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L'inviato
speciale di ElbaSun |
Un sabato qualsiasi. Cinque del
pomeriggio. Livorno. Zoom. Centro città. Zoom. Piazza Cavour, via Ricasoli, piazza
Attias. La zona più frequentata, calpestata, torturata dai livornesi. Zoom. Grandi e
piccoli, nonni e nipoti, mamme e babbi, biondi e mori (rossi, castani
), alti e
bassi, grassi e magri, casual e trend, eleganti e sportivi, ricchi e poveri, intellettuali
e disadattati. In una parola: tutti. E' Livorno tutta (o quasi tutta: voglio vedere 350000
abitanti in 1 kmq
), che si racchiude, si riunisce, si spinge, si sfiora, si scontra,
si ignora e si saluta in un tratto in particolare, quel tratto in particolare. Questo
tratto particolare tra Piazza Cavour a Piazza Attias con nel mezzo via Ricasoli. Vicino
c'è via Grande, trafficatissima dai pedoni anche questa, ma non nella stessa entità. Il
bello sta nel fatto che fino alle 4emezza del pomeriggio, lì, in Piazza Cavour non c'è
anima viva. Nessuno.
Un'ora dopo, il
mondo. Come passare davanti ad una scuola un quarto all'otto. Deserto. Dieci irrilevanti
minuti dopo, se passi da quello stessissimo punto ti ritrovi ruote di Scarabeo nei jeans,
una freccia di una Fiesta dietro il lobo dell'orecchio e magari un po' di Senza piombo
nella cartella. Un casino dell'altro mondo. Così succede in città. Città. Lo chiamano
così il centro. Città. Come se Livorno fosse un villaggio con intorno la campagna e da
questa si dovesse andare, appunto, in città.
Camillo Benso, Conte di Cavour sta in piedi con un bel cappotto sulle spalle proprio in
mezzo alla piazza che porta il suo nome. I suoi occhialini, quelli di sempre. La barba,
pure. Grande, bella, fuori del tempo, piazza Cavour. Grande perché è così. Raggiunge
una discreta dimensione, anche se non quanto piazza della Repubblica. Anche piazza Cavour,
come piazza della Repubblica, fa da ponte. All'unico dei vari Fossi Medicei che osa
scappare dalla Venezia. Grande, bella, fuori del tempo, piazza Cavour. Grande, perché è
così. Bella, chissà perché. Anzi, così a prima vista non avrebbe alcunché che ti
spingerebbe a dire Bella. Ma forse proprio questo fatto che è sempre così piena di
gente, la fa sembrare bella. Esteticamente di bello ha ben poco da offrire, a parte la
statua del Conte Camillo. Nulla, o quasi. Tranne questo assembramento di gente, costante,
martellante, sfinente, tartassante, ma immensamente piacevole. Gente che sorge in questo
paesaggio appena il sole si azzarda un po' a perdere quota e a lasciare tutta quella gente
al buio e al fresco. E Piazza Cavour spesso è il crocevia che porta o che allontana dal
centro. Di qui si
parte per la passeggiata o si arriva dalla passeggiata. Oppure
fa da tappa, luogo di pausa, all'interno della passeggiata. Un po' di riposo, prima di
ripartire per un altro tratto di camminata. Per questo è bella. Non per altro. Grande,
bella, fuori del tempo, piazza Cavour. Grande, perché è così. Bella, chissà perché.
Fuori del tempo, perché sembra non cambiare mai. Come quando guardi i nonni o gli zii e
ti sembra che siano sempre stati così, ma che quando vai a vedere le foto del Natale
dell'85, cavolo se sono cambiati. Piazza Cavour fa lo stesso effetto. Piazza Grande, per
esempio, è stata completamente rovesciata come un calzino. Era considerata una tra le
più belle piazze d'Europa, prima che un uomo calvo, con le labbra carnose, che chiamavano
Duce, ci fece costruire nel bel mezzo un palazzone assolutamente privo di senso (gli unici
che potrebbero suggerirne sono i proprietari di Mc Donald's e Cecchi Gori, che qui hanno
al terreno un fast-food e al 1° piano una multisala). Ma il motivo per quell'uomo calvo
era un altro, forse. Quel palazzo era lì, così quadrato, rigido, ingessato, quasi a
voler trasmettere l'imponenza, quasi l'invincibilità dell'italiano "puro".
