
Tra le cure alternative l'omeopatia è sicuramente
quella che più si può avvicinare all'idea che comunemente le persone hanno
della medicina.
Gli effetti dei suoi rimedi sono riscontrabili nel giro di breve
tempo (si possono infatti usare anche in sintomatologie acute come mal di testa, stomaco,
ecc., senza dover necessariamente sottoporsi ad una lunga cura prima di vedere qualche
risultato), ma soprattutto le sue proprietà sono scientificamente e farmacologicamente
provate, lo dimostra il fatto che anche in Occidente, dove le medicine naturali si stanno
diffondendo solo da pochi anni, l'omeopatia ha ottenuto il riconoscimento ufficiale e
perciò viene annoverata tra le scienze mediche.
Il principio base dell'omeopatia è esattamente l'opposto di quello su cui si basa la medicina "allopatica", cioè quella che noi più comunemente conosciamo ed utilizziamo.
Le prime scoperte mediche in questo campo in Europa risalgono ai primi dell'800 quanto lo studioso Samuel Hahnemann, partendo da esperimenti sull'uso della china, scoprì che era possibile guarire una malattia curandola con la stessa sostanza che l'ha provocata, somministrata in dosi estremamente diluite.
Infatti la china provoca nell'organismo
umano gli stessi sintomi della malaria, ma è anche, a piccolissime dosi, il rimedio più
efficace per curarla.
A partire da questa scoperta parte una nuova medicina, il cui principio viene riassunto nell'aforisma: "il simile cura il simile" (similia similibus curantur) che si viene nettamente a contrapporre al principio classico (contraria contrariis curaritur) che suggeriva invece di curare la malattia con sostanze ad esse contrarie.
Da qui deriva l'antitesi tra la medicina
"allopatica" (allos = diverso) e quella omeopatica (homoios = simile).
Il compito del medico, nella medicina omeopatica, non è solo quello di scegliere determinate medicine "impersonali e stereotipate" le quali si adattano facilmente a persone estremamente diverse tra di loro purchè in linea generale esse presentino gli stessi sintomi.
Questo concetto pur
essendo molto più veloce e "pratico" nei risultati rende però la persona
passiva nei confronti della propria malattia, subendo i farmaci, diventando in un certo
qual modo dipendente da essi per la guarigione.
Il medico omeopatico per individuare il simillimum, cioè il rimedio specificamente adatto al caso, deve indagare in profondità sull'identità del proprio paziente, la sua mente, il suo stato emotivo, il suo ambiente, le sue paure, le sue sensibilità, per poter risalire alle cause della malattia.
La grande
rivoluzione quindi che la medicina omeopatica ha portato nel campo terapeutico qui in
Occidente (in Oriente è infatti scontato già da secoli che la medicina non deve agire
solo sugli effetti, ma risalire alle cause) consiste nel sapersi distaccare dal proprio
ruolo "tecnico" e tentare di aprirsi alla comprensione dell'essere
umano in lotta con le proprie malattie che diventa cosi
un riflesso di sé e un'immagine del proprio disordine interiore.
L'azione terapeutica dei rimedi omeopatici
è molto efficace e tempestiva. La sostanza "madre" viene diluita numerosissime
volte. A partire infatti da una certa quantità infinitesimale la sostanza che è causa di
malattia ne diventa la cura.
Nel prodotto finale diluito il numero di molecole della sostanza base è praticamente nullo, perciò ciò che agisce terapeuticamente non è la sostanza in sè ma la sua "impronta" lasciata nel solvente grazie al processo di dinamizzazione (i farmaci diluiti vengono scossi o dinamizzati prima dell'uso).
Questa impronta agisce come un "segnale senza fili", proprio come le onde radio, chiamato segnale biofotonico.
La scienza quindi ai nostri giorni conferma l'intuizione avuta già da Hahnemann nel secolo scorso, cioè la potenzialità dell'infinitamente piccolo che può essere in grado di curare qualsiasi tipo di malattia.
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