Il Natale nella tradizione

LA NASCITA DEL PRESEPE

Prima della nascita di Cristo c'era la festa del Fuoco e del Sole, perché in questo periodo c'è il solstizio d'inverno, cioè del giorno più corto dell'anno.

Nella Roma pre-cristiana dal 17 al 24 dicembre si festeggiano i Saturnali in onore di Saturno,dio dell'agricoltura ed è un periodo dove si vive in pace, si scambiano doni,  sono abbandonate le divisioni sociali e si fanno sontuosi banchetti. Tra i Celti invece si festeggia il solstizio d'inverno. 

Nel  274 dopo Cristo, l'imperatore Aureliano decide che il 25 dicembre si festeggi il Sole. E' da quest’origine che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case deve bruciare per dodici giorni consecutivi e deve essere preferibilmente di quercia, perché propiziatorio, e da come brucia si presagisce come sarà il futuro anno. Forse per chiarire questo stato di cose che San Francesco, la notte tra il 24 e il 25 dicembre del 1223, costruisce, con l’aiuto di un gruppo di "poverelli", tra le montagne e le colline della Valle Santa, ricoperte di neve, per la prima volta il Presepe. Immaginate questo gruppo di "poverelli" senza scarpe, addosso solo povere vesti, che portano la parola di Dio e un messaggio di fede e di speranza per i più poveri tra i poveri...

San Francesco soggiorna a lungo a Greccio, con alcuni suoi confratelli, fin dal 1209. Proprio su queste montagne realizza il primo presepe vivente, riproduzione della natività di Betlemme.

Si racconta che il luogo dove sorge il santuario fu scelto per caso, lanciando un tizzone ardente, che ricadde proprio là dove poi fu eretto il santuario. Il lancio del tizzo, ancora oggi è rievocato nel periodo di Natale, durante la rievocazione del presepe vivente allestito da San Francesco.

Il santuario di Greccio é scavato in parte nella roccia, con piccole cellette di pochi metri quadrati, quasi come nidi d’aquile, lontano da tutto e da tutti. Anche quest'anno, la notte di Natale a Greccio si rievocherà la rappresentazione con comparse del paese e delle zone circostanti. A mezzanotte tutte le campane suonano nella valle e quello é il segnale della nascita del Redentore.

Quindi il nostro Natale deriva da tradizioni borghesi del secolo scorso, con simboli e usanze sia d’origine pagana sia cristiana. Il Natale è anticipato dalla vigilia, che dovrebbe essere una giornata di digiuno e di veglia cui ci si prepara ai festeggiamenti delle feste. Nelle case è allestito un presepe, specialmente nei paesi meridionali, o un albero di tradizione più nordica.

I PRESEPI

PRESEPE GIGANTE DI MARCHETTO

Da una tradizione secolare di manifestazioni legate al Natale, nasce nel 1980 il Presepe Gigante allestito nella borgata Marchetto di Mosso, che lo scorso anno è stato visitato da circa Diecimila persone, il Presepe è anche un momento d’incontro tra i centocinquanta abitanti di Marchetto, tutti impegnati a vari livelli nella realizzazione.

Il Presepe è allestito nelle vie, nei cortili e negli spazi aperti della borgata situata nel Biellese orientale, a settecentocinquanta metri d’altitudine.

Il panorama è aperto verso sud, sulla Valle di Mosso, culla dell'industria laniera biellese, e sulla Pianura Padana.

Le luci delle grandi città, di sera, fanno da sfondo al Presepe, mentre le alture dell'Oasi Zegna chiudono lo scenario verso nord.

Oltre cento statue a grandezza naturale, di particolare espressività, formano più di venti scene ispirate alla Natività tradizionale, ma anche alla vita e al lavoro della gente.

L’insieme della "scena panoramica" (detto in gergo cinematografico) è quasi un museo etnografico che si rinnova ogni anno, fatto d’oggetti, strumenti e angoli caratteristici. Il Presepe Gigante è di fatto immobile, ma i visitatori, con il loro cammino verso la Capanna, lo rendono animato e vivo, confondendosi con le statue. L'effetto è particolarmente evidente nelle ore notturne, quando un’emozionante illuminazione completa l'allestimento.

E' aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle 22, a partire dal 14 dicembre e fino al 6 gennaio.

