L'inviato speciale

Livorno, 9 agosto 2000

L'inviato speciale di ElbaSun

Livorno:

Effetto Venezia
un abito elegante per Livorno
Si mangia, si guarda, si ascolta, si cammina, si compra

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Nella prima settimana d'agosto Livorno va a cercarsi nel guardaroba un abito da sera, elegante, da gran gala. E' il vestito del colore bFortezza nuovaiancorosso de La Nuova Venezia. E' uno dei quartieri più antichi della città, tutto frazionato da canali, canaletti, ponti, ponticelli. Ecco perché Venezia. E' una festa folkloristica, che evidenzia le prerogative magiche del rione più affascinante di Livorno. Straordinario il lavoro del Comune con l'applicazione di luci fosforescenti puntate sull'acqua dei Fossi Medicei, che riflettono così sui palazzi di fronte il gioco di correnti, che diventano viola, verdi, blu, che contrastando con l'oscurità della notte creano un'atmosfera davvero preziosa e danno alla Venezia un aspetto appunto signorile. Una tenuta da smoking da vero signore se fosse un uomo o da abito lungo nero se fosse una donna. Per Effetto Venezia le strade (di solito rigorosamente a senso unico) che costeggiano i Fossi sono affollate (ed è un eufemismo) daLa nuova Venezia. montagne di persone che a suon di spintoni, pestoni, calci, gomitate (il tutto assolutamente involontario) arrivano alla fine degli Scali (si chiamano così le "vie" che costeggiano i Fossi). E questi sono riempiti da così tanta gente perché traboccanti di bancarelle, monopolio di stranieri di terre remote. In maggioranza cileni, peruviani, venezuelani, boliviani, insomma con i tratti tipici delle popolazioni indigene americane dell'America del Centro-Sud, della fascia pacifica. Banchi che accompagnano tutto il percorso con particolari cover di canzoni italianissime (anche "Io vagabondo" e "La collina dei ciliegi" registrate con quel flauto particolare, un incrocio con un'armonica). Oppure versioni moderne delle antiche musiche degli indiani d'America, tristi e blande quanto volete, ma che ti prendoPonte di marmono la mano e ti fanno iniziare a batterla sulla gamba, già stanca dal cammino pieno di accelerazioni e frenate brusche. Sono bancarelle piene di braccialetti, orecchini, collanine, cavigliere, portachiavi, cappellini, tutti gadget che sembrano andare a ruba. Allora in questo momento si vedono crearsi diverse categorie di visitatori. C'è una prevalenza di donne a scrutare, osservare, analizzare, scannerizzare i banchi dei "pellerossa" o presunti tali, mentre si vedono abbarbicarsi sull'altro lato (le pareti dei palazzi che si affacciano sui canali) tutti gli accompagnatori maschi, che cominciano a salutarsi vicendevolmente e a parlare di argomenti molto più attraenti (per loro) dei braccialetti di pelle. Magari rischiando anche di perdere moglie o fidanzata, trascinate dal cammino cieco e preso dall'ingordigia di orecchini e affini. C'è una serie di eccezioni, però, i fidanzati "freschi" che pur di far contente le compagne si sorbiscono il rituale satanico per tutFuochi artificialiti i banchi della manifestazione. Un'altra classe di scontenti in questa corrente furibonda è quella dei bambini, quelli che vanno dai 2-3 anni ai 6-7. Stanchi dopo duecento metri, cominciano a piangere alla terza bancarella, smettono a metà percorso, dopo che i babbi si offrono di portarli sulle spalle. Bella visuale, quella dall'alto. Poi? Nient'altro. Allora, si ricomincia. Altri pianti, il gelato. Menomale. Ma la stanchezza è da disperati. Arriva il sonno e ancora più rabbia. Insieme alla caduta finale appoggiati alla testona del babbo, però, c'è la vittoria. Si torna a casa, ma senza Ponte di marmogustarsi il successo. Ma Effetto Venezia non è soltanto certamente caratterizzato con bancarelle che di Livorno hanno ben poco. Per esempio è formato dalla miriade di ristoranti, osterie, pub e bar tramutati, che smistano cucina livornese a rondement. E anche i locali più impensati si trasformano: basta un pontile, sei tavoli lunghi, una quarantina di sedie, piatti di carta, un po' di stoviglie, tre-quattro persone a servire, tre-quattro a cucinare cacciucco e triglie, una alla cassa e les jeux sont faits, ecco la cantina del gozzo del Salviano (*) diventare un ristorante affascinante e pittoresco. Si mangia su un pontile che segue i movimenti ondulatori (pochi per la verità) dell'acqua quasi immobile dei Fossi. Poi concerti Jazz (nella serata di chiusura il grande John Taylor), Blues, Gospel, musiche del Mediterraneo (gruppi spagnoli, arabi, francesi) che raccontano di una musica messa un po' in disparte, in un angolo buio della giostra imprendibile del mercato discografico. Forse è meglio così. Perché lasciano una traccia indelebile nell'orecchio che passa vicino alla sede della rappresentazione musicale. Certe volte può succedere anche che lo trascini fino alEffetto Venezia : è la salvezza dei giovani Livornesi in agosto palco o a sedere su una spalletta o in piedi a braccia conserte, in ogni caso ad ascoltare le note bizzarre a volte, perché mai sentite. E poi tantissime rappresentazioni teatrali, coreografiche, attori e ballerini accompagnati da musiche dal vivo, dove l'orecchio e l'occhio non sono più strumenti abitudinari della vita. Una curiosità non passata immune all'occhio pignolo. La tecnologia è irrefrenabile e la zingara di Iva Zanicchi non leggerà più la mano afferrandola e fissandola attentamente, bensì a braccia conserte. Aspettando che il computer abbia terminato di sfogliare la vita delle persone per lei. Così il computer dirà di tutto di più sulla vita passata, presente o futura del proprietario del palmo. Non c'è più religione. Vogliono dare fondamenta scientifiche anche ad una delle poche discipline ricoperte di un alone magico. Fateci perlomeno sognare.

(*) : se proprio uno ne ha voglia, cfr. "Palio Marinaro" o "Il remo da sempre…" (cliccate sulla sinistra di questa pagina)


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