L'inviato speciale
Livorno, 15 dicembre 2001

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:

Per un mondo
con meno ingiustizie

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Questo messaggio sembra essere partito dal Dottor Franco Romagnoli (studioromagnoli@hotmail.com), un commercialista romano, che si è preso la briga, il 29 novembre appena passato, di scrivere all’ambasciata nigeriana a Roma per chiedere la grazia di una povera donna, Safya, condannata a morte perché ha un figlio senza essere sposata. Un caso abbastanza ignorato dalla stampa e totalmente assente nelle cronache televisive. Su Tirreno, Repubblica e Corriere ho visto solo alcuni trafiletti, niente più. Ecco il testo dell’e-mail che, tramite una catena, dal signor Romagnoli è giunta fino a me.

Safya Hosseini Tungar-Tudu è una ragazza nigeriana di trent’anni, senza marito. Ha avuto un bambino e dunque, per la legge fondamentalista islamica, che nel suo paese ha valore di legge penale, se non interviene una vasta proposta internazionale, fra un mese o poco più (a fine dicembre) sarà posta in una buca, seppellita sino al seno e poi lapidata a morte dalla gente del suo stesso villaggio.

Chiusa nella sua capanna, lei allatta il bambino che è diventato la sua condanna a morte. Gli potrà dare il suo seno per qualche settimana, poi la trascineranno nella fossa e la massacreranno. (è confermato da Amnesty International).

Si, possiamo fare qualcosa anche noi.

Per esempio scrivere all’Ambasciata di Nigeria Via Orazio 18 00193 Roma e-mail: embassy@nigerian.it, dicendo che vogliamo che Safya viva, chiediamo che il presidente della repubblica nigeriana le conceda la grazia. Ma bisogna che le nostre lettere siano tante e perciò vi prego di trasmettere questo appello alle vostre amiche e ai vostri amici (non escludendo quelle e quelli che NON hanno e-mail) e di scrivere subito all’ambasciata: Sapete anche voi che se non lo fate subito, rischiate di dimenticarvene!

Un’ultima cosa: Come sempre succede in questo casi, il padre del bambino è stato assolto per insufficienza di prove; tutti noi, mi pare, siamo coinvolti nella sorte di Safya.

Non possiamo rimanere ai bordi della fossa contemplando l’ennesimo delitto dell’intolleranza, dell’ignoranza, della menzogna.

Questo dice, invece, direttamente il signor Romagnoli:

"Ho ricevuto oggi il messaggio che allego e per il quale, credo, ogni commento è superfluo.

Come è stato chiesto a me, chiedo a Voi, amici e clienti, di voler inviare la lettera il cui breve testo troverete in calce, per posta o via internet, all'Ambasciata della Nigeria (V. Orazio 18 - 00193 Roma e-mail: embassy@nigerian.it )

Prego inoltre i clienti di voler sensibilizzare tutti i propri dipendenti perché ciascuno invii una propria lettera.

Chiedo inoltre, a tutti coloro che riceveranno la presente ed a tutti coloro che invieranno la lettera all'ambasciata di voler, a loro volta, trasmettere il messaggio ad altri perché si attivino e si moltiplichino le lettere.

Grazie! A nome di Safya, sperando che possa dirlo anche lei."

Quello che segue, invece, è il testo della lettera da inviare all’ambasciata nigeriana a Roma.

Ambasciata della Nigeria
Alla cortese attenzione
del signor Ambasciatore

embassy@nigerian.it
V.Orazio 18 - 00193 Roma

Signor Ambasciatore,

chiedo, per il Suo tramite, che il Presidente della Repubblica della Nigeria voglia concedere la grazia a Safya Husseini Tungar-Tudu.

 

Mr. Ambassador,

I ask you, to plead with the President of Nigerian Republic, for the life of Safya Husseini Tungar-Tudu.

 

Monsiuer l'Ambassadeur,

je vous prie de demander au President de la Republique de Nigerie, de sauver la vie de Safya Husseini Tungar-Tudu.

 

Grazie! Thanks! Merci!

Per favore, chiunque legga queste righe spedisca all’indirizzo embassy@nigerian.it questa lettera. Per far sentire la voce grossa, anche quando sono gli altri a morire. Per urlare giustizia anche quando vivono in Africa, e non a 2 ore di aereo da noi, le "vittime innocenti" (una parola detta miliardi di volte per i poveri cristi del WTC, banalmente, perché lo si sa che erano innocenti).


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