LA DONNA NEL TEMPO
di Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

La condizione della donna è sempre stata caratterizzata da una situazione di inferiorità sia sul piano sociale che giuridico e politico. Questa discriminazione a danno della donna, viene giustificata per lo più da una sua pretesa inferiorità fisica.

Nel mondo miceneo, secondo quanto si può dedurre dai poemi omerici, la donna, pur sottoposta all'autorità del marito, era in grande considerazione e godette di una libertà impensabile nell'età successiva. Il suo normale destino era il matrimonio, riceveva dal padre una dote e lo sposo, che non poteva rifiutare; il contratto matrimoniale prevedeva che lo sposo le facesse un dono, che ella avrebbe potuto tenere con se nella nuova famiglia. Il suo precipuo dovere era quello di provvedere al buon andamento della vita domestica, controllare il lavoro delle schiave, allattare i figli e provvedere alla loro educazione nei primi anni di vita. Godeva anche di molta libertà e poteva uscire di casa senza il marito purché accompagnata da un'ancella.

Della donna greca abbiamo notizia solo di quella ateniese. Essa viveva praticamente reclusa, se sposata usciva di casa soltanto nelle feste religiose, in occasione di un matrimonio o di un funerale; ma se in casa giungeva improvvisamente un uomo qualsiasi a far visita, doveva subito ritirarsi nel gineceo; se nubile non poteva neanche girare per casa. La sua capacità giuridica era pressappoco nulla: fino a 14 anni era sotto la giurisdizione del padre e in seguito doveva avere un tutore, sia il padre, il fratello o il marito; non poteva fare testamento e solo in casi sporadici poteva essere citata come testimone in un processo; però poteva diventare sacerdotessa, e se mamma, allattare e allevare i figli, proprio come la donna micenea. Diverse erano le etère (termine con cui venivano indicate le cortigiane), superiori alla media greca per cultura e raffinatezza del gusto, prive degli scrupoli moralistici che tenevano le donne relegate in casa intente ai lavori domestici, le etère avevano una intensa vita di relazioni. Furono famose Aspasia, compagna di Pericle; Frine ritratta da Prassitele e difesa in un famoso processo da Iperide; Gliceria, amata da Arpalo che edificò una statua in suo onore; Leonzio, la compagna di Epicuro e una sua omonima amata dal poeta Ermesianatte che le dedicò dei versi.

In Etruria, da quanto si conosce dalle effigi di coppie di sposi sulle tombe, che l'archeologia ci ha tramandato, si può pensare che la società etrusca tenesse in grande considerazione, la donna e il matrimonio.

La donna romana godette di maggiore libertà rispetto a quella greca, essa svolse sempre un ruolo importante nella famiglia, non solo come mamma e custode della casa, ma spesso anche come confidente e consigliere del marito, e riceveva inoltre una istruzione regolare. Però anche qui era sottoposta all'autorità del marito.

L'avvento del cristianesimo, non modifica la condizione giuridica della donna, pur assegnandole un ruolo fondamentale in seno alla famiglia che viene a ricostituirsi come nucleo fondamentale della vita associata, la sottomissione al marito era ancora vigente; ma il cristianesimo almeno la sottrasse all'umiliazione del ripudio.

Nel IV secolo cominciarono a diffondersi i movimenti spirituali femminili e si affermava una nuova immagine della donna accanto a quella tradizionale di madre e di sposa: la donna vergine. Nella prima età medioevale, questa nuova spiritualità femminile ha portato alla nascita di moltissime istituzioni monastiche.

Con l'arrivo dei Longobardi diventa oggetto del guerriero, è sottoposta alla tutela (mundio o mundeburdio) del padre o del fratello, passando sotto quella del marito dopo le nozze; queste erano organizzate e decise senza che fosse stato previsto il suo consenso e assimilate ad un atto di compravendita.

