L'inviato speciale
Livorno, 28 novembre 2001

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:

Il Diavolo & l'Acqua Santa

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Massimo Cacciari, uno che pensa prima di aprire le fauci. Non lo fanno tutti.Di lui ormai si sa tutto. Tranne dove si nasconde. Si sa quanti anni ha, dov'è nato, con che nazionalità, dov'è cresciuto, come vive, la quantità insondabile di fratelli e sorelle, figli e figlie che ha. Massimo Cacciari, filosofo veneziano e ex-sindaco sulla laguna, dice di lui che è "un politico secolarizzato". Cioè una personalità che "viene trasferita dal clero regolare al clero secolare", che in pratica passa dalla dipendenza ecclesiastica a quella del potere civile, ci traduce il Devoto-Oli. Una definizione, una phrase (come le chiamano gli inglesi) che ha in pratica confermato tutto quell'insieme di fesserie che si sente dire in giro. Osama bin Laden, come erroneamente si sente dire, non è un pazzo, non è un matto, non è uno da rinchiudere, internare. E' fuori da ogni obiezione che quello che pare abbia organizzato è di una ferocia immane, di un'efferatezza inimmaginabile. Ma non l'ha fatto per follia, per fanatismo che è quasi sempre indice di passione, di slancio emotivo, di mancanza di razionalità. No. Osama bin Laden è molto intelligente, è astuto, furbo, pragmatico, opportunista, programmatico, svelto nel prendere decisioni, sa cosa deve dire, quando e a chi. Tutte prerogative che sono perfette per qualsiasi imprenditore. Perché Osama bin Laden è un imprenditore. Un imprenditore avido, greedy, affamato in continuazione. E come un imprenditore fa di tutto per arrivare al suo obiettivo, ecco allora che s'ammazza gente innocente. Anzi rea solo di accettare (vivendoci e pagando le tasse) lo Stato simbolo della "corruzione dell'Occidente": gli USA.

Badate bene, ho scelto un titolo "bushiano", quasi. Da gaffe. Insomma, chiamare Diavolo Osama bin Laden è significherebbe affermare che questa è Jihad, è Guerra Santa, come dicono i fondamentalisti islamici. Ma non è per questo che ho chiamato così bin Laden, invece. Mi ha influenzato e illuminato nel titolo Al Pacino nell'incommensurabile interpretazione de "L'Avvocato del Diavolo", che ho visto uno di questi giovedì sera su Rai Due, l'unica televisione generalista davvero completa (anche se non di vera opposizione, l'unica trasmissione di opposizione che è rimasta è solo "Le Iene", a modestissimo parere mio).

Osama bin Laden è un diavolo, proprio per gli aggettivi che sono usciti prima nel presentare questa figura così ancora poco nitida e pulita, nonostante lo cerchi mezzo mondo. Diavolo nel senso caratteriale, comportamentale. Sfrutta i tuoi difetti e le tue disattenzioni per colpirti, per poi rinfacciarti tutti i tuoi sbagli, le tue mosse errate, le azioni in cui hai varcato il limite. Questo signore, Alessandro Baricco, tentò di avvicinare cultura e televisione in prima serata e non a mezzanotte o alle 8 di mattina. La trasmissione (su Rai Due) si chiamava Totem e mise insieme sì e no 2 milioni scarsi. Siamo in un'era strana, d'altronde. Un'era in cui la cultura la fanno Amadeus e Gerry Scotti.Ha sfruttato la tecnologia americana per organizzare ed eseguire il massacro di Manhattan, dunque. Internet, gli aerei americani di linee americani, fax, televisioni. Tutto quello che possiede, sfrutta e quasi si basa l'odiato "Occidente" viene utilizzato per organizzare, eseguire e rivendicare l'attentato alle Twin Towers e al Pentagono. La spocchia e la boriosità americana che erano più grandi della reale campana di vetro (evidentemente fragile) che copriva i confini statunitensi sono state usate alla perfezione per cogliere in contropiede tutti, la Cia, l'Fbi, Echelon, le decine di satelliti che possono vedere da lassù quello che io non vedo se mi tolgo gli occhiali. E poi, pensiamoci: era un ignobile 11 settembre qualsiasi e io ero in sala-giochi ed avevo appena inzuppato un gettone da 1000 lire (ladri) nel video-game del pallone (avevo preso come sempre la Tunisia, per la cronaca) e la mia sorella era ad allenarsi, i miei genitori a lavorare, tutto scorreva come sempre e lo stesso succedeva negli Stati Uniti, gli americani si erano appena messi alla loro scrivania, al loro computer, avevano appena messo le mani sui loro volanti dei loro autobus, taxi, metro, avevano appena iniziato a lavorare al loro posto. E nessuno si sarebbe mai aspettato l'edizione straordinaria (della Cnn là, del Tg1 qui), che mette sempre in fibrillazione perché è qualcosa di terribile o di meraviglioso.

