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L'inviato
speciale di ElbaSun a cura di Diego Pretini |
Davide contro Golia: La Guerra ASIMMETRICA.
E' una guerra strana, poche volte se n'è
viste in giro. E se ci si pensa, lo si comprende subito da come questo nuovo conflitto è
nato. Con 20 taglierini, coltellini svizzeri o apriscatole che fossero, 20 persone hanno
potuto fare ciò che hanno voluto. Passare il check-in di un aeroporto. Arrivare al gate
giusto. Salire la scaletta dell'aeroplano. Mettersi comodi sulla loro poltroncina.
Aspettare che l'hostess fosse appena passata.
Tirare fuori la misera arma. Alzarsi. Andare
verso la cabina di pilotaggio fra gli strepiti di una 70ina di persone con la morte in
faccia. Far alzare gli increduli piloti che si aspettavano di tutto tranne che arrendersi
a un taglierino. Prendere in mano il "manubrio" dell'aereo. Puntare verso le
Torri Gemelle, il World Trade Center, il cuore economico di New York, degli Stati Uniti,
del mondo. Oppure puntare verso il Pentagono, il luogo considerato il più sicuro del
mondo. Far terminare sette mila vite, come la mia, come la vostra. E tra quelle sette mila
ci sono anche le loro vite, quelle, comunque preziose, degli assassini. Il tutto (che
richiede un allenamento di anni, finanziamenti a fiotti, spostamenti continui) alla faccia
della Cia (Central Investigation Agency, l'agenzia centrale di investigazione), dell'Fbi
(Federal Bureau of Investigation, l'ufficio federale di investigazione), dell'Nsa
(National Security Agency, l'agenzia della sicurezza nazionale), di Echelor (ovvero il
Grande Orecchio, il sistema che può sentire ogni conversazione fino al polo nord e al
polo sud), dei satelliti che, da lassù dove il cielo non è più blu ma nero, possono
vedere anche di che colore abbiamo le mutande, noi, oggi. Affiancate la terza frase che ho
scritto all'ultima qui sopra. Vi aiuto. "Con 20 taglierini, coltellini svizzeri o
apriscatole che fossero, 20 uomini hanno potuto fare ciò che hanno voluto" (fino a
uccidere 7mila persone, loro stessi compresi), "il tutto (che richiede un allenamento
di anni, finanziamenti a fiotti, spostamenti continui) alla faccia della Cia, dell'Fbi,
dell'Nsa, di Echelor (ovvero il Grande Orecchio, il sistema che può sentire ogni
conversazione fino al polo nord e al polo sud), dei satelliti che, da lassù dove il cielo
non è più blu ma nero, possono vedere anche di che colore abbiamo le mutande, noi,
oggi".
Il Paese che si sentiva più sicuro in assoluto, con tutte le sue sofisticate trovate tecnologiche, con i suoi bip bip, con i suoi sensori, con le sue fotocellule, con le sue camere a circuito chiuso, è stato messo in ginocchio da 20 taglierini.
Ecco allora che questa guerra viene definita "asimmetrica".
Chi ha scatenato l'inferno di Manhattan ha usato mezzi mille,
dieci mila volte inferiori rispetto al Paese attaccato. Osama bin Laden (ammesso che sia
lui il colpevole: nessuno lo ancora ha fatto vedere nero su bianco, dimostrato con prova
da tribunale) sarà miliardario quanto gli pare, ma con la sua organizzazione terroristica
non può arrivare in nessuno modo al patrimonio economico, militare e, parlando più
cinicamente, materiale (in senso di uomini coinvolti) di cui può disporre l'America. Ecco
l'asimmetria. Davide contro Golia. Davide per sconfiggere Golia ha bisogno di una buona
balestra e di una buona mira. E il relativamente piccolo esercito dei terroristi fanatici
islamici per colpire al cuore l'America ha usato un taglierino e una magistrale
organizzazione e coordinazione (ricordo che solo per un gesto eroico di alcuni passeggeri,
uno dei quattro aerei si è sfracellato tra i funghetti di Pittsburgh anziché sulla
forfora del Presidente degli Stati Uniti).
Ora è Golia che si deve muovere. E non lo fa neanche da solo. Lo fa alleandosi con altri elementi che stanno a metà tra Golia e Davide, ma che, sicuramente, tendono più al primo genere che al secondo. Tutti accanto all'America: dall'Italia all'Arabia Saudita. Pensate un po': l'Arabia Saudita, il Paese che ha dato i natali ad Osama bin Laden, 44 anni fa. "Un Paese che ha finanziato fino all'altro ieri segretamente e opportunisticamente i movimenti irredentisti islamici per avere pace" dice Vittorio Zucconi, esperto di storie degli Stati Uniti e, di conseguenza, di guerre e di cosa c'è intorno.