 

COME LO RACCONTANO I BAMBINI

IL NATALE DEL NONNO: IL MIO TEMPO

Non si usava addobbare le case e nemmeno fare l'albero di Natale. Era molto diffuso l'uso di fare il presepe. Grandi e piccoli andavano alla ricerca di pietre calcaree, perché l'acqua le aveva lavorate e con quelle si faceva la grotta. Intorno alla grotta erano disposte delle piccole casette di cartone fatte in casa. I personaggi erano di terracotta. Per il verde si usava il muschio e dei ramoscelli di sempreverdi. la neve era realizzata con la farina.

GLI ZAMPOGNARI

Si sta perdendo una tradizione molto bella, quella degli Zampognari. Nelle metropoli è difficile sentire una zampogna o vedere uno zampognaro che bussa alla porta e ti suona "Tu scendi dalle stelle". A Napoli, forse esiste ancora quest’usanza, chissà! Gli Zampognari venivano dall'Abruzzo e ogni mattina cominciavano il loro giro molto presto, col buio. La gente li sentiva suonare stando ancora a letto. Iniziavano a diffondere nell'aria le dolci melodie natalizie già per la novena dell’Immacolata e dopo ricomparivano per la novena di Natale. Arrivati a Natale ricevevano un compenso in denaro. Così com’erano comparsi, scomparivano per tornare l'anno dopo.

 

LA VIGILIA DI NATALE

Il 24 Dicembre, cioè la Vigilia di Natale, la gente rimaneva a digiuno fino alla sera. A pranzo si mangiava: cavolfiori fritti, baccalà condito con olio, aglio e prezzemolo, poche frittelle. La sera si riuniva tutta la famiglia (ora la famiglia non esiste più) e la cena prevedeva: spaghetti con il sugo di pesce, cicoria, insalata, broccoli neri e bieta. Come frutta mandarini e frutta secca. I contadini avevano l'usanza di far appassire qualche grappolo d'uva,perché si diceva che mangiarla portava fortuna.

La notte tra il 24 e il 25 dicembre si andava a messa per ascoltare la cerimonia e attendere la Nascita di Gesù in chiese molto affollate. Luci e atmosfere semplici che a mezzanotte si univano al suono festoso delle campane. Anche i bambini partecipavano, sopratutto per ammirare il presepe preparato in parrocchia.

Il giorno di Natale sulla tavola non doveva mancare il brodo di cappone e pasta fatta in casa. In qualche casa, oltre al brodo, si mangiavano anche le fettuccine con il sugo di carne. Per secondo sulla tavola comparivano il cappone lesso, carne al sugo, i broccoli neri. A fine pranzo cadevano sulla tavola i torroni e i dolci fatti in casa. Sulla tavola erano presenti finocchi, olive e lupini curati in casa; frutta fresca e secca a volontà. Esistevano soltanto generi alimentari e qualche negozio di dolciumi dove si potevano comperare sopratutto i torroni bianchi perché i panettoni e i pandori da noi non c'erano. I dolci li preparavano la nonna e le zie ed erano sopratutto: susamielli e ciambelline al vino.  

Nei giorni di festa si giocava a tombola. Intorno ad un gran tavolo, sotto il quale un gran braciere riscaldava l’ambiente, si riunivano grandi e bambini. Ognuno aveva davanti a se una cartella per giocare e per segnare i numeri bisognava prendere i fagioli o i ceci o le bucce d’arancia, che erano posti al centro del tavolo. Si trascorrevano in questo modo interi pomeriggi e tante serate dopo cena.

Mio nonno aveva messo l’usanza, che nell’intervallo tra una tombolata e l’altra, di leggere un libro che noi tutti commentavamo, senza limiti d’età. Con i miei nipoti non posso farlo, non mi ascoltano e mi contestano, dicendo che sono un "affondato nel vecchiume"

Il sei gennaio i bambini ricevevano i regali. La sera prima facevano spegnere il fuoco nel camino, appendevamo le calze al bordo del camino, poi andavamo a dormire ma… nel dormiveglia vedevo sempre quella vecchia con i capelli diritti e il pizzetto alla Vittorio Emanuele Secondo, e non riuscivo a dormire. Qualche bambino era spaventato per quella vecchietta descritta molto severa e che non portava i regali ai bambini cattivi. La Befana metteva nella calza dolci, qualche caramella e i mandarini, a qualche bambino monello metteva carbone vero e cenere. I bambini per la curiosità di vedere cosa c'era nella calza si alzavano molto presto. I più fortunati oltre alla calza ricevevano altri doni.

