L'inviato speciale

Livorno, 13 settembre 2000

L'inviato speciale di ElbaSun

Livorno:

Ligabue, artista che fa pensare
Il concerto di livorno del più grande musicista rock italiano

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Musica e riflessioni. Grande musica e tante riflessioni. Partiamo dalla musica. E' quella di Ligabue, il più grande rocker italiano, in concerto al "Picchi" di Livorno. Dici Ligabue e magari una canzone ti viene a mente. I più si ricordano Certe Notti, che a sentirla l'idea della notte e delle sue luci cittadine la dà davvero. Poi ci sono quelle sue canzoni che ti prendono per intero e ti danno certe scariche di adrenalina che neanche la finale dei 100 alle Olimpiadi ti dà. Vivo Morto o X, Libera Nos A Malo, Urlando Contro Il Cielo, I Ragazzi Sono In Giro, Su e Giù Dal Palco, Si Viene e Si Va. Ti spostano con l'energia, queste canzoni. Ti danno un'energia impressionante, che potresti farla la finale dei 100 alle Olimpiadi. Poi ci sono le ballate. Viva!, Hai Un Momento, Dio?, Ho Perso Le Parole, Una Vita Da Mediano. Che le ascolti e ti fanno pensare. Cioè: metti su quel pezzo e, sì, i primi istanti ti metti lì a sentirla 'sta canzone, ma poi ti porta via la mente, a pensare a tutt'altre cose, a cose che mai avresti potuto ricordare in quel momento. Invece quelle canzoni lì, ti ci portano. E' così e non ci puoi far niente, amico. E allora lasciamoci andare e pensiamo, che fa bene. Ecco il pensiero. Allo Stadio di Livorno c'erano 9000 persone, forse più forse meno, in questi casi non c'è mai una cifra precisa. Perlopiù erano ragazzi, ovviamente. Anche se c'erano anche babbi e mamme, non sempre con figliolo al seguito, anzi certe volte in coppia, o con amici. Ci sono come sempre i vari tipi di fans. Ci sono quelli che è vent'anni che lo seguo (anche se la carriera dell'artista non dura da più di dieci), ci sono quelli che perché ci sono venuti i miei amici, ci sono quelli che conosco qualche canzone di Ligabue, non di più, ma questo concerto è un evento. Un evento, esatto. Un evento di riunione, che fa vedere la parte migliore di questo mondo, sempre presentato colmo di problemi, questo spirito di aggregazione, dove non ci sono nemici o avversari, non c'è odio e esiste solo amore per la musica. Tutti a cantare. Straordinaria musica dal vivo, tutti a cantare. E quando è il momento degli accendini, è l'era della tecnologia e allora cosa viene fuori? Il caro cellulare con la lucina del suo display. Incredibile. Come la musica, straordinaria, l'abbiamo già detto. Musicisti da favola, chitarre magiche, batterie inesauribili, basso che non è "sotterraneo" come a volte compare, un sassofono che fa un assolo da Baltimora, un'esecuzione di Il Mio Nome è Mai Più (quella interpretata con Pelù e Jovanotti) da brividi (cori sovrapposti, ma soprattutto tutti, proprio tutti, gli strumenti a suonare una propria melodia e te potevi scegliere se sentirla tutta insieme o decidere di passare da un suono all'altro), altre canzoni che a volte ti riportavano nel western (armoniche e chitarre suonate candidamente, atmosfera da Sergio Leone). La musica, questa. Riprendiamo il pensiero. 9000 persone, dunque. Perlopiù ragazzi, ovviamente. Con proporzioni forse un po' forzate, Livorno diventa quasi una succursale laica di Tor Vergata, del Giubileo dei Giovani. E allora viene da chiederti se è possibile che se non ci pensa la religione a mettere insieme le anime del mondo, a nessuno riesce. Viene da chiederti perché quel milione di giovani, non si sono potuti mettere insieme in altri ambienti. Viene da chiederti perché nessuno dei ricconi del Paese, se davvero sono interessati al futuro, al tempo che verrà, a coloro che un giorno saranno i "padroni" del Paese, non hanno preso l'iniziativa. Ok, ragazzi, avrebbero potuto dire, vi diamo tutta questa zona, chiamiamo una trentina di cantanti. Per tre giorni questo è il vostro Paese. Vostro e basta. Il Paese dei Giovani. E allora la mente non smette di viaggiare e di lavorare. Fortunatamente con Livorno c'entra poco, ma la mente è irrefrenabile. E allora la memoria fotografica ti riporta davanti agli occhi lo scenario pauroso sotto 108 metri dell'acqua più fredda del mondo, nel Mar di Barents, il mare più freddo del mondo. Dei 118 militari, che si sono vestiti da eroi spengendo i reattori nucleari della loro bara di ferro per non far succedere una catastrofe ambientale, tre quarti avevano tra i 18 e 25 anni. Potevano essere con il naso all'insù a vedersi il Papa. Invece, erano saliti sul Kursk per scampare alla guerra in Cecenia. Esercitazione sul sottomarino. Affascinante. Non lo sarà. Per colpa di chi non lo sappiamo. O meglio lo sappiamo e abbiamo paura anche a pensarci. E' colpa dell'uomo (potente) e del suo carattere egoista. Quei 118 se ne sono andati provando una guerra, sì, ma per non farla la guerra. La guerra non la vuole più nessuno. Possibile che non lo capiscano lassù i capetti del mondo?


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