Pallocchio

Poteva sembrare una notte come tante.

Poteva sembrare una notte come tante, in cui lo smog della città impediva di vedere le stelle

Ed il cielo sembrava più nero del petrolio.

Poteva sembrare una notte come tante, in cui tutti i bambini stavano, come sempre, assaporando le ore felici del sonno notturno.

Quella, invece, non era una notte come tante, era una notte speciale; era la vigilia di Natale.

Si sa infatti, che in questa notte ogni bambino tiene in segreto il desiderio di ricevere in dono un regalo.

Quella notte, quindi, era veramente una notte speciale, tanto speciale che ad un tratto successe qualcosa di imprevedibile.   

Le stelline, che fino a quel momento erano rimaste nascoste, scesero dal cielo formando sottilissimi fili luccicanti, penetrando magicamente dentro le case, avvolsero ciascun bambino sollevandolo dolcemente dal proprio letto.

E volarono, volarono, ma non tanto lontano.

Furono così tutti i bambini adagiati delicatamente alla periferia della loro città, dove si trovava una radura dimenticata ormai da tutti.

I bimbi si destarono e, con l'entusiasmo della fanciullezza, si misero in trepida attesa.

Ad un tratto qualcuno si accorse che, in lontananza, nasceva un arcobaleno che si alzava sempre più in alto, sempre più luminoso, fino a ricongiungersi con il suolo.

Corsero insieme per mano, incuriositi di sapere dove finisse quell'enorme luce colorata ed arrivarono in una zona sabbiosa, dove un piccolo cammello, ancora cucciolo, ruminava, beato, un boccone di erba fresca.

Accoccolato nell'incavo delle gobbe di morbida pelliccia, stava un batuffolo tondeggiante, intento a stiracchiarsi.

I bambini lo osservarono ammirati con le boccucce aperte per la meraviglia, finché quella strana creatura a forma di palla, con due lunghe braccia e due corte gambette, proruppe in una risata cristallina che, in breve, contagiò tutti i presenti.

Cantando si presentò così:

PALLOCCHIOIo sono piccoletto,
ma ho un cuore grande, grande
io sono molto tondeggiante
io sono forse un balocco
ma il mio nome è Pallocchio.

Alla fine Pallocchio si schiarì la voce e con tono solenne parlò ai bambini.

I grandi, disse, hanno dimenticato l'importanza di essere bambini e non si accorgono più di tutto ciò che c'è di bello nel mondo.

Hanno bisogno di essere salvati da se stessi altrimenti il mondo finirà per scomparire oscurato dalle cose brutte.

Bisogna farli sorridere di nuovo questi " grandi ".

Solo noi possiamo indicare loro la strada per salvarli.

Noi, abbiamo armi più potenti delle guerre, del denaro o del potere, abbiamo l'innocenza e la fantasia, abbiamo l'amore e la fiducia.

Nulla ci può sconfiggere se tutti assieme speriamo la medesima cosa.

Spetta a noi aiutare i grandi a ricordare che anche da adulti si può essere bambini.

" Siiiiii!!!!!!!!! " Risposero in coro i bambini "dobbiamo aiutarli noi".

"E già, ma come?" si chiesero

"Potremmo far loro un regalo" disse qualcuno di loro "Sì, sì un regalo!!!" continuarono tutti saltellando felici e battendo le manine, così una catena di proposte fu lanciata.

>Chi voleva regalare una tromba, chi una Barbie nera, chi una macchinetta, chi la spada di Hercules, ma presto si accorsero che forse questi non erano i regali molto adatti.

Uno di loro dall'aria molto saggia in un momento di silenzio disse: "Dovremmo scegliere un regalo che vada bene per maschi e femmine".

"Allora un grande trenino dove potremmo salirci tutti" rispose tempestivamente un altro bimbo.

" Che bello, si un trenino dove potremmo salirci tutti" rispose tempestivamente un altro bambino.

"Che bello, si un trenino" gridò un gruppo di loro.

"Potrebbe sfrecciare nel parco" osò dire una bimba piccola, piccola aggiustandosi il pigiamino.

Tutti, a quelle parole si girarono di scatto verso di lei con aria stupita.

"Nel parco? Quale parco? Noi non abbiamo un parco" dissero tutti con le faccine mogie, mogie.

"E se desiderassimo tutti assieme tanti parchi gioco per i nostri genitori?".

"Che bello che bello, sì, sì i parchi gioco per mamma e papà" dissero tutti saltellando dalla felicità.

Pallocchio, che fino a quel momento era rimasto in disparte, soddisfatto della scelta, planò accanto a loro, li invitò a prendersi l'un l'altro per mano e a formare un grande cerchio.

Tutti chiusero gli occhi e sperarono insieme.

In quel momento fu come se una grande forza scendesse su di loro e, riaperti gli occhi, ognuno sapeva già ciò che doveva fare e doveva andare.

Alcuni di loro, sotto la direzione di Pallocchio incollarono i vetri rotti delle bottiglie buttate dappertutto, realizzando degli enormi portacenere variopinti che sistemarono ad ogni angolo della città e su di essi scrissero:

"Se proprio non riuscite a smettere di fumare almeno buttate le cicche qui, Grazie".