Nell'età cavalleresca, nonostante l'idealità cortese, la posizione giuridica della donna non subì sostanziali modificazioni. Gli statuti comunali, poi, ne limitarono i diritti patrimoniali. Bisogna aspettare la tarda età comunale per vedere che le vengono rese possibili un'evoluzione intellettuale e sociale, e in questo periodo si hanno grandi figure femminili: da Chiara di Assisi e Caterina da Siena a Vittoria Colonna e Giulia Gonzaga. Ma sotto il profilo giuridico la sua condizione rimase invariata e s'aggravò nell'età successiva dominata dal soffocante moralismo controriformistico: venne sottratta alla cultura e relegata in mansioni domestiche.

Dobbiamo aspettare il XVIII secolo perché comincino a serpeggiare idee favorevoli alla sua formazione culturale. E la inizia ad avviarsi anche alle discipline scientifiche. Le grandi rivoluzioni, quella francese e quella americana, la portano al riconoscimento dei diritti civili, pur lasciandola ancora senza quelli politici. Il codice napoleonico, assicura la parità giuridica della donna nubile, all'interno della famiglia, invece, ripristinava la piena sottomissione al marito. Tuttavia ora vedeva aprirsi davanti spazi ampi di intervento sociale: campo preferito è quello dell'educazione, in Francia e in Gran Bretagna soprattutto, ma anche in Italia si hanno figure femminile che arse dall'ardore romantico e risorgimentale, hanno svolto opera di educatrici, fra le tante si ricordano: Matilde Calindri, Amelia Calani e Anna Ricasoli.

Durante la metà del XIX secolo cominciano a concretizzarsi le prime vere conquiste sociali. Il codice del 1865 sancisce l'alienabilità della dote, la reciprocità degli obblighi economici dei coniugi e la corresponsabilità nei confronti dei figli; ottiene l'accessibilità agli studi superiori, in Italia la prima donna si è laureata nel 1877. Negli Stati Uniti una legge del 1840 dava alla donna sposata la piena disponibilità dei suoi guadagni e dei suoi beni personali. In Italia una legge uguale venne promulgata solo nel 1919.

Intanto allo scoppio della prima guerra mondiale, in dodici stati della Confederazione americana veniva riconosciuto alla donna il diritto politico; poco dopo lo stesso riconoscimento veniva accordato anche dalla Danimarca, Paesi Bassi, URSS e Islanda; nel 1918 seguirà la Gran Bretagna, che tuttavia riserva tale diritto solo alla donna che ha compiuto i trent'anni. Nel periodo fra le due guerre sia in America che nel resto d'Europa veniva riconosciuto anche il diritto di voto, in Italia si dovrà aspettare il 1945.

Da questo momento il movimento di emancipazione della donna si fa più agguerrito anche in Italia, e di conseguenza il processo di equiparazione si fa più celere. Nel 1956 viene ammessa nelle corti d'assise e nei tribunali dei minorenni, come giudice popolare; nel 1960 ottiene il libero accesso a tutte le cariche pubbliche, tranne quelle militari e diplomatiche; la piena parità giuridica nel lavoro viene ottenuta nel 1962, tuttavia nell'ambito familiare è ancora vigente la discriminazione del "diritto di famiglia". Solo nel 1977 una riforma generale ha finalmente abolito ogni discriminazione, mentre risale al 1979 la prima nomina ad ambasciatore e alla presidenza della Camera dei Deputati.

Più tempo passa e più vediamo la donna prendere possesso di posti di comando che una volta non si sarebbe mai sognato di poter avere. La donna schiava e sottomessa all'uomo non esiste più. Essa ha preso e prende sempre più coscienza di sé e delle sue capacità; rifiuta una vita che fino a qualche anno fa accettava con naturalezza.

La figura della casalinga come "nostra madre" o "nostra nonna", che tutto dedicava alla famiglia, che viveva per la famiglia va scomparendo, il suo posto viene preso da una donna nuova che ha innumerevoli interessi oltre quelli domestici.

