Bicicletta d'altri tempi

Paolino ciondola per casa annoiato; non sa proprio come impegnare le prime ore di questo caldo pomeriggio di Giugno.

“Uffa, cosa posso fare?”continua a dire fra sé e sé; la sua giovane età lo rende irrequieto: a 8 anni, si sa, ci si annoia in fretta se non si è impegnati in qualche cosa. Così rimugina per qualche minuto e quasi per caso si trova in soffitta.

Le finestrelle, sulle quali si intravede qualche ragnatela, non fanno molta luce, ma è abbastanza per curiosare qua e là.

Poi, attirato dalla cassapanca della nonna, comincia a frugare ben bene; la prima cosa che gli capita fra le mani è un album di fotografie in bianco e nero un po’ ingiallite dal tempo che, divertito e con curiosità, si mette a sfogliare.

“Com’era giovane e bella la nonna in questa foto” osserva in silenzio “e in quest’altra com’era piccola e che faccia buffa aveva con quell’enorme fiocco in testa!”.

Eh sì, la nonna adesso ha quasi 82 anni: ne è passato di tempo!

Continua a frugare recuperando, via via, una sciarpa scozzese, vecchi abiti, un portagioie malridotto, scarpe fuori moda, qualche barattolo vuoto….!

“Chissà”, si chiede, “perché la nonna conserva ancora queste cianfrusaglie nel baule, perché non le ha ancora buttate via?”.

Continua a rovistare e rinviene il vecchio cappello da alpino di nonno Romeo e, per finire, un’antiquata cornice, stranamente lucida ed in buono stato, che ritrae i nonni il giorno del matrimonio.

I minuti corrono, forse più di un’ora è passata; le mani si sono un po’ annerite a furia di spulciare finché uno starnuto, dovuto sicuramente alla polvere fluttuante, irrompe improvviso. “Oh oh, questa deve essere la mia allergia che si fa sentire, mi conviene scappare via e di corsa anche!”.

Sta per scendere le scale che lo riportano da basso ma è attratto da un telo verde appoggiato in un cantuccio che copre qualcosa di abbastanza voluminoso.

Lentamente alza il pezzo di tela e scopre, con meravigliato stupore, una bicicletta vecchia e malandata.

“Ohh, ma questa deve essere la bici del nonno, quante volte mi ha parlato della sua bici nonno Romeo!”, esclama a voce alta.

“Sì, è proprio il suo cimelio con il quale <<giovane e sprezzante, percorrevo trionfante le stradine malridotte>> ripete cantilenando facendogli il verso: “Quante volte mi ha ripetuto questa frase; mi sembra proprio conciata male, però!

Una punta di malinconia si impadronisce di lui, ma solo per un attimo e uno starnuto, ancora più forte del primo, lo convince a scendere sul serio.“Beh, adesso è sicuramente il caso di andare”, e così fa.

Le ripone sopra il telo e la lascia lì a riposare,
la sua mountain bike è in giardino e gli amici ad aspettare.
Corre via di gran volata per una corsa da perdere il fiato:
vince chi per primo completa tre volte il giro dell’isolato.


Poche scale scese di corsa e l’accaduto fa già parte dei suoi ricordi.

Intanto nella penombra della soffitta accade una cosa straordinaria: la cara leggendaria socchiude i pesanti occhi; lentamente si sveglia da un sonno che durava ormai da decenni, ed accenna un lieve soffio vitale.

Cerca di tirarsi su ma non ci riesce, poverina! E’ difficile stare dritta; i pedali sono rotti e non parliamo poi del resto: gomme bucate, il fanale ammaccato, e poi quanta ruggine! Certo che la situazione non è delle migliori…

Si trovò a pensare al tempo che trascorso era veloce:
”Oh, i miei poveri freni!” si lamenta sottovoce.


Sente tanti acciacchi e capisce benissimo d’essere vecchietta, però da giovane ne aveva fatte di corse!

Da fanciulla, poi, aveva avuto le sue belle soddisfazioni; ricorda con una punta orgoglio di quando, ancora in culla, erano venuti da ogni parte del paese per contemplare le sue rare bellezze.

Ora era stata proprio dimenticata; era stata lasciata lì per tanti anni ed era già una fortuna che non l’avessero buttata via.

Si addolora a questi pensieri quando, in lontananza, le giunge alle sorde orecchie, un gioioso chiacchierio e all’improvviso il cuore si riempie di tenerezza perché…

Giungevano dal giardino le voci dei ragazzi:
ridevano, scherzavano, oh che struggenti schiamazzi!
Pensò però stranita:“Ma che linguaggio arcano!
Cosa vorrà mai dire questo cambio shimano?”
Nel suo ritornare ai bei tempi ricorda senza intoppi:
“Sono stata fortunata: ho conosciuto “l’Airone” Coppi!
Io, per quei tempi poi, ero elegante e assai sfiziosa
ma ho dovuto fare i conti con “Graziella”, che smorfiosa!


Sotto al tetto, tra un sonnellino e l’altro, la bicicletta continua ad animare i suoi ricordi ed ogni tanto sospira al pensiero di qualche lontano accadimento, magari più curioso di altri.

Per esempio le viene in mente di avere incrociato, solo per un attimo e tanto tempo fa, la sua antenata una certa Draisina costruita da un barone tedesco nel 1819; questa non aveva i pedali ed era fatta di legno.

Modifica dopo modifica nel lontano 1910 da Milano era arrivata lei, la Bianchina, così la chiamavano perché aveva preso il nome del suo costruttore un certo signor Edoardo Bianchi. “Chissà che fine avrà fatto la mia capostipite” riflette, “magari è stata mangiucchiata dalle tarme oppure si trova in qualche museo… chissà…!!!”.

