L'inviato speciale
Livorno, 23 agosto 2002

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:

Tutto sbagliato

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Non mi è mai piaciuto seguire la cronaca nera. Molto spesso gli articoli di nera sono l’unica cosa che salto in un giornale, dopo l’economia. Mi sembrano tutti uguali, persone normali non più normali perché uno è diventato (per rabbia o per amore, per soldi o per follia) un assassino e l’altro è morto. Sono storie normali che finiscono in un modo anormale ed è questo che mi dà fastidio. Forse perché la vita di ognuno di noi è una cosa normale. Che può diventare anormale per un nonnulla e per questo, forse, mi dà fastidio leggere di nera. Ma Quercianella è qui, a cinque chilometri da me, e stare silente su quell’episodio, che tutti voi conoscerete sicuramente, mi sembrava insensato.

Iniziamo dal luogo.

Quercianella è una baia piccolina in fondo ai piedi della macchia mediterranea delle colline a sud di Livorno. E’ sotto Montenero, sotto a ettari e ettari di bosco, che piano piano, mentre si scende verso il mare, diventa pineta. Prima di Quercianella, venendo da Livorno e andando verso sud, verso Grosseto, c’è la costa frastagliata di scogli (solo scogli) del Castel Boccale, di Calafuria, del Sassoscritto.

Poi arriva Calignaia, che è l’unica spiaggia di questa zona, ma la sabbia ve la sognate. E’ tutta di ghiaia e l’acqua limpida ne è la prova lampante. Calignaia è coperta una cinquantina di metri più su da un ponte gigantesco, famoso e famigerato perché decine di vite sono finite qui, stanche di fare il loro lavoro, cioè vivere. Dopo Calignaia la strada sale e devi mettere la terza e alla fine di questo strappetto c’è la Cala del Leone. Spiaggia di ghiaia, centoquarantuno gradini che ti ci accompagnano. Non è il massimo del comfort, anche se l’acqua di qui, a Rimini, la immaginano e basta. Sopra la Cala del Leone il Castel Sonnino, ex-residenza del ministro degli Esteri degli anni ’20, Giorgio Sidney Sonnino. Dopo il Sonnino si riscende.

E sulla destra ricomincia subito la macchia nera. Una rete a dividere la strada dalla macchia. E ogni tanto un buco nella rete, per andare al mare. Qui di sera dicono scenderci frotte di giovani armati di canne e non stiamo certo parlando di pescare spigole e paraghi. Si scende qualche centinaio di metri e, dopo una curva da GP di Montecarlo, arrivano le prime case di Quercianella.

Per andare dentro Quercianella devi girare subito a destra e inizia uno strapiombo in discesa che ti porta al mare. Tutte le strade sono a senso unico e i posteggi sono solo su un ciglio della strada. A sinistra le case (quasi sempre di villeggiatura), a destra le auto. Poi, dopo trecento metri, si invertono i ruoli.

Ad un certo punto c’è da girare a sinistra e si finisce a dieci metri dal mare, dove una spalletta separa l’asfalto dalla minuscola spiaggia. Lo stupore d’aver trovato il mare dura pochi istanti, anche se sei solo in seconda, perché devi voltare per forza di cose a sinistra, se non vuoi infilarti al tavolo 13 di un ristorante che non è certo un McDrive.

Girando a sinistra si erge un muro tipo Alpes d’Huez, che devi fare tutto d’un fiato, se non vuoi rimanere a metà dell’opera. Curva a destra alla fine della salita, poi ancora a destra e poi a sinistra.

E il paesaggio è sempre lo stesso. Muri di recinzione e case lussuose, cancelli, reti. E dietro a queste recinzioni pini altissimi, pini e pini. Poi un rondò, un bar, una parrucchiera e poi case, case e case, e pini e pini e pini altissimi e siamo usciti dalla Quercianella vera, quella autentica. Perché Quercianella si è allargata e ci sono altri punti molto più vivi e cittadini, meno selvaggi e riservati, ma lì somiglia più ad una città e per questo diventa più brutta. Quercianella è questa.

Gente che ci vive davvero, qui, c’è n’è poca. Molti ci passano le vacanze e poi ritornano al grigiore della loro provincia.

Riuscire a nascondersi a Quercianella è difficile quanto trovare dei coriandoli durante il Carnaval a Rio. E’ tutto appiccicato, è tutto assemblato. Sembra che qui qualcuno si sia divertito a giocare a Tetris con questo paesino, appeso alle ginocchia dei piccoli monti livornesi.