E poi il valore simbolico che è stato notato e indicato da tutti: sono stati colpite le Twin Towers Il centro politico del mondo. Forse troppo.(cuore economico americano e mondiale), il Pentagono (cuore militare americano e mondiale, "il posto più sicuro del mondo") e avrebbe dovuta essere colpita anche presumibilmente la White House, la Casa Bianca (cuore politico americano e mondiale: dalla metà del '900 il Presidente degli Stati Uniti è considerato capo del mondo, a maggior ragione dopo il crollo dell'Unione Sovietica).

Tutto perfetto. La scena dell'attentato "era come in un film" è stato ripetuto qualche bilione di volte. E tutto era perfetto. Da far dire ad Alessandro Baricco (leggetelo ovunque, quando scrive: scrive bene anche se parla della vita di Floradora) che tutto era così "maledettamente bello". Ed è vero, se ci pensate. Aveva una coreografia, così schifosamente bella, sul piano estetico.

Chi è Osama bin Laden

Osama bin Mohammad bin Laden nasce a Riad, Arabia Saudita, il 28 luglio del 1957, diciassettesimo di 57 figli di Muhammad e della sua decima moglie. A 17 anni Osama sposa una cugina siriana, la prima di quattro mogli; l'ultima sarà una 17enne yemenita sposata nell'aprile del 2000. Ha almeno 10 figli. Hamed, 17 anni, ha sposato nel 2000 la figlia di Abu-al-Masri, il vice del padre in Al Qaeda ("La Base"), l'organizzazione terroristica che avrebbe organizzato ed eseguito il più grande attentato terroristico della storia dell'umanità a New York. La figlia 14enne ha sposato, invece, il mullah Mohammad Omar, l'emiro talib che fino al 13 novembre scorso governava l'Afghanistan. Morto un papa se ne fa un altro. Tolto di mezzo Bin Laden, il tumore del mondo purtroppo non ancora sarà sconfitto.

Bin Laden studia a Gedda, una sorta di quartiere generale della famiglia, e frequenta la scuola coranica. Si laurea in Economia e commercio all'università "Re Abdul Aziz". Resta subito simpatico e attraente, ovviamente anche perché possiede un tesoro immenso di risorse economiche e finanziarie che fanno sempre gola. Nei palazzi della famiglia reale saudita le porte saranno sempre aperte. Da giovane, dicono, era il più religioso tra i suoi fratelli. Le sue origini arrivano fino all'Hadrasmaout (non state lì a leggere: c'ho perso due incisivi), una provincia dello Yemen che l'Arabia Saudita ha inglobato. Qui le grandi famiglie di commercianti sono ricche sfondate. E quella di bin Laden è una delle più ricche.

E' alto come un cestista (1 e 96), è magrissimo, ha la barba folta, lo sguardo assente, sembra quasi ipnotizzato, spiritato, il suo atteggiamento è apatico, ascetico, quasi moribondo. Tutto l'opposto di quello che invece è il suo cervello, sempre in continua ebollizione, fibrillazione. Sa usare con la stessa destrezza ed esperienza un kalashnikov, un computer e qualsiasi altro apparecchio tecnologico che lo possa far comunicare con il resto del mondo. Sia che si trovi nel suo fantascientifico ufficio di Londra, sia che si trovi tra i topi di una grotta dell'Oruzgan, la più imponente catena montuosa afgana.

