L'inviato speciale

Livorno, 7 luglio 2000

L'inviato speciale di ElbaSun

Livorno:

il remo da sempre, per sempre

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Livorno ci è nata, sul mare. Per questo il remo e le barche sono sempre state nel sangue di gran parte della popolazione labronica.Otto con timoniere. Nacque nel cuore del Medioevo, Livorno, come un piccolo villaggio di rudi pescatori, che, nel bene o nel male, con barche e remi ci dovevano aver a che fare, per riuscire a campare. Poi, dopo una serie di passamano tra Genova e Pisa, il villaggio di pescatori andò nelle mani di Firenze (1421) ed ebbe la svolta fatale cent’anni dopo: Livorno diventò il principale porto del Granducato, raggiungendo una tale importanza in ambito commerciale ed economico che Cosimo I, per salvaguardare anche gli interessi del decadente porto dei cugini pisani, dovette far scavare un canale navigabile (denominato de’Navicelli) che collegasse le due città tanto vicine quanto ostili tra loro. Il canale de’Navicelli esiste ancora oggi e costeggia il Campo Derby (una delle basi americane che non si vogliono sradicare dal territorio italiano dopo l’ultima grande guerra). E proprio in questo canaletto, ancora navigabile sebbene lo 4+98 - Coloniaspazio a disposizione sia abbastanza angusto (la larghezza del suo letto non supera i 7-8 metri), quotidianamente si allenano gli atleti delle due società di canottaggio di Livorno: l’Unione Canottieri Livornesi (colori sociali biancoblu, fondata nel 1915, sede sugli Scali D’Azeglio) e il Gruppo Sportivo VVF Tomei (colori grigiorossi, fondata nel 1963, sede alla Caserma Centrale dei Vigili del Fuoco, in via dei Pelaghi). Senza dubbio chi sta meglio dei due club remieri labronici è la sezione remiera dei Vigili del Fuoco, che continua a sfornare atleti da lanciare nel giro azzurro della nazionale. Dalla corte dell’attuale allenatore del Tomei Massimo Marconcini (tre volte campione d’Italia, olimpionico a Barcellona ’92) sono stati sguinzagliati recentemente tre atleti, principalmente: Dario Lari (andrà alle Olimpiadi di Sydney a settembre, quest’anno è passato al Gruppo Sportivo del Corpo di Stato delle Fiamme Gialle di Sabaudia, Latina), Tiziano Camus (campione mondiale Under 23 nel ’99), Luca Agamennoni (4° ai MondialiOttovolante U23 lo scorso anno). E sta crescendo bene anche il vivaio la base del futuro: per il futuro imminente Marconcini ha accentrato tutto l’interesse sull’Otto Juniores (vogata ad un remo, "di punta"). Soprannominato "Ottovolante" a causa di un paio d’anni di soddisfazioni a livello nazionale (alternate, però, con delusioni agli appuntamenti più importanti), l’ammiraglia grigiorossa è candidata al podio tricolore ai Campionati Italiani Juniores, ma Marconcini ha voluto valorizzare l’equipaggio, portandolo a farlo gareggiare con atleti di 3-4 anni più "anziani" agli Italiani Under 23, Pesi Leggeri (ogni atleta deve essere più leggero di 72 chili e mezzo) e Canottaggio - arrivoAssoluti, con l’apporto di cambiamenti con gli inserimenti delle colonne portanti Camus ed Agamennoni. Ma forse il canottaggio più conosciuto a Livorno e che sta più a cuore ai livornesi è quello dei gozzi, grandi barche di legno, molto pesanti, trascinate da 4 o 10 vogatori più il timoniere. Niente a che vedere, insomma, con i leggiadri movimenti del canottaggio degli Abbagnale, tanto per intenderci. Quello dei gozzi è un movimento più rude, grezzo, la tecnica non è indispensabile come nel canottaggio, l’indispensabile è al contrario mettere bene la pala sotto e spingere più che si può. Ora stanno nascendo nuove manifestazioni remiere nel corso dell’anno, ma i gozzi (rappresentanti tutti i rioni livornesi) si scontrano principalmente in tre regate. Ad inizio giugno c’è la "Risi’atori" (si scrive così per "livornesizzare" ancora di più l’evento).Diego premiazione E’ forse la più nostalgica regata, ricordando la vita dei portuali livornesi d’inizio Novecento, che per procurarsi il sostegno economico sufficiente a sfamare almeno il resto della famiglia, salivano sulle barche a remi (con qualsiasi condizione atmosferica) e andavano a battersi per il conseguimento del lavoro (allora non c’erano ancora i rimorchiatori), che avrebbe voluto dire "mangiare", almeno per un po’ di tempo. A fine giugno, invece, si corre la Coppa Ilio Barontini (alla memoria di uno dei più grandi vogatori e dirigenti delle cantine livornesi, così si chiamano le sedi di allenamento degli equipaggi dei vari rioni), senza dubbio la gara più spettacolare. Si voga lungo tutto il perimetro dei Fossi Medicei, di sera, con un gioco di luci riflesse da brividi. Per concludere, il 9 luglio, c’è il Palio Marinaro, la regata più seguita e più "vera", per così dire. E’ ritenuta, giustamente, la gara da vincere, quella più importante, nella quale si vede davvero la forza, la qualità delle ciurme in acqua. I gozzi a 10 remi che partecipano al Palio sono 8,Doppio femminile l’ultimo arrivato perde il gozzo, il che vuol dire che l’anno seguente non potrà presentare la barca con 10 atleti (due file di cinque vogatori, fianco a fianco), ma dovrà rappresentare il rione con un gozzo a 4 remi. E’ in pratica una retrocessione. Viceversa chi vince tra le barche a 4 remi, l’anno dopo vogherà con un’imbarcazione a 10 remi. I gozzi che quest’anno partecipano al Palio (10 remi) sono: Pontino San Marco, Salviano, Venezia, San Jacopo, Montenero, Borgo Cappuccini, Antignano e Ovosodo. E tutt’oggi l’interesse che circola intorno a queste manifestazioni è ancora elevatissimo, sono grandi eventi della città che uniscono e dividono il popolo livornese, assiepato o sulle spallette dei Fossi per vedersi la "Ilio Barontini" oppure sugli scogli proprio davanti alla Terrazza Mascagni, magari con un tuffo improvvisato per la troppa foga e entusiasmo nell’incitare il gozzo del proprio rione o comunque quello per il quale si simpatizza. E però quel che è importante è che barche, remi e sport (sano) restano radicati nel sangue e nel cuore (sempre aperto) dei livornesi.


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