PORTOFERRAIO - Avamposto mediceo nel Mediterraneo - Itinerari per scoprire le bellezze
dell'isola d'Elba
C'è stato un tempo in cui per le strade
di Portoferraio transitavano greci, ebrei, spagnoli, schiavi mussulmani.
La guarnigione installata nelle tre fortezze iniziate a costruire
con grande celerità nell'aprile del 1548, fu sin dall'inizio il fulcro della vita del
paese, i soldati furono i primi abitatori di Portoferraio e la fonte di guadagno dei primi
residenti civili. Porto di transito sulla via per la Spagna e per il Nord Africa, grazie
all'accorta politica granducale si mantenne neutrale accogliendo imparzialmente bastimenti
di tutte le nazionalità.
L'Imperatore Carlo V incaricò Cosimo de
Medici di proteggere lo Stato di Piombino contro il flagello barbaresco, che il debole
Jacopo V Appiani si era dimostrato incapace di respingere. Nel 1548 l'architetto Bellucci
e successivamente il Camerini, già attivo alle fortificazioni di Piombino, iniziarono i
lavori di fortificazione di Portoferraio, battezzata Cosmopoli in onore del suo fondatore.
Dal 1552 al 1557 lo stato di Piombino e l'Elba, minacciati dalla presenza delle truppe
francesi sui territori senesi, furono dati in custodia a Cosimo I. Nel 1553 Portoferraio
respinse vittoriosamente la flotta franco-turca comandata da Dragut, non fu possibile
però evitare che le truppe turche sbarcate devastassero il versante occidentale.
Col trattato di Londra del 1557, Siena e
la sola Portoferraio col territorio di due miglia intorno, rimasero a Cosimo, che aveva
sborsato a Carlo V una somma enorme a quel tempo, sotto forma di prestiti e aiuti in
uomini e vettovaglie.
Portoferraio gli venne concessa come feudo
in modo che Cosimo e i suoi successori restassero legati all'Imperatore e alla Spagna con
un patto di reciproco aiuto. Cosimo aveva stipulato con l'Appiani l'appalto del ferro,
causa non ultima del suo interessamento al possesso dell'isola, sulla costa toscana
esistevano importanti dei centri siderurgici e gran parte del ferro andava verso Genova,
una potenza che si era sempre opposta ai progetti del Duca di Firenze sull'Elba.
All'inizio del 1600, gli spagnoli che
presidiavano Talamone, Portercole e Orbetello sulle coste toscane e facevano pesare la
loro influenza sul piccolo stato di Piombino, costruirono Forte San Giacomo a Longone,
istallandovi una guarnigione. Gli Appiani conservarono Marciana, Poggio, San Piero,
Sant'Ilario, Capoliveri, Rio. Estinta la dinastia con Isabella Appiani, nel 1635, sembrò
possibile al Granduca Ferdinando II di poter acquistare il dominio di quella parte
dell'Elba ma il matrimonio di questa con Niccolò Ludovisi, nipote del papa Gregorio VI
fece sfumare il progetto.
I contrasti tra Francia e Spagna
portarono la guerra sull'isola, la flotta francese ebbe accesso nei porti toscani, col
permesso del Granduca, che cercava di mantenere tra le due potenze una faticosa
neutralità. Nel 1646 le truppe francesi sbarcarono all'Elba e assediarono Longone, che
poi conquistarono e tennero per quattro anni.
Ritornata la pace sull'Elba con la
vittoria della Spagna, nel 1708 la guerra di successione spagnola, portò nuovi
disagi alla popolazione, un contingente di truppe austriache sbarcò nelle
vicinanze di Rio, occupò la fortezza del Giogo, Capoliveri e pose l'assedio al presidio
di Longone. Un decisivo attacco spagnolo costrinse gli imperiali a ripiegare sopra le
alture verso Rio chiamate anche oggi Sassi Tedeschi. Le campagne furono devastate e la
popolazione subì pesanti rappresaglie da parte dello spagnolo Pinel che ordinò la
distruzione delle mura di Capoliveri e della fortezza del Giogo. A tanta desolazione, nel
1709 si aggiunse un inverno particolarmente rigido che con le sue nevicate fece strage di
uomini e animali.
Morto il granduca Gian Gastone senza
eredi nel 1737, la corona passò a Francesco Stefano di Lorena per effetto del trattato di
Vienna. Il Granducato fu governato da un Consiglio di Reggenza, fino all'arrivo a Firenze
del figlio Pietro Leopoldo nel 1764. Egli attuò in Toscana una serie di riforme che
dovevano comprendere anche un nuova Costituzione, che non fu mai varata, fu tuttavia
significativa l'abolizione della tortura, dell'Inquisizione e della pena di morte. Per
Portoferraio iniziò invece un periodo di declino, dovuto alla drastica diminuzione della
guarnigione e al trasferimento della Marina a Livorno.