Oggi la donna ha propri contatti sociali che le danno più consapevolezza delle sue forze e del suo valore.

Il sociologo americano Robert Morison ha posto in evidenza come nella nostra epoca, la crisi della famiglia, la sconvolgente evoluzione della società, il progresso tecnico e lo spirito scientifico che dominano il nostro tempo, hanno spostato l'educazione dalla famiglia alla scuola, facendole assumere maggiore importanza a detrimento del prestigio della famiglia. In effetti la famiglia può assolvere benissimo il compito di istruzione e di educazione in una società statica, ma non è più in grado di assolvere il proprio compito in una società che cambia rapidamente. Ma questo processo di emancipazione della donna è proprio indipendenza? Le apparenze ingannano! Oggi la donna è schiava del "doppio lavoro", quello casalingo e quello che presta fuori. Allora che cosa bisognerà fare per renderle giustizia? A mio avviso bisognerebbe prolungare la permanenza dei bambini a scuola ed estendere il ruolo di questa; bisognerebbe creare una rete di ristoranti economici per sgravarla almeno del lavoro della cucina; occorrerebbe affidare la pulizia degli alloggi a squadre formate appositamente; creare impianti di lavaggio collettivi, ecc. La situazione non è certo confortante per le nostre donne! In Russia, ad esempio, il 78% dei medici sono donne, come lo sono il 70% degli insegnanti e il 32% dei giudici; e ancora, il 32% del "gentil sesso" esercita la professione di ingegnere. Da noi, in Italia, le donne che lavorano rappresentano appena il 5% dei funzionari direttivi e solo il 24% è alle dipendenze dello stato. L'unico settore in cui la donna italiana domina è la scuola; ma anche qui non si possono fare considerazioni positive. Molte volte sono ragioni pratiche che la spingono all'insegnamento perché le permette di avere più tempo per la famiglia e per la casa. Quindi parlando di emancipazione della donna non si può affermare che sia una libera scelta.

Questo cambiamento nella vita della donna, come abbiamo visto, si è maturato negli anni gradualmente. Quali le cause? Come ha potuto questa autentica rivoluzione essere portata avanti, senza essere contrastata? Come ha potuto l'uomo veder sfumare il suo dominio sulla donna, senza reagire? Si è trattato, a mio avviso, di un processo sociale che trova le sue origini, le sue cause e i suoi presupposti nella crisi della famiglia e nella trasformazione della società.

La crisi della famiglia è senza dubbio di origine sociale. Qualche tempo fa la famiglia aveva solide fondamenta, perché il nucleo familiare assicurava ai suoi componenti protezione e sicurezza. Oggi in questo mondo dominato dalla tecnologia, in cui il successo del singolo dipende dalle sue capacità, dalla sua intelligenza e dalla sua abilità, i legami con la famiglia vengono privati di ogni significato. Bisogna anche riconoscere che ieri la base economica della famiglia era data dalla proprietà, oggi la famiglia vive di reddito di lavoro. La giovane donna sa che può rendersi indipendente e vivere una propria vita diventando operaia o impiegata, sa che la industrializzazione della società le permette di non essere più legata alla condizione domestico-arcaica su cui poggiava il rapporto tradizionale con la famiglia.

Inoltre c'è da ricordare che un tempo la famiglia svolgeva anche una sua funzione sia nell'istruzione che nell'educazione.

Oggi l'evoluzione della società è sconvolgente. Il progresso tecnico e lo spirito scientifico dominano il nostro tempo. Una volta la scoperta era del tutto casuale e la società ne sentiva le conseguenze senza sconvolgimenti improvvisi. Oggi la ricerca scientifica lavora per creare nuove condizioni di vita e nella nostra società non solo la somma delle conoscenze aumenta con rapidità enorme, ma la loro diffusione è quasi istantanea.