Cavolate, insomma. Con quello schifo nel mezzo, Piazza Grande si chiamò solo metà
dell'originale. L'altra metà si chiama Piazza del Municipio e si capisce perché. E
scherzo di un destino pilotato: Piazza Grande è la metà più piccola delle due parti.
Tornando a Piazza Cavour e al suo essere fuori del tempo, gli architetti chissà quante
volte l'avranno analizzata, studiata, eppoi forgiata, scolpita, modellata, smussata,
smontata eppoi rimontata. Ma sembra restare sempre uguale. Poi, magari, se si va a
riprendere le cartine dell'85 e dici Cavolo, se è cambiata. Ora è un labirinto, per
la maledetta
fissazione che la zona pedonale deve per forza coesistere con la rete dei trasporti
pubblici. Guardandola dall'alto con lo sguardo rivolto verso Nord, verso Piazza Grande, si
presenta così: sulla destra, zona pedonale, sulla sinistra la strada per gli autobus. Ma
anche qui i pedoni ci sguazzano. Come i pesci rossi nelle vaschette del luna-park: non ci
stanno un granché bene, ma ci stanno. Così i pedoni nell'ala sinistra di Piazza Cavour.
Nel mezzo della piazza Camillo Benso, a sedere, rivolto verso Piazza Grande. Con davanti e
dietro a sé un po' di siepe, un po' di marciapiede, un po' di catene di ghisa (quelle
pesanti, grigio scure, alternate ogni tanto da un cono di granulato, che le devi
scavalcare e se ci batti una caviglia Porca miseria che male..). Tutto questo per
prolungare, proiettare quello che Camillo Benso, lì, a sedere, sembra indicare da anni. A
sinistra gli autobus, a destra i pedoni. Sembra fatto a posta, lì, il Conte dell'Unità
d'Italia. Sembrerebbe, così, la struttura più semplice del mondo, quella di Piazza
Cavour, ma a vederla è un vero labirinto. Bisognerebbe disegnarla per comprenderla
veramente. Questa è Piazza Cavour, comunque. Per arrivare a Piazza Attias, c'è da
passare la 5th Avenue livornese, sempre iperaffollata di gente, ma assolutamente deserta
di auto, finalmente. E' zona pedonale. Ogni tanto, sì, passa una volante della polizia o
dei vigili urbani, quasi a dire Ci siamo sempre: comunque e dovunque, attenti. In via
Ricasoli ci sono i negozi più "chic" della città, quelli che una camicia te la
fanno pagare duecento carte. I marciapiedi sono larghissimi, qui. E' zona pedonale,
d'altronde. Marciapiedi in una zona pedonale? Di notte, qui, ci si può passare
tranquillamente in macchina, ecco perché. Via Bettino Ricasoli. Fu un grande politico
toscano dell'epoca immediatamente post-unitaria. Camillo di Cavour, sappiamo chi fosse.
Quel che ci manca è chi è 'sto Attias, che dà il nome alla piazza, in assoluto quella
più gettonata dalla gioventù labronica. Bettino Ricasoli, politico. Camillo di Cavour,
idem. Attias? Neanche la De Agostini ci aiuta. Si va da Atti ("famiglia umbra
insignita da Bonifacio IX
") a Attica ("regione storica della Grecia
centro-orientale, tra il golfo
"). Chi sa qualcosa riguardo a cosa o chi fosse
Attias, per cortesia, scriva a:
E' una curiosità, niente più. Ma il fatto è che finché non uscirà fuori l'identità di Attias o dell'Attias (ci siamo capiti) non andiamo avanti. Questione di principio