L'inviato speciale
Livorno, 14 settembre 2002

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:

Qualcuno che scrive per noi

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

C’è qualcuno che sembra nato apposta per materializzare quello che noi pensiamo almeno una volta. C’è chi lo fa con la musica, chi con i colori, chi con la materia.
Chi con le parole. Quelle persone le chiamano artisti.

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"Voi a casa potete vedere le cose sicuramente meglio di me. E…Jamie, Jamie, devo interromperti. C’è appena stata un’enorme esplosione, c’è molto fumo che si sta alzando. Non riesco più a vedere la seconda torre" (dopo il crollo): "Mio Dio. Non ci sono parole".

Aaron Brown – Cnn

"Tutt’e due le torri sono state colpite. Le due torri del World Trade Center, queste torri di centodieci piani ciascuna sono state colpite. In città si è scatenato il caos. E ora ci è arrivata la conferma che anche il Pentagono è stato colpito, il Pentagono è in fiamme".

Peter Jennings – Abc

"Tutte le emozioni che per una terribile mezz’ora ho tenuto dentro di me stanno venendo fuori incontrollabili. Sto conducendo questo programma sull’inferno di Manhattan ormai da sedici ore. Come mai non crollo? Non lo so. E’ istinto, adrenalina allo stato puro".

Tom Brokaw – Nbc

 

" ‘C’è ancora molto da sapere su quello che sta accadendo. Stiamo avendo le prime notizie, ma dobbiamo essere cauti ed attendere le conferme’: così mi rivolsi al pubblico. In quei momenti mi sono sentito solo come un pilota sul suo aereo. Le uniche cose che contavano erano la storia e la telecamera".

Dan Rather - Cbs

Il mio scrittore preferito, quello a cui vorrei copiare tutto quello che scrive (tutto), buttò giù un articolo il 12 settembre 2001 su Repubblica. Penso che più di ogni libro che ha scritto, più di ogni articolo che ha messo giù, più di ogni opera teatrale che ha sceneggiato, quelle righe siano state le più belle in assoluto che abbia mai scritto. Io ve le ripropongo, dopo che non l’ho fatto lo scorso anno, per motivi che mi sfuggono. dippì


Alessandro Baricco

E tutti ci ricorderemo dove eravamo in quel momento. Seduti in macchina a cercar parcheggio, con la testa tra i surgelati a cercar la paella, davanti al computer a cercare la frase giusta. Poi uno squillo di telefonino, e l'amico, il parente, il collega che ti staccano una storia inverosimile di aerei e grattacieli, ma va' via, dai, lasciami perdere che oggi è già una giornata difficile, ma lui non ride e dice: ti giuro che è vero. Ricorderemo l'istante passato a cercare in quella voce una qualunque sfumatura di ironia, senza trovarla. Ti giuro che è vero. E non dimenticheremo la prima persona a cui abbiamo telefonato, subito dopo, e nemmeno quel pensiero - immediato, sciocco ma incredibilmente reale - "Dov'è mio figlio?", i miei figli, la mamma, la fidanzata, domanda inutile, perfino comica, lo capisci subito dopo, ma intanto è scattata - la Storia siamo noi, è solo un verso di una canzone di De Gregori, ma adesso ho capito cosa voleva dire - risvegliarsi con la Storia addosso. Che vertigine.