Golia si muoverà e accanto a lui ci saranno tutti: i suoi vecchi amici e anche qualcuno che non si sarebbe mai aspettato. LA Russia? Naaa Impossibile, dai. Anche la Russia, Sir. Il Pakistan? Naaaa Impossibile, dai. Anche il Pakistan, yankee. Addirittura l'Arabia Saudita? Non è possibile. Possibilissimo, yankee, guarda tu stesso. Golia si muoverà e in fila dietro a lui ci sono tutti. MA dove andranno? Contro chi dirigeranno questa guerra, "che combatteremo e vinceremo tutti insieme", ha detto Giorgio Secondo dei Bush agli Stati alleati?
Prima dell'11 settembre, viceversa, i conflitti erano sempre
stati "simmetrici". Stato contro Stato. Esercito contro Esercito. Divisa contro
divisa. Bandiera contro bandiera. Aeroplano sui cieli nemici. Ora non c'è nulla di tutto
questo. Non c'è un aeroplano nemico che ha varcato i confini nazionali e ha sganciato una
bomba nel New Jersey. Non c'è. E non c'è un confine da difendere. Non si può arretrare
o avanzare la trincea. Non esiste un punto di contatto tra Stati Uniti e Afghanistan. C'è
solo un vecchio contatto, che risale a una quindicina di anni fa, quando lo Zio Sam
regalava agli ingenui nipoti afgani fuciletti e affini per resistere al regime comunista
creatosi dopo il colpo di Stato del 1978 e poi fortemente appoggiato dall'Urss. E
probabilmente sono le stesse armi con cui i Taliban cercheranno di fermare i corpi
speciali americani. Sia che siano 350mila (come dicono, tronfie e bugiarde, le fonti
ufficiali di Kabul), sia che siano 35mila come sembra davvero, secondo il mio parere da
19enne, i Taliban avranno davvero poco da sparare, la fine del loro regime e di parte
delle loro vite è già in parte segnata. Per questo mi pongo fortemente contro questa
guerra. E nello stesso tempo contro il regime illiberale, non democratico, che è la prima
prerogativa di una civiltà vuota, secondo la mia concezione di "civiltà".
Civiltà così vicina e così lontana: l'ISLAM.
L'altro giorno parlavo con uno dei miei amici se fosse giusto o meno che gli Americani reagissero con tutta la loro forza contro un Paese in condizioni così già misere. Tutt'e due eravamo d'accordo sulla risposta: no. Ma lui, che è più a sinistra di me politicamente parlando, aveva ragioni del tutto diverse. In alcune sono d'accordo, in altre meno. Lui dice che gli Americani, superpotenza mondiale, hanno le redini di tutto l'andamento politico, militare ed economico del pianeta, o quasi. In questo sono d'accordo, aggiungendo che chi fa sbaglia e chi sta fermo è chiaro che non sbagli.
Ma gli errori degli Stati Uniti sono
stati tanti a partire dalla fine della Guerra del Golfo nel '92 fino alla radicalizzazione
dello scontro israelo-palestinese negli ultimi 12 mesi, che ha visto l'assenza assoluta
dell'arbitro americano. 
Perché gli Stati Uniti sono arrivati ad un passo dal detronizzare Saddam Hussein in Iraq e non l'hanno levato di torno? (Levato di torno, intendete bene, non in senso fisico; intendo in galera, eliminato politicamente). Forse perché il petrolio iracheno è come lo zucchero nel caffè per i raffinatori americani?
E ancora: perché gli Stati Uniti negli ultimi sei mesi sono stati latitanti politici e indifferenti al massacro che è stato crescente in Palestina ed in Israele? Le responsabilità sono solo di chi litiga? O anche di quello che sta a guardare e, pur avendo la forza di intervenire e fermare lo scontro, non fa nulla? Giorgio Secondo dei Bush doveva pensare allo stramaledetto scudo spaziale, che si è rivelato più inutile di un costume da bagno in Alaska?