 

LA TRADIZIONE E LA STORIA DEL NATALE A NAPOLI

Napoli si prepara offrendo al visitatore una straordinaria mole di luoghi espositivi e tesori d’arte e, tra una passeggiata e un po’ di shopping natalizio, invadono via Roma (ex Via Toledo) avviandosi verso il centro storico partendo da piazza del Plebiscito. In questa Piazza,dal 14 dicembre,è protagonista Spiriti di madreperla un’installazione eseguita dalla tedesca Rebecca Horn, dedicata non solo all’oscuro culto dei morti ma anche al fenomeno della luce e del dialogo, tra passato e presente.

Piazza del Plebiscito ospiterà anche la festa di fine d’anno, con uno spettacolo musicale. Il consueto concerto di fuochi d’artificio, simbolo del Capodanno non solo napoletano, si terrà dalle terrazze del Castel dell’Ovo, sul lungomare.

Durante l’attesa si consiglia una visita a Palazzo Reale, che presenta, tra l’altro, il "Presepe napoletano del Banco di Napoli". Sotto il colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola, nel periodo festivo si collocano alcuni stand che propongono prodotti artigianali. Nell’adiacente Piazza Trieste e Trento, si può fare una sosta nello storico Caffè Gambrinus e immaginare di vedere seduto, al tavolo nell’angolo a sinistra, Salvatore Di Giacomo, Benedetto Croce, Ferdinando Russo e Scarfoglio che discutono di letteratura… il luogo degli incontri degli intellettuali d’inizio secolo, è rimasto nel ricordo di tutti. La vicina Galleria Umberto I.

Tappa d’obbligo per i turisti d’ogni parte del mondo è San Gregorio che trasuda di tradizione, ed i pastori, come i Presepi, raccontano il lavoro artigianale di generazioni di famiglie napoletane. Chi, tra sugheri, statuine e modelli in cartapesta, desideri trovare addobbi natalizi particolarmente originali potrà fermarsi presso I Fiori di Ferrigno.

C’è grande scelta di dipinti, sculture, maioliche, mobili e libri, ad esempio, nella vicina via Santa Maria di Costantinopoli e nelle vie San Biagio dei Librai e Benedetto Croce, a due passi dalla bella piazza del Gesù, oppure nei negozi d’antiquariato del quartiere Chiaia.

A chi voglia approfittare per andar per musei, si consiglia la visita al Museo Archeologico Nazionale, in Piazza Museo, che per l’ampiezza, l’importanza dei reperti e l’organicità della loro posizione, costituisce uno dei massimi musei archeologici del mondo. Oppure recarsi al complesso monumentale di grande importanza che è il Museo di Capodimonte; o dirigersi verso il Vomero, dove si possono fare piacevoli passeggiate lungo le arterie principali riservate ai pedoni, raggiungere Largo San Martino, e visitare il Museo di San Martino, che ospita una ricca sezione dedicata ai presepi del Settecento e Ottocento.

Ai pastori tradizionali si sono aggiunti: Totò, Massimo Troisi, Umberto Bossi, Massimiliano Rosolino, Lady Diana, i ragazzi del Grande Fratello.

Questi sono solo alcuni dei personaggi, del passato e del presente, che hanno ispirato gli specialisti di pastori che popolano via San Gregorio Armeno. Accanto alle rappresentazioni artistiche della natività e ai tradizionali protagonisti del presepe, si affollano infatti terrecotte con le fattezze di personaggi famosi, attori, politici, sportivi. La parola d’ordine è attualità. Tra le altre novità proposte dall’antica bottega per questo Natale sono Roberto Benigni in versione Pinocchio, il Papa e Renato Carosone, "un omaggio – dice Giuseppe Ferrigno, il papà dei pastori di terracotta esposti a San Gregorio Armeno – ad un grande musicista e napoletano doc".

La diffusione del presepio anche nelle fasce più emarginate ebbe inevitabili riflessi sulla produzione. Accanto agli artisti che producevano per i signori e per i luoghi della fede, si moltiplicarono semplici artigiani impegnati a rifornire il popolo minuto.