Come si trasforma Osama bin Laden

Il giovane Osama subisce la vera trasformazione nel 1979, a 22 anni. C'è l'invasione sovietica in Afghanistan e nel 1980 la Cia e l'Arabia Saudita lo finanziano per organizzare le brigate volontarie di arabi per difendere i fratelli musulmani afgani dall'occupazione dell'Armata Rossa e dal conseguente contagio ateo che poteva portare la dottrina comunista. Una delle sue opere più importanti fu la costruzione di una ragnatela di tunnel sotterranei che portavano dal Pakistan fino dentro l'Afghanistan per permettere senza pericolo viaggi di truppe e armamenti. "Battersi un solo giorno in Afghanistan era come pregare per mille giorni", dice qualche tempo dopo.

La sua verve passionale, le sue parole sature di significato religioso riuscirono ad attrarre un numero sempre crescente di giovani arabi. Dall'Egitto, dall'Algeria, dall'Arabia Saudita, dalla Giordania, dalla Siria, dal Kuwait. Venivano chiamati "gli Afgani" e venivano esaltati ad ogni occasione da presidenti e re di mezzo mondo. Finché durò il conflitto contro i Russi. Perché poi, ritornati in patria, 2gli Afgani" iniziavano a lottare nei propri paesi per la purezza dell'Islam, combattere tutto ciò che rimandava all'Occidente. L'ardore e lo spirito fondamentalista islamico si rovesciò poi in organizzazioni. Come la GIA, colpevole di orripilanti eccidi in Algeria.

Osama bin Laden: l'uomo occidentale

L'idea fissa che mi sono fatto di Osama bin Laden non è di un uomo che agisce solo spinto dalle dottrine religiose, l'avrete capito. Anche, ma non soloAnzi. Sempre più sono convinto che Mister TT, il Turbante del Terrore, nonostante in pubblico disprezzi ad ogni occasione l'Occidente con i suoi pregi e i suoi difetti, i pregi e i difetti dell'Occidente li apprezzi parecchio. Insomma il signor Bin Laden ha vissuto la sua adolescenza in Gran Bretagna e in Gran Bretagna (a Londra, per la precisione) ha tenuto il suo ufficio fino a tre anni fa. E in questi due mesi di guerra ha usato fax e televisione per comunicare al mondo. E fax e tv sono due strumenti tecnologici che nell'Occidente sempre più mediatico sono delle colonne portanti. Come Internet, che Osama bin Laden ha usato, si dice, per dare comunicazioni ai suoi uomini negli States. Come il telefono satellitare che bin Laden pare distrugga appena ha dato o ha ricevuto le informazioni, per non farsi scoprire. Come anche l'orologio che aveva il polso nel primo video spedito ad Al Jazeera, la televisione del Qatar "all-news". Come i 60 gruppi finanziari (tra banche e società), che sono suoi, della sua famiglia o dei suoi amici, e sono sparsi in tutto il pianeta (anche negli odiati Stati Uniti con una certa SBG International). E la guerra al terrorismo non si fa solo mandando i B-52 e i "cut-daisy", le tagliamargherite, a bombardare i già disgraziati afgani, magari rischiando (com'è successo) di colpire ospizi e edifici della Croce Rossa. La guerra al terrorismo non si fa così. Si fa soprattutto bloccando tutti i conti di Bin Laden, dei suoi parenti, dei suoi amici, dei suoi conoscenti. Società che sono ovunque e ovunque vanno fermate. Non solo in Afganistan. Evitando, proprio in questo periodo, di emanare leggi vergognose per pararsi le natiche (leggi: Berlusconi) come quella sulle rogatorie internazionali e il rientro dei capitali dall'estero. Forse la manifestazione del 10 novembre è servita a chiedere scusa agli Stati Uniti per quelle leggi. Può darsi. Al Taqa, per dire, è una società accusata di aver finanziato Al Qaeda, l'organizzazione terroristica di Osama bin Laden. Questa società ha legami con Italia e Svizzera. Ha come vicepresidente uno che incita al razzismo, ha in casa foto di Adolf Hitler e vede in Bin Laden l'eroe che ha tentato di "liberarci" dalla morsa degli Stati Uniti. Quest'uomo abita in Svizzera. La guerra non si fa solo in Afghanistan.

L'acqua santa: il petrolio e la religione. L'oratoria di Bin Laden

Nel giugno del 1996 un attentato nella base militare statunitense di Daharan, Arabia Saudita, provoca la morte di 19 persone. Due mesi dopo dall'Afghanistan Osama bin Laden plaude alle azioni anti-Usa e teorizza la necessità di cacciare gli americani dal "paese dei due luoghi santi", ossia proprio l'Arabia. Vediamo il testo della sua lettera datata 23 agosto 1996.

