L'origine del nome appare incerta, potrebbe avere origini etrusche o latine, oppure semplicemente derivare dal Volterraionome dall'architetto volterrano Vanni di Gherardo Rau, che nel 1281 incaricato dai pisani di lavorare alla rocca costruita circa duecento anni prima, certamente su un impianto preesistente di cui si è trovato traccia nei resti di muri romani e la sua posizione lo fa inserire nel complesso delle fortezze etrusche elbane.

Il Volterraio si inserisce nel sistema difensivo voluto dalla repubblica pisana, che ben conoscevano la vulnerabilità dell'isola esposta alle incursioni piratesche. La decisione di rafforzare la rocca coincide con l'invio sull'Elba di un forte contingente militare.

A causa della sua posizione e dei lavori di rafforzamento e di ampliamento fatti attorno al 1440, il castello del Volterraio potette resistere all'assalto dei turchi sbarcati nel 1544, offrendo un valido asilo alle popolazioni elbane. Cosimo de Medici, volge la sua attenzione allo Stato di Piombino ed ai suoi possedimenti sull'Elba. Morto Jacopo V appiani, sembra arrivato il momento giusto per annetterlo alla toscana, il principato rimane agli Appiani, ma Carlo V pressato dalla minaccia di un nuovo assalto turco sostenuto dalla flotta francese, nel 1548 deve autorizzare Cosimo alla costruzione di una piazzaforte sul territorio elbano. Tenuto d'occhio dagli alleati, Cosimo agisce come temporaneo possessore e difensore dell'isola e dei presidi spagnoli. La situazione si mantiene estremamente fluida, l'impegno per Cosimo è gravoso, dalle lettere del Duca traspare una certa preoccupazione per le spese da sostenere riguardo le fortezze elbane, il Volterraio viene affidato ad uno spagnolo per conto del Duca ma già pochi giorni dopo si pensa che sia meglio chiuderlo ed affidarlo al commissario di Rio. Viene così inserito nell'elenco delle fortezze dello stato di Piombino che comprende: "La villa del Rio, La villa di Grassina, La rocca del Giogo, La rocca del Volterraio, Il Castello di Capo liurj, La villa di Campo, La villa di Santo Ilario, La villa di Marciana".

Patente del castellano del Volterraio 5 settembre 1552Volterraio

Nel nome di Dio amen. Nell'anno di nostro Signore Gesù Cristo e dalla sua incarnazione MDLII il giorno 5 del mese di settembre.

Redatto nell'Isola dell'Elba e in Portoferraio nella casa del Signor Governatore alla presenza di testimoni chiamati a sottoscrivere, il Sig. Pietro nibile figlio del fu Antonio de Teis di Perugia e Alessandro di Lodovico de Cescherini, soprannominato il Barghino del Borgo di Sansepolcro. Pubblicamente a tutti sia noto come l'Ill.mo Sig. Luca Antonio Cuppano di Montefalco, conte di Poggio, Santa Maria e anche governatore nell'Isola dell'Elba, in nome dell'Ill.mo ed Ecc.mo Signore e Duca di Fiorenza secondo il mandato e l'ordine, come affermò del predetto Ill.mo Principe e consegnò al valoroso Sig. Diego del fu Alonso Lopes di Ordogna e Cavanacca di Spagna, lì presente e ricevente, gli dette il possesso e la custodia della rocca chiamata il volterraio su detto porto per custodirlo e conservarlo in nome del medesimo Ill.mo ed Ecc.mo Signor Duca di Fiorenza e suoi eredi: avendolo sottoscritto nelle mani del Signor Lucantonio, promise di non consegnarlo a nessun altro e giurò solennemente sul Santo Vangelo, se non al medesimo Ill.mo Principe o a un suo inviato fornito di prova dell'accordo scritto presso le dette parti, segno e contrassegno che ricevette dal Signor Governatore, giurando fedeltà e buona custodia al detto Principe a rischio delle pene che si suole minacciare in documenti di tal genere.

Io Tomaso del fu Geronimo de Petrini da Cascina, notaio pubblico fiorentino su mandato del detto Governatore.