Annalisa e Stefano sono amici. E questo ai fini dell’omicidio importa poco. Quello che importa è che si trovano alle undici e mezzo circa di una qualunque afosa mattinata d’agosto nella Mercedes blu scura di lui. Parlano, forse. Ma questo ai fini dell’omicidio importa poco. Quello che importa è che lei muore, trafitta da due colpi di pistola, una Makarov Pm, di calibro nove per diciotto con silenziatore. Un’arma che si trova molto spesso nell’Est europeo, ma che si trova con qualche facilità anche qui da noi. Tant’è vero che le Brigate Rosse (o chi per loro) hanno ucciso Massimo D’Antona e Marco Biagi con quella stessa pistola. Il primo proiettile si infila sotto l’ascella di Annalisa. Esce dall’altra parte. Il secondo proiettile entra nel torace e non ne esce più fino a due giorni dopo il suo ingresso, quando i legali dell’Università di Pisa (Luigi Papi e Chiara Toni) non gli restituiscono la libertà.

Stefano racconta quello che segue.

Sono sul sedile posteriore della macchina, lui e Annalisa. Sbuca dal nulla (perché tutto quel casino di pini e rovi è molto simile al nulla) un biondino con la coda, magro. Dall’accento che pare straniero, probabilmente slavo. Vuole rapinarli. Alleggerisce l’intero portafogli di Stefano. Ma vuole anche quelli di Annalisa. Non si sa bene il motivo, ma il biondino si innervosisce. E spara. Due volte. Sappiamo dove. Una delle due pallottole liscia Stefano. Che non ha niente da perdere e scende dalla macchina. Si azzuffa con il rapinatore. L’importante è che il biondo non usi la pistola. E la pistola non sparerà più. Forse si blocca, forse il biondo non riesce a premere il grilletto. Ma è certo e fuor di dubbio che la pistola abbia sparato due volte solamente, non di più. Disarmato, il rapinatore scappa. E qui Stefano prende in mano la pistola (particolare importante) per paura, si pensa, di un ripensamento del biondino.

Quindi lo Stub, che è una specie di esame delle impronte digitali, è esattamente inutile, perché in mano Stefano l’ha presa, la pistola, l’ha detto lui stesso.

Ora veniamo all’auto che pare appartenere al biondino. E’ una Rover un po’ vecchiotta. Verde. E’ stata vista da un parcheggiatore di Fortullino (altra spiaggetta di ghiaia che si trova tra Quercianella e Castiglioncello). Quel parcheggiatore si è preso dei giorni di ferie. Parlare, a volte, è rischioso.

Come in ogni caso di psicosi generale (come quella dell’antrace, come quella del terrorismo islamico, come quella che fu della mucca pazza e potrei continuare per anni), ogni persona bionda diventa sospettabile. Ogni persona magra diventa sospettabile. Ogni persona con una Rover diventa sospettabile. Il Biondino è stato visto contemporaneamente a Cecina, a Rosignano e a Casale Marittimo. Un turista biondo e magro, a Livorno, è stato segnalato tre volte e mi immagino le risate alla terza volta che le forze dell’ordine l’hanno accompagnato “in Questura per dei controlli”.

Rimane solo il pensiero in testa che Quercianella era il luogo più impensabile, nel quale una ragazza poteva essere uccisa con una pistola. Quercianella la vedo come un piccolo paradiso terrestre, dove c’è sempre il sole e gli uccellini cantano anche quando hanno il mal di gola.

A Quercianella c’è sempre silenzio tranne quando passano dalla non lontana ferrovia i treni che vanno a sud passando dal mare, gli Eurostar per Roma, i regionali per Grosseto.

A Quercianella hanno perfino tolto un passaggio a livello per evitare le file delle macchine che devono entrare nel paesino.

A Quercianella hanno litigato fino all’altro ieri per un sottopassaggio pedonale per passare la ferrovia in maniera più fluida e veloce.

A Quercianella c’è un posto dove si mangia da Dio e si trova dall’altra parte dell’Aurelia.

A Quercianella si cammina e non si prende né macchina né motorino.

A Quercianella si mangia il gelato la sera, sul lungomare.

A Quercianella, se si sta zitti un attimo, si sente il rumore delle onde che s’appoggiano sugli scogli.

A Quercianella, se ti volti verso il mare, puoi vedere la luna che abbraccia, accarezza e bacia sul collo il mare cobalto della notte.

Una morta ammazzata qui sembra solo frutto della fantasia di uno scrittore di best-seller.


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