"Il più grande disastro che i musulmani hanno subito dopo la morte del Profeta è l'occupazione del paese delle due moschee sacre, la terra della Ka'ba e della Qibia, da parte degli eserciti cristiani degli americani e dei loro alleati. Mi hanno dato caccia in Sudan, in Pakistan, in Afghanistan, ma grazie ad Allah è stata fondata una base sicura sulle cime del grande esercito ateo sulla terra al grido di "Allah è grande". Dall'Afghanistan lavoriamo per sollevare la nazione dall'oppressione.

Gli americani hanno imposto la loro politica sulla produzione del petrolio in base ai loro interessi economici. Il popolo delle due moschee è stato privato del suo sostentamento. Molti principi condividono le preoccupazioni del popolo. Bisogna concentrare gli sforzi al fine di uccidere, combattere, tendere trappole, distruggere gli intrusi fino alla loro sconfitta. (...) I musulmani dovrebbero evitare le guerre interne per evitare la distruzione del petrolio. Ci appelliamo ai fratelli affinché escludano dalla battaglia la ricchezza del paese islamico che dovrà sorgere.

Il nostro terrorismo contro voi che occupate la nostra terra armati è nostro dovere. Siete come il serpente che entra nella casa dell'uomo e poi l'uomo lo uccide. Codardo è colui che vi permette di percorrere la sua terra con le vostre armi mentre vi godete la pace e la sicurezza. I nostri giovani sono diversi dai vostri soldati: voi avete il problema di come convincere i soldati a combattere, noi dobbiamo convincere i nostri giovani ad aspettare il loro momento per combattere."

Un politico secolarizzato, dice Cacciari. Guardando l'ultimo paragrafo, ritroviamo perfettamente un comizio qualsiasi, intendo nello stile, non certo nei contenuti. Metafore, aneddoti, esempi, paragoni. Si chiama retorica e i latini ne facevano un mestiere, un'arte.

Nel contenuto, poi, Osama bin Laden non ha tutti i torti. Se un soldato viene chiamato a fare la guerra, spesso (non sempre, per la verità), non si sente benissimo, diciamolo. Il giovane musulmano che subisce, invece, il brain-washing, il lavaggio del cervello, dai capi delle organizzazioni terroristiche, come quella di Bin Laden, non vedono l'ora di combattere. Perché andrai in Paradiso, gli dicono, perché sarai martire. Era stato detto lo stesso, per anni, anche ai diciannove poveri ragazzi che hanno buttato via le loro vite su due grattacieli newyorchesi e sul Pentagono, una palazzina di Washington, considerata il luogo più sicuro del mondo. A torto, ragionando con il senno di poi. Anche l'idea più stupida, più insensata, ripetuta mille, diecimila volte, ti rintrona il cervello e ti pare la più giusta, dice la mia professoressa di inglese del liceo*.

Analizzando il resto della lettera, poi, si possono vedere due cose. La prima: la ripetizione ossessiva della parola "petrolio" (l'ho evidenziata, anche sottoforma di "sostentamento" e "ricchezza"). Il petrolio: l'Acqua Santa. Perché, infatti, Bin Laden non dice apertamente: "Ridateci il nostro petrolio, è di proprietà dell'Arabia Saudita e quindi di tutto il paese islamico". Dice: "Il più grande disastro che i musulmani hanno subito dopo la morte del Profeta è l'occupazione del paese delle due moschee sacre da parte degli americani" e quindi "Bisogna concentrare gli sforzi al fine di uccidere, combattere, tendere trappole, distruggere gli intrusi fino alla loro sconfitta". La funzione della religione è tutta qui. Serve a Bin Laden per aizzare le folle, per fare propaganda. Come quando Hitler diceva che il biondo, alto, con gli occhi azzurri, rappresentava la razza superiore rispetto al tarchiatello, moro, con gli occhi scuri (tra l'altro, il Führer non era nemmeno tanto furbo: lui era tarchiatello, moro, con gli occhi scuri. E con la mamma ebrea, pensate un po' che genio. Ma nessuno ha mai obiettato nulla: la forza della propaganda acceca). Serviva per giustificarsi davanti alla folla tedesca che lo acclamava.

