L'inviato speciale
Livorno, 26 dicembre 2002

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:

A Natale
siamo tutti più buoni

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Mi metto a scrivere che sono le 11,49 del giorno di Natale. Quindi cose che avrei dovuto dire prima, le dirò in ritardo, visto che saranno pubblicate, comprensibilmente, dopo che il giorno della nascita di Gesù di Nazareth è passato.

Intanto la prima cosa che ho da dire è che il correttore automatico di Word mi corregge Gesù. La consolazione della vicenda è che almeno Word è un’istituzione laica. In Italia ce n’era bisogno.

Il Natale in Italia si vive in modi diversissimi da famiglia a famiglia e figuriamoci da regione a regione. Qui dalle mie parti il Natale è più uno strumento per riunire famiglie e parenti lontani che un giorno di festa religiosa. Non a caso pochi vanno a Messa la notte tra il 24 e il 25 e anche chi di Dio ha sentito parlare solo alla televisione da Benigni festeggia il 25 dicembre.

Ma ci sono dei fili conduttori che uniscono i vari modi di passare il Natale. Sono cose che si fanno ovunque da nord a sud, da est a ovest, dalla pianura alle Dolomiti.

Una è l’albero.

L’albero di Natale

E’ facile dirlo al singolare: l’albero. Perché si riempiono piazze con venditori di alberi, ne vendono di piccoli, di grandi, di storti, di ramoscelli a mo’ di albero, di tozzi, di rinseccoliti. Ma un albero può cambiare non solo dalla grandezza, ma anche dal modo in cui viene forgiato, addobbato, posizionato. Noi, per dare un senso al tutto, li mettiamo in ordine di grandezza, decrescente, per l’esattezza.

Stile Scandinavia

L’acquisto di questo tipo d’albero è di solito collegato al pressing asfissiante all’olandese che fa il figliolo al povero padre. I problemi sono:

L’acquisto. Dopo aver tentato per mezz’ora di dire cortesemente al bambino che in casa quel baobab non c’entra, il babbo resta stremato a terra e non perché tra le braccia ha un tronco di circa centotrent’anni e voi sapete che più vecchio è un albero e più largo è il suo tronco, ma perché continuando a dire "No, guarda…" al bimbo è svenuto per asfissia.

Il trasporto. Spesso quel padre e quel figliolo abitano al settimo piano senza ascensore (e anche se c’è l’ascensore, non c’entra davvero un coso di cinque metri lì dentro) e ci vuole una ditta di traslochi per portare su l’alberello.

Pende pende e mai non va giù. Dopo la Via Crucis durata tutte le rampe di scale, il dramma è farlo restare in piedi in sala, l’albero. Perché quell’abete prima aveva delle radici che di diametro di profondità superavano gli stantuffi petroliferi in Arabia. Ora quegli stantuffi non ci sono più e allora il babbo si deve ingegnare. Le soluzioni che vengono provate sono:

    1. tiranti prestati dal piazzale dei trasporti eccezionali del porto di Ancona. Fissati ai quattro angoli della stanza con picchetti da campeggio, l’albero oscillerà pericolosamente se ci sarà corrente d’aria, ma non dovrebbe creare particolari guai.

    2. base di cemento di tre metri quadri che viene fissata direttamente al pavimento. Quindi il babbo si deve preoccupare di pagare prima due muratori professionisti e poi un martello pneumatico per togliere quel marciapiede dall’angolo destro di salotto. Se il suddetto marciapiede non viene eliminato in fretta, i mignoli del piede spezzati si moltiplicheranno.

    3. Il sistema di pesi e contrappesi dall’architetto giapponese che ha raddrizzato la Torre di Pisa. Anche qui qualche oscillazione è dovuta all’altezza della punta dell’albero, ma tutto si risolve con un dondolo di qualche secondo.

    4. Smincio e Marcio, due buttafuori della discoteca "Kalashnikov" di Faenza che stiano giorno e notte appoggiati ai lati del tronco. Ovviamente saranno addobbati anche loro a dovere. Certo, cercheranno di resistere ai cappelli da Babbo Natale che inizieranno a infilargli e ai capelli d’angelo che li faranno starnutire. Ma alla fine saranno annichiliti dal peso gigantesco sulla loro spalla.

L’ornamento dell’albero.

