L'inviato speciale
Livorno, 28 marzo 2001

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:
Sabato pomeriggio
Niente Baglioni:
è il sabato del centro di Livorno
2 Parte
a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Nulla. O quasi. Il dispiego di forze è stato grande, notizie sono volate perfino dalla pur lontana Pescara. La nostra Maria c’ha riempito di siti da vedere, ma nulla è sortito fuori. In ogni modo grazie, Pescara. Dicono, quei siti, che c’è o c’è stato un certo Michael Attias "evangelista del barbecue" (testuale: "The Barbecue Evangelist"). E c’è stato un certo Robin Attias, signorotto della contea del Sevier, nel Tennessee. E c’è una certa "Attias & Levy", agenzia di avvocati di Gibilterra fondata nel 1984, che si occupa di tutto un po’ (assicurazioni, testamenti, servizi economici…). Chissà come si pronuncia in inglese, Attias. Attaies. Ettias. Etties. Sarebbero tutt’e tre orrendi. A Livorno l’accento lo buttano sulla i. Attìas. In ogni caso non sono personaggi che verosimilmente possono azzeccarci qualcosa con Livorno. Grazie lo stesso, Mary.

Comunque concludiamo questo ennesimo viaggio nella Livorno di tutti i giorni. L’ultima volta abbiamo messo su il palcoscenico, ma ora mancano gli attori. Altrimenti che spettacolo è? Su il sipario.

Piazza Cavour, Via Ricasoli, piazza Attias. Piazza Attias, Via Ricasoli, Piazza Cavour. Il giro è questo. Non si sgarra. Coloro che fanno questo giro, sono in assoluta maggioranza prevalenza i giovani, anche se abbiamo detto che qui ci puoi trovare chiunque. La fascia più nutrita, però, è senza dubbio quella che va dai 12-13 anni fino ai 18-19. Anche perché è in questa fase della giovinezza che si formano gruppi "organizzati". Nel senso che prima dei 12 si va fuori con babbo e mamma. E dopo i 19-20 (se non prima) si va fuori con il fidanzato o la fidanzata. Poi ci sono le eccezioni che confermano la regola, è chiaro. I vari gruppi si possono dividere in tre categorie, comunque.

    1 - Ci sono, intanto, le truppe rigorosamente omogenee. Del tipo: tutti maschietti o tutte femminucce.

    2 - Ma c’è anche poi la categoria del Melting pot. Nel senso che qui ci sono sia maschietti che femminucce, quasi sempre in numero impari tra loro, il che ti fa subito realizzare che non è un gruppo di coppiette, bensì una squadra sportiva (non di pallone, è ovvio, magari di atletica o di nuoto) o di una classe di scuola o il gruppo dei Bagni Lido o chissà cos’altro.

    3 - Poi c’è la terza categoria, l’outsider. Un fritto misto. In effetti, ci puoi trovare: quello che fa la Seconda Media, quella che fa la Terza Liceo, quella che fa danza, quello che fa tennis, quello che sta in Bandinella, quella che sta a Stagno, quella che si veste alla moda, quello sciattone. Il fritto misto. Ora capite perché. E questo tipo di gruppo si forma o nell’infanzia vissuta insieme nello stesso cortile dello stesso rione o ancora una volta al mare, quando a suon di Mi presti la paletta? oppure Vuoi fare le formine con me? si nutre pian piano sempre più il gruppo di bimbi, che poi saranno ragazzi e poi uomini e donne e chissà se si vedranno e si riconosceranno e si saluteranno mai più da grandi.