Osama bin Laden parla del "paese delle due moschee", l'Arabia Saudita. Qui ci sono due dei tre "Vaticano" islamici: La Mecca e Medina. Su questo fa leva. Ma l'Arabia Saudita, oltre ad essere il paese natale di Bin Laden e la Roma dei cattolici cristiani, è anche la terra del petrolio, che ha la metà del greggio mondiale. Non a caso nel maggio del 1998 il regime dei Taliban emette una "fatwa", un editto religioso che ordina l'espulsione degli americani dalla Terra dei due luoghi santi, l'Arabia Saudita. Possiamo indovinare su consiglio di chi il regime di Kabul promulghi questo editto. Per tirarsi fuori, OBL scrive un'altra lettera, nella quale fa i complimenti al gesto del mullah afgano Mohammad Omar e non perde neanche stavolta l'occasione per invitare all'azione i musulmani.

La verve oratoria di Osama bin Laden la ritroviamo anche in una lettera che scrive qualche anno dopo. Siamo nell'aprile del 1998 e il governo di Washington inserisce nella lista dei paesi sospettati di terrorismo il regime afgano dei Taliban, da due anni al potere a Kabul. Nella lettera (datata 16 aprile 1998) Osama bin Laden, in pratica, si rallegra della notizia, facendo i complimenti al governo dei Taliban e sostenendo che l'accusa statunitense debba essere considerata una specie di medaglia per l'Afghanistan. Alla fine della lettera, Bin Laden scrive:

"L'America mette in atto il peggiore terrorismo internazionale. Non è forse terrorismo terribile quello che l'America sta esercitando in Iraq su bambini, donne e vecchi dopo averli condannati alla fame? (sta parlando dell'embargo americano). Non è chiaro l'aiuto che l'America dà ai terroristi sionisti in Palestina, Libano ed altrove, terroristi che arrivano ad aprire il ventre delle donne incinte, a spezzare le ossa dei bambini e a decapitare i vecchi? Le accuse di terrorismo fatte dall'America a qualsiasi gruppo perdono valore al di fuori degli Stati Uniti. Complimenti al governo dei Taliban".

Vedete: come fa chi ascolta queste parole, solo queste parole, o queste parole e poche altre di opinione diversa, a dire "No, non è vero nulla"? Se fate caso, e questo è una postura che prendono anche in Occidente per cercare solidarietà, Bin Laden parla di donne, vecchi e bambini. Come se gli uomini giovani, sotto tortura, soffrissero di meno. E' chiaro quindi che sono discorsi che volgiono fare effetto sulla moltitudine, sulla massa, sulla folla; devono entrare e rimbombare nelle menti della gente per una notte intera. E' vera e propria, autentica propaganda.

Gli allacci politici di Bin Laden, però, non si fermano al governo dei Taliban a Kabul, appena crollato per mano dell'Alleanza del Nord (che ha organizzato e organizza tuttora massacri di massa con la stessa ferocia dei Taliban: è per questo che ci vuole subito l'intervento dell'Onu). La ramificazioni del Turbante Terrorista arrivano fino al regno dell'Arabia Saudita, la sua terra tanto religiosa e tanto ricca, due aggettivi che a OBL piacciono tanto. Il miliardario saudita è vicinissimo ai servizi segreti sauditi e soprattutto all'erede al trono, il principe Abdallah Bin Abdul Aziz, che è il fratellastro dell'attuale re Fahd Bin Abdul Aziz, che a ottant'anni (di cui 19 di potere) è vivo solo fisicamente, in pratica è una sorta di vegetale. Quando passerà a miglior vita, il principe Abdallah andrà al potere e vicino a lui ci sarà Bin Laden.

Per essere ancora più chiaro sulla figura di quest'uomo, spietato, assetato di sangue perché lo è di dollari, voglio passare di seguito alcune parole di Magdi Allam, uno dei più bravi a spiegarci quelle che per noi occidentali diventano le "stranezze" dell'Islam.

