![]() Livorno, ottobre 2000 |
L'inviato speciale di ElbaSun Livorno: Music City a cura di Diego Pretini |
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A metà agosto Ligabue, dopo una ventina
di giorni i Lunapop e a ruota Irene Grandi, dopo una settimana i Nomadi e a fine ottobre
Gianni Morandi.
Come dire: volete il succo di tutta la musica italiana degli ultimi trent'anni?
Venite a Livorno. Nel cuore del 2000 (agosto-settembre, con l'appendice ottobrina di
Morandi, il 28 al Palazzetto dello Sport) Livorno ha accolto la musica pop italiana di
ieri, di oggi e di domani. Di ieri, anche se Morandi e i Nomadi si possono considerare
anche di oggi. Perché Gianni Morandi dopo 40 anni non ha cambiato mentalità e
atteggiamento del ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones. Perché i Nomadi
hanno lo strascico del tifo sfrenato degli anni '70 e quando uno è fan, lo è fino in
fondo, anche se ormai il mercato discografico non ne vuole più sapere. Ecco perché vanno
ancora forte sia nonno Morandi sia i successori del grande Augusto. Per gli altri tre
nomi, non c'è neanche bisogno di star qui a spiegare perché le loro presenze a Livorno
sono importanti. Ligabue è il più grande rocker italiano del passato, del presente e
sembra anche del futuro (talenti così per ora non ne se ne è ancora visti altri). Il suo
concerto (*) non sarà stato un granché di fantasioso, ma sicuramente la qualità è
stata incommensurabile. Fantasioso: nel senso che sembrava di ascoltare il CD, la musica
mai si è allontanata dall'originale. Quando invece molti musicisti sono capaci invece di
svariare e di poetare sulla stessa melodia. Viaggiano con gli strumenti. Qualche esempio.
Le chitarre di Santana, Eric Clapton, BB King che sono le loro voci. Le voci di Whitney
Houston, George Michael, Freddy Mercury che sono le loro anime. LE menti musicali di Elton
John, Sting e Bono (U2). Già, perché questi grandi della musica usano voci e strumenti
come usava il foglio e la penna Leopardi, una tela e un pennello Leonardo o il pallone
Maradona. Sono i mezzi dei loro pensieri. Viaggiano nella loro mente con gli strumenti. E
quando sentono qualcosa lo esprimono. Leopardi lo faceva in endecasillabi e settenari,
Leonardo con
chiaroscuri e prospettive, Maradona con veroniche e dribbling. Loro, i grandi della
musica, lo fanno con strumenti e voci. E nella loro musica trovano strade sempre nuove,
provando però sempre la sensazione di averle percorse chissà quante volte, quelle
strade. Cioè: sugli stessi spartiti, accordi, accompagnamenti, chissà quante melodie
diverse ci possono ricamare. Ligabue no, la sensazione è stata questa al suo concerto. Ma
può darsi che essendo solo da sette, otto anni alla luce del grande pubblico, non sia
nato ancora quel particolare callo della "vecchiaia" che rende ancora più geni
i geni. Poi ci sono le eccezioni (Leopardi, Leonardo
), si sa, ma d'altronde devono
confermare la regola. Ligabue che è un talento lo si sente e ormai lo si sa. E i suoi
pensieri sono da pubblicare su tutti i giornali. Nei concerti non sarà fantasioso, ma il
rock è nel suo sangue e lo sta donando al cuore della musica italiana. Anche i Lùnapop,
come Ligabue, sono emiliani, tanto che hanno voluto rendere nazionale il dialetto
tosco-emiliano con il titolo dell'album "Sque'rez", espressione intraducibile.
Non perché sia difficile o improprio renderla in italiano, ma proprio perché il
significato in qualunque linguaggio è indicibile. I Lùnapop ci hanno tartassato per un
anno con la loro Vespa 50, inno ritardato al mito anni '60-'70. Mentre il secondo singolo
"C'è qualcosa di grande" è stato trasmesso fino all'esaurimento nervoso. I
Lùnapop esprimono una musica molto buona, semplice, proprio per ragazzi, ma molto buona.
Le tematiche non vanno fuori da quelle giovanili (e da quella dell'amore si esce molto,
molto poco), ma sicuramente ci voleva un gruppo-idolo di italiani. Era tanto che non
avevamo una band fatta in casa che riuscisse a fare così tanto successo (i Pooh sono la
solita eccezione: sono primi nella classifica degli album proprio questa settimana). Negli
anni '70 i gruppi pullulavano, sull'onda beatlesiana probabilmente. C'erano gli Equipe 84,
gli Homo Sapiens, la PFM (la Premiata Forneria Marconi, ancora in vegeta attività),
c'erano i Nomadi, c'erano la Dinamo ---. Insomma abbiamo avuto un buco di una ventina
d'anni in questo settore, perché quelli a fare successo erano i "vecchi" gruppi
nati negli '70. Ora la parola ai Lùnapop, saranno solo loro a dire se potranno davvero
colmare questo buco. Irene Grandi, invece, è un po' che girovaga per i pianeti musicali
italiani. Prima una collaborazione con Pino Daniele, poi con Jovanotti (anche perché
aiutata da motivi, per così dire, rosa
). Ora l'ultimo album se l'è fatto da
sola, ed è venuto
davvero un bijou. Verde, rosso e blu, il nome. Speranza, voglia d'amore e tranquillità,
recitano i suoi propri versi. Chissà se la ragazza sbarazzina del primo Sanremo ha
davvero raggiunto una certa maturità (musicale, è chiaro). Fatto sta che il suo
repertorio è già pieno di canzoni che si ricordano, anche a distanza di qualche anno.
Morandi e i Nomadi, musica di ieri ma anche di oggi e perché no anche di domani. Ligabue
e Irene Grandi, musica di oggi, ma sembra anche già di domani. Lunapop, di oggi di
sicuro, di domani chissà. Sono passati da Livorno. Adesso aspettiamo le prossime date. E
perché non anche un Festival tipo quello di Lucca o Pistoia? Aiuterebbe anche il recupero
della città come sede turistica, attirando a maggior ragione i "campagnoli"
(senza nessuna offesa, ci mancherebbe) delle province interne. Sarebbe un'idea. Ma ne
circolano poco a Livorno. Si pensa a quanto ha fatto il Livorno (stiamo parlando di
calcio) o se "quelli del Comune" possono asfaltare una fastidiosa buchetta in
Vicolo delle Ragnaie (giuro: è 20 metri di lunghezza). Ogni tanto, è vero, ci sono
barlumi tipo l'ottimo Effetto Venezia (**) o il rifacimento (ancora in atto) del lungomare
(e per quel che s'è visto, alla faccia della Promenade Des Anglais di Nizza) o ancora le
grandi mostre di pittura a Villa Mimbelli. Ne circolano poche, di idee, ma buone. Eppoi ci
sono quelle degli artisti. Sperando che contagino.
*: vi abbiamo già raccontato del
concerto di Ligabue
se non siete stati attenti, cliccate qui a sinistra
**:
e vi abbiamo già detto di Effetto Venezia
troppo disattenti. Qui a
sinistra

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