Capofila della schiera degli artisti fu Giuseppe Sanmartino, il più grande scultore napoletano del Settecento ricordato specialmente per il Cristo Velato della Cappella Sansevero e per le tante leggende ad esso correlate. Nella sua scia avanzarono artisti di notevole talento quali: Francesco Celebrano, Domenico Antonio Vaccaro e altri. La richiesta era tanta che tutta la Napoli artigianale s'impegnò nella produzione di presepi toccando alte vette di specializzazione.

Il presepio fu anche una galleria di ritratti della nobiltà e della borghesia, giacché molti artisti, a cominciare dal Sanmartino, diedero ad alcune figure le sembianze dei loro mecenati. Il declino del presepe coincise con il tragico fallimento della Repubblica napoletana del 1799. Il rilancio fu avviato da Ferdinando II, ma gli artigiani non erano più quelli di una volta.

Oggi San Gregorio Armeno ha riconquistato la sua tradizione, anche perché molti giovani si sono accostati all'antica arte. Le tecniche sono quelle di una volta, ma sono cambiati i sistemi di propaganda. Il presepe continua ad essere un giudice infallibile dell'affetto dei napoletani: soltanto chi è molto amato, come Totò, Eduardo, Massimo Troisi, ha diritto di comparire accanto a Razzullo e Sarchiapone, a Benino, ai musicanti. Però c'è anche un ammiccamento a sentimenti diffusi… Ecco che negli ultimi anni sono apparse statuine di terracotta che raffigurano Madre Teresa di Calcutta e di Lady Diana, perfino dello stilista Versace; niente da scandalizzarsi, il presepe tollera tutto.

 

I DOLCI CHE ORNANO LA TAVOLA A NAPOLI 

Per parlarvi di dolci mi rifugio nella scuola paterna, e ripercorro con la memoria i ricordi affinché sia certo di raccontarvi cose esatte.

"Le preparazioni natalizie campane sono legate alla rinomata tradizione pasticciera napoletana: roccocò, susamielli, zeppole e struffoli tutto questo ci riconduce al periodo dell'avvento, a lunghe serate in casa, al gioco della tombola.

Il profumo delle zeppole fritte, che durante la fase della preparazione impregna tutti gli abiti, le finestre chiuse, il vapore acqueo che si forma sui vetri, e l'odore che ci si porta dietro lasciando scie d’aromi irresistibili. In famiglia la nonna ha sempre sostenuto che quando si preparano le zeppole non bisogna farsi vedere né far sentire l'odore alla gente invidiosa: finirebbero con lo scoppiare.

Le zeppole (mi sono portato appresso quello che ho visto fare alla nonna e alla zie, proponendolo a mia moglie napoletana (perché sono diverse), la tradizione sannita. Le zeppole fritte sono preparate con una pasta a base di farina acqua e lievito, una volta che la pasta ha raggiunto la massima lievitazione, si prende facendole in due forme, rotonde con le alici, lunghe semplici. Se la farina è impastata a dovere, si mantengono morbide fino alla befane e sostituiscono il pane non i dolci.

 

IN GERMANIA

Una delle tradizioni più antiche per celebrare il periodo d'Avvento in Germania sono i mercatini di Natale Weihnachtsmarkt oppure Christkindlmarkt Mercato del Gesù Bambino. Nel mese di dicembre se ne può trovare uno in ogni città tedesca. Anche se il loro carattere varia: dal mega-mercatone come quello di Stoccarda ai quattro chioschetti in legno coperte di rami d'abete che si trovano nei paesi più piccoli. L'atmosfera un po' ottocentesca di questi mercatini è comunque unica: tra suoni di trombone, abeti illuminati e bancarelle decorate si trova una vasta gamma di prodotti artigianali. Prima di tutto un’infinità di cose e cosette per decorare la casa l'albero di Natale, ma anche giocatoli, abbigliamento e mille altre cose utili e meno. Poi, dolciumi a tonnellate, dal marzapane al panpepato, insomma c'è proprio di tutto per rovinarsi lo stomaco. E non si torna a casa senza aver gustato un Wurstel con un bicchiere di vin brulé. E' impossibile elencare tutti i migliaia di mercatini di Natale in Germania. Mi limito quindi a presentare alcuni che a me personalmente sono piaciuti di più e che a mio parere valgono veramente un viaggio.