Altri colorarono gli scatoloni di cartone abbandonati qui e là e ne fecero dei divertenti contenitori per la spazzatura dove scrissero:

"Butta la carta qui, la città è casa tua"

Altri ancora corsero nella propria casa a prendere i giochi più belli e li sistemarono in varie zone della città.

Macchinette, trenini, bambole, palloni, casette ed altalene, anche antichi aquiloni svolazzanti.

Gli ultimi bimbi, infine, distribuirono migliaia di piccoli semi in ogni angolo della città ed in alcuni posti ne buttarono addirittura mucchietti.

A quel punto, era quasi l'alba e a tutti parve di sentire Pallocchio dire:

"Se in questo momento desiderate tutti la medesima cosa, ricordate sarete invincibili".

I bimbi allora chiusero nuovamente gli occhi, strinsero forte, forte le manine a pugno, si concentrarono, sperarono e........

Tutti i semi piantati divennero subito piante, cespugli, alberi, fiori, siepi ed in quel preciso momento un sole rosso, rosso con un elegantissimo papillon illuminò tutto questo.....

Poi, i bimbi si svegliarono nei propri letti.

Un insolito chiarore filtrava dalle imposte socchiuse ed un magico odore di fresco e di pulito inondava sempre di più tutte le case.

I bambini corsero dai genitori e con mille scuse, pregandoli e tirandoli, li convinsero ad uscire di casa e, giunti in strada, tutto fu stupore e meraviglia.

Via, via che l'elegantissimo sole si alzava in cielo, il giorno si riempiva di risate, di gioia, di allegria e nessuno osò prendere la macchina perché il divertimento era sotto casa, bastava solo un poco di iniziativa.

Si videro infatti papà giocare a quattro zampe, saltare la corda, provare l'hula hoop.

Genitori che riscoprivano il valore di una bella chiacchierata tra loro.

Mamme sulla giostra, correre e fare sport, e tutto fu un tripudio di colori, odori e rumori festosi.

Nonnini, in gruppo sulle panchine, impegnati ad intonare canti natalizi.

Adulti e piccoli, maschi e femmine, tutti insieme a giocare a pallone.

Poi ad un tratto successe qualcosa!

Qualcuno si accorse che il cielo si andava sempre più riempiendo di piccole cosine.

Via, via che si avvicinavano quelle cosine diventavano sempre più grandi e sempre più tonde fino a distinguersi perfettamente.

Tante coloratissime mongolfiere si lasciavano spingere dal vento verso la loro direzione.

Ogni mongolfiera aveva i colori di una bandiera e molti si trovarono a guardare il cielo e ad indovinare di quale nazionalità fossero.

Poi, si posarono negli spazi che trovarono disponibili e da esse scese tanta gente di nazionalità diversa ed ognuno portava trionfante, tra le mani, un piatto colmo di qualcosa di buono e di tipico del proprio paese.

Dapprima timidamente e poi sempre più golosamente, squisitezze di ogni tipo, incominciarono ad essere assaggiate.

"Hanno un sapore delizioso" disse qualcuno "e fanno un profumino di buono" dissero altri "Ci vorrebbero dei tavoli per posare questo ben di Dio".

"Si, Sì dei tavoli presto, presto".

Così in brevissimo tempo le strade furono arredate di tavole imbandite, di sedie, di poltroncine e divanetti e chi aveva già preparato il pranzo lo portò per metterlo a disposizione di tutti.

Ad un angolo di strada una vecchina, commossa, col capo chino, sembrava assorta nelle sue proprie preghiere; ad un tratto alzò il capo, si guardò intorno, vide tutta quella gente e, sorridendo, sussurrò: "Pace agli uomini di buona volontà."

Un bimbo piccolo, lì vicino sentì la parola e sillabandola, la ripeté a sua volta, quasi cantandola......."Paaaaaaccccceeeeee".

Un inglese la pronunciò e poi parve che tutti facessero a gara per dirla nella propria lingua e tutte le strade e piazze si riempirono della parola PACE.

Tutti si abbracciarono e non ci fu più difficoltà a capirsi né con l'inglese né con il senegalese, né con l'indiano e tutti si sentirono ancora più vicini.

Quel giorno non ci furono più ladri, perché tutto era di tutti.

Quel giorno non ci furono più poveri, perché nessuno rimase senza un sorriso.

Grandi di tutte le razze, bambini di tutti i popoli riuniti in cerchi, fischiettavano allegramente e file di trenini umani coinvolgevano sempre più adulti, sempre più bimbi, sempre più nonnini e nessuno quel giorno si dimenticò di nessuno.

Ritornati a casa, molti non si ricordarono neppure dei regali sistemati in bella mostra sotto l'albero, ma chi li ricordò quella sera non volle neanche aprirli.

Stanchi, ma felici, andarono subito a letto e ....... nel silenzio di quella notte si udì in tutto il mondo una voce soave dire in una lingua universale:

"BUON NATALE BAMBINI MIEI"

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Daniela Lampasona

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