L'inviato speciale

Livorno, 23 agosto 2000

L'inviato speciale di ElbaSun

Livorno:

Ferragosto guerra d'acqua
C'è a chi piace e a chi no: la festa dell'acqua non manca mai

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com


Finalmente l'estate si veste da estate. Allontanati i nuvoloni, l'afa d'agosto si fa sentire. Proprio quel che ci vuole per la festa idrobellica: Ferragosto. E' un po' come il panettone a Natale, la cioccolata a Pasqua o il pic-nic il 25 aprile, è tradizione. La tradizione del gavettone. Partiamo, per questo viaggio nel ferragosto livornese, dalla Stazione, diametralmente opposto alla costa. Traffico quasi inesistente, nessuno fuori a passeggiare a parte qualche anziano con il fido cucciolone al guinzaglio tra i giardini e i posteggi. Giardini e posteggi: davvero niente male. Un po' più di movimento si trova sulla via maestra dell'Aurelia. Il veicolo e la curiosità ci portano in centro a vedere lo spettacolo di silenzio delle centralissime via Marradi e via Ricasoli. Ad un semaforo siamo in due. L'altro, su un motorino anche lui, è un ometto sulla quarantina con una maglia della Maui. Rosso. Ci fermiamo. Dopo 10 secondi il signor Maui accelera, lo seguiamo passando bel belli dall'incrocio, nonostante il semaforo ci urli il contrario. Sensazione strana, ma ce lo possiamo permettere. Non c'è un'anima. Silenzio, caldo e non un'anima, eccetto i soliti 3-4 nonnetti, spesso con l'appendice abbaiante. Silenzio, caldo e non un'anima. Il deserto. La strada comincia a sputar fuori un alone strano, quello che rende indefinite le ruote delle auto, quando si va sull'Autostrada d'estate. Si rientra sulla via maestra. Di nuovo la vita. Il nostro Ferragosto lo passeremo ai Bagni Fiume, uno dei tanti stabilimenti balneari della costa cittadina. Primi segni di Ferragosto all'ingresso dei Bagni. Pavimento scivoloso e oscurato dall'umidità. E' piovuto? No, gavettoni. Entriamo quando c'è una sorta di tregua. L'impatto non è così drammatico. Sì, qualche secchiata qua e là (parecchio in là, fortunatamente), ma niente di preoccupante. Arriviamo in punta. La punta del bagno, la fine dello stabilimento. Vorrebbe dire che dopo quegli scogli c'è il mare. E basta. L'acqua che salta dai secchi alle schiene, si vede in lontananza, su quella che si chiama "la passeggiata", la via maestra dei Bagni. Un'altra via maestra. Verrebbe da pensare che Livorno sia stata costruita da un'ingegnere svizzero, ma è pura coincidenza. La punta è su un braccio di cemento che esce un po' fuori dalla costa. Verso Sud le costa livornese prima rientra e poi riesce. Così possiamo vedere mezzo chilometro più in là la guerra intestina ai Bagni Lido, alla Rotonda d'Ardenza. In mezzo c'è un mini-porticciolo (il moletto d'Ardenza) e un altro stabilimento, i Pejani. La tranquillità regna sovrana, qui. Anche ai Fiume l'ondata di violenza idrica si sta placando. Ma qui non sanno cosa li aspetta loro.


To Be continued…


Ferragosto: Guerra d'acqua
Ore 13,32: il coprifuoco. Sui bracci del moletto d'Ardenza si vedono formicolare prima dieci, poi venti, alla fine saranno un centinaio di esserini umani. Armati come si deve, s'intende. Secchi o buste o gavettoni, non è questo l'importante. Vengono dai Lido. Salgono sugli scogli del molo saltando come stambecchi e alla fine si buttano a capofitto in acqua. Devono nuotare per una trentina di metri per raggiungere i Bagni Fiume. Per nuotare, le armi montano in testa. Stupenda resa cromatica. Tante formiche colorate dai secchi formano un arcobaleno marino. E' un assalto. L'allarme, ai Fiume, si dilata. I paragoni si sprecano. Sembra lo sbarco dei profughi in Puglia, dice uno sulla sessantina, un avvocato. Triste, come paragone. Sembrano tante formichine, dice sua moglie. Un po' più allegro, questo. Un'altra signora chiama aiuto, con il sorriso sulla bocca e macchina fotografica nel palmo. Bimbi, aiutateci, difendeteci. Clima d'euforia elettrizzante. Le mamme mettono subito le mani avanti. Speriamo non succeda niente di male e si comportino bene. Non saranno i ragazzi a dar problemi, ma adulti, signora. Vedremo più avanti perché. Arrembaggio, si diceva. Il nostro paragone che con l'acqua e il mare c'entra davvero poco ci riporta ai film western. Tutto il popolo dei Fiume che aspetta l'arrivo della delegazione dei Lido è assiepato sugli scogli dei Bagni osservando l'avvicinamento degli stranieri. Western: canyon, in mezzo una carovana che spolvera l'arida terra gialla. Si ferma. Il popolo degli indiani inizia in silenzio ad assieparsi sulle cime delle colline d'intorno e ad osservare i movimenti dei Visopallido. Gli assaltatori raggiungono le boe che delimitano le acque sicure dei Fiume. Da entrambe le parti scogliose cominciano ad arrivare secchiate, bustate, palloncini pieni d'acqua. Ma i Lido (a chiamarli così sembra quasi sia una squadra di pallone o un'esercito vero e proprio) reggono l'assalto difensivo e raggiungono la spiaggetta, che diventerà campo di battaglia. Poi la guerra finisce con il ritorno del contingente dei Lido al Quartier Generale. Chissà chi sono i vincitori e chi i vinti. E comunque al massimo ti bagni un po', in questa guerra. Magari fossero tutte così. Tutto finito alle 15,00? Certo che no, si capisce. Le battaglie continuano all'interno dei Bagni. I gavettoni continuano a volare, le secchiate d'acqua pure. Nessuno è immune sulla passeggiata. In costume? Bagnato. Vestito? Idem. Non serve evitare lo sguardo di qualcuno che conosci per paura di essere mirato. Quando meno te l'aspetti, t'arriverà un bel brivido di freddo per una secchiata d'acqua. Dolce o salata, questo non ha importanza. L'importante è che ti bagni. Poi ci sarà anche chi degenera, ma finché un gavettone non arriva sotto un ombrellone, tutto è tranquillo. Un gavettone si "posa" vicino ad una sdraio. Vicino. Non sopra: vicino. Dalla sdraio si alza un esagitato che prende la sua compagna di sonno (la sdraio) e le fa fare un bel viaggio aereo di un paio di metri, lambendo l'autore del lancio del gavettone per un niente. Altro gavettone vicino ad un altro ombrellone. Non sopra: vicino. L'autore del nuovo lancio rimedia uno di quegli schiaffi sul collo, che proprio schiaffi non sono. E' un po' una presa del collo con una mano. Da queste parti si chiamano Gozzoni. Il Gozzone rende il collo del 17enne lanciatore, amaranto. Promesse di denunce. Il gavettone è tradizione, signori. Guardate i vostri coetanei, là, cosa fanno. Hanno le mani piene di aggeggi per tirare l'acqua a chiunque. E al diavolo tutto il resto. E' ferragosto, signori. E finalmente fa caldo. Esistono anche la campagna o la montagna o la poltrona di salotto. Siamo convinti che in quei posti là, i gavettoni, proprio non ci possano arrivare.


The End


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