si recano all’osteria e pagano da bere a turno; quest’usanza è chiamata "giro del perdono", affinché possano affrontare, con la pace nell’anima, il lungo digiuno quaresimale, e giunti a tre giorni prima di Pasqua si confessano e fanno la comunione.

Il Giovedì Santo è per loro il giorno dei morti ed è chiamato il "giovedì grande" (gioia mare). In questo giorno si portano in chiesa dolci fatti con farina o con grano bollito ricoperto di zucchero e noci, del vino e della frutta che sono offerti in memoria dei morti e il pope li distribuisce ai vecchi e ai poveri.

Il Venerdì Santo si pone davanti alla Croce un tavolo molto alto, in modo che vi si possa passare sotto. Sul tavolo si mette l’epitaffio, un pezzo di stoffa che porta ricamato o dipinto il seppellimento di Cristo, e i fedeli recandosi in chiesa portano fiori al Cristo e ai loro morti, passando per tre volte sotto il tavolo sul quale è sistemato l’epitaffio. A sera si svolge il canto Prohod, una cerimonia affascinante alla quale partecipa tutto il villaggio, diviso in gruppi seguendo il cammino della Croce. Qualcosa che rassomiglia alla nostra Via Crucis. Al sabato mattina donne e bambini fanno la Comunione, gli uomini invece intervengono alla messa di mezzanotte, portando in chiesa un gallo bianco e uova colorate. La cerimonia si conclude con una processione intorno alla chiesa, con le candele accese. Tutti battono le uova recitando "Cristo è resuscitato!", mentre altri rispondono "Veramente Egli è risorto!".

In Russia

Per il popolo Russo tutti i riti e le festività legate alla Pasqua sono un saluto alla primavera, un segno d’esultanza per il suo arrivo, e in questo periodo, pur variando le date secondo le regioni della Russia, si fanno uscire le bestie ai pascoli, ogni contadino per fare ciò usa un ramoscello d’olivo avuto la domenica delle palme. Il Pope benedice i pastori e santificava le mandrie. I ragazzi e le ragazze si recano in campagna per spogliare le betulle; con i rami le fanciulle si fanno delle corone con le quali ornano la testa. I festeggiamenti si protraggono per sette settimane dopo la Pasqua e ha il loro culmine nella settima settimana, particolarmente consacrata alla commemorazione dei morti.

Per la Chiesa ortodossa la Pasqua è la festa più importante dell’anno e anche nelle città si celebra con grande solennità. Durante la messa di mezzanotte, che deve coincidere con la Resurrezione del Salvatore, il Pope toglie simbolicamente il sudario dal sepolcro; non trovandovi più il corpo di Cristo con il corteo sacerdotale esce dalla chiesa per ricercarlo, finché ritorna e annuncia ai fedeli il miracolo, con la tradizionale esclamazione: "Christos voskrèse!" (Cristo è Risorto!) e la folla risponde: "Vo istinu voskrèse!" (In verità è Risorto!)

Allora i fedeli, ognuno dei quali tiene in mano un cero, si scambiano il triplice bacio rituale e poi cantano inni di esultanza, mentre tutte le chiese scampanano nelle città come nei paesi e villaggi. Lunghe processioni escono da ogni tempio, s’accendono tutte le luci, scoppiano fuochi d’artificio; e nelle campagne, il corteo dei fedeli una volta ultimata la messa, si avvia con i ceri vacillanti, verso il cimitero per rendere onore ai defunti.

In Germania

"Liberi ormai dal ghiaccio sono fiumi e ruscelli/ grazie al dolce, vivificante sguardo di primavera..." Così recitano i celebri versi della "Passeggiata di Pasqua", da Faust di Johann Wolfgang Goethe, che ogni tedesco che si rispetti conosce a memoria. In questi versi è l’espressione del particolare stato d’animo della festa pasquale, che è tripudio per la resurrezione di Cristo, ed insieme per il ritorno della primavera.

Questa gioia sembra abbia ispirato un’antica usanza cattolica, detta "riso pasquale", che in Baviera era ancora vivo fino alla fine del secolo scorso. Nel giorno di Pasqua, il sacerdote doveva tenere una predica briosa e divertente tanto da far ridere i fedeli: e chi faceva le spese di questa ilarità era ovviamente il Maligno, protagonista di ingenui aneddoti, che era regolarmente scornato e vinto dalle potenze celesti.