La condizione tradizionale della donna poteva essere sopportata fino a quando essa era chiusa in famiglia. Quando la moderna industrializzazione le ha offerto innumerevoli possibilità di lavoro, la sua condizione, con l'ingresso nel mondo del lavoro, ha visto notevoli e continui cambiamenti, raggiungendo l'emancipazione voluta. Ma al momento può parlarsi di emancipazione nel senso vero della parola? Possiamo dire, se guardiamo alla realtà delle cose, senza farci fuorviare dalle apparenze a volte ingannevoli che oggi la donna, almeno per il momento, nella sua lotta, è ben lontana dal poter cantare vittoria. Oggi è schiava del lavoro, quello casalingo e quello che svolge nel processo produttivo. La società non ha ancora assunto su di sé i compiti del lavoro familiare e la cura della casa, la preparazione dei pasti e tutti i compiti che rientrano nell'economia domestica sono svolti non come lavoro vero e proprio, ma sempre sotto l'etichetta di "lavoro casalingo", dizione che ancora adesso ha il significato di negazione del lavoro.

Ho detto che la donna è ben lontana dal cantare vittoria, ma sempre guardando alla realtà, si può dire che la donna, oggi, divide col marito la responsabilità della famiglia, che una volta era comandata da un'autorità maritale, come abbiamo visto più su, ed ora è guidata da un'autorità parentale, nel senso che anche la madre partecipa del potere familiare, quindi, anche se si può riscontrare un primato maschile nell'esercizio del comando in famiglia, non si può più parlare di esclusività.

L'accesso alle carriere, che si è visto iniziare nel 1979, ancora oggi, vede la donna scavalcata dall'uomo, per un incarico importante viene sempre preferito un uomo di pari grado e magari di capacità più limitate, e solo perché ha il merito di essere uomo.

Questo stato di cose ha contribuito e contribuisce ad escludere i figli che non riescono a dare un senso vero alla vita e solo perché sono stati costretti a crescere senza la vicinanza della mamma, senza impregnare le narici e i pori dell'odore della donna che li ha messi al mondo; infatti hanno avuto una "balia" di metallo con figure animate che non ha fatto niente per la loro educazione; sono cresciuti senza sentire il calore del fiato materno, non hanno potuto contare sulla loro presenza attiva, e sono venuti su senza conoscere chi avrebbe dovuto guidarli, chi avrebbe dovuto insegnar loro il comportamento da tenere, senza il suono di quella voce che avrebbe dovuto far capire loro che cosa è bene, che cosa è male, che cosa è amore, che cosa è delusione, che cosa è gioia e che cosa è dolore; senza quella voce che avrebbe dovuto consolarli nei momenti di tristezza, che avrebbe dovuto dividere con loro le prime gioie, le primissime scoperte amorose. Sì non sono stati soli, ma può la televisione sostituire la mamma o il papà? In questo modo si sono trovato soli, incapaci di confidarsi con i genitori, e proprio perché è mancato loro il contatto comunicativo con i propri genitori, è mancata la confidenza con essi.

La donna sarà veramente libera ed emancipata solo quando avrà capito che di fronte alla maternità, deve mettere da parte ogni ambizione carrieristica e dedicarsi interamente al figlio, deve capire che il figlio deve maturare aiutato dai genitori, soprattutto dalla madre, dovrà essere guidato quando sta per formare e realizzare la propria personalità, e poi potrà ricevere quella fiducia che gli è necessaria e della quale sicuramente non approfitterà.

La più grande ambizione per una donna-madre dovrebbe essere quella di vedere il figlio ben educato, con una personalità matura e formata. In una società civile permeata di una sana moralità, merita più rispetto la donna che sa rinunciare ai suoi sogni per viverli con il figlio e che sappia risolvere con dignità i suoi problemi, che sappia responsabilmente affrontare le conseguenze che la rinuncia comporta, perché solo allora è veramente una donna libera ed emancipata.

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