IL CASO SOFFIANTINI
Dalla cronaca alla Letteratura e in TV

Michele Placido e Giuseppe Soffiantini

Nel preparare la sceneggiatura per il Film TV "Il sequestro Soffiantini", occorre riflettere e molto sul caso che ha coinvolto nel sequestro dell'imprenditore Bresciano il Generale dei Carabinieri Francesco Delfino perché sono diverse da come ci sono sembrate fin ad ora poiché sono tuttora tutte da verificare.

Il fatto più palese, ad una prima sommaria visione dell'insieme dei fatti, è l'ingenuità presunta con la quale un Generale dei Carabinieri, con dieci anni di servizio nei Servizi Segreti, sia in Italia, ma soprattutto all'estero, faccia trovare in casa, in posti nemmeno troppo nascosti, le valige utilizzate per pagare il riscatto del sequestro Soffiantini. La difesa del Generale, contenuta nel libro "La Verità di un Generale Scomodo" - Ed. I. E. T. contiene una versione dei fatti interessante e particolareggiata: il Generale, in sostanza, afferma che quella borsa con quei soldi furono dati a lui dall'imprenditore Alghisi, in quel momento in crisi finanziaria e amico dei Soffiantini, come acconto per la Villa di Meina, sul Lago di Garda, che lui aveva intenzione di vendere.

Precisamente ci fu un accordo tra Alghisi e il Generale, secondo il quale il primo doveva consegnare al secondo, in due rate, la somma di un miliardo e novecento cinquanta milioni per la villa in questione. Alghisi consegnò un acconto di ottocento milioni, non richiedendo alcun contratto di vendita per ufficializzare la cessione. E questo è un aspetto interessante della testimonianza del generale. I soldi erano contenuti nelle famose valigie. In seguito il denaro fu depositato in varie banche, in conti personali e nominali, non segreti quindi, intestati al Generale stesso.

Dei dubbi che sorgono in merito a questo caso che sta attualmente vivendo le proprie fasi processuali che ancora non hanno prodotto alcuna sentenza, devono tener presente gli Sceneggiatori e il Regista.

Si fa sul serio per la produzione di un film, tratto dal libro di ricordi scritto dallo stesso Soffiantini "Il mio sequestro" in cui racconta del rapimento, dei contrasti tra la famiglia e i magistrati per il blocco dei beni, delle indagini della Polizia e del blitz a Riofreddo dove rimasero uccisi un rapitore e l'ispettore dei Nocs; ma c’è, appunto chi vuole attingere note anche dal libro del Generale Delfino.

Noi sappiamo dalla cronaca del tempo quanto questo caso destò estremo scalpore, quel 17 giugno 1997, sia per la violenza dei rapitori sia per il successivo arresto e la condanna per truffa del Generale dei Carabinieri Francesco Delfino che pretese un miliardo dai familiari della vittima per facilitarne la liberazione.

Staremo a vedere come la racconta il film TV, diretto da Riccardo Milani, che vede Michele Placido nel ruolo di Soffiantini, mentre Tony Sperandeo interpreta Giovanni Farina, uno dei carcerieri che venne arrestato in Australia ed estradato solo dopo che l’imprenditore stesso andò a riconoscerlo. La scena del riconoscimento è appunto quella che Giuseppe Soffiantini ha interpretato prendendo per pochi attimi il posto di Michele Placido.

Il film, tratto dal libro di ricordi scritto dallo stesso Soffiantini dal titolo "Il mio sequestro", racconta del rapimento, dei contrasti tra la famiglia e i magistrati per il blocco dei beni, delle indagini della Polizia e del blitz a Riofreddo.

Gli autori della sceneggiatura Luca Rossi e Valter Lupo hanno cambiato i nomi ai personaggi e si sono concessi alcune variazioni rispetto al libro, e sembra, senza sfiorare nemmeno nelle intenzioni il racconto fatto dal Generale Delfino, nel suo libro. Per non rendere tutto troppo artificioso ho deciso di non rifare l’accento bresciano ma esprimere quello che c’era e c’è dentro l’uomo Soffiantini, confessa Placido. Devo dire la verità... mi sono sentito realmente sofferente. Solitamente non mi rifaccio ai metodi ma ai grandi scrittori come Tolstoj e Dostojeski e secondo me il libro è vicino ai grandi. Traspare dalle sue parole che il ruolo non è stato facile. "Il momento più difficile" dice Placido "è stata la scena della minzione, mi sono detto se riesco a farla davanti alla telecamera non avrò problemi con il personaggio".

E poi c’è lei, Claudia Pandolci, il Commissario Corsi del Distretto di Polizia X Tuscolano che nella vicenda interpreta (tanto per cambiare) il commissario Giulia Corrias: "Sono felice del ruolo, insolito per me, di questo approccio con la storia. Il personaggio del Commissario mi ha dato la possibilità di essere una donna poco donna, coraggiosa e nata in Sardegna. Inoltre è meraviglioso il rapporto con il poliziotto Samuele Donatoni, rimasto ucciso nel corso della vicenda. Sono entusiasta". Avremo modo di vedere questo suo entusiasmo.

Bibliografia Marco Caliandro,"Il sequestro Soffiantini" 1999; "La Verità di un Generale Scomodo" - Ed. I. E. T.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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Reno Bromuro
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