L'inviato speciale
Livorno, 18 marzo 2002

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:

Un pugno e una carezza

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Il posto non l'hanno mica scelto a caso. Piazza dei Miracoli, Pisa: già il nome dovrebbe essere una garanzia. Ma della Torre non frega nulla a nessuno, sappiatelo subito. Lei, la Torre obliqua, rimane considerata solo da giapponesi, tedeschi, americani e qualche milanese, in questo giorno particolare dell'anno. Questo giorno è un po' come il Natale, un po' come Pasqua, un po' come Ferragosto per i bimbi di quinta superiore. E' tradizione. Anzi, sarebbe bene dire che più che altro è superstizione. Questo è il giorno simbolico in cui l'adolescente, ma soprattutto lo studente, ma soprattutto il diplomando fa il rito propiziatorio affinché il suo esame vada per il verso giusto. Mancano cento giorni all'esame e pare un po' come il Natale, appunto. E' un rito. Se poi non serve a niente, chi se ne frega, si fa lo stesso, non si perde nulla tranne che una mattinata di scuola ("sai che perdita"). Ecco perché il posto non sembra scelto a caso. Piazza dei Miracoli. Anche se poi ci sono anche i secchioni, a cui la superstizione e lo scongiuro servono a poco, visti i profitti. Ma fa lo stesso.

Su queste boiate le mie riserve, bastardo come sono, ce le ho sempre. Ma in fin dei conti l'ho fatto anch'io. Anche se, ora come allora, penso che non serva e non sia servito a nulla, ovviamente. Preferisco sognare per le cose serie. O almeno per quelle che credo lo siano. E' troppo bello sognare. Farlo diventare una sagra è da pazzi. Ma questa riunione di studenti fa il suo effetto. Che non è quello di scacciare i fantasmi della maturità.

Da Pisa, da Livorno, da Lucca, da Viareggio, da Pontedera, da tutta la fascia del nord-ovest della Toscana vengono a rapporto all'ombra del Battistero truppe di soldati vocianti e sculettanti che di solito vengono chiamate classi di maschietti e femminucce. Bisogna dire che ovviamente l'obiettivo principale di questa kermesse, che nemmeno Sanremo, credo, potrebbe combattere, è quello di saltare una mattinata di scuola. Che non è poco, se ci si pensa. Saltare cinque-sei ore di lezione vuole dire rimandare l'interrogazione di storia ("perché manco solo io a finire il giro") che per uno studente che va così e così è pari a qualsiasi tortura cinese. Vuol dire rimandare il compito di matematica, "che non ci capisco una mazza, speriamo lo annulli". Vuol dire evitare due ore di noia per la spiegazione di quella di arte che oggi ci voleva spiegare i Macchiaioli, "come se non ce l'avessimo già abbastanza addosso 'sta noia di tutti i giorni, in questa città piena di nulla e delle stesse facce e delle stesse cose da fare". Vuol dire passare una mattinata sdraiati sotto il sole, anziché battere le ginocchia nel sottobanco tutte le volte che accavalli le gambe, "ma per chi li fanno i banchi, per gli gnomi dei Loacker?" Vuol dire tutto questo, saltare una mattinata di scuola. Che non è poco.

Il secondo obiettivo della giornata, poi, è più bello da dire, certamente: recuperare. Non so come si dica nel resto d'Italia. Recuperare, rimorchiare, approcciare. Possiamo fare un sondaggio, se volete. Comunque avete capito, credo.

Tornando a monte, i metodi con cui orchi e gnomi, sculettanti e suorine, mettono in atto per propiziare il buon esito dell'esame sono quattro, comunque:

1. Il conteggio dei buchi. Sulla parete nord del Duomo c'è una fila verticale di bucherelli che saranno grandi come la metà di un polpastrello qualunque. Il rito propiziatorio sta nel contare cento di questi buchetti senza saltarne nemmeno uno e senza ovviamente perdere il conto perché altrimenti si deve ricominciare daccapo. La rottura sta proprio in questo e molti dei partecipanti non considerano questo tipo di rito satanico. Controindicazioni: molti di quelli che praticano questo metodo, immediatamente dopo devono subire un'operazione agli occhi per combattere in tempo la cecità permanente.

2. Come i gamberi. Già più praticato è il secondo metodo. Consiste nel camminare all'indietro e a braccetto dal Duomo fino al Battistero (spero abbiate in mente com'è fatta Piazza dei Miracoli). C'è un sentierino lastricato e questo deve essere percorso dai militanti delle varie sette camminando, appunto, dando le spalle alla direzione del loro movimento e prendendosi a braccetto. Ovviamente la larghezza del sentierino ha un limite e le classi si devono dividere in due e a volte anche in tre sottoinsiemi. Un'ultima nota: c'è anche qualche pazzo che si lega le proprie stringhe con quelle dei vicini prossimi. Controindicazioni: si rischia la paralisi.