 

IN POLONIA

Il Natale è, assieme alla Pasqua, la più importante festa del calendario polacco. Alla Vigilia nelle abitazioni è posto un abete addobbato con palle di vetro colorato, giocattoli di carta e dolci. È un'usanza giunta dall'occidente verso la metà del Diciannovesimo secolo. Spesso viene appeso anche del vischio al soffitto. Nei villaggi subcarpatici sull'ingresso delle case vengono appesi piccoli abeti decorati mentre sul soffitto della stanza principale si appende un globo fatto d’ostie colorate. In molte case la sera della vigilia si pone del fieno sotto la tovaglia. Alla fine della cena se ne estrae a caso uno stelo. Se è lungo lascia prevedere una lunga vita, se è biforcuto o ritorto la vita sarà interessante ma complicata. In questa stessa sera si possono conoscere molte cose sul proprio futuro. Ancor oggi è viva la credenza che quello che avviene la sera della vigilia si ripeterà per tutto l'anno.

A ricordo della cometa natalizia di cui parlano i Vangeli il cenone della vigilia inizia quando nel cielo appare la prima stella. Prima di mettersi a tavola tutti i familiari si scambiano gli auguri con la cerimonia della partizione dell'ostia. E' il momento più importante ed elevato della vigilia e simboleggia il sacrificio reciproco, il donarsi gli uni agli altri e ricorda che anche l'ultimo pezzo di pane va condiviso con il prossimo. E' un atto che avvicina chi è distante, accomuna i morti ai vivi e porta pace tra coloro che sono in lite.

Lasciare un posto libero a tavola è un’usanza molto conosciuta e diffusa in tutta la Polonia. E' un voler esprimere un grato ricordo dei nostri cari che non possono trascorrere la festa con noi. Serve anche a ricordare un defunto della famiglia o anche tutti i familiari che ci hanno lasciato. Ancora molto diffusa in campagna è l'usanza di sistemare un fascio di grano in un angolo della stanza. Sedendosi a tavola il capo famiglia inizia a leggere il frammento del vangelo di Luca che racconta la nascita di Gesù: "In quei giorni uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento quando Quirino era governatore della Siria...".

Il cenone tradizionale della vigilia si compone di dodici diverse portate che differiscono a seconda della regione. Fra i piatti più diffusi sono la minestra di barbabietole rosse con i cappelletti, la gelatina di succo di frutta. Vengono serviti pesci lessati, zuppa di funghi o di pesce, agnolotti con cavoli, frittelle, riso con prugne, fagioli a molte altre portate ma sempre di magro. Dopo aver consumato il pasto l'uso più frequente è la distribuzione dei regali da parte di San Nicola. Ancora molto viva è l'usanza di cantare melodie natalizie prima di avviarsi alla Pasterka, la messa di mezzanotte che in alcune zone di montagna ha ancora un fascino indimenticabile. Si inizia con il canto Dio nasce.

Nel passato era difficile immaginare la festa del Natale senza coloro che andavano per le case a cantare le pastorali, canti natalizi in cui i pastori hanno un ruolo d’estrema importanza. Oggi questa usanza va scomparendo anche se in alcune regioni è una tradizione ancora molto seguita. La tradizione più diffusa è quella di andare in giro a cantare le pastorali per le case portando una stella ed un piccolo presepe. La stella è grande, fatta di carta colorata montata su un telaio di stecche di legno, illuminata da una candela, con all'interno una natività. Spesso la stella ruota su un setaccio circolare. Per lo più sono i bambini che vanno a cantare le pastorali porgendo gli auguri di Natale, di salute, di benessere, di buon raccolto.

 

IN RUSSIA

Il Natale ortodosso si celebra il 7 gennaio, nove mesi dopo l'Annunciazione a Maria Vergine. La festa di Natale é la più importante dell'anno, dopo la Pasqua. Prima del Natale c'é un periodo di preghiera alternato dal digiuno per quaranta giorni, iniziato il 27 novembre. Il digiuno naturalmente non é assoluto, si raccomanda di mangiare di magro nei giorni di mercoledì e di venerdì. Di norma si consuma il pesce in quei giorni. Il digiuno si chiama Sočelnik, per via del cibo sočivo, che consiste  in grano lesso e frutti. L'unico cibo previsto in quella giornata. Il digiuno dura fino a quando non compare in cielo la prima stella. In genere però per la conclusione del periodo di digiuno si aspetta che dopo la liturgia venga intonato l'inno di Natale Rozhdiestvo Tvoe, Xriste Bozhe nasce. In quel momento al centro della chiesa viene portata l'icona del Natale. Con essa un cero, che simboleggia la stella cometa di Betlemme. Finché non compare questo simbolo, il digiuno non si interrompe.