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Quando, però, io e il mio amico ci siamo
trovati a parlare dell'Islam, mondo incomprensibile (per noi) e più in particolare dei
paesi coinvolti nella ventura guerra (Afghanistan, Pakistan e tutti gli altri con cui
fanno rima) ci siamo trovati lontani. Per lui siamo tutti uguali, dal Marocco
all'Indonesia, dall'Islanda all'Argentina, dall'Italia e dalla Francia all'Uzbekistan e al
Kazakhstan. Che, detto così, sembrerebbe la legge universale della tolleranza civile e
del quieto vivere, che io appoggio a pieni voti. Ma bisogna vederle bene le differenze,
invece. Quando dico che la loro civiltà non è "civile", non dico che sono
inferiori intellettualmente e che vanno eliminati, perché l'Occidente è superiore e
vincerà. Rabbrividisco al solo scrivere anche con il "non penso che" queste
follie. Semplicemente intendo per civile una società capace di dare la libertà di
pensiero, di opinione e di stampa, che fa sempre bene, tranne che nel caso di
"Chi" e "Gente". Una società che dà leggi, regole, che ti fa amare
il rispetto del prossimo e in tutto quello che fa e pensa, ma una società che, per prima,
ti rispetta nella tua persona, nella tua opinione, nel tuo pensiero, nelle tue azioni, se
queste non ledono quelli che ti vivono intorno. L'Afghanistan è un Paese che ha un
regime, quello dei Taliban, che è teocratico, cioè governato da personalità religiose
(in Afghanistan il mullah, cioè "dignitario religioso", a capo dello Stato è
Mohammed Omar, per altro genero di Osama bin Laden). E' un po' come se da noi invece che
il sindaco governasse il vescovo, per intendersi. E' un paragone audace, mi correggano
quelli che ci capiscono più di me. Ma più di questo è terribile la condizione della
donna, indifesa contro le barbarie dei connazionali maschi. Il chador, il velo che tengono
sulla faccia, è solo la punta dell'iceberg, solo l'icona di una quantità innumerevole di
diritti fondamentali purtroppo violati, calpestati. O meglio: per me, italiano, cittadino
di un Paese democratico, che crede nel liberalismo e che ha studiato un minimo di storia
con le pagine nerissime dei regimi nazista, fascista e comunista, quei diritti sono
fondamentali. Ma a volte sembra che, anche in quelle parti così vicine fisicamente eppur
così lontane ideologicamente, un
pensierino ad un altro tipo di vita lo facciano, anche loro. Quando un
turista francese, italiano, inglese, americano visita un Paese di religione islamica viene
guardato con occhi strani. Quella è invidia. Invidia di libertà. L'altra sera ad una
delle trasmissioni di Michele Santoro sul tema era ospite una signorina di cittadinanza
italiana, ma di origini musulmane e che solo recentemente se l'era sentita di abbandonarsi
completamente alla religione, vestendosi in un certo modo. Ed anche in trasmissione è
comparsa come vestono le donne musulmane: non si vedevano neanche le dita, coperte da
guanti. Ma non è assolutamente un problema, questo. Non la sto criticando. Arrivo al
punto. Non ricordo per quale motivo è entrata nel discorso, ma ad un certo punto ha
rivelato: "prima io indossavo le mini-gonne e poi ho iniziato a credere davvero, ad
ascoltare la voce di Allah e a vestirmi in questo modo". La risposta di Santoro è
stata l'emblema del mio pensiero: "E' questo il punto, signorina Aisha. Lei, qui, in
Italia, può vestire come vuole, con la minigonna o con i veli neri, in Afghanistan come
in altre parti del mondo, questo non è possibile. La differenza è tutta qui". Ed è
la stessa differenza, per cui l'altra sera ho detto al mio amico che la persona che vive,
per sua completa scelta, in un Paese islamico, non è libera, perché vive in una società
illiberale. Senza che si definisca questo discorso "razzista". I valori in cui
credo sono precisi e determinati. Tanti di quei valori non sono presenti nella società
islamica e per questo non mi sento di approvare quel tipo di scelte. Tutto qua. Non sapete
la fatica che ho fatto a mettermi a scrivere cose del genere. E' stato il tratto più
difficile, per me che scrivo in totale tre ore al giorno.
(1/continua)
(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dellautore)
Errata Corrige: Nella foga dello scrivere il pezzo precedente "Il sasso nel cuore", ho commesso alcuni errori. Il primo riguarda il rigo numero 8, dove scrivo: "L'organo che rende diverso l'uomo da tutte le altre specie umane è proprio quello che abbiamo dentro la scatola cranica.". La frase giusta sarebbe stata: "L'organo che rende diverso l'uomo da tutte le altre specie animali è proprio quello che abbiamo dentro la scatola cranica". Un lapsus che invece è meno leggero è quello che arriva più avanti: "Perché nessuno scrive su Elbasun per quel milione di persone?". Magari fossero solo un milione. Sono quasi un miliardo: 800 milioni. Volevo dire un miliardo, m'è venuto un milione. Il mio sogno si è infilato nelle mie dita.

www.elbasun.com - il sito del SOLE
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