L'inviato speciale
Livorno, 20 gennaio 2003

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:

Eva Braun

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Non riesco a chiudere occhio da ieri mattina. Qui dentro, mattina e pomeriggio e sera e notte diventano tutte la stessa cosa. L’oscurità, qui, sopravvive anche alle lampadine senza lampadario, che sembra una casa da ristrutturare e invece è una casa finita così, con le lampadine senza lampadario. L’unica luce che c’è qui dentro arriva da queste lampadine penzolanti senza lampadario, ma la luce è qualcosa di positivo perché illumina, chiarifica, mette in chiaro, fa vedere, appunto. Questa luce qui, invece, non è positiva. Questa luce non fa luce. Questa luce crea ombre. Crea ombre e basta. Ombre che vanno verso il basso. Questa luce non fa caldo. Questa luce crea freddo. Un freddo dell’altro mondo. Anche se è appena iniziata la primavera.

Non riesco a chiudere occhio da ieri mattina. Per la gioia. E per paura di perderla. E per paura della paura di perderla e non vederla più. Sto sveglia anche per questo, forse. Per accarezzarla un ultima volta prima che io me ne vada per sempre, perché finalmente sono accanto a lui davvero. Sono sua moglie, stanotte, e il solo pensarlo fa diventare questo posto una reggia, un castello, come quello lassù, in montagna, dove lui mi porta sempre per stare insieme. Si sta davvero bene, lassù. Aria fine, sole deciso ma delicato, proprio per una come me che non ha la pelle adatta ad un’abbronzatura violenta. Sono sua moglie, stanotte, e ora, finalmente, il mio destino è il suo. C’è un modo, io ne sono sicura, per far tornare le cose al loro posto. Non è possibile che abbia sbagliato qualcosa, che abbia sbagliato così tanto da far ridurre la città in questo modo abominevole. Non c’è più un palazzo integro. La città è morta e non solo perché lo sono tanti dei suoi poveri abitanti. La città è morta perché è stata martoriata in tutte le sue parti dai nemici che volano sopra le nostre teste, consapevoli di colpire qualcuno o qualcosa, ma ignoranti su chi e che cosa colpiscano. Ha detto lui che c’è ancora possibilità di vincerla, questa guerra, ma per la prima volta da quando lo conosco, da quando avevo diciassette anni, l’ho visto insicuro, la sua mano tremava più del solito, il suo viso era più giallo di queste pareti ammuffite di piscio, i suoi occhi mutavano di grandezza ad ogni attimo che scorreva.

Ieri è stato un gran giorno. Il luogo non è stato quello che ho sempre sognato, ma cosa può importare a me, che l’ho amato alla follia, del luogo in cui mi ha sposata, se finalmente mi ha sposata? I testimoni se li è scelti lui, a destra c’era Martin, a sinistra c’era Joseph, i due suoi amici più fedeli, ora che Heinrich lo ha tradito miseramente. Ci ha sposato un funzionario. Era tutto sudato. Non ho capito bene se lo era per l’importanza del gesto che stava compiendo o per la fretta con cui è stato chiamato. E’ stato un rito abbreviato. Abbiamo pronunciato solennemente quello che ci veniva chiesto. Che siamo ariani. E che non siamo portatori di malattie ereditarie. Ed è andato tutto liscio. Dopo il doppio sì mi sono scappate una dozzina di lacrime, silenziose, pesanti. D’altronde avevano dentro di loro tutto quello che ho sofferto in questi sedici anni, in cui ho amato e sono stata, sì, amata dal mio uomo, ma solo privatamente, quasi di nascosto, furtivamente. Chi conosceva lui sapeva di lui e me. E chi conosceva me sapeva di me e lui. Ma il resto del mondo, quello là fuori, non ne sapeva nulla. E invece ora, con il nostro doppio sì, lo saprà tutto il mondo che io e lui ci siamo amati, ci amiamo e ci ameremo. Perché ci sono momenti in cui ti viene da dirlo a chiunque incontri per strada e alle radio e ai giornali che tu ami quella persona e che lei ama te.

Per lui credo di essere stata solo un gioco, all’inizio. Lui è sempre stato un po’ infelice con le donne. Non è il massimo della bellezza. Nonostante abbia sempre detto e convinto le persone che uno come si deve è biondo, alto e con gli occhi azzurri, lui ha i capelli pece, gli occhi idem e arriva a stento al metro e settanta. Eppure io lo vedo bello. Soprattutto quando è naturale e fa le cose spontaneamente, senza recitare e sforzarsi di piacere, come fa a volte. Io sorrido, quando mi piace come muove anche un solo muscolo in un modo che mi piace. E lui mi chiede Che c’è da ridere? Io rispondo Niente e mi volto.