E’ difficile capire quale dei tre generi di gruppo sia quello che arriva a saldarsi nel miglior modo. Senza dubbio le Truppe Omogenee sono quelle che sono più coerenti e più sicure. Le Truppe, infatti, hanno, come loro forza, l’interesse comune a tutti i componenti del gruppo. Nel senso: la truppa di maschi cerca la truppa di femmine. E viceversa. Di solito è la Truppa Azzurra (dei maschietti) a dar la caccia, ma altrettanto spesso la Truppa Rosa esce parecchio allo scoperto, uscendo dalla trincea, provocando l’attacco dei "nemici". Le soldatesse rosa non sono così caute, a volte. Passano, armate solo del loro stupendo essere e del loro magnifico atteggiarsi, oscillando sapientemente le armi materiali fornite loro da Mamma Natura. Addirittura a volte finiscono proprio sul mirino del nemico, girandosi un attimo a vedere se il cecchino la guarda e, porco cane, mi ha visto. Per fortuna non ha sparato. Ma sta preparando le cartucce. "No, mi ha visto, no, bimbe, che pezzi…", andandosene rossa dalla vergogna e dall’emozione. Questo Che pezzi è difficile da spiegare. E’ un’espressione orrenda che, in pratica, significa "Che figuraccia". Che pezzi. E sculettando, ridendo e scherzando il soldato rosa si volatilizza tra la folla. Il soldato azzurro, a quel punto, resta spaesato, lì, con il fucile in mano, pronto a sparare. A sparare a chi, ora? Non c’è più il nemico sotto tiro, ora. Hai perso il momento giusto, amico. Alla prossima.

Altrettanto sicuramente, però, il Melting Pot è il più completo tra i gruppi di ragazzi: l’interesse comune c’è (scuola o sport o…), maschi e femmine, amici in tutto e per tutto. E magari c’è Quella che non vorrebbe essere solo amica di Quello, ma vorrebbe vedere se ci potesse essere qualcosina in più, ma siamo amici, lui mi considera amico, no, via, non ci si può far nulla, pace. Forse è il genere di gruppo, questo, che lega di più e più completo.

La teoria platonica probabilmente vale anche per l’amicizia. Platone diceva che l’uomo in origine era assolutamente perfetto. Dio incarnato. Ma proprio per una punizione divina, l’uomo fu diviso in due e fu condannato per l’eternità a cercare la sua metà. E probabilmente non si riferivaRingo Star esclusivamente all’amore. Le suddette Truppe Omogenee sono molto probabilmente in costante attesa di formare un gruppo più folto, formato anche da elementi dell’altro sesso. Per rendere finalmente perfetto quel gruppo d’amici. E’ come un’orchestra jazz. Un’orchestra jazz con sole percussioni non dice niente. Perché le percussioni danno ritmo e basta. Mandano avanti lo spartito, ma non seguono una melodia. Non c’è nulla da fischiettare. Non vagano per i meandri della fantasia. Si limitano a dare il tempo. Poi, è chiaro, c’è il momento dell’assolo del batterista, che sembra che impazzisca all’improvviso. (Personalmente la batteria è lo strumento che preferisco, per altro, quindi non ce l’ho assolutamente con i Ringo Starr o con i Tullio De Piscopo…). In un’orchestra jazz ci devono essere anche i fiati. Ma pensate ad un clarinetto che suona solo. Solo. Parte. E se ne va. Fugge. Chissà dove. E non lo prendi più. Sì, c’è la melodia, ma è incompleta. Manca qualcosa al tuo orecchio. Lo senti, manca qualcosa, diavolo. Le percussioni. Quando iniziano le percussioni è tutta un’altra cosa. Stai meglio. Ecco, allora: invece di percussioni chiamateli Maschi e invece di fiati chiamatele Femmine. E’ un’orchestra jazz. Alla continua ricerca di quel che manca. E non necessariamente, poi, ci deve essere qualcosa di più di un’amicizia tra i vari elementi. Non necessariamente un clarinetto e un timpano devono avere un’armonia maggiore di una tromba e di una grancassa. Non per forza ci deve scoppiare l’amore. Si può essere anche solo amici. Splendidamente amici. La dedica è per chi non riesce a ficcarsi nella testolina che puoi avere anche "una donna per amico". E anche un uomo per amico (per le rappresentanti del gentil sesso che stanno leggendo, spero tante…).