In questo giorno benedetto in cui il bene trionfa si attribuisce all’acqua e al fuoco la proprietà di purificare, di favorire la fertilità dei campi, di sventare i malefici. I fuochi di Pasqua, il cui costume vive ancora specialmente nella Germania settentrionale, offrono uno spettacolo notturno veramente affascinante. Particolare curioso è che il fuoco di Pasqua deve essere acceso con mezzi naturali, cioè con la silice o strofinando due pezzi di legno, o con una grossa lente; qualche volta i lumi delle chiese sono spenti e poi riaccesi con la fiamma di questo "fuoco sacro". Anche alle ceneri sono attribuite proprietà soprannaturali: esse vengono sparse per i campi per propiziare il buon raccolto.

Gran Bretagna

Nel Regno Unito, una delle cerimonie più vive è quella del Giovedì Santo, giorno dedicato all’attività caritativa e si svolge secondo un rituale tradizionale. A Londra, l’uso del Royal Maundy Gifts, è ricordato nell’abazia di Westminster dove vengono donate ai poveri borse di denaro. Le borse, vengono distribuite dal sovrano su di un vassoio d’argento, dopo la cerimonia religiosa. Il Venerdì Santo vive ancora l’usanza dei dolci, di antichissima tradizione, che un tempo si usava mangiare come protezione contro il fuoco. Nel pub di Londra chiamato "Il Figlio della Vedova" si conservano quasi duecento esemplari di questi dolci, raccolti uno per anno, secondo quanto descritto da una leggenda: "Una vedova che attendeva il figlio marinaio disperso in mare non volle mai disperare e continuò ogni anno a cuocergli gli hot-cross buns".

Sembra che durante le incursioni aeree dell’ultima guerra mondiale, questa curiosa collezione sia stata messa in salvo tra gli altri cimeli preziosi.

Un’usanza curiosa è quella di far rotolare le uova colorate su di un prato o lungo una strada, fino a quando tutti i gusci non siano stati spezzati; questo avviene a Preston, dove le uova rotolano su un pendio erboso. Un’altra tradizione divertente è quella di contendersi le uova e le torte con battaglie, combattute principalmente da ragazzi, che hanno un’antica origine.

In Italia

Nel nostro Paese, la Pasqua, pur avendo la medesima matrice si differenzia da una regione all’altra per antiche tradizioni pagane, non sostitute del tutto con il rito religioso cristiano.

La cerimonia più emozionante si svolge, a Enna e dura tutta la Settimana Santa. In questa occasione si susseguono una serie di cerimonie, nelle quali il culto religioso si fonde, in un’originalità eccezionale, col folclore. Particolare interesse suscita la sfilata delle singole Confraternite verso il Duomo, a cominciare dalla Domenica delle Palme fino al Mercoledì Santo, per raggiungere il culmine il Venerdì Santo e alla quale partecipano centinaia di fedeli che vestono la classica e variopinta casacca con gli stendardi, i simboli e le insegne antiche delle Confraternite medioevali.

La processione del Venerdì Santo si snoda per le vie di Enna provocando un senso di commossa mestizia nella popolazione ennese e nei forestieri che vi si sono recati espressamente per assistere, i quali restano contagiati dalla spettacolare, determinata e lunga processione, che precede l’urna del Cristo Morto ed il fercolo secentesco sul quale viene portata la statua dell’Addolorata.

In Calabria la suggestione serra la gola per l’emozione che scatena nei cuori la marcia saltellante "de’ vattienti" (i battenti), così chiamati perché si flagellano con un bastone di sughero che ha incorporati pezzi di vetri, col quale ogni battente percuote l’ecciomo (Ecce Homo) fino a fargli sanguinare le carni, e per il passo caratteristico di "corsa podistidica".

Ad ogni sosta le donne lavano col vino o con un infuso di rosmarino le ferite dei "vattienti". Non di rado è capitato che qualche turista abbia pensato che si stesse girando un film.