VolterraioTerminate in fretta le fortificazioni a Portoferraio, tutto è pronto per affrontare il tanto temuto sbarco della flotta barbaresca rinforzata da contingenti francesi che avviene i primi di agosto del 1553, "si cominciò a sentire grandissime strida dei poveri isolani che fuggivano in Portoferraio che essendo l'armata turchesca già arrivata in Porto Longone aveva messo in terra… molti isolani così maschi che femmine che non ebbero il tempo di rifuggire alle galere si ridussero chi nel Giovo e chi nel Volterraio". Quelli rifugiati nel castello del Giove furono presi con l'inganno dal corsaro Dragut, mentre il Volterraio resistette agli assalti.

Un secondo attacco nel 1554, meno incisivo, vede ancora le fortezze del Giove e del Volterraio temporaneamente presidiate dai ducali, ma il 17 marzo 1557, Cosimo deve rinunciare definitivamente al possesso dell'intera Elba, limitandosi a conservare Portoferraio e un territorio di due miglia intorno. La Spagna conservava Orbetello, Talamone, Portercole, Porto Santo Stefano e l'Argentario, chiamatolo Stato dei Presidi e il Duca deve "rinunciare a tutti i crediti che per qualunque titolo avesse con Sua Maestà e con l'Appiano, fosse il Duca tenuto a somministrare vettovaglie e munizioni e operai a soccorrergli in caso d'assedio e contribuirvi la terza parte delle spese occorrenti per la difesa". In questa spartizione il Volterraio rimane nel territorio toscano a guardia dei confini, i cui termini vengono posti nel 1575 e daranno origine nel tempo a tutta una serie di contestazioni ed incidenti con i riesi. Restaurata la rocca, e sostituito il cammino di ronda in legno con uno in pietra, la guarnigione armata con 85 spingarde, un cannone, 24 moschetti e 4 fucili sorveglia la strada per cui il materiale ferroso proviene da Rio, importante è anche la sua funzione di avvistamento delle navi nemiche, segnalate sia a Portoferraio che alla costa per mezzo di fuochi e tiri del cannone.Volterraio

Ai primi del'600 si verifica un evento importante, estinti gli Appiani con la morte di Jacopo VII si apre per lo Stato di Piombino un periodo trentennale estremamente agitato e confuso, l'influenza degli spagnoli si farà più marcata, occuperanno Piombino e sull'Elba costruiranno forte San Giacomo a protezione del golfo di Longone.

1646, le truppe francesi sbarcano sull'isola e attaccano i possedimenti spagnoli, giungendo in prossimità dei confini, che verranno piantonati quando si dovrà impedire ogni contatto con la gente di Rio per evitare il contagio nel caso la peste, che imperversava nel napoletano avesse raggiunto l'isola .

La piccola guarnigione del Volterraio ha diversi compiti, dal segnalare l'avvistamento di navi sospette all'impedire che si faccia legna nella lecceta sottostante, per preservare la scarsa gora che alimenta i mulini sottostanti, impedire lo sconfinamento di uomini e animali provenienti da Rio. Nel Un documento del 1684 ce ne da un idea abbastanza precisa.

Ordini di come si deve contenere il Castellano del Volterraio nelle infrascritte occorrenze - 1684

Non mutar soldati senza licenza del Sig.re Governatore di Portoferraio. Non raccatar dentro la Fortezza Forestieri o altri senza licenza del Medesimo Sig.re Governatore. Mentre che saperà che per qualsivoglia Causa il Sog. Governatore sia fuori della Piazza di Portoferraio non eschi mai fuori di fortezza.

VolterraioSpartire la Guardia di notte un poco per soldato e in tempiche giudica piùnecessario, ciò è di prima Sera e alla Diana et il giorno un soldato alla volta vada rondando attorno. Se fussi di notte assalito, tiri due mascoli unitamente e faccia fuoco in più luoghi. Se di giorno doppo lo sparo di detti due mascoli, faccia la fumata come si è detto del fuoco.

Se verranno galere dalla porta di Levante spari un Mascolo e quando haverà havuta risposta dal Falcone farà tante fumate quante Galere sono verso Bagnaia, se vengon di verso la Pianosa, dopo lo sparo del Mascolo, faccia la fumata di verso i Mulini; se saranno vascelli quadri, e si riconosceranno in inimici da dar Caccia e combattere spari il Mascolo et havuta la risposta subito ne spari un altro.

Se in ogni caso che scoprirà vascelli, spedisca in Continente un soldato a darne conto, secondo il solito.

Starà con diligenza ad aspettare la risposta de cenni acciò se non fussero stati visti, possa rifarli.

