TEMI SCOTTANTI:

NEW AGE E PSICOFARMACI PER LA CURA DEI DISTURBI PSICOLOGICI

(disturbo d’ansia, disturbo ossessivo compulsivo, disturbi alimentari, attacchi di panico, agorafobia, disturbi affettivi come depressione, distimia, disturbo bipolare, ecc)

Credo che sia diritto inalienabile per ciascuno di provare le soluzioni che più ritiene adatte, chi prova con le discipline orientali, chi con le terapie cognitivo-comportamentali, chi con i farmaci, chi con l'azione combinata fra queste e altre varianti, e nella misura, proporzione, quantità e intensità che più fa al caso suo.

Trovare il giusto mix, fare il cocktail, lo si può fare solo facendo "esperienza", andando a tentativi, ma innanzitutto bisogna trovare delle persone a cui fare riferimento che non solo siano professionalmente preparate e di "visuale aperta", ma che anche vadano a genio con la propria personalità, dove ci vuole una stima e una fiducia reciproca: e questo è il passo più difficile prima di iniziare il cammino verso la liberazione: trovare le persone adatte. e per far questo non c'è altro da fare che andare a tentativi (tra l'altro molto costosi).

E’ possibile che per alcuni sia sufficiente anche un solo "metodo", ma non per questo ci si deve arrogare il diritto di dire che le altre terapie non sono efficaci, se non addirittura controproducenti, né questo presuppone un diritto a creare azioni di disturbo nei confronti di chi soffre e rischia di impazzire (nel vero senso della parola), boicottando l'operato di chi (professionisti e associazioni di sostegno) combatte per ottenere dei “medicamenti” che li possono aiutare nei difficoltosi procedimenti di cura.

La psiche è duttile a seconda dell'azione che più la affascina, la attrae, e può dare risultati veramente eclatanti, ma a volte è necessario anche il supporto di psicofarmaci, e questo non significa che una persona che si sottopone anche alla terapia farmacologica sia un "drogato", o sia una persona che da sola non ce la può fare, quindi un inetto. E questo non esclude che una persona che fa uso di psicofarmaci non possa fare discipline di diverso orientamento a quelle tradizionalmente previste per la cura.

Nella mia esperienza di vita fino a oggi (e non credo sia necessario dover esibire un pedigree, qui siamo solo per scambiarci pensieri e esperienze) ho trovato che la consapevolezza di essere portatori di un disturbo è il primo passo, il fondamento, la bandiera di START di un percorso più o meno tortuoso, più o meno pericoloso, insomma "soggettivo" e mutabile nel corso della sua durata. Ci possono essere false partenze, PIT STOP per il cambio di gomme, rientri ai garage, impennate, esaurimenti di carburante, incidenti di percorso, schianti e vittorie. Sarò retorica: l'importante è partecipare.

Voglio evidenziare però che dietro a questo, che sembrerebbe un gioco, una partita, una sfida, c'è tutto il lavoro di preparazione: la messa a punto delle macchine, l'allenamento, il training del pilota, la preparazione del team che deve essere necessariamente sincronizzato.

Non mi voglio dilungare ulteriormente, ma il fatto curioso è che i piloti son pagati fior di quattrini e rischiano la vita, per noi non c'è altro premio che l'essere in grado di "vivere normalmente", e la vita la rischiamo lo stesso.

Sarebbe augurabile riuscire a individuare una rete di professionisti in grado di offrire la diagnosi e un ventaglio di cure per questi disturbi che però sono solo di recente scoperta (nel senso di individuazione: fino a pochi anni fa esistevano solo i manicomi dove solo Dio sa cosa avveniva e chi ci finiva dentro) e tra l'altro non hanno neppure uno "storico" a cui rifarsi: la maggior parte degli psichiatri di oggi non sono preparati in questa materia (che a noi sembrerebbe logico fosse il loro pane quotidiano).

Forse le nuove leve, i nuovi neuropsichiatri saranno fra qualche anno in condizione di affrontare più coscientemente la loro professione, grazie anche alla messa a punto di esami come la PET, PEV, PEU, EEG, audiometria, ormoni e via di seguito... e facendo fronte ai nuovi casi di pazienti che sono informati e per questo meno intimoriti, coscienti che i loro disturbi sono malattie curabili.

Intanto è basilare che si riesca a portare a galla il "bisogno", nascosto fino a poco tempo fa da un velo, o meglio uno strascico di vergogna, di omertà, dal terrore di essere etichettati per "matti" e dall'essere costretti a vivere nascosti nell'ombra, protetti dai propri parenti, in quella campana di vetro dove tutto suona così distorto.

Esiste il diritto alla cura, anche con farmaci di prima scelta. E’ un diritto inalienabile, così come per altre malattie come il cancro e per tutte le malattie visibili e invisibili.

Io non mi nasconderei dietro a bandiere new age, con il rischio di essere etichettata con un luogo comune, che varia a seconda della moda.

Sceglierei la libertà di pensiero con il diritto-dovere anche di sbagliare e la facoltà (opzionale!) di ritornare anche sui propri passi. Conseguire "l'apertura mentale", essere "aperti mentalmente" significa anche questo, assorbire anche gli opposti e trovare una mediazione, meditando.

Sono stata troppo prolissa. vado a pregare la dea Kalì che giace sul volume “Special” di Eta Beta..

AmilgaAmilga

ElbaSun - il sito del sole

www.elbasun.com - il sito del SOLE