Invece, finché non ho incontrato lui, i miei amori sono stati tanti, ma uno in particolare m’aveva mandato all’altro mondo dalla felicità. Le altre, poco più che amicizie. Poi ecco lui, quando io avevo diciassette anni e lui era molto più grande di me, perché di anni ne aveva quaranta. Che fatica per non far pensar male i miei. Ero poco più di una ragazzina e lui poteva essere mio padre. Ero poco più di una ragazzina, ma avevo già imparato cosa voleva dire essere una vera donna di quelle come dice lui. Abbiamo passato notti indimenticabili. Altre indimenticabili per la loro bruttezza. Riesce a diventare odioso con una velocità indicibile, quando vuole. A volte pretende da me cose che non posso dargli o comunque cose che non avrei mai pensato un essere umano potesse mai desiderare. Gli animali, le bestie, sarebbe stato possibile. Ma un uomo, un uomo anche affettuoso come solo lui sa essere, non avrei mai pensato.

Gli sono stata vicina, nei suoi momenti più neri. A volte si è addirittura buttato a terra, a faccia sotto, e batteva i pugni e i piedi, come fanno i bambini quando vogliono qualcosa che non possono avere. A volte si metteva tutto rannicchiato in un angolo e gridava indicando il nulla, perché gli venivano degli incubi spaventosi. Mi ha aiutato in tanti momenti molto difficili della mia vita, nonostante il suo lavoro, evidentemente, non gli lasciasse molti istanti liberi. Ci sono stati periodi della mia vita, in cui sono stata molto triste. E lui veniva a consolarmi, mettendomi una mano sulla testa, accarezzandomi, e parlava con voce ferma, ma calma, tutto l’opposto di quando parlava in pubblico. Quando sono lui, mi sento fortissima, imbattibile, mi si raddoppiano le forze niente e nessuno al mondo potrebbe farmi del male, se accanto ho lui. Un suo abbraccio è uno scudo di immortalità. Un suo bacio, una fonte di eterna giovinezza.

Mi rassicura sempre, dicendomi che tutto andrà bene, dandomi la fiducia, la speranza. E’ sempre stato un inguaribile ottimista e chi, dei suoi, cerca di fargli vedere uno spicchio di verità, lui risponde che è un disfattista, un traditore. Quando ci si mette, l’ho già detto, è terribile, è detestabile anche dall’uomo più onesto dell’impero. E’ lunatico come un camaleonte.

Ora io sono sua moglie e la gioia ce l’ho tutta dentro e mi fa essere la donna più forte del mondo. E chi se ne frega se là fuori c’è l’inferno, c’è la fine. La sua fine, se verrà, sarà anche la mia, perché il suo destino è il mio. Sono sua moglie.

Sono salita su da Monaco e tutta la Germania è occupata dai nemici. Mussolini e la sua donna sono stati uccisi e appesi per i piedi. Una fine orribile. Quando lui ha saputo la notizia, per la prima volta dopo sedici anni, l’ho visto impaurito. E per lui la paura vuol dire molto. Uno come lui che non ha avuto mai timore o sfiducia in se stesso, mentre stava facendo ciò che voleva fare, per la prima volta aveva paura. E, di più, aveva paura di questa paura, questo sentimento quasi sconosciuto, finora, fatta eccezione per le sue notti insonni, piene di sogni brutti e urla nell’oscurità.

I cani, di là, dietro alle toilette, abbaiano di nuovo. Hanno sentito un rumore insignificante. Ma ogni rumore può voler dire tutto, in ogni momento può voler dire perdere tutto. Mi hanno detto che in questi giorni spesso lui se ne va nel corridoio, si siede con in grembo uno dei suoi due cuccioli. E li coccola, li dondola, in silenzio. Anche stasera non ha proferito parola, nonostante sia stato il giorno più bello di questi ultimi che abbiamo passato. Mi aveva detto di rimanermene dov’ero, di fuggire, fosse stato possibile. Ma il mio mondo è stato sempre con lui, come posso vivere in un mondo dove non ci sarei che io e tutti quelli che gli vogliono male? Come posso vivere in un mondo dove lui sarebbe uno sconfitto? Se lui vincerà, vincerò anch’io. Se lui perderà, perderò anch’io.

Chissà che ore sono. So solo che non riesco a chiudere occhio da ieri mattina. E l’odore dell’urina mi entra nel cervello. E il freddo nelle ossa. E la paura nel cuore. Domani potrebbe essere già la fine. Ma io finalmente sarò accanto a lui, nel bene o nel male, finché morte non ci separi. Sarà la fine. E l’inizio del nostro amore eterno.


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