Il profilo
Di Magdi Allam

Un uomo spietato che invita apertamente i musulmani a dotarsi di armi di distruzione di massa, nucleari, chimiche, e biologiche per la Jihad, la Guerra Santa, "contro i sionisti e i cristiani che si trovano al centro del mondo islamico". Un uomo cinico che fa leva sui giovani perché più facilmente fanno propria la fede nel martirio: "I giovani sanno che anche quelli che non vengono uccisi alla fine moriranno ed è molto più onorevole morire uccisi nel nome di Allah". Un uomo feroce che nutre il più totale disprezzo della vita umana: "Il nostro terrorismo contro di voi, che occupate la nostra terra pienamente armati, è nostro legittimo dovere. Siete come il serpente che entra nella casa dell'uomo e poi l'uomo lo uccide".

Osama bin Laden è tutto ciò, ma non solo. Il suo successo nella globalizzazione del terrorismo è stato possibile perché l'adozione codificata degli strumenti perversi del fanatismo religioso è funzionale a un fine che è invece assolutamente pragmatico e razionale. Proprio questo dualismo nella personalità di Bin Laden è l'elemento di maggior rilievo che emerge dalla lettura delle varie lettere che ha divulgato in questi anni. Bin Laden, il miliardario trasformatosi in un imprenditore del terrore, dimostra un'attenzione primaria alle questioni economiche, chiarisce che il suo obiettivo fondamentale è il controllo delle risorse petrolifere dell'Arabia Saudita e che, a tale fine, il principale dovere sacro dei musulmani è cacciare le forze americane dal Golfo. E' interessante che Bin Laden chieda esplicitamente ai combattenti islamici di non attaccare le risorse petrolifere perché "rappresentano la ricchezza e il potere economico del Paese islamico che deve sorgere".

Inizia ad avere 85 anni Re Fahd d'Arabia. E il suo trono farebbe gola anche a me. E molti legami l'erede al trono li ha con un uomo barbuto, desiderato e cercato da tutti. Si fa chiamare Osama.I documenti confermano il sospetto che Bin Laden gode del sostegno di principi e ricchi uomini d'affari insoddisfatti di re Fahd, da lui tacciato di "miscredenza", perché "governa con leggi blasfeme" e che quindi meriterebbe non la morte ma quantomeno deve dimettersi. Altro che guerra santa. Da questi documenti si ha la prova che la campagna di odio contro l'America poggia su considerazioni politiche ed economiche che si riassumono nella conquista del potere in Arabia Saudita usando il terrorismo, il fanatismo religioso, il complotto con principi e uomini d'affari, la rivolta popolare. Un vero assalto al forziere più ricco del pianeta ideato da un uomo che dai suoi scritti manifesta una psiche profondamente turbata probabilmente da traumi familiari; un'ossessione maniacale del dettaglio, della precisione, della perfezione; un manicheismo implacabile di chi esclude a priori l'esistenza di un'umanità che non si traduca nella più cieca sottomissione alla volontà di Dio; una megalomania di chi non dubita neppure per un istante della propria superiorità intellettuale, morale e spirituale; una paranoia di chi è ossessionato dalle stesse parole d'ordine perché le identifica e si identifica nella verità assoluta. Che Bin Laden fosse pericoloso lo sapevamo già. Ora abbiamo la conferma che ha alleati importanti per portare a termine il folle progetto di dominare il mondo controllando la sua linfa vitale".

(5/fine)

*: si tratta della professoressa Pettinelli e l'inglese lo sa da Dio. Fa parte del mio "audience", del mio pubblico. E' per questo che uso tutte quelle parole in inglese. Scherzo. Già che ci sono faccio una carrambata completa e saluto anche la mia professoressa di latino. Anche lei mi legge sempre. Lei il latino lo parla anche con il cucciolone che ha in casa. "Ad cucciam, canis". Il problema è che lui non la capisce e allora la professoressa deve ripiegare sull'italiano (come se lo capisse…). Mi scusi, profe Torricelli, ma le parole in latino non ce le posso mettere, qui. Ma le so, eh, giuro che le so… Non devo far torto a nessuno. Finisco di usare mezzo pubblico per fini privati: un saluto anche alla professoressa Benetti (spagnolo), che sarà contenta fra un po', quando uscirà un articolo di quel rompianime de Il Pignolo che si metterà a scrivere spagnolo. Un saluto a tutto il mio vecchio consiglio di classe (Pachetti, storia e filosofia; Matteucci, tedesco; Simi, italiano; Manca, storia dell'arte; Santini, biologia; Bacci, religione; Grassi, educazione fisica). Il merito è loro, se riesco a leggere, a capire, a pensare e a scrivere.

(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dell’autore)


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