Non dia mai licenza ai soldati di star fuori la notte e di giorno uno alla volta e non più. Risponda di notte ai segni della torre, e del Falcone con fuochi secondo il solito.

Non lasci tagliar legnami nella Lecceta e in caso che i pastori trasgredissero agl'ordini,gli faccia pigliar insieme con le bestie, e quando veda che lo fanno per dispetto faccia ammazzare le dette bestie.

Vedendo di giorno andar per qual banda si sia, truppa di gente armata verso Portoferraio, ne dia segno con due Mascoli et havuta la risposta dalVolterraio Falcone, ne spari due a essj; e faccia fumata verso dove scopre detta gente e se di notte havesse relazione di simil truppe faccia il segno nel suddetto modo e fuoco invece di fumata.

Dal Falcone le sarà sempre risposto con un tiro solo, e nel fine di giorno, con fumata e di notte con fuoco per segno d'havere inteso.

E di più che non si lasci cogliere legname alla fonte di Lentisco.

Che i soldati devino fare le fascine per fare cenni e fuochi per servizio di S.A.S.

Nel 1688 il governatore Tornaquinci, che ha iniziato importanti lavori di ristrutturazione alla fortificazioni e alla darsena di Portoferraio, interviene sulla rocca, "fu fatta una scala murata al Volterraio, che per l'avanti era di legno e un ponte levatoio e vi furono risarciti i parapetti e le feritoie per la moschetteria, e fatto due nuove troniere per l'Artiglieria, Nette e aggiustate le Contramine che vi sono, con il casino delle Munizioni". Fino all'ora si era utilizzata la cappella di San Leonardo, all'inizio della salita per la fortezza, ma nel 1696 "fu fatta una cappella al Volterraio che è lunga braccia 11 (circa metri 6,50) e larga braccia 4 (circa metri 2,40), con un altra stanza della medesima grandezza, ambedue a volta e servono anche per la piattaforma e vi alloggia sopra l'Artiglieria, vi fu poi fatta un'altra muraglia b. 30 lunga (circa 18 metri) e b.3 e ¾ alta (circa m 2), servendo la medesima per coprire la batteria da monti della scoperta con suo casino per la sentinella".

Dal manoscritto del governatore Vincenzo Coresi del Bruno: " il 27 Marzo 1712 sono di guardia al Volterraio l'ufficiale Giamberti, il Sergente VolterraioLeandri, i caporali Camune e Schiri, il quarto Sarti e 5 soldati". A quel tempo la milizia stabile granducale era di soli 480 uomini.

Francesco Stefano di Lorena sembra voler mantenere le fortezze elbane in piena efficienza e nel 1749 risulta tra le prime 15 fortificazioni della toscana che il granduca ha ordinato di "conservare munite" e come tale figura nella raccolta di piante delle principali "Città e Fortezze del Gran Ducato di Toscana" eseguite per ordine di S.M. Imperiale dal colonnello Odoardo Waren direttore generale delle fortificazioni della Toscana.

Nel 1761 il Fazzi nel suo manoscritto parla del forte "distante da Portoferraio miglia quattro, dove ogni 15 giorni si rinnova un distaccamento di fucilieri comandato da un castellano ivi permanente". Pochi anni dopo, nelle memorie di Pietro Leopoldo in visita a Portoferraio nel 1769 si legge: "a un miglio dalla città su un alto monte un forte detto Volterraio verso il mare, ove è un castellano e una piccola guarnigione ma non serve a niente" e ancora "…nel territorio di toscana accanto al forte del Volterraio che ha 8 uomini, nella valle vi è un piccolo fiume che fa andare 3 mulini, ma solamente per poco tempo l'anno". Pietro Leopoldo soppresse il genio militare nel 1777, ridusse ai minimi termini l'esercito e la flotta, smantellò la maggior parte delle fortezze e proclamò la perenne neutralità del granducato il 10 agosto 1778. Si ritenne che "le fortezze costiere e due piccole imbarcazioni veloci e in grado di avvicinarsi a riva erano più che sufficienti per assicurare i pescatori, il mare e il litorale toscano dalle incursioni barbaresche e per far rispettare le leggi di sanità marittima". Nel 1798 tutta l'isola fu nuovamente coinvolta nelle lotte europee e le truppe francesi si attestarono a Portoferraio e rafforzarono il presidio del Volterraio, che il 27 maggio venne preso e devastato dalla furia degli insorti elbani e dei soldati napoletani.

 

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