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L’alfabeto festaiolo
Un dì di dicembre - tutte
le consonanti -
si misero in fila con la
B
davanti
e, per organizzare una festa senza pari,
estesero l’invito anche alle vocali.
In un quaderno a righe
poggiarono la gamba
ballando, un poco incerte, una garbata samba.
La
A,
la
B
e la
C
felici a strimpellare
coinvolsero la D che iniziò a cantare.
La
E
istruì la
F
su come ben saltare,
nel cerchio, dove
G
non ci voleva stare.
La
H
restò muta per il grande stupore
mentre la
I
e l’amica
L,
ridevano di cuore;
un poco stancolina la
O
sedette fiacca
assieme a
P
e
Q
con indosso la giacca.
Nel mezzo del trambusto la
R,
indossato uno straccio,
fa ridere un po’ tutte perché sembra un pagliaccio!
“Ok, le ore han galoppato”,
dice la
S
risoluta:
“coraggio illustre
T
la festa s’è compiuta!
Domani siamo in classe, sui
libri, fra la gente:
fosse fosse che, davvero, non ve ne importa niente!”
Testarde, la
U
e la
V,
non vogliono sloggiare
“C’è tempo”, dicono in coro, “ci garba di giocare!”
La
Z,
per finire, si mette a starnutire
“Ohibò”, dice “ragazze, chiudiamo il disquisire.
E’ vero, è quasi l’alba: ed è ora di poltrire!”
Così, con indosso il
pigiamino di flanella pitturato,
vanno meste a pisolare in un posto riservato.
Buonanotte a tutte quante,
sogni belli e intellettuali,
da domani siete in onda: l’hanno detto anche i giornali!
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