Nel 1759 Porto Longone passò al Re delle
due Sicilie e Portoferraio corse il rischio di essere venduta agli inglesi da Pietro
Leopoldo, che nel 1790 lasciò il governo della Toscana al figlio Ferdinando per assumere
il titolo di Imperatore d'Austria. Gli echi della Rivoluzione francese giunsero anche
all'Elba nel 1794, con l'arrivo a Portoferraio di qualche migliaio di realisti scampati
all'assedio repubblicano di Tolone, trasportati da bastimenti inglesi.
A seguito della fortunata campagna
d'Italia, Napoleone occupò Livorno; in risposta gli inglesi si istallarono a
Portoferraio. La flotta britannica, al comando dell'ammiraglio Nelson, arrivò nel 1796,
stazionò in porto per circa un anno, cioè fino a quando il Granduca non riuscì a far
evacuare i francesi da Livorno.
La successiva occupazione della Toscana
da parte delle truppe francesi obbligò il granduca Ferdinando III ad una fuga precipitosa
a Vienna A Portoferraio esisteva una corrente giacobina, ma la maggior parte della
popolazione si rivoltò contro i francesi, seguendo l'esempio della spagnola Longone e del
resto dell'isola. Scacciati i francesi, l'isola restò in mano alle truppe del regno di
Napoli e a quelle del granduca di toscana.. Col trattato di Luneville del 1801, il
Granducato passò al Duca di Parma e il resto dell'isola ai francesi ma Fixon comandante
della guarnigione toscana di Portoferraio, resistette loro testardamente invocando un
ordine scritto di Ferdinando. Nonostante gli aiuti ricevuti dagli inglesi, la città
assediata dovette capitolare un anno dopo (giugno 1802), l'isola fu così riunita per la
prima volta sotto il dominio francese. Una deputazione di cittadini si recò allora Parigi
per ottenere sgravi doganali, particolarmente riguardo ai vini. Fu nominato un Commissario
Generale per l'Elba e le isole dipendenti e si crearono 6 comuni: Portoferraio,
Capoliveri, Rio, Marciana, San Piero e Longone, che potevano mandare un rappresentante al
Corpo Legislativo di Parigi. La prima seduta generale avvenne il 17 aprile 1803 nella
chiesa del Carmine e sotto l'occhio vigile del governatore Rusca si svolsero regolarmente
anche le operazioni di voto per la proclamazione di Napoleone Imperatore dei francesi. A
quel tempo gli abitanti erano 12.250 di cui 3.000 nella sola Portoferraio.
Furono istituiti i prefetti e la
coscrizione obbligatoria, con la creazione del Battaglione dei Cacciatori. Il Codice
Napoleonico entrò in vigore nel 1805, il Codice di Commercio nel 1808-9, fu introdotto il
matrimonio civile, la riforma tributaria che limitò le imposte dirette alla sola
contribuzione fondiaria. Il sistema giudiziario conservò tuttavia caratteristiche
proprie, rispetto alla Francia; venivano infatti pubblicate solo le leggi e i regolamenti
ritenuti idonei dal commissario generale ,che aveva anche facoltà di introdurre norme di
sua iniziativa. L'Elba che fino allora aveva vivacchiato sotto i granduchi, gli spagnoli e
i principi di Piombino, si trovò proiettata nell'era moderna, fortunatamente fu governata
da uomini capaci, come il prefetto corso Galeazzini, a cui si deve la costruzione di ponti
e strade e il nizzardo governatore Rusca, amati e rispettati ambedue dalla popolazione.
Nel 1809 l'Elba entrò a far parte del
Dipartimento del Mediterraneo e la Toscana divenne parte del Regno d'Etruria, retto da
Elisa Baciocchi sorella di Napoleone. L'amministrazione dipartimentale ordinava e
sorvegliava l'esecuzione delle leggi repubblicane, applicate poi da funzionari locali. Gli
ecclesiastici dell'Elba, guidati da un vicario generale, dipendevano dalla diocesi di
Aiaccio.
Nel 1814, costituita in principato in
funzione del trattato di Fontainebleau, l'Elba fu assegnata a Napoleone sconfitto che
sbarcò a Portoferraio il 3 maggio 1814, accolto da una popolazione sicuramente sbalordita
per tanto onore. Dopo la sua partenza improvvisa, avvenuta il 26 febbraio 1815, e la resa
definitiva, il 30 luglio arrivò a Portoferraio un contingente di truppe toscane per
prendere possesso dell'intera isola in nome del granduca Ferdinando III. Il governatore
francese barone Dalesme, effettuò la consegna. Furono annessi al Granducato lo Stato dei
Presidi e il Principato di Piombino e Lucca che fu ceduta dopo la morte di Maria Luisa,
duchessa di Parma.
I governi moderati di Ferdinando III e di
Leopoldo II non riuscirono a far fronte alle richieste di una politica di trasformazione
economico-sociale e di allontanamento dall'Austria che venivano dagli autonomisti toscani.