Neanche sappiamo esattamente cosa è successo. Ma certo la sensazione è precisa: molte cose non saranno mai più come prima. E molte cose non saranno più, tout court.Invidio l'intelligenza e la lucidità di chi è capace, qui e adesso, di capire quali e di dircelo. Aspetto fiducioso. E intanto non riesco a non ripensare alla frasetta che tutti pronunciano, ossessivamente, senza paura di essere banali: è come un film. E' ovvia, eppure tutti la ripetono, e ci deve essere qualcosa lì dentro che vogliamo dire ma non riusciamo a capire, qualcosa che abbiamo in mente, e che è importante, ma che tuttavia non riusciamo a tirar fuori. Me la rigiro nella testa, la frasetta, e arrivo a capire che c'è qualcosa, in quello che vedo alla televisione, che non quadra, e non sono i morti, la ferocia, la paura, è ancora qualcosa d'altro, qualcosa di più sottile, e mentre vedo per l'ennesima volta quell'aereo che vira e centra il totem sberluccicante nella luce del mattino, capisco quello che mi sembra, davvero, incredibile, e anche se mi sembra atroce dirlo, provo a dirlo: è tutto troppo bello. C'è un'ipertrofia irragionevole di esattezza simbolica, di purezza del gesto, di spettacolarità, di immaginazione. Nei diciotto minuti che separano i due aerei, nello sgranarsi degli altri veri e falsi attentati, nella invisibilità del nemico, nell'immagine di un Presidente che se ne parte da una scuoletta della Florida per andare a rifugiarsi nel cielo, in tutto questo c'è troppa maestria drammaturgica, c'è troppo Hollywood, c'è troppa fiction. La Storia non era mai stata così. Il mondo non ha tempo di essere così. La realtà non va a capo, non concorda i verbi, non scrive belle frasi. Noi lo facciamo, quando raccontiamo il mondo. Ma il mondo, di suo, è sgrammaticato, sporco, e la punteggiatura la mette che è uno schifo. E allora perché la storia che vedo accadere in quel televisore è così perfetta? Perché è già perfetta prima che la raccontino, nello stesso istante in cui accade, senza l'aiuto di nessuno?

Allora mi sembra di capire qualcosa di quella frasetta ripetuta ossessivamente, è come un film. La ripetiamo perché lì dentro stiamo cercando di pronunciare una paura ben precisa, una paura inedita, mai avuta prima: non è il semplice stupore di vedere la finzione diventare realtà: è il terrore di vedere la realtà più seria che ci sia accadere nei modi della finzione. Ti immagini l'uomo che ha pensato tutto quello e puoi forse sopportare la ferocia di quello che ha pensato, ma non puoi sopportare l'esattezza estetica con cui l'ha pensato: come l'ha fatto è spaventoso almeno quanto quello che ha fatto. Ne siamo terrorizzati perché è come se qualcuno, improvvisamente e in modo così spettacolare, ci avesse portato via la realtà: è come se ci informasse che non ci sono più due cose, la realtà e la finzione, ma una, la realtà, che ormai può accadere soltanto nei modi dell'altra, la finzione: e non solo per scherzo, nelle trasmissioni televisive in cui veri uomini diventano falsi per far finta di essere veri, ma anche nelle curve più reali, atroci, clamorose e solenni dell'accadere. Sembrava un gioco: adesso non lo è più.

Non so. Chi sa chi mi spiegherà cos'è successo l'11 settembre 2001, e cosa è cambiato per sempre, ieri. Io sto giusto pensando che, tra le altre cose, è anche successo che è andato in corto circuito il raffinato meccanismo con cui la nostra civiltà da tempo scherzava col fuoco e drogava la realtà spingendola verso le performances che sarebbero solo a portata della finzione. Credevamo di poter mantenere un sufficiente dominio su quel giochetto. Ma qualcuno, da qualche parte, ha perso il controllo. A nome di tutti. Adesso è facile chiamarlo pazzo, ma è evidente che è pazzo di una pazzia assai diffusa in famiglia. L'abbiamo coltivata allegramente: adesso eccoci qui, con il televisore davanti che ci srotola quella storia smerigliata e perfetta, eccoci qui, col vago sospetto di essere lo show del sabato sera di qualcuno. Qui a guardarci intorno impauriti, giusto per verificare che tutto questo è vita, magari morte, ma non un film.

Alessandro Baricco è nato a Torino nel 1958. Ha pubblicato due saggi di argomento musicale ("Il genio in fuga. Sul teatro musicale di Rossigni" e "L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin"), quattro romanzi ("Castelli di rabbia", "Oceano Mare", "Seta" e "City", tutti da leggere), due testi teatrali ("Novecento", da cui è stato tratto il film "La leggenda sul pianista sull’oceano" e "Davila Roa"). Ha raccolto i suoi articoli per La Stampa e Repubblica in Barnum, Barnum 2 e Next. AB è cinematografico. Se volete divertirvi leggendo è ora che iniziate a leggere AB.


www.elbasun.com - il sito del SOLE
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