L'inviato speciale
Livorno, 1 febbraio 2001

L'inviato speciale di ElbaSun
Livorno:
L'ultimo del millennio livornese
La notte più lunga dell'anno nella festa livornese
(seconda parte)

a cura di Diego Pretini
diego-pretini@elbasun.com

Riprendiamo il viaggio nella notte più lunga a Livorno. Musica d'atmosfera, luci soffuse: a voi la seconda parte…

Piazza della Repubblica. I più anziani la chiamano il Voltone. Chissà perché. Fatto sta che sia la piccola Viareggio dentro Livorno. I bimbi mascherati vengono portati qui a Carnevale. E se Piazza della Repubblica è la Viareggio, c'è anche una Rio de Janeiro: la Rotonda d'Ardenza, la più affollata nel mese di febbraio dai bimbi in versione Batman, Zorro, Clown, Cenerentola… In Piazza della Repubblica, comunque, stasera c'è una discoteca all'aperto, in pratica. I DJ di Radio Fragola mettevano le colonne sonore più belle del millennio discografico, dai Village People a Santana, da Gloria Gaynor agli Articolo 31, dagli Earth, Wind & Fire a un Nek remixato scalmanato e aun Cecchetto d'annata. Davvero di tutto. Un palco è riempito da ballerine pagate e da ballerine improvvisate, alla ricerca di qualcosa di più del canonico quarto d'ora di celebrità. Sono le undiciemezzo. Ce la facciamo ad arrivare a piedi fino alla Terrazza. In dieci minuti siamo là. I vagabondi prendono l'autobus. Sì, capito bene, l'autobus. Tre o quattro mezzi sono stati messi a disposizione dall'Azienda dei trasporti cittadini. Noi andiamo a piedi, comunque. Il centro è bellissimo, così. Senza auto. Solo palazzi, porte, finestre, luci. Tante luci. Da innamorarsene. Una roba che non avresti mai pensato. Quel tratto di strada vuoto da ogni che. Vuoto. Con la gente che domina via Grande, in mezzo di strada. E sono più quelli che stanno sull'asfalto, sempre dominio delle ruote, di quelli che passeggiano sotto le logge. D'altronde non è cosa usuale, questa. Una volta che la si può dominare, via Grande, perché privarsene. Per una volta è l'uomo e non una sua creatura meccanica, a godersi ciò che ha fatto, questo popò di città, la tua città. Tanti spesso la criticano, Livorno. Non c'è nulla di attraente, dicono. E' brutta, si sente dire a volte dai più radicali. Come vorrei andarmene, dicono gli estremisti. E' facile immaginare che sono i più giovani ad avere questo sentimento di inquietudine. L'ha avuto Foscolo, perché non lo può avere uno studente dello Scientifico, del Professionale, quello che gioca nel Carli, nel Picchi o nella Pielle*, o ancora quello che fa volontariato in via S. Giovanni? Sono ragazzi. Come lo è stato Foscolo. E il sentimento di essere fuori dalla loro realtà, come l'ha avuto lui, l'hanno loro. Poi magari passa tutto, spesso. Appena le radici vanno un po' in profondità, nel sottosuolo e restano magari aggrappate e s'attorcigliano a qualche sasso e diventano tutt'uno con la terra dura ed è impossibile, folle, scavare per strapparle, be' allora quel sentimento scappa, si volatilizza, vola via, magari a contagiare qualcun altro più giovane di te e via con la stessa storia. Quella realtà, allora, diventa la tua. O magari ti resta quel sentimento. C'è chi, per esempio, ha fatto baracca e burattini e se n'è andato in Sud Africa, in Australia, in Argentina, o senza andar troppo lontano, in Germania, in Spagna, in Francia. Perché era lì magari che volevano andare, lì, il desiderio di andarsene un giorno, chissà.
Ma Livorno è stupenda stasera. Il livornese la può dominare, stasera. E per questo è stupenda. Un cittadino che domina la sua città non è cosa da tutti i giorni.
E' arrivata la Terrazza, intanto. Anche qui lo scenario è simile al Voltone. Palco, DJ, musica di ogni tipo-generazione-ritmo, ballerine vere e improvvisate e queste, stavolta, erano bimbette di 6-7 anni. Tanto per ricordare che non ci sono solo i "grandi" a festeggiare questo benedetto 2001 che si avvicina. A proposito: mancano dieci minuti al nuovo anno. Lo speaker della festa ce lo ricorda, ogni tanto. Il gazebo, che ricorda tanto un'epoca che non c'è più, remotissima di (ormai lo si può, deve dire) due secoli fa, subisce di riflesso, assolutamente casuale la cosa, le luci violette verdi e blu che dovrebbero bagnare la gente. E invece il gazebo con quelle luci addosso non ci sta a fare proprio nulla. Un bel niente. Il mare non lo considera nessuno, invece. Strano per la Terrazza. L'estate ce lo fa ricordare ammirato da centinaia di persone, sulla Terrazza, con il viso bruciato dal sole, ormai