L'inviato speciale
Livorno, 7 settembre 2001

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:
Tutti al mare
Analizziamo i popoli autoctoni degli stabilimenti balneari

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Ogni luogo ha i suoi personaggi. Paese che vai, gente che trovi. Se vai in Thailandia o nella Terra del Fuoco trovi ecco quelli che i libri di geografia chiamano popoli "autoctoni", personaggi che vedrai "strani" solo perché sono diversi da te e da quelli che solitamente ti circondano. E quindi quei personaggi "strani" diventano "tipici" o "caratteristici" del luogo, appena impari un po' a conoscerli. C'è una bella parola che riassume tutti questi vaporosi discorsi: autoctoni. Ma non è necessario andare per forza nel Laos o in Cile per trovare personaggi strani, tipici, autoctoni appunto. Anche in luoghi che bazzichiamo anche 5 ore al giorno, se stiamo attenti ci sono i popoli autoctoni. Di solito hanno un'estrema regolarità nei comportamenti, nei gesti, nelle parole, che diventano prevedibili. Sono veri e propri riti, danze tribali. Ovunque, se aguzzate l'occhio, trovate l'autoctono. La signora dal macellaio, il biondo in palestra, il precisino in ufficio, la commessa inabile al ristorante.

Anche Prodi è un frequentatore di bagniIl luogo che ho scelto e che è pieno di esseri da spulciare per la loro ripetitività rituale nell'atteggiamento è lo stabilimento balneare, il cosiddetto Bagno.

Intanto diciamo che uno stabilimento balneare deve essere costituito da zone ben precise che però sono indispensabili affinché lo stabilimento sia degno dell'insegna "Bagni Europa" (preferito da Romano Prodi) o "Bagni Florida" (frequentato dal presidente americano Bush) o "Bagni Italia" (fissa dimora del Ministro della Repubblica Umberto Bossi).

I luoghi che, necessariamente, devono essere fissati nello stabilimento sono:

- una biglietteria, con bigliettaio possibilmente reduce da aver fumato cannabis oppure imbottito di sonnifero oppure sofferente di reumatismi

- un bar, meglio se affiancato da ristorante, gestito da 40 persone, ma dove trovi sempre la fila

- una spiaggetta, meglio se di sabbia artificiale, ma in questi anni va molto il tungsteno, l'amianto e il grasso di zebra

- tre bagnini, possibilmente biondi o al massimo rossi, con canotta blu, bianca o a fiori con scritta "Salvamento", che non è come pensano alcuni anziani sulla spiaggia, un tovagliolo che non fa ungere sotto la bocca quando si beve il brodo

- il gabbione, struttura usata più che altro in Toscana, a metà tra una campo di basket da 3 contro 3 e un campo da calcetto, proprietà quasi esclusiva di brizzolati in pausa-pranzo

- ovviamente due file di servizi igienici, con aroma di scaloppina, gin tonic e, per fortuna, anche urina.

LA BIGLIETTERIA

Come detto la biglietteria deve essere mantenuta da un essere umano incapace di intendere e di volere. Gli dici "uno" per dire "un biglietto" e lui te ne dà due, se gli dici "due" perché sai che tanto te ne dà due in ogni caso, lui è furbo e capisce che lo vuoi fregare. La storia finisce che ti ritrovi 8 biglietti in mano quando sei solo con il cane. E' in aumento sulle coste italiane, infatti, il bagarinaggio con ticket degli stabilimenti balneari.

Di solito la biglietteria è un baldacchino costruito con paglia, fieno e sputo. Quello che sorprende è che le biglietterie sono sempre le stesse, tutte le estati, resistendo a temporali, tifoni, uraganie trombe d'aria. Si dice che una biglietteria da stabilimento balneare verrà preso a modello per un progetto di bunker anti-atomico.