Un’altra cosa che risulta diversa nei vari gruppi è il ritmo, la velocità. Ci sono quei gruppi che sembrano pedinati da un kommando di spie tedesche, armate di mitragliette. Appena varcano la soglia di via Ricasoli, partono ai 30 orari. Altro che a passo d’uomo. Prova a stargli dietro. Ti ci vuole un Piaggio 125. Ma purtroppo ci sono anche quelli che, al contrario, sono più lenti di Bruno Pizzul quando deve realizzare chi è stato sostituito. La loro media non supera il metro al minuto. Se ogni tanto non passa qualche gruppo del primo genere e non dà una spinta non si accorgono che hanno creato dietro a loro un ingorgo tipo Firenze-Mare il 15 agosto alle 11 di mattina. Ancora peggio se nel gruppo c’è quello che saluta tutti. Perché a lui stanno simpatici tutti e deve parlare con tutti e raccontarsi tutto con tutti. Ma porca miseria ce ne sarà uno, almeno uno, che ti sta sugli zebedei e che vorresti tanto mandarlo a quel paese, ma devi salutarlo perché bisogna fare così, eppoi non ci puoi andare alle mani proprio qui in città, ce ne sarà uno che ti sta davvero antipatico? Lui saluta tutti. E il tempo minimo per completare i 250 metri che formano via Ricasoli non va sotto i tre quarti d’ora. Saluta tutti. Compagni d’elementari (ma cosa si diranno? si ricordano, non lo so, la nota collettiva che dette la maestra il primo giorno di scuola?), maestri dell’asilo, cugini del nonno, allenatori dei cugini, macellai di fiducia, amici di famiglia, figli di amici di famiglia, famiglie di amici (e lì diventa roba da suicidio, perché deve salutare tutti), uno che giocava con lui a pallacanestro (mettiamo il primo anno che lui giocava, tipo dieci anni prima). Basterebbe un Ciao. Ciao. E via. Vabbé, ma non ci puoi stare un quarto d’ora con tutti. Purtroppo lui può. E noi per forza si deve star lì a sentire storie che fanno ridere solo loro, storie che fanno rattristare solo loro, storie di persone che conoscono solo loro. Alla fine c’è chi li lascia lì, in mezzo a via Ricasoli. Almeno sono solo loro.

Piazza Cavour, via Ricasoli, piazza Attias. Piazza Attias, via Ricasoli, Piazza Cavour. Il giro è questo. Le vasche di via Ricasoli, appunto. E’ una vera giungla, credete. La salvezza può essere seguire la corrente. Se ti fai trasportare dalla corrente, vai liscio liscio verso Piazza Attias senza problemi. Se vai controcorrente, rischi il ricovero. Provate un sabato pomeriggio qualunque alle 6emezzo del pomeriggio. Se ne uscite vivi, fate un fischio.

Il racconto è stato un po’ esagerato, lievitato, dilatato dalla folle fantasia dell’autore di questi scarabocchi. Ma il fondo di verità c’è e l’80 per cento delle cose che sono state dette qui sono assolutamente fondate. E poi, tanto, non andrò mai a Satyricon. Quindi pochi sapranno cos’ho scritto qui. Io ho scritto delle cose miliardi di volte più futili, toccate qua e là con un po’ di ironia e messe all’ennesima potenza, per non prenderci troppo sul serio. Ma se anche scrivessi delle cose più pesanti contro qualcun altro e poi le pubblicassi con un libro, non mi succederebbe nulla. Perché quello che è diventato importante, ormai è la televisione. Marco Travaglio ha scritto tutte cose vere e mezza Italia lo accusa di essere un giornalista fazioso solo quando va in televisione da Luttazzi a dire quel che c’è scritto nel suo libro. Che è in vendita da tre settimane in ogni libreria del Paese. Stefano Benni scrive con ironia e comica esagerazione degli argomenti di Travaglio, pensate un po’. Leggete "Elianto" di Benni (edito da Feltrinelli). E’ come leggere un giornale del futuro. E’ tutta allusione e allegoria, ma tutto è comprensibilissimo. L’allusione e l’allegoria scamparono alle dittature di Tiberio nella Roma imperiale, visto che Fedro poteva fare satira politica tramite le sue favole (fu più che altro costretto a scrivere favole, per non perdere la sua libertà d’opinione). L’allusione e l’allegoria riuscirono perfino a satireggiare sulla corruzione del socialismo nell’Unione Sovietica dell’epoca post-rivoluzionaria (George Orwell "La fattoria degli animali", mi sto sentendo molto Corrado Augias, in questo momento). Allegoria e allusione furono capaci di passare indenni e di non farsi condannare neanche dai regimi totalitari. Dai quali prendono tanto spunto i rappresentanti (soprattutto il Cavaliere Ridens, come lo chiama Michele Serra, opinionista de La Repubblica e de L’Unità) della coalizione che molto probabilmente avrà facoltà di governare dal 13 maggio per 5 anni. In bocca al lupo a tutti. Chi vuol intendere, intenda.

(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dell’autore)


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