cadente, delle 5 della sera. Quando il protagonista è il mare e gli antagonisti coloro che vogliono sconfiggerlo: il Palio Marinaro. Stasera niente, caro mare. Stasera non sei tu, quello che vogliono festeggiare i tuoi amici nemici, gli umani. Stasera è il tempo che passa, quello che vogliono celebrare. Mancano tre minuti al 2001, lo sapevi? Già, ma cosa interessa, a te. Per te non cambia nulla. Può essere anche il 3987 o il 34. A te, che te ne frega. Sempre rimasto lo stesso. Uguale uguale, sempre. A parte i momenti in cui qualche pazzo pulisce la pancia di qualche nave che ha mangiato un po' pesante. O i momenti in cui qualche pazzo posa una bombetta fatta di schifezze in un paradiso terrestre, dove ancora la mano dell'uomo, la sua mano con gli artigli, non quella morbida di un nonno, non è arrivata, cavolo. Ma per il resto sei sempre rimasto lo stesso. E' chissà da quanto che ti muovi, irrequieto, poi ti calmi poi ti sposti di nuovo, ti giri dall'altra parte come uno che deve andare a lavoro, ma la sveglia non riesce a svegliarlo. Con la stessa indifferenza ti comporti te, mare. E' chissà quanto che ospiti e proteggi le tue creature, cullandotele, rendendole a volte irraggiungibili all'unica loro minaccia dalla quale non si possono difendere. Quella minaccia che fai dondolare dolcemente su un materassino a largo. Ma che magari, quando ti incazzi davvero, rovesci nel tuo mondo, risucchiandolo, in un sol boccone y adiòs, amigo. L'uomo. Ha cercato di domarti, prima. E dopo un po' c'è riuscito. Poi se ne voleva approfittare, da un dito stava prendendo un braccio. Ma hai reagito. E allora, saggio, ultimamente ha deciso di salvaguardarti, l'uomo.
2001. La gente ride, scherza, si abbraccia, si bacia, sulla guancia, sulla bocca, sul collo, c'è chi si prende in collo, c'è chi continua a ballare, bevendo da un bicchiere pieno di spumante, proveniente da una bottiglia aperta in anticipo, e continua a ballare e, attenta, si è versata lo spumante addosso. Visto a ballare con il bicchiere in mano? Chi se ne frega. E' l'ultimo dell'anno. L'Inno alla gioia, probabilmente, Ludwig Van lo scrisse in uno dei suoi "ultimi" dell'anno. Non c'è ragione per essere contenti. Lo si è, e basta. Un signore in ritardo, per colpa di quel tappo che non vuole venir fuori, sta ingaggiando un duello di karatè con la bottiglia. Quando mette kappaò il contenente, però, il contenuto ci prende in pieno e cerchiamo rifugio dietro a una schiena a caso. I botti impazzano. Odiosi, come sempre, soprattutto quando non te li aspetti. Il cielo è diventato come il Cisternone: multicolor. Ritorniamo in Piazza della Repubblica, ma un po' il sonno (è pur sempre mezzanotteeunquarto) un po' la stanchezza del tragitto dell'andata, ci suggeriscono l'autobus come mezzo per il ritorno. Eppoi siamo inviati, mica scemi. Di autobus c'è n'è uno fermo proprio davanti all'Hotel Palazzo, il più bell'albergo della città, andato in miseria e non ancora purtroppo recuperato. L'autobus è fermo, spento. L'autista si gode dieci minuti con la moglie e due amici. Stappano una bottiglia. Bevono. Si va subito, ragazzi, dice. Si figuri, faccia pure. In una serata così lavorare è da eroi epici, si prenda pure 'sti cinque minuti. In Piazza della Repubblica restano i più giovani. E la musica si fa più dura, da discoteca "vera". Non si sa se questo sia l'effetto o piuttosto la causa della ritirata dei nonnetti. Fatto sta che restano i più giovani a ballonzolare per la piazza. Un gruppo di colored di mezza età, con quell'allegria che è innata in quella gente, ballano su un ritmo che si fanno da soli, con una trombetta bucata e uno scatolone, disinteressandosi completamente del tum tum, unz unz che proviene dagli altoparlanti dei bianchi. Che sono tutti lì a guardarli con il sorriso sulle labbra. Alcuni indigeni (livornesi) vanno ad aggiungersi a quel ballo, molto simile a una danza tribale. Alla faccia dell'Austriaco d'amianto (chi? Provate a guardare "Auguri fratello" qui a sinistra).

Alle dueemezzo è finito tutto. Può bastare. La città è abbastanza stanca. Chi si vuol divertire ancora, può farlo da qualche altra parte. Ora Livorno ha sonno. Lasciatela dormire. 'Notte.

*: le prime due sono piccole squadre di calcio di Livorno. La terza è una squadra di pallacanestro (infatti PL = Pallacanestro Livorno). Tanto per rendere l'idea che tutti possono più o meno avere il sentimento di andarsene dalla loro patria.


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