Passa qualche settimana quando, inaspettatamente, una mattina di buon’ora viene disturbata da un gran trambusto di gambe leste che salivano le scale.

Si presentano due signori alti che parlottano fra di loro sottovoce.

Lei ascolta immobile quasi le manca il respiro ma non riesce a capire nulla; intanto i due si dirigono verso un vecchio divano, lo caricano sulle spalle e spariscono.

Dopo qualche minuto eccoli tornare; stavolta riempiono alcuni scatoloni con vecchi oggetti e, al contrario di poco prima, parlano ad alta voce.

“Finalmente: era da parecchio tempo che volevo fare un po’ di pulizia”, esordisce uno di loro; “In questa soffitta ci sono troppe cose vecchie ed è giunto il momento di buttarle via”; lei freme: “ho un brutto presentimento, accipicchia! Questo signore deve essere il papà di Paolino: stavolta mi butta in discarica, me tapina!!!”

L’altro signore, un certo Caio, si guarda intorno; sembra cercare con gli occhi qualcosa e rivolto lo sguardo in un punto preciso della stanza adocchia il telo, lo alza.

Lei non regge lo sguardo, no non ce la fa a guardare; rimane con le ruote puntate forte forte sul suolo, vorrebbe avere un ormeggio per aggrapparsi a quel pavimento e poi vorrebbe avere la voce, ecco!

Vorrebbe proprio gridare e dire: “lasciami, lasciami stare; io starò qui buona buona, non mi toccare, non mi buttare!”

Caio non può certo immaginare cosa accade in quel momento di fronte a lui, quale miscuglio di emozioni le stanno aleggiando intorno.

Rimane fermo per qualche minuto a fissare la bicicletta e dopo le passa sopra le mani quasi ad accarezzarla tutta. Rivolgendosi al suo amico esordisce dicendo…

“E’ malmessa ma sembra rara questa arrugginita bici:
io la porto a casa mia” dice all’altro “Tu che dici?”


All’inizio Bianchina rimane sbalordita poi si sente lusingata e comincia a fantasticare: “forse sta per iniziare una nuova vita, forse mi ripara, forse…forse…forse!” Ma lo choc per tutti questi accadimenti, le forti emozioni vissute e mai provate prima, le causano un piccolo malore; avverte una strana spossatezza, si sente come risucchiata… “oohh”! sussurra, poi sopraggiunge il buio più totale.

L’indomani si ritrova in un luogo diverso: un garage grande grande, con tante mensole e armadietti, oggetti a destra e a manca: ruote di motorini, manubri e pedali sparsi in terra, una marmitta…; sopra al tavolo da lavoro campanelli e tante viti, di tutte le dimensioni. In un angolo, tutta colorata, c’è anche una piccola bici con la quale inizia un bisbigliante dialogo: “Psss, psss! Ehi tu, dico a te” insiste “che ci fai qui? ”La piccola bici risponde “oh, ciao, io sto benissimo, è che i miei freni non funzionano molto bene così il mio padroncino, per non correre inutili pericoli, mi ha portato a sistemare” “Ah buon per te. Comunque sei proprio carina e…”! Il dialogo viene interrotto dall’arrivo improvviso di Caio; indossa una tuta blu ed ha la cassetta degli attrezzi fra le mani. Si avvia verso la bici ma poi svicola e si dirige in un angolo della stanza; si attarda un attimo cercando chissà cosa all’interno di un armadietto. Lei intanto aspetta, aspetta con impazienza finché ..

Giusto un colpettino li’, “Ahi, il martello fa un po’ male!”
ma conviene stare zitti: sopportare e non fiatare.


E lei sopporta, altroché se lo fa.

C’è da dire, comunque, che il signor Caio è bravissimo nel restaurare gli oggetti, non per niente lo chiamano l’artista tuttofare.

Così, fischiettando e con passione, comincia a assestare il vecchio cimelio per lui assai prezioso.

Toglie tutta la ruggine, mette forti freni e il sellino nuovo, i raggi in alluminio ed infine completa l’opera con una bella verniciata.

Ci mette qualche settimana ma alla fine il risultato è sorprendente: la leggendaria Bianchi è ritornata a fare la sua bella figura.

Adesso porta a spasso Caio per le vie del paese e, con leggiadria, percorre spesso il lungomare; la brezza le accarezza il fanale facendole il solletico ed il sole tiepido la riscalda tutta. Non può scorazzare come da giovane, non può rischiare di sudare per poi ammalarsi; è felice per le lunghe passeggiate ed alla sera, stanca, riposa sotto il portico vicino al mare.

Com’è felice e serena, adesso! Quasi ogni sera, però, la sua mente vaga e, elettrizzata, ritorna a pensare agli ultimi accadimenti:

“Questo è sogno realizzato: son rinata, mi ha accomodato.
E pensare che per tanti, il mio destino era palese:
per rimodernarmi un po’ non conveniva fare spese!!”


La storia qui finisce ma segnate un promemoria:
amar sempre si deve per se stessi e non per la gloria.

Nella vostra lunga vita tutti e tutto dovete considerare:
un oggetto inanimato, mamma e babbo o un animale.

Non dovete essere avari di saluti, baci e parole;
guardare dovete sempre nel profondo del vostro cuore.

Ricordate che al nonnetto dovete portare rispetto
e se sentite la parola “vecchio” non la dovrete mai associare
all’insidioso grigio ma all’azzurro colore del mare. .

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