I miei primi quarant'anni

Difficoltà di concentrazione, facilità a distrarsi, ipersensibilità emotiva, ipereccitabilità, sono caratteristiche comuni a molti di noi, peculiarità caratteriali, che trovano esaltazione in alcuni periodi della nostra esistenza: infanzia, adolescenza, senilità… ma non solo, anche i quarant’anni segnano, sia per gli uomini che per le donne, un trapasso il cui impatto molto spesso non è esente da ostacoli: depressione, stati d’ansia, senso di inadeguatezza, crisi esistenziale, i cui primi sintomi si avvertono sottilmente dopo il compimento del trentacinquesimo anno di età.

Poi, pian pianino, si arriva alle fatidiche 40 candeline e, davanti alla torta, si decide se smettere di contarle oppure continuare.

Ritrovare l’equilibrio (o trovarlo finalmente per la prima volta) risulta una vera e propria impresa, anche perché spesso si è accompagnati in parallelo dal partner alle prese con i medesimi problemi a specchio: mariti in pantofole con gli ultimi guizzi di partite a calcetto e mogli tuttofare occupatissime a tenere in bilico figli-casa e tutto il futile possibile e immaginabile; oppure mariti indaffarati ancora pieni di energie e voglia di fare alle prese con mogli in piena crisi, sull’orlo costante dell’esaurimento nervoso.

Oppure entrambi si trovano demotivati, oppure pieni di sé e dei propri successi nell’ambito lavorativo che li gratifica ognuno nel proprio "spazio personale" creando una sorta di isolamento. La coppia ne risente, a volte scoppia, a volte la presenza dei figli non aiuta a creare un clima di distensione, di ritrovamento del rapporto sentimentale. Spesse volte sono proprio i figli (e le numerose problematiche a loro correlate) a mettere a dura prova la stabilità familiare.

Non è facile fare i genitori, non è facile neppure misurarsi con i figli, relazionarsi quando rifiutano la figura e l’autorità del padre e della madre, e sfuggono al controllo che, fino a ieri bene o male si riusciva a esercitare, e anche quando non provano interesse nei confronti dell’impegno domestico e familiare, quando non legano con i fratelli…

Se poi vogliamo aggiungere alla lista anche i "nostri genitori" che entrano nella terza età, con tutti i problemi psicologici e logistici che ciò comporta, non è poi così strano che l’ansia generica che magari ci caratterizza per natura, venga a trasformarsi in un vero e proprio disturbo di mezz’età.

Non solo le donne, ma anche gli uomini sono soggetti al disturbo d’ansia: per combattere lo stato ansioso la testa cerca di liberarsi dal peso delle responsabilità che sente sempre più incombenti attraverso la dis-attenzione, la distrazione: come un piccolo sfiatatoio dalle piccole responsabilità si riesce a dimenticare la macchinetta del caffè sul fornello acceso, le chiavi dell’auto nel garage (la cui chiave d’accesso è custodita in seconda copia in cantina, e la chiave della cantina è nel canterano su in cucina), la lista della spesa sul bancone in farmacia (che stavo attenta al resto in euro e a non dimenticare lo scontrino per scaricarlo dalla dichiarazione dei redditi), dove ho messo gli occhiali da sole/sono appesi al collo e gli occhiali da vista/sono in testa, o (ciliegina sulla torta) la spazzatura nel baule della macchina ad agosto mentre siamo in ammollo al mare.

Fin qui, tutto nella norma, ma quando cominciamo ad assumere degli atteggiamenti insofferenti, nevrotici, isterici, e iniziamo a cercare sfogo insistentemente attraverso la ripetitività degli atti in modo quasi maniacale, allora si corre il pericolo di uscire fuori dai binari, come si dice "sbarellare".

A tutto questo e ad altri interrogativi vuole aprirsi il servizio di "Auto-Aiuto" offerto con questa rubrica, quindi se lo volete potete scrivere la vostra, basta un click!

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