![]() Livorno, dicembre 2000 |
L'inviato
speciale di ElbaSun diego-pretini@elbasun.com |
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E allora auguri anche
dall'Inviato Speciale, le più stratosferiche vacanze a tutti quelli che mi conoscono,
come dicono alla tele.
La mi'sorella, babbo, mamma, nonno Renato e nonna Sila, nonno Mauro e nonna Carla, nonna Piera (sarebbe bis ), la 5^ A Linguistico del Liceo Cecioni (volete l'appello? Naaa dico solo quelli che hanno Internet, Marty e Eu), le mie professoresse e i miei professori (Torricelli di Latino e Benetti di Spagnolo hanno Internet), i mi'compagni del canottaggio (in particolare Mirco, Ale, Luca e Andrea..), i miei allenatori Massimo e Sonia, eppoi come non ricordare chi mi tiene compagnia tutte le sere su C6 (Au, Cri, Silvia, France ), eppoi, boh, chi manca? Se mi sono dimenticato qualcuno scrivetemi. E continuate a leggere Elbasun. Mi raccomando. Come la pubblicità del thè. Fa bene qui, fa bene qui. Al cuore. Al cervello. A tutti loro va l'augurio di una fine di millennio strepitosa. E mille di questi anni.
Ce lo meritiamo, no, noi esserini umani?
Abbiamo fatto tanto in questi anni. Soprattutto negli ultimi cento. Abbiamo imparato, tra
le altre cose, perfino ad essere un po' più civili e tolleranti anche con chi sembra
(SEMBRA) diverso e a non farci più la guerra per gli stupidi motivi di prendersi più
terre dell'altro, per diventare il più forte. Anche se, purtroppo lo dobbiamo dire, in
qualche posto di questa Terra, anzi della nostra Europa, di quella Europa che dovrebbe
aver imparato qualcosa dagli errori maledettamente schifosi del Quindici-Diciotto e ancor
di più dal Trenta fino al '46-'47, c'è ciò nonostante, dicevo, ancora qualcuno in preda
ad una forma maniacale di xenofobia e quel che è peggio è che quel qualcuno appoggia un
governo, uno dei governi dell'Unione Europea. Fatta di stati democratici, sì, di destra o
di sinistra chissenefrega, ma
soprattutto di
Stati civili, tolleranti. E che non può essere rappresentata da un omicciolo malato, che
vede, anzi vuole vedere dall'alto verso il basso un altro essere umano. Che ha due occhi,
due orecchie, due narici, due braccia, due gambe, esattamente come l'omicciolo malato. Ma
che purtroppo non ha avuto la stessa fortuna: di vestire in giacca e cravatta, di guidare
una Mercedes, di svegliarsi, la mattina, e dire: "Sono fortunato". No, non l'ha
avuta quella fortuna, il Diverso, lo Straniero. Ma ha diritto anche lui ad una vita,
tranquilla possibilmente, senza granate che ti piovono a tutte le ore sulla strada di casa
tua, dalla parte della veranda. Non esige una vita nello sfarzo. Vuole, ha bisogno solo di
un lavoro per mangiare e far mangiare la sua donna ed i suoi piccoli. Niente più. In
fondo sono come noi, no, Joerg? Su, distenda un po' quella faccia, sempre così tirata,
faccia un sorriso che non sia sarcastico, ma solidale, caritatevole. Su, non è difficile.
E ogni tanto fa bene. Basta ammorbidire un
po'
la fisionomia facciale, renderla un po' più agevole allo sguardo dello straniero che le
chiede aiuto. Non è difficile. Ecco. E ora allunghi il braccio, apra la mano, da bravo,
sì, la sua mano, così bianca, nevosa, liscia, scivolosa, che il massimo della sofferenza
l'ha sentita per scrivere un discorso sciovinista per qualche comizio. La allunghi, la sua
mano, verso quella mano lì, sì. Sì, quella mano, scura, nera, callosa, ruvida. Peggio
di toccare la vetroresina. Resa terribile, orribile a sentirla, dal freddo, dal sudicio,
dal lavoro, dallo zappare dalle 5 di mattina fino alle 7 della sera, mangiando un tozzo di
pane secco e polveroso e due sorsi d'acqua alle 2, in 5 minuti di pausa eppoi, via, di
nuovo al lavoro. Su la prenda quella mano, sig. Joerg. Non è difficile. La afferri e
cerchi di prendere martello e scalpello e scalfire pian piano quel cuoraccio di pietra
dura, marmo carrarese, roccia dolomitica. Si dimentichi cosa potrebbe pensare, lassù, il
suo padre spirituale Adolf (possiamo parlare di spirito?). Forse anche lui capirà. Forse
lassù qualcuno gli avrà detto che bisogna fare così. Bisogna tenderle, le mani, a chi
ne ha davvero bisogno. Su, ci provi. Manca solo lei, guardi. Su, sig. Joerg, non ci faccia
aspettare altri cento anni per sconfiggere questa malattia. Lei ne può guarire, lo sa?
Manca solo lei. Tutti gli altri sono già a braccetto con lo straniero che chiede aiuto.
Guardi l'Italia. E non la critichi. E' una delle migliori in queste cose. Ogni tanto
esagera, si sa, ma succede in tutte le cose. Sì, è vero, fa entrare in casa sua, anche
chi non ha invito, ma cerca di farlo star bene il
più possibile. E questo è l'importante. Anche se sa che probabilmente non
ci sarà posto e che quell'invitato senza biglietto dovrà essere rimandato da dove è
venuto. Guardi la Francia con chissà quanti marocchini, tunisini e senegalesi che sulla
carta d'identità hanno scritto Francese. E guardi la Germania con un milione di turchi
che sulla patente hanno scritto Tedesco. E guardi l'Inghilterra con chissà quanti indiani
che sul passaporto hanno scritto Inglese. Su, sig. Joerg, manca solo lei, non lo vede?
Cosa aspetta? Forza. Auguri Buona fortuna a chi ha davanti e le chiede aiuto. Le farà
bene, ne siamo sicuri. Si fidi di uno straniero, una volta ogni tanto. Come vorremmo che
il sig. Joerg ci sentisse. E con un atto semplice (per noi) e difficile (per lui)
rivoluzionasse la società. Sarebbe una rivoluzione. Davvero. Ci vorrebbe una rivoluzione
come quella dei computer. In 15 anni è successo il cataclisma. A tal punto che possiamo
parlare senza aprire bocca. E farci vedere pur nascondendo corpo e faccia e mostrando solo
l'anima. E vedere una realtà che realtà non è. Provate a pensare di poter dire queste
tre frasi a Dante Alighieri, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Eugenio Montale, Umberto Saba,
Pier Paolo Pasolini.. Girolamo Savonarola, William Wallace, Giuseppe Mazzini, Giuseppe
Garibaldi (e i Mille, ci mancherebbe
), Martin Luther King, Ernesto Che Guevara. A
caso. Chissà quanti altri ne potremmo citare. Chissà come ci rimarrebbero Mille di
questi anni anche a loro. Il merito è anche loro. Non solo loro, ci mancherebbe, ma
prendiamoli a rappresentanti sindacali di coloro che hanno mosso il mondo nella loro vita.
Facendo ciò che piaceva loro: esprimere quello che avevano dentro. Potremmo continuare
all'infinito a citare milioni di persone che hanno lottato per le proprie idee, per
esprimerle le idee e per realizzare un desiderio, un sogno forse. Ma hanno lottato per
qualcosa di bello. Ne siamo sicuri.

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