Gina Gastaldi

L'inviato speciale di ElbaSun

Ceriale:

Genova
"A Madonna da Guardia"

cura di Gina Gastaldi
bimbavale@elbasun.com

Genova! Il desiderio di parlare di questa città è sempre stato molto forte in me. La sento come mia anche se l’ho sempre e solo visitata, mai vissuta realmente. E’ come se fossi nata lì, come se avessi respirato da sempre quest’aria che profuma semplicemente di mare, ma superbamente di cultura, storia, tradizioni. Le sue strade, i suoi vicoli, le sue chiese, i suoi monumenti, i suoi palazzi, il porto, la lanterna. E poi, se si danno le spalle al mare, le sue colline e i suoi monti.

E proprio su uno di questi monti, il monte Figogna, ad un’altezza di 804 m sul livello del mare, si trova il Santuario della Madonna della Guardia. Domina, da un lato il mare e dall’altro la Valpolcevera con i suoi centri abitati immersi nel verde della valle: Ceranesi, Campomorone, Mignanego, Serrà Riccò, Sant’Olcese, Pontedecimo e Bolzaneto.

Ho trovato molti siti che parlano di Genova e anche del Santuario, tutti molto ben documentati, quindi il mio sarà il racconto della mia esperienza personale.

E’ un Santuario molto caro ai Genovesi e ai liguri; è un luogo di preghiera, ma anche di meditazione, di pace e serenità. Un luogo che fa pensare alla fede e allo spirito di sacrificio dei nostri antenati, un’eredità religiosa ma anche umana, di un’estrema semplicità e fortezza interiore.

Fra gli opuscoli in vendita ho trovato una pubblicazione per me molto interessante, direi emozionante.

Nel 1999 è stato trovato negli archivi del santuario un libretto pubblicato per la prima volta nel 1900 sull’apparizione della Madonna. Era scritto in dialetto genovese, precisamente in genovese di Portoria, che pare fosse all’epoca la lingua dei genovesi. E’ stato, quindi, ripubblicato integralmente e si può trovare ed acquistare al Santuario.

La lettura è scorrevole, intensa, emozionante, a tratti divertente. E’ difficile esprimere pienamente quello che si prova nel leggerlo. Per quanto riguarda la semplice narrazione dell’apparizione, non considerando la spiritualità del fatto, mi è stato dato un suggerimento che considero azzeccato: “sembra una commedia di Govi”.

Credetemi, soprattutto se sapete leggere e capire il dialetto genovese, è una lettura accattivante.

Cito testualmente la frase che si trova sulla copertina “Ghe zeugo che a Madonna, quand’a l’è comparia, a l’ha parloû zeneise pe ëse ciù ben capia” (Ci scommetto che la Madonna quando è apparsa, ha parlato genovese, per essere meglio compresa”.

Vi racconterò brevemente la storia, una storia semplice e “contadina” e proprio per questo vera e toccante.

Era l’anno 1490, il 29 del mese di agosto, e il contadino “Beneito” Pareto si trovava sul monte Figogna in attesa del pranzo portato, come ogni giorno, dalla moglie. Quel giorno era in ritardo e “Beneito” era in ansia e in agitazione per la fame che aveva. Improvvisamente vede una figura di donna, avvolta nella luce, di una bellezza celestiale, che si rivolge a lui in dialetto portoliano e gli dice che da lui vuole una “cappelletta” proprio lì dove era apparsa.

Rimasto solo il povero contadino è frastornato e quando incontra la moglie narra immediatamente l’accaduto. La moglie, ovviamente, lo prende per pazzo e visionario, lo prende bonariamente in giro e si fa promettere di non raccontare niente a nessuno e scordarsi di tutto. Il povero contadino, non solo ha paura delle conseguenza di non obbedire alla Madonna, ma anche delle minacce della moglie. Non si dà pace per tutta la notte e al mattino sale su un fico per meditare. Sappiamo tutti che i rami del fico sono traditori, anche se grossi sono deboli, e così “Beneito” cade dall’albero per una rottura del ramo. E’ in pericolo di vita e i paesani si fanno intorno alla famiglia preoccupati per la sua sorte.

Nel sonno “Beneito” vede nuovamente la Madonna (a Moæ do Redentô) che lo rimprovera per non aver obbedito e gli offre una possibilità di riscatto: in cambio della guarigione deve costruire, insieme ai paesani, la Cappella nel punto indicato la prima volta. La sua guarigione è vista come un miracolo e tutti i paesani aiutano il contadino a realizzare il desiderio della Madonna.

Inizialmente è sorta la Cappelletta dell’Apparizione e successivamente il Santuario vero e proprio. E’ un punto che sovrasta Genova, e i genovesi si sentono protetti e “guardati” da occhi spirituali. Andare al Santuario significa chiedere forza, attenzione, e aiuto e se ne ricava tranquillità, sicurezza e coraggio.

E’ quindi un’esperienza da fare, positiva per tutti.

Per arrivare al Santuario vi sono diverse vie di accesso, strade pedonali che erano utilizzate dai pellegrini (ancor oggi segnate come itinerari escursionistici):

da Bolzaneto, considerata una scorciatoia rispetto alla strada asfaltata, offre una vista della Val Polcevera;

da Sestri, con panoramica vista di Sestri e di un tratto della costa ligure;

da Borzoli passando dalle pendici del Bricco Teiolo per poi ricongiungersi con l’itinerario precedente;

da San Carlo di Cese, alle spalle di Pegli percorrendo una valle ancora intatta e attraversando ponti medioevali s’immette poi in Valpolcevera;

da Praglia, itinerario interessante lungo un’antichissima via del Sale che saliva da Pegli per arrivare in una località, Capanne di Marcarolo, che per svariati secoli fungeva da punto di incontro tra le popolazioni della costa e della Valpolcevera con quelle del basso Piemonte per scambi di merci;

da Pontedecimo-Gaiazza lungo i binari dell’autoguidovia che fino alla fine degli anni 50 collegava Bolzaneto al Santuario.

La via più comoda in quanto asfaltata è da Ge-Bolzaneto, una strada abbastanza stretta e in salita.

Uscita autostradale a Ge-Bolzaneto sull’A7 Genova-Milano.

Le foto sono state scattate da un amico speciale che ringrazio per la collaborazione e la condivisione di questa giornata.


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