3. Il Giro del Battistero. E' un po' come quando dici una vaccata. Almeno una l'abbiamo detta tutti, in fondo. E se ci ripensi dici: "Da dove cavolo mi sarà venuta fuori". Si gira intorno al Battistero correndo, andando a zappetto, a braccetto, all'indietro, con trenino tipo veglione, facendo ruote, a cavalluccio, in collo, abbracciati, carponi, giocando a mondo, camminando sulle mani, facendo il giocoliere, contando tutte le mattonelle per terra, saltando a due piedi con i pantaloni abbassati, fumando una sigaretta per tutto il contorno del Battistero, palleggiando, arrampicandosi sulla parete del monumento e fare su e giù per tutta la circonferenza, recitare l'Ave Maria con un rosario in mano. C'è anche chi ha portato il cane e ha corso con lui intorno al Battistero. Pare che il cane non dovesse superare nessun esame, a parte quello di non cedere alla tentazione a fare un po' di pipì su quell'erba verde tanto invitante. Controindicazioni: si rischia la vita.

4. Tutto è lecito. Qui c'entra il numero cento. Cento è il numero dei crediti massimi che uno può prendere all'esame di maturità. E' come il vecchio 60, insomma. E allora nei pratini intorno al Battistero si fa cento di tutto. Si fanno cento salti sul posto, si danno cento pedate nel sedere al compagno di classe che non passa mai il compito di biologia, si danno cento baci uno per ogni persona, si toccano cento nasi, cento teste, cento orecchie (giuro). Ed un salutare touch and go ai culetti? Claro que sì. Ora subito tutti penseranno che l'idea sia venuta da quei "maiali" dei maschi. E invece no. Erano le candide fanciulle che passavano e toccavano tutto quello che trovavano. Provocati, i maschi, hanno poi colto la palla al balzo e hanno colto anche qualcos'altro, esagerando com'è nell'indole di molti portatori sani di testosteroni. Non sto qui a dire quante volte ho visto toccare le poverette. Che però non ho mai visto arrabbiarsi, devo dire. Solo una s'è girata verso un ingrifato tutto sudato (un'immagine orripilante, credetemi) e gli ha detto: "Ma cosa fai?". Ma poi s'è rigirata e se n'è andata, ridente, solare e sculettante più di prima. Insomma: un'arrabbiatura di facciata, tanto per non perdere anche il pudore, oltre alla sensibilità delle mele. Controindicazioni: si rischia la paternità o la maternità.

Ma la mamma del cretino è sempre incinta e intorno al Battistero si sono formati vari capannelli di cinque-sei maschietti attraverso i quali doveva passare, correndo, una ragazza (ridente, sculettante ma soprattutto consenziente, il che è basilare) a prendersi gli sculaccioni. La mamma del cretino, l'abbiamo detto, ha sempre la pancia gonfia e qualche maschio ha esagerato. Individuato il colpevole, è arrivato il body-guard della ragazza e al solito la stupidità latente ma sempre presente dell'essere umano ha fatto sì che se le sono date di santa ragione: 1) il body-guard, 2) il poveretto reo di aver fatto quello che tutti stavano facendo e come tutti stava partecipando alla pseudo-orgia en-plein-air 3) il più cretino, stupido e vigliacco di tutti che aizzava i due duellanti. Alla fine della tenzone, sedata da alcuni dotati di buon senso, ha avuto la peggio quest'ultimo, poiché raggiungeva (forse) i quaranta chili. Bagnato.

Quasi sicuramente ci sarà chi si scandalizzerà a leggere queste cose. I maturandi e le maturande passeranno, nel peggiore dei casi, da depravati; io che racconto queste cose, chissà, da istigatore allo stupro.

Niente di tutto questo. Io racconto queste cose, perché di solito dei ragazzi si sente parlare solo al telegiornale per cose vergognose. Magari uno che ha ucciso un altro perché gli ha soffiato la ragazza o il motorino (perché la ragazza come il motorino sembra una proprietà). Uno che è morto di overdose (che non si sente più dire alla tele solo perché "non fa notizia"). Uno che si è schiantato a 160 orari in un lampione. Uno che ha preso a randellate un tifoso della squadra avversaria perché è andato allo stadio con l'asta della bandiera senza la bandiera. Questi giovani violenti, questi giovani che si drogano, questi giovani che bevono e si fanno. Avete visto, ve l'ho appena raccontato, due-tre su trecento-quattrocento (quindi l'uno per cento esatto) si sono messi le mani addosso. Il resto si è messo a dividerli.

Ma ci sono anche i giovani che si amano, che amano amare e che si divertono ad amare. Sembrava che avessero appena ascoltato Roberto Benigni, quei trecento-quattrocento ragazzi intorno al Battistero. Perché il problema non è dare un bacio o toccare un culo. Il problema è tirare un pugno, una coltellata o una bomba.


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