
Perché, con il caldo
insopportabile che ci fa venire meno il respiro parlo di camera mortuaria?
Perché questa è la volontà del ministro della Salute e dell’assessore regionale
alla sanità. Anche voi come me ascoltate alla televisione il “Bollettino
Meteorologico” oppure v’informate tramite la stampa e avete sentito che ad ogni
bollettino, e ne diramano almeno dieci al giorno, in chiusura ripetono
all’infinito: “si raccomanda di non esporre i bambini, gli anziani e
cardiopatici alla calura, cercate di tenerli lontani dall’afa del primo
pomeriggio”.
Ebbene quando si telefona al CUP per prenotare una visita medica, chiedono nome
cognome ed età, poi ti propongono va bene alle 13,00, del 19 luglio, al
Policlinico di Tor Vergata? Allora timidamente si suggerisce: “Prima di quell’ora
non è possibile? Sono diabetico e cardiopatico”. L’impiegata n°… (perché queste
signore o signori non hanno nome) subito scatta e con arroganza ti impone:
allora alle nove del 14 novembre, le va bene?
- Ma come prima aveva detto alle 13,00 del 19 luglio?!; e per aver chiesto di
essere spostato l’orario alle 09,00 del mattino per salvaguardarmi la vita mi
rimanda a novembre?
- Allora quale prenoto? – Stride con voce acida. Luglio alle ore 13,00 o
novembre?
- Chini la testa e a malincuore, sperando nella grazia di Padre Pio, Papa
Giovanni XXIII o Gesù che ti proteggano e ti facciano superare il gran da fare
per quel giorno, perché per essere puntuale alle 13,00 devi partire da casa alle
10,30. Abiti all’estrema periferia di Roma. Un quartiere servito male dai mezzi
di comunicazione, c’è una sola linea che parte ogni quarantacinque minuti e sei
costretto a muoverti con l’automobile, se ce l’hai. Giungi al piazzale del
Policlinico di Tor Vergata, impieghi mezz’ora per trovare il posto. Dopo aver
girato un’ ora, finalmente lo trovi ad un chilometro e forse più dall’entrata.
Ti fai la tua lunga camminata a perdifiato per trovarti al posto CUP per pagare
il ticket; ma sino fatte le 12,30. Hai il tempo, camminando svelto, di giungere
all’ambulatorio puntuale per la visita medica, dove ci arrivi boccheggiante.
Dopo la visita medica che finisce, secondo il medico che trovi, dopo una
mezz’ora ti avvii al parcheggio che sono circa le 14,00, passate da un pezzo. Il
sole picchia, l’afa ruba il respiro e tu non sai più dove hai parcheggiato,
perché sono giunte altre macchine, sotto la calura estiva di questi giorni, oggi
a Roma sono 35° gradi all’ombra, giri per circa un’ora, la trovi ed un forno
crematorio, aspetti un cinque minuti e poi riparti. Che sogno! E come fai ad
uscire, se ci sono auto parcheggiate selvaggiamente una dal lato sinistro
l’altra a destra sulla strada d’uscita; il volante intoccabile, ti brucia le
mani: boccheggi paurosamente.
Questo è poca cosa nei confronti della disorganizzazione di un Policlinico molto
più vicino la tua abitazione. Hai l’appuntamento che ti ha dato il CUP, devi
passare da uno sportello, che per trovarlo impieghi un quarto d’ora perché
infermieri e dottori ti rispondono a mezzabocca: “Leggi i cartelli”. Ma i
cartelli ti confondono maggiormente. Allora chiedi ancora ad un paziente che
vedi passare con la ricetta in mano, dove si trova il CUP e, finalmente, entri
nell’ufficio, ma devi premunirti del numeretto del turno, ci sono due tipi di
numeri uno verde e uno rosso; non indovini (perché non lo sai) e come vedi uno
sportello libero ti avvicini:
- Che numero hai?
- Ho questo e non so che numero sia se 8 oppure 708.
- Mettiti in fila e aspetta il tuo turno. (Siamo andati a cena la sera prima con
tutti loro perché ti danno il tu anche se hai novant’anni e loro venticinque) -
Dopo un minuto ti chiama e vede la ricetta: - Mi dispiace devi andare più giù,
dove c’è scritto Ambulatorio… entri vai allo sportello paghi il ticket e poi
aspetti che ti chiamino.
Aspetti due ore e mezzo e quando sei chiamato l’infermiere a brutto muso ti
ordina di abbassarti i calzoni; stai per perdere le staffe pensi al Ministro
della Salute, al menefreghismo dei medici, alla maleducazione degli infermieri e
ti calmi.
Bravo il nostro Ministro mentre ti fa avvertire di non uscire con la canicola se
sei anziano e affetto da cardiopatia e poi ti fa andare in giro proprio nelle
ore più pericolose, fregandosi le mani perché alcune persone stanno per arrivare
alla destinazione della… camera mortuaria.
Per aggirare l’ostacolo c’è una sola scappatoia, che ti permette di essere
visitato subito, e tenuto in vita con la massima attenzione, chiedi una visita a
pagamento e sei visitato nelle ore che più si confanno al tuo stato di salute,
unico handicap (eh sì anche qui c’è l’incognita!) è che nell’arco di due visite
da un mese all’altro trovi che il prezzo è salito, a giugno hai pagato 90,00
euro a luglio 148,00; però hai allontanato per poco il viaggio verso la
destinazione dove sarebbe voluto andassi il Ministro della Salute.
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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