  1. le luci. Sono le stesse usate per il capodanno 2000 sulla Torre Eiffel. E’ ovvio che anche il consumo di energia elettrica sarà molto simile ed è altrettanto ovvio che la tredicesima del babbo sarà volatilizzata proprio per questo. I problemi delle cosiddette lucine sono:

    1. La serie di prolunghe che infestano non solo la sala, ma anche la cucina, le camere e anche la veranda. C’è chi giura di aver trovato una spina mentre stava tirando lo sciacquone. Era quella della ciabatta dell’albero di Natale della famiglia del piano di sopra. Sono state centinaia le vittime per strozzamento tra l’8 dicembre e il 6 gennaio negli ultimi anni. E’ in questo periodo, per esempio, che si palesa il fenomeno detto "della nonna volante". Questo strano evento avviene solo in queste mese e come e per quali motivi avviene è presto detto. Succede che la nonna, in ciabatte per lo più, arriva in sala serena per cercare il cassetto delle posate. Ad un certo punto si mette a camminare sulle mani per un paio di metri, poi si rimette in piedi, tre capriole, una verticale, plièe e triplo carpiato con avvitamento. Applauso generale e inchino forzato della nonna sul divano. Con gli occhi chiusi, per motivi che sfuggono.

    2. La luce che emettono lasciando svegli interi quartieri fino a notte inoltrata. Si possono sentire spesso cani ululare come se ci fosse un’eclissi totale. C’è chi esce tutto bel bello e se ne va verso l’edicola, credendo già di essere a mattinata inoltrata. C’è chi inizia a tirare su le serrande e comincia a sbattere i tappeti. C’è chi esce in pantaloncini e va a fare la sua ora di jogging. C’è chi crede che la Messa del 24 sia valsa un viaggio in Paradiso e crede che quella luce che vede sia la luce della salvezza dai peccati. Quindi prima di togliervi il pigiama, occhio alla fonte della luce che vedete.

  2. Le palle sono offerte dalla Nike. Devono essere "del sei". Se c’è qualcuno che bazzica i campi di pallone capirà che sono i palloni tra i più grandi che si possono trovare per giocare. Più grande è una palla di Natale più cose vi sono scritte e disegnate sopra. Se ne sono viste alcune con l’intero studio di Porta a Porta e addirittura con le facce di Giuliano Ferrara, Platinette, Cesare Lanza e Michel Platini tutti insieme sulla stessa palla. Controindicazioni:

    1. Se cade una palla di quelle su un piede, l’operazione a tibia e perone non ve la toglierà nessuno, visto che la sfera non si limiterà a pressare il piede, ma rimbalzerà colpendo ginocchio e stinco. Quindi meno palle vengono affisse sulla parte alta dell’albero e meglio è. Se cadono da un’altezza decente (mezzo metro, diciamo) fanno male fino ad un certo punto.

    2. Più aumenta il numero delle palle più aumenta il volume dell’albero. Più aumenta il volume dell’albero più diminuisce la vostra libertà d’azione in sala. E’ possibile per esempio che dobbiate salutare il televisore più grande che sta in sala per un mesetto circa. A volte si chiude la porta l’8 dicembre e la si riapre il 6 gennaio per tentare di smontare l’albero. I metodi sono molteplici: dalla falciatrice alla motosega, da Indiana Jones a un maschio e una femmina di pari età (intendete bene: infanti).

  3. Capelli d’angelo lunghi quanto il Ponte sullo Stretto, con la differenza che i capelli d’angelo a Ferragosto saranno molto più utili del ponte Calabria-Sicilia. La raccomandazione che è d’obbligo è di accendere il meno possibile la luce della stanza. Se i capelli d’angelo si organizzano e decidono democraticamente di riflettere quel che ricevono, la vostra cecità è cosa certa. Dei capelli d’angelo non ho mai capito che musica suonassero. Gli angeli, intendo. Davvero: con quei capelli non era possibile andare in giro senza essere qualcuno dello spettacolo. E le domande possono essere tante a riguardo.

    1. Come si pettinavano? Con dei rastrelli?
    2. E come li raccoglievano? Con dei giavellotti?
    3. E per fare i capelli ricci cosa usavano? La centrifuga?
    4. E se non li raccoglievano, dovevano per forza pulire ogni pavimento che percorrevano?

    5. E se i loro capelli non spazzavano per terra, quanto diavolo erano alti, ‘sti angeli?
    6. Ok, volavano. Ma quando si scansavano la zazzera, partiva la sigla del Costanzo Show?

1 – continua


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