Nonostante il nuovo statuto concesso nel 1848, sotto la pressione dei moti popolari il
Granduca dovette fuggire a Gaeta. Richiamato dai moderati, preferì tornare a Firenze con
l'appoggio delle truppe austriache, ma l'insurrezione del 1859 decretò la fine del
Granducato.
Con la restaurazione i forti della Stella
e del Falcone divennero prigioni per i criminali politici, come il Guerrazzi, che vi fu
imprigionato due volte. Nel 1840 il granduca Leopoldo concesse all'Elba la bandiera
mercantile Elbana con 5 api a significare i cinque comuni elbani esistenti all'epoca. Nel
1849 Garibaldi fece una brevissima sosta a Cavo, i bersaglieri di Luciano Manara poco
prima erano passati da Mola, presso Capoliveri, diretti a Roma.
L'11 e il 12 marzo del 1860 nelle tre
preture dell'isola circa seimila cittadini votarono per l'annessione al Regno d'Italia,
divenendo sudditi di Vittorio Emanuele II. Disertarono le urne 1.165 cittadini, tra
cattolici e mazziniani radicali. Gli abitanti nel 1852 erano saliti a 21.446 unità, di
cui 5.090 a Portoferraio. Negli anni successivi iniziò l'emigrazione, che a fine secolo
fu determinata soprattutto dalla invasione della fillossera, che attaccò massicciamente
le viti. Ai cinque comuni già esistenti nell'Elba si aggiunsero Rio Marina nell'1882,
Marciana Marina il 23 marzo 1884 e Campo nell'Elba nel 1894.
Il volto dell'Elba dovette cambiare
radicalmente con l'installazione dello stabilimento siderurgico, avvenuta ai primi del
'900, e che portò una serie di importanti trasformazioni urbane in Portoferraio. Il
complesso sorse sulla zona delle saline di San Rocco, dove ora si trovano i cantieri
navali e rimase attivo fino all'ultima guerra, quando fu distrutto dai bombardamenti.
Impiegò circa 2000 operai, determinò una forte immigrazione di mano d'opera e
l'estensione del paese al di fuori delle mura. Per agevolare le comunicazioni con il paese
il fossato del Ponticello venne riempito nel 1920 e la porta fu demolita nel 1925.
Al ponte Hennin, il pontile di ferro
costruito dall'ingegnere belga che fu il primo direttore generale, attraccavano i
piroscafi che portavano il carbone dall'Inghilterra e da altri paesi. Il minerale veniva
raccolto nei piazzali e in un grande magazzino di cui ancora oggi si vedono i ruderi. I
tre altiforni, di 400 metri cubi ciascuno, producevano 450 tonnellate di ghisa. Fu un
periodo di relativo benessere per l'Elba, nel 1936 circa il 50% della popolazione, che
ammontava a circa 30.000 abitanti, lavorava nell'industria e nei trasporti. Le
associazioni operaie sorte nei primi anni dell'unificazione, riguardavano soprattutto i
minatori e svolgevano un attività prevalentemente assistenziale, coi primi anni del
secolo entrarono in contatto con i movimenti anarchici e fu soprattutto la figura
carismatica di Pietro Gori (1865-1911), di origine elbana, ad esercitare la maggiore
influenza. Già nel 1910 lo stabilimento aveva perduto molta della sua importanza,
iniziarono i licenziamenti e i lavoratori dell'Elba scioperarono con quelli dello
stabilimento di Piombino. Durante il periodo bellico l'occupazione si mantenne stabile,
per poi crollare nel primo dopoguerra, i bombardamenti aerei del 1943 accelerarono la
chiusura dell'impianto che avvenne nel 1949.
Durante la prima guerra mondiale l'isola
conobbe solo l'attacco, avvenuto nel maggio del 1916, di un sommergibile austriaco che
colpì un piroscafo carboniero, una barca e causò la morte di due marittimi. L'ultima
guerra causò a Portoferraio danni molto maggiori, come il bombardamento che il 16
settembre 1943 distrusse parte del centro storico e causò 116 vittime fra i soli civili.
Dopo l'occupazione tedesca, i bombardamenti alleati (28 le incursioni inglesi e 23 quelle
americane), colpirono gli altiforni e insieme il futuro di tante famiglie. Il piroscafo
Sgarallino, che trasportava civili, fu silurato dal sommergibile inglese
"Uproar", violenze di ogni tipo si verificarono dopo lo sbarco delle truppe di
colore a Marina di Campo.
Terminata la guerra, lo stabilimento
venne smantellato, nonostante l'occupazione e le proteste dei lavoratori, i disoccupati
raggiunsero la notevole cifra di 1500. Molte furono le abitazioni distrutte o danneggiate,
la ricostruzione fu lenta e difficile, riprese l'emigrazione, ci fu un parziale ritorno
all'agricoltura e si cominciò a pensare al turismo.