L'inviato speciale
Livorno, 23 gennaio 2001

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:
L'ultimo del millennio livornese
La notte più lunga dell'anno nella festa livornese
(prima parte)

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

I giornalisti la chiamano la notte più lunga dell'anno. Mica perché la fase oscura della giornata duri di più del solito, ma perché questa nottata è vista in senso strettamente (anzi: esclusivamente) antropologico. Spiegatoci senza parolacce: il punto di vista, in questa magica notte, è quello dell'uomo, non quello della natura. Per la natura è una nottata come un'altra (è nuvoloso come un 14 dicembre, il mare ondeggia come un 24 febbraio, gli uccellini vanno a dormire come un 12 gennaio, le zanzare non ci sono perché fa freddo, secco per giunta, come ogni inverno…). Ecco la meravigliosa Trafalgar Square illuminata di notte. Immaginatevela con 300.000 persone dentro. Mica male.Ma la notte tra il 31 dicembre e il primo di gennaio diventa la più lunga dell'anno, per noi. Per festeggiare il vecchio anno che se ne va con la sua piccola grande storia e il nuovo che sta per iniziare con le sue piccole grandi speranze. Ogni fine (o inizio, fate voi) di anno è spinta dal solito sentimento. Quello di salutare l'anno che abbiamo vissuto o vivremo, un anno che non tornerà più. Non ci sarà più un '99, come un 2000, come un 2001. E forse per questo festeggiamo la fine del vecchio e l'inizio del nuovo. Si fanno feste in onore a qualcosa di laico una volta ogni tanto. A qualcosa che è pura invenzione dell'uomo, convenzione: la divisione del tempo. Millenni, secoli, anni, mesi, giorni, ore, minuti, secondi. Pura convenzione nata dall'ingegno dell'uomo. E si festeggia, una volta ogni tanto, qualcosa di laico. Il che pulisce, in un certo senso, l'anima umana da un'ipocrisia crescente che spesso si riproduce durante i giorni natalizi. E allora tutti insieme in piazza o tutti insieme in casa, feste pubbliche o private, la notte tra amici, parenti o gente mai vista né conosciuta, che magari si conosce proprio nel fatidico attimo del giro di boa temporale. Una notte che si riempie di magia, un cielo che si riempie di colori mai visti, innaturali, un bicchiere che si riempie di spumante, chissà perché bevanda ufficiale del capodanno (e gli astemi?).
E Livorno è città di gente cosmopolita da sempre (il sindaco? Salernitano; il presidente della squadra di pallone? genovese; …) e si comporta, si deve comportare da tale, nel suo piccolo. A Parigi gente a perdita d'occhio intorno alla fluorescente Torre Eiffel? A Berlino gente a perdita d'occhio intorno all'illuminata Brandenburg Tor? A Londra gente a perdita d'occhio in Trafalgar Square? A Mosca gente (e birra…) a perdita d'occhio al Le madonne oltre a piangere, bevono anche lo spumante...Cremlino? Bene. Anche Livorno sfoggia le sue ricchezze: tre feste, non solo una, in tre punti storici, tra i più belli della città. Primo: il Cisternone di Pasquale Poccianti, una dei più affascinanti frutti del revival gotico della prima metà dell'Ottocento. Secondo: piazza della Repubblica, il ponte più largo d'Europa (non lungo: largo), perché sotto ci passa uno dei tanti Fossi Medicei che triturano il centro città, specie nella parte della Venezia (non a caso ha questo nome…). Terzo: la Terrazza Mascagni, capolavoro architettonico che guarda il mare e si fa guardare da tutti per quant'è bella e alla quale è stato rifatto il trucco da poco, rimessa su in chiave ottocentesca (come era nata e cresciuta, prima che le due guerre, et-voilà, soffiassero via anche questa). Il viale che accompagna fino al Cisternone ha il nome di Giosuè Carducci. Di cipressi, comunque, nemmeno l'ombra. Comunque di solito è nevrastenico, nervoso, schizofrenico, pazzo per quanti veicoli, di ogni specie lo percorrono, in su e giù, ad ogni ora, in ogni modo, per qualunque motivo pensabile. Stasera no. E' silenzioso, calmo, rilassato. Sembra di sentirne anche un lieve sospiro di sollievo. Invece dei pesanti pneumatici di camion, jeep, utilitarie e berline lo solleticano scarpe a tennis o tacchi a spillo, lumberjack o new balance. Il Cisternone (ancora attivissimo: distribuisce l'acqua nelle abitazioni di una zona del centro) è tutto colorato dalle luci psichedeliche che partono dalla striscia bianca sudicia sdraiata per terra, quella del semaforo. Là, di solito, ci sono eserciti di motorini e legioni di vespe che all'unaemezzo provengono dalle "prigioni" del Liceo Scientifico e dell'Istituto Tecnico e che sgasano aspettando il verde come l'ultima sirena in un cantiere, vogliosi di casa del tavolino e del pranzo. Stasera, lì, c'èavenue: via Ricasoli a livorno alle 6:30 del sabato sera è come questa foto gente che balla.
Il Cisternone multicolor, però, fa solo da scenografia allo spettacolo. Più avanti ci sono un palco, un gruppo musicale rinomato in tutta Italia e una bella donna, una delle tante che accompagnano i santi e i martiri (non proprio con la stessa austerità…) sui calendari. Il gruppo musicale sono i Los Locos (italiani, ma cantano solo in spagnolo…) e la bella donna è Manuela Arcuri (italiana, ma parla solo in romanesco). Più in là un aggeggio meccanico comanda un gioco di fontane mobili, che fanno tripli salti con avvitamento, giocano, si rincorrono, si intrecciano tra di loro. Fontane false, che non ci sono mai state lì. E mai, probabilmente, ci saranno. Però stasera ci sono e la loro figura la fanno. Per arrivare al secondo punto nevralgico dell'ultimo del millennio livornese basta fare trecento metri a piedi in una sovraffollata via De Larderel, che sembra la versione notturna di via Ricasoli (la 5th Avenue livornese: ne parleremo, siate pazienti…). Fai quei trecento metri a piedi, in mezzo di strada e questo ti mette una strana sensazione addosso, perché l'hai sempre fatta in motorino, macchina, autobus quella via e ora ti ritrovi a calpestare quell'asfalto con cui hai sempre avuto un contatto indiretto. Nel senso che l'hai sempre vista di sfuggita, senza far caso a come sono davvero i palazzi, per esempio. Queste cose, invece, avvengono solo quando cammini. Puoi avere un interlocutore, è vero, ma camminando puoi avere l'occasione di guardare, a destra e a manca. Anzi non guardare: osservare. E' diverso.

Siccome se continuiamo ancora arriviamo a dimensioni evangeliche, facciamo così: finisce qui la prima parte del Capodanno 2001 livornese, la seconda alla prossima settimana


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