Altra sfaccettatura da notare alla biglietteria è la finestrella che dovrebbe fare da canale di comunicazione tra il cliente e il bigliettaio. A parte il fatto che spesso la finestrella non supera i 5 centimetri di diametro, tanto che alcuni hanno telefonato direttamente con il cellulare al bigliettaio per farsi spedire con Posta Prioritaria il foglietto rosso, valido per entrare nel bagno. Ma quello che fa intimorire davvero il cliente è la qualità del piano della finestrella, dove ci si scambiano i soldi con i biglietti. Questa specie di davanzale può essere di due tipi:

- di compensato. Quasi sempre il compensato è tinto male e la vernice rimane attaccata all'avambraccio, costringendoti a fare la doccia con un mix di Cif e amuchina appena entri nel bagno, ammesso che tu riesca ad entrare. Inoltre il compensato è di solito ornato con chiodi, che sembrano fissati da un malato di mente, visto che sono spesso in posti inutili. I chiodi sono datati "23 gennaio", il che non vuol dire che sono del 23 gennaio, ma del gennaio del '23. Per questo i chiodi attraversano varie tonalità lontane dall'originario puro grigio fumo. Le tonalità sono l'amaranto, il giallo terra di Siena o il viola cianotico. Per finire, il compensato, se non è provvisto di chiodi, è comunque non così recente. Per questo si ergono, nel bel mezzo del davanzaletto, schegge, frecce, freccette, piccoli dardi e aghi di pino. Molto spesso il cliente che si allontana dalla biglietteria, si tiene sul braccio un pezzetto di cotone idrofilo impregnato di sangue, con un infermiere accanto che gli dice "Le risposte delle analisi domattina dalle 9 alle 10; non prima delle 9, non dopo le 10".

- di marmo. Se ci si fa caso, il bigliettaio non mette mai le braccia sul marmo, non è insensibile fino a questo punto, nonostante tutto. Il cliente, ignaro ed inconsapevole, va tranquillo alla biglietteria, contento come una pasqua, ma appena poggia le due braccia sul banco è la fine. Il pallore è istantaneo (alcuni parlano di effetto "Palla di neve"), tutti i nervi sono tesi, i denti cominciano a vibrare come un telefonino, il corpo non farà più un movimento, né in senso orizzontale, tanto meno in senso verticale. Tutto ciò, signori, è causato dal freddo che quel banco trasmette. Gli esperti parlano di -50° Fahrenheit. Un siberiano ha usato il banco da biglietteria come frigorifero. E Severino Antinori (per chi non lo sapesse: ginecologo italiano, con la mania della clonazione) ha preso subito la palla al balzo, dicendo: "Questo aiuterà la conservazione degli embrioni umani". Mentre parlava stava mettendo della biglietteria tritata tutt'intorno alla provetta. E' rimasto deluso, quando la moglie ha usato il contenuto della provetta come ghiaccio per il Pinot di Pinot.

IL BAR

Come detto il bar-ristorante è gestito da un esercito di commessi, camerieri, cuochi e altri "grembiulati"; in totale, insomma, si raggiunge senza problemi le 40 unità. Riconduciamole a quattro generi:

- Il Cassiere. Si può riconoscere il Cassiere dagli occhi a mezz'asta. Infatti i gestori di un bar quando vogliono assumere un "ragazzo dai 20 ai 30 anni, bella presenza, necessariamente assopito". Non si sa perché, ma la statistica conferma questa teoria. Il Cassiere, poi, è muto. Perché quando vuole dire "Buongiorno, cosa desidera?", fa un cenno con il mento, come i padrini dei film americani sulla mafia italo americana. La furbizia del Cassiere sta nel servire sempre prima le giovani in generale, le bionde, le dotate di labbra carnose, le compassate di sedere e le maggiorate. Si dice che un sessantenne di Vicenza, in vacanza a Rimini, abbia dovuto piantare una canadese dietro ad un vaso dei gerani per cogliere impreparato la mattina dopo il Cassiere in questione. L'imboscata ha avuto successo e per l'ira il Cassiere ha fatto una strage di scontrini, cominciando a batterne 45 al minuto, record planetario assoluto. Altra prerogativa del Cassiere sono i calli. Voi crederete alle dita, giustamente. Ma non solo alle dita il Cassiere è dotato di callo. Il callo ce l'ha anche al sedere, visto che passa 13 ore al giorno a sedere, di solito su uno sgabello di un fachiro iraniano.