La domenica di Pasqua si svolge "l’affruntata". La più celebre è quella di Vibo Valenti, la più commovente si svolge a Dasà, un piccolo paese in provincia di Catanzaro che non raggiunge le duemila anime. "L’affruntata" consiste nell’assistere all’incontro del Cristo Risorto, dell’Addolorata e di San Giovanni, portati in spalla da fedeli che chiedono una grazia o che l’hanno ricevuta. Le statue, partite da tre punti diversi del paese procedono verso la piazza principale. San Giovanni, appena vede la Madonna le corre incontro per annunciarle che Gesù è risorto; appena all’angolo della pizza appare la statua del Salvatore lo raggiungono, seguiti dalle festose note della banda musicale; mentre le statue si allineano sulla testa dei presenti, all’Addolorata viene strappato il mantello nero del lutto, sotto il quale ne appare uno di colore azzurro. A questo punto inizia la vendita all’incanto del manto nero della Madonna e chi riesce ad aggiudicarselo lo può tenere a casa per settimana.

In Campania e a Napoli in particolare, la Pasqua ha il significato, oltre che religioso, di festeggiare "puramente" la primavera. Il popolo partenopeo, che è molto credente e praticante ad ogni costo. Il Giovedì Santo, va a fare "i Sepolcri" ed è necessario, per ultimare il rito, che si entri in sette chiese diverse recitando, in ognuna il "Gloria, l’Ave Maria e il Pater", altrimenti la preghiera non è completa; i vecchietti si accontentano di entrare e uscire sette volte dalla stessa chiesa e poi ritornano a casa lieti di aver assolto il dovere religioso. I più giovani, indossano il vestito da mezza stagione, le ragazze il lungo vestito da sera, di seta pura. Lasciano per ultime la chiesa di San Francesco di Paola (in piazza del Plebiscito) camminano per Via Roma (ex via Toledo), facendo in modo che il lungo vestito di seta strusci sul marciapiedi. Da questo il detto: "Vai a fare ‘o struscio?".

La passeggiata inizia sempre di buona mattina in modo che i giovanotti possano mostrare il vestito primaverile (una volta vestivano di tutto punto, con paglietta e bastoncino, giacca sbottonata per mettere in "vistosa" luce la grossa catena d’oro dove erano legata le chiavi di casa e l’orologio a "cipolla") messa in mostra attraverso la giacca sbottonata, in modo che si potesse ammirare anche il bellissimo panciotto e mostrare la bellissima catena d’oro ad arco, tra un taschino e l’altro.

Trovarsi in questo giorno a Napoli è come assistere al passeggio di "Fiori di carne" sotto un sole caldo e un cielo azzurro e pulito (lo è ancora?).

Nei paesi della regione le funzioni della Settimana Santa sono, qua e là, molto suggestivi. Le preparazioni per la Pasqua iniziano la prima domenica di Quaresima. Le donne di casa, dopo aver assistito alla messa, prima di cominciare a preparare il pranzo, seminano in vasi comprati per l’occasione lenticchie, patate, grano e orzo, che poi si premurano di innaffiare giorno per giorno. Il Giovedì Santo, dopo averli addobbati di carta colorata e fiocchi altrettanto vivaci, li portano in Chiesa per cintarne il Sacro Sepolcro. Il Venerdì Santo dopo che un Frate Passionista ha tenuto l’omelia della Passione e Morte di Gesù, con la statua di Gesù morto, seguita dalla statua dell’Addolorata, si fa il giro del paese in processione solenne. Il Sabato Santo si assiste alla benedizione dell’acqua e del fuoco che poi, in fila ordinata, ogni fedele prende acqua in una bottiglietta, dalle mani del sacerdote e in un fazzoletto ricamato un po’ di cenere benedette.

Il giorno di Pasqua è riservato alla culinaria, e questo non permette all’uomo di avvicinarsi alla cucina. Allora eccoli riuniti nella piazza del paese a parlare di politica o in un piazzale sterrato a giocare a bocce.

La specialità culinaria di questa regione, in occasione della Pasqua, è semplice e leggera. Anche il dolce tipico napoletano ha le stesse caratteristiche.

La "Pastiera", tanto rinomata in tutto il mondo è di una leggerezza... tanto che tutti la possono mangiare. I suoi ingredienti sono: "farina bianca, chicchi di grano duro, zucchero, cedro e arancia candida a dadolini, acqua di fior d’arancio, cannella in polvere, latte, uova, sale".

Reno Bromuro        

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