Silvia Melis

Silvia Melis

L’11 novembre 1997 Silvia Melis ritorna in libertà; la donna rapita a Tortolì, nel nuorese, il 19 febbraio, ritorna in libertà dopo nove mesi di prigionia. Secondo la versione ufficiale, durante l’assenza del suo unico carceriere si sarebbe sfilata le catene e dopo una fuga di un’ora dall’ultimo rifugio, situato nelle campagne tra Oliena e Orgosolo, avrebbe raggiunto la strada principale, dove incontrata una pattuglia della polizia in borghese sarebbe stata accompagnata in Questura a Nuoro, in buone condizioni di salute e di spirito. Il padre delle donna nega di avere pagato il riscatto,eppure si parla di due miliardi, forse messi a disposizione dai fondi riservati.

Il Presidente della Regione Federico Palomba nell’intervento pronunciato in Consiglio regionale, in occasione dell'illustrazione, da parte del Senatore Pardini, dei risultati dell'indagine condotta sul fenomeno dei rapimenti, ha detto tra l’altro: "il 1997 ed il 1998 sono stati per la Sardegna anni di massima pressione criminale. La legalità e la statualità sono state messe a dura prova.

Il sequestro di Silvia Melis,gli attentati agli amministratori e,da ultimo, l'assassinio ad Orgosolo di un sacerdote impegnato nel sociale, don Graziano Muntoni, hanno reso evidente lo scontro, prima più coperto, tra legalità ed illegalità, tra Stato ed antistato, tra regole e prepotenza. Contropoteri criminali hanno cercato di prevalere sui poteri democraticamente eletti.

Il sequestro Melis ha svelato l'esistenza di divaricazioni tra i garanti della legalità e i sostenitori della gestione privatistica. Si è capito che il sequestro può diventare un' industria e che ci sono diversi modi di trarne vantaggio: da quello diretto dell'arricchimento a quello, meno diretto, del controllo parallelo, del rischio dell'utilizzazione della figura dell'emissario per finalità oblique, dell'interposizione privatistica o per finalità di esposizione, della dazione preventiva per avere sicurezza.

Gli organi di sicurezza e di controllo della legalità sono stati sottoposti a pesanti pressioni psicologiche e politiche, non ultima la prospettazione di essere considerati responsabili di temuti esiti negativi del sequestro qualora non si fosse addivenuti alla resa sulle regole. Su questa posizione "antistato" ha però prevalso il senso dello Stato, presidiato da quelle istituzioni, statali e autonomistiche, che hanno difeso la legalità ostacolando pericolose derive antilegalitarie: ciò avveniva proprio mentre le massime istituzioni dell'autonomia erano sottoposte a forti tensioni.

Con grande autorevolezza, questa situazione è stata studiata dal Comitato per i sequestri della Commissione parlamentare Antimafia, che, in quanto esponente della Comunità Sarda, voglio ringraziare non solo per la profondità e la chiarezza dell'analisi, ma anche perché, con il prestigio del Parlamento nazionale, ha affiancato e sostenuto quanti qui, in Sardegna, hanno prestato un presidio alla legalità e al primato delle regole, primato che occorre sempre richiamare e riaffermare perché le regole sono poste a garanzia dei più deboli, considerato che i potenti e i prepotenti ritengono di poterne fare a meno: quando reclamano il garantismo".

L'imprenditore-editore Nicola Grauso, il procuratore capo della pretura di Cagliari Luigi Lombardini e l'avvocato Antonio Piras, ex direttore generale della Sardaleasing (Banco di Sardegna), sono accusati di estorsione nei confronti dell'ingegner Tito Melis, padre di Silvia,la giovane consulente del lavoro di Tortolì rapita il 19 febbraio 1997 e liberata l'11 novembre.

L'ha reso noto lo stesso Grauso, annunciando di aver ricevuto un invito a comparire il 29 luglio nei locali del commissariato di Gavoi. Il provvedimento è firmato dal dottor Vittorio Aliquò e da altri tre sostituti della procura di Palermo, che si occupano della vicenda proprio per il coinvolgimento, nell'inchiesta sul rapimento, del dottor Lombardini.

Secondo l'ipotesi accusatoria, i tre avrebbero estorto al padre della giovane rapita il miliardo che Melis ha raccontato di aver portato a casa dell'avvocato Piras che l'avrebbe poi passato a Grauso. Quest'ultimo aveva poi rivelato di un incontro avvenuto la notte del 4 novembre 1997, nelle campagne di Esterzili, nel nuorese.

Secondo i magistrati palermitani, invece, il miliardo di lire sarebbe stato consegnato dal padre dell'ostaggio, durante un drammatico incontro notturno avvenuto tra l'8 e il 9 ottobre, vicino all'aeroporto di Cagliari-Elmas, al giudice Lombardini, il quale avrebbe fatto intendere a Melis che la vita di Silvia era in "grave e imminente pericolo".

Ovviamente i difensori puntano a dimostrare che Andrea Nieddu era a corto d’acqua per il suo bestiame e fu costretto dalla siccità a trasferire le vacche nel terreno di "Sa ’e Siotto", dove Silvia riconobbe il suo cespuglio stellato. Sui movimenti di bestiame è stata interrogata anche Maria Raffaela Cossu, zia di Andrea Nieddu. La donna, ha ribadito alcune circostanze già emerse nel suo primo interrogatorio.

La Custode di Silvia, avrebbe ritirato la pensione erogata dall’Inps al marito, nonostante questo fosse già morto. Per questa ragione, Grazia Marine, la donna di Orgosolo condannata per il sequestro di Silvia Melis, è stata chiamata ieri mattina dal giudice monocratico del Tribunale di Nuoro a rispondere delle accuse di falso e truffa.

La donna, difesa dall’avvocato Mario Lai, non è comparsa in aula, dove hanno deposto alcuni testimoni. Sono stati infatti sentiti il maresciallo dei carabinieri che aveva svolto le indagini e una dipendente delle Poste che consegnò la pensione alla donna e che ha spiegato quale fosse la procedura seguita per il pagamento della rendita.

Nella prossima udienza, fissata per il 7 aprile, sarà invece chiamato a deporre un funzionario dell’Inps che dovrà chiarire alcuni aspetti burocratici legati alla pensione del marito dell’imputata. Si tratta infatti di comprendere se la donna potesse ritirare la pensione nei mesi di giugno e luglio del 1997, oppure se questo diritto si estinguesse con la morte dell’uomo, senza alcun effetto per gli eredi.

’anziana donna, che secondo i giudici del Tribunale di Lanusei, sarebbe stata la proprietaria della casa dove fu tenuta in ostaggio Silvia Melis, è attualmente detenuta in carcere.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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Reno Bromuro
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