- L'Imbecille. Non capisce mai alla prima. Parente del bigliettaio, l'Imbecille ti porta una foca se gli chiedi una coca, un girino se gli chiedi un panino, ma la peggior situazione è quando gli chiedi "avete un mazzo di carte?". Vi porterà uno dei camerieri, Dante, con i pantaloni sbottonati, esibendo il pube. Non mi metto certo a spiegare cosa ha capito l'Imbecille. Di solito il suddetto è totalmente in balia dei soprusi delle persone più giovani che alla cassa chiedono uno scontrino da 1500 lire e poi, cercando e cacciando l'Imbecille Commesso, ordinano una torta-gelato da 25000 lire, senza che lui, è chiaro, noti lo stridente contrasto fra la merce richiesta e il prezzo scritto a fatica sullo scontrino.

- Il Fiscale. Il Fiscale controlla sempre lo scontrino, prima di distribuire la merce. Ma "controllare" per il Fiscale vuol dire prendere una lente, un microscopio ed, eventualmente, un laser per capire: 1) se davvero il prezzo è quello scritto sullo scontrino; 2) se lo scontrino non è di stampo mafioso; 3) se può usare lo scontrino per pulire il banco del caffè, visto che fa alquanto schifo quel briciolo di tramezzino e i canovacci che abbiamo sono tutti di cotone ed è brutto sciuparli per così poco. Inoltre il Fiscale è così maniaco delle regole che a volte segue il labiale di cliente e cassiere, per vedere se davvero quello che chiederà quel cliente costa quanto c'è scritto lo scontrino. Spesso infatti il cliente si ritrova il gelato, il ghiacciolo o il pezzo di pizza nella tasca degli spiccioli del portafoglio. Due metri più in là, si erge, fiero di sé, il Fiscale, gelatinato fino ai lobi delle orecchie, con il sorriso Durban's, appoggiato al banco del bar, che ti strizza l'occhio, mentre con una granata infilata nella scarpa sta dando una spazzata al pavimento, anche se ha appena finito di passare lo straccio.

- Il Pizzaiolo. In ogni bar da mare che si rispetti, a metà pomeriggio, è pronta la pizza. Che è buona, buonissima, ben intesi. Ma appena vedi chi crea quel ben di Dio, hai un principio d'infarto. Di solito il Pizzaiolo D.O.C. ha tre armi fondamentali:

    1. L'odore. E' una miscela esplosiva: metano, propano e funghi porcini. L'olezzo viene emanato soprattutto dalle zone ascellari, soprattutto quando il pizzaiolo si muove nel gesto dell'infornare e dello sfornare. Per questo il Pizzaiolo è anche detto Geyser.

    2. I peli. Ce n'è una vasta gamma. Arricciolati, folti, lunghi, ispidi. Fatto sta che il Pizzaiolo è completamente coperto di peli. In questo caso il Pizzaiolo si dice Istrice. Questo agevola il sudore che scende a fiotti da ogni parte anatomica del corpicino del Pizzaiolo che di solito si avvicina ai 130 chili per un metro e 78.

    3. La pelle. Rigorosamente bianca. Nonostante il bar disti 34 metri dalla spiaggetta e 36 dall'acqua marina il Pizzaiolo non è mai andato al mare in vita sua. E' di un pallore indicibile, tra il bianco panna e il grigio perla. Alcuni lo difendono, dando la colpa alla farina. Ma ci credono in pochi. Altri dicono che il Pizzaiolo dello stabilimento balneare sia idrofobo e che il suo rifiuto all'acqua sia generale. E a questo credono in parecchi. Quando si dice la saggezza dell'opinione pubblica.
Nonostante questo la cassa è sempre presa d'assalto da un minimo di 7 adulti (7 Stecco Ducale), 13 adolescenti (13 pezzi di pizza e 13 estathè), 25 bimbi (25 calippo alla coca), due cani (un tramezzino e un acqua tonica, l'hanno detto i padroni, che ormai conoscono i gusti dei loro cuccioli) e il bigliettaio (un cartone di birra da 15000 lire).

(1/continua)..

(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dell’autore)


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