La chiesa viene addobbata per le feste. La casa anche si riempie di decorazioni, soprattutto si fa l'albero, elka. Per la verità questo avviene nelle case dove l'albero é considerato un simbolo del Natale. Nelle altre l'albero si fa per l'anno nuovo, novogodnaia elka. Sulla cima dell'albero si mette una stella, come la nostra cometa sul presepe. In molti casi si usano anche ghirlande con pesci, pecore... tutti simboli della tradizione cristiana, che ancora oggi ritroviamo nella catacombe cristiane di Roma.

 

L’ALBERO DI NATALE

L’usanza dell’albero di Natale sembra una tradizione giovane, invece, è antica e viene fatta risalire ai riti pagani del ceppo, bruciato a partire dal  solstizio invernale. Questo ceppo doveva essere scelto tra i migliori ed essere preferibilmente di quercia, che simboleggia la forza e la solidità, e veniva arso davanti alla famiglia al completo. Simbolicamente si brucia il passato, e si colgono i segni del prossimo futuro: le scintille che salgono nella cappa simboleggiano il ritorno dei giorni lunghi, i doni sono simbolo d’abbondanza, la cenere, raccolta, viene sparsa nei campi per sperare in abbondanti raccolti. Tutti questi simboli sono nel nostro albero di natale e le nelle nostre vie: le luci e le luminarie sono le scintille del falò, le palle e le decorazioni sono speranze di prosperità, l'abete sempreverde la speranza di rinascita, i fili d'oro e d'argento i capelli delle fate. La tradizione pagana e cristiana si è fusa: la luce allunga sempre più le giornate e Gesù nasce per salvare il mondo. Nel mondo contadino i festeggiamenti si protraggono fino all'epifania: sono dodici giorni, durante i quali le giornate iniziano lentamente ad allungarsi.  Però anche nella tradizione cristiana troviamo l'albero: l'abete era l'Albero Cosmico, cioè la manifestazione divina del cosmo. Poi viene identificato in Gesù e nella sua luce: l'illuminazione dell'albero è l'illuminazione di Cristo sull'umanità, mentre i frutti, i doni, le decorazioni simboleggiano la sua generosità verso di noi. 

 

I FIORI DA REGALARE A NATALE

Il vischio è la pianta natalizia per antonomasia riconosciuta come pianta di buon augurio: è una panacea contro tutti i mali, perché non possiede legami con la terra. E' l'incarnazione dello spirito vitale e quindi protettivo. Già Virgilio nell'Eneide lo cita per le sue virtù magiche.

Il biancospino: germoglia nei giorni di Natale e fiorisce a Pasqua e si fa risalire al biancospino di Glastonbury, cioè al bastone di Giuseppe d'Arimatea che aveva piantato con le sue mani.

Il ginepro: la leggenda narra che Maria, in fuga dai soldati di Erode, trovò rifugio e nascondiglio fra i propri rami. E da quel legno si sarebbe anche fatta la croce di Gesù. Tra le sue virtù, si sosteneva che fosse una pianta che teneva lontano i rettili, e a curarne il morso, che la tradizione cristiana interpretò come un potere di purificazione dei peccati.

Agrifoglio e il pungitopo: sono dei portafortuna, la tradizione cristiana vede nelle sue foglie dure e con le spine il simbolo di forza e di difesa contro i mali, e nelle sue bacche la luce di natale, sono simbolo di allegria e di buon auspicio: auspici di fecondità e di abbondanza per il ciclo dell'anno che sta iniziando.

Arancia: frutto dell'inverno, solare, l'arancia raffigura il Natale a tavola per il suo splendore e per la speranza. 

Melagrana: il suo significato si riferisce al mondo agreste, simboleggia la rigenerazione della terra, mentre per Cristo indica la resurrezione, infatti viene spesso dipinto con una melagrana in mano. 

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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