SAN VALENTINO

origine – biografia e tradizione

"Valentino suona come valorem tenens, "che mantiene valore", cioè "che persevera nella santità"; oppure significa valens tyro, "valoroso soldato", cioè "soldato di Cristo". Si dice che un soldato è valoroso quando non arretra mai, quando ferisce con forza, si difende con vigore e vince con la sua possenza. Allo stesso modo Valentino non arretrò di fronte al martirio, colpì distruggendo l'idolatria, si difese rafforzando la fede, e vinse patendo il martirio".

(Dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze)

Il 21 Giugno a Terni si festeggia il ritrovamento delle reliquie di San Valentino e la ricostruzione della Basilica e l’annesso Convento.

Il prossimo anno ricorre il Quarto Centenario della presenza dei Carmelitani Scalzi a Terni e l'inizio della costruzione del nuovo complesso. L'avvenimento sarà commemorato con il rifacimento di bronzo del portale della Basilica.

San Valentino, è vissuto nel Terzo secolo è martirizzato con la decapitazione sulla Via Flaminia, a Roma; l'accaduto è commemorato nel Martirologio Romano il 14 febbraio in un registro del Settimo secolo, che proviene da Beda. Nella storia "Passio Mariae et Marthae" si racconta che il Santo, arrestato per ordine di Claudio il Gotico, è decapitato sulla Via Flaminia, e sul suo sepolcro al Secondo miglio della stessa Via è stata edificata una basilica voluta da Papa Giulio I, successivamente rifatta da Papa Teodoro.

La festa di San Valentino presbitero di Roma sembra fosse celebrata già nel periodo di San Gregorio Magno ed è annotata nei Capitularia del Settimo secolo e nel Sacramentario Gregoriano.

Il martire è invocato contro il male della peste e dell'epilessia. Quanto al titolo di "patrono degli innamorati" sembra gli sia stato attribuito nel Medioevo poiché si riteneva che il 14 febbraio, gli uccelli iniziassero a nidificare seguendo il risveglio della natura e dunque dell'amore, da qui la sua festa.

Secondo quanto narra la tradizione,dopo decapitato per ordine del prefetto Placido e sepolto nel cimitero sulla Via Flaminia, i suoi discepoli Procolo, Efebo e Apollonio disseppelliscono il corpo e lo trasportano a Terni, sua terra natale, di cui è stato vescovo. Qui, sopra un colle non lontano dall’agglomerato urbano, gli è stata data sepoltura provvisoria. Successivamente è stata scavata, nello stesso luogo, una tomba, che costituisce il primo Oratorio.

Dopo l’Editto di Milano del 313, con il quale l’imperatore Costantino concede ai cristiani la libertà di culto, il popolo di Terni costruisce, al posto dell’Oratorio, una Basilica. Le ricerche archeologiche condotte a Terni hanno dimostrato che l’antica Interamna contava due necropoli distinte: una, antichissima, che risale alla prima età del ferro, scoperta nel 1885 in località Sant’Agnese; l’altra, d’epoca più recente, rinvenuta nella zona adiacente al luogo ove sorge la Basilica.

Scrive Padre Fusciardi, di questa zona cimiteriale: "Da un accurato esame del vasto materiale epigrafico e di sculture tornate in luce in questa località in epoche diverse, e che disgraziatamente solo in parte c’è stato conservato, emerge con evidenza come quella zona fosse tenuta in grande considerazione dagli antichi Interamnati e che basterebbe per sé sola, se non ci fossero altre prove storiche e monumentali,a dimostrare la magnificenza di questo municipium splendidissimum".

"Tra il 1605 e il 1618 sono state riportate alla luce numerose iscrizioni, appartenenti al periodo in cui è stata ricostruita la Basilica di San Valentino e costruito l’annesso convento, che testimoniano che in quest’area sorgeva già una necropoli pagana".

Afferma Piero Adorno, formulando circa la data cui si potrebbe far risalire la prima costruzione della Basilica: "Proprio nel luogo della tomba dovette sorgere, abbastanza per tempo, la basilica dedicata alla sua memoria, più volte distrutta e ricostruita".

Difficile stabilire le date esatte; tuttavia la posizione stessa dell’edificio, fuori delle mura della città, in zona cimiteriale e sopra la tomba del martire, "conferma l’ipotesi secondo cui la prima costruzione risalirebbe al Quarto secolo".

Secondo Cinzia Perissinotto, "l’esistenza di un edificio di culto risalente almeno al V secolo è documentata, oltre che dal Martirologio Geronimiano, anche da un frammento di pluteo con decorazione a pelte o squame, ascrivibile appunto a questo periodo, conservato nella piccola raccolta archeologica esistente negli ambienti sotterranei della chiesa".

Quando, alle nuove direttive scaturite dal Concilio di Trento, che si conclude nel 1563, i primi visitatori apostolici vanno sul colle di San Valentino per vedere la grande basilica descritta nei calendari e nei martirologi medievali, trovano una costruzione in pessime condizioni, della quale, è ordinato il rifacimento. Ma, in realtà, gli interventi per il recupero della chiesa sono pochi e assai ridotti.

"E’ tra la fine del Quindicesimo e l’inizio del Diciassettesimo secolo che, sulla scia della politica urbanistica inaugurata da papa Sisto V, si da inizio a una vasta opera di ristrutturazione delle antiche basiliche e di attuazione di scavi archeologici volti al ritrovamento e al recupero di reliquie".

Larca del santo e martire ternano è rinvenuta durante gli scavi del 1605, effettuati nella Basilica al fine di ricercare i corpi dei martiri lì sepolti: l’urna, secondo la descrizione che ne fa Boldetti, "era rustica nel di fuori ma dentro vagamente intagliata a rilievo e con una croce della grandezza d’un braccio".

La Carini Gentili ha dedicato alla tomba del santo un approfondito studio,nel quale fa il resoconto dei suddetti lavori: "Scavando dietro l’altare per tutto l’ambito del Coro, si rinvennero vicino al muro e di prospetto al Coro medesimo, due altari di marmo, l’uno sovrapposto all’altro, ai quali si poteva accedere da una "grotta" allora ricoperta, "che circonda dal di dentro la tribuna"; nella faccia interna della mensa dell’altare subalterno, si vide dipinta una croce rossa tempestata di gemme, ai lati della quale e rivolti ad essa erano effigiati due animali, ritenuti cavalli (rappresentazione questa che si ritrova talvolta nella epigrafia cristiana), ma che potevano anche essere agnelli. Dipinto sulla parete c’era un carro, simboleggiante quello sul quale la leggenda dice che fosse trasportato il corpo di San Valentino; si ebbe allora la certezza che lì riposasse la salma del Martire. Infatti, il 21 giugno 1605, sotto il Coro, si trovò una cassa di piombo racchiusa in un’urna di marmo, rotta un poco da un lato... Nell’arca plumbea vennero rinvenute le ossa del Santo, con il cranio non completamente sano, diviso dal busto".

La separazione della testa dal busto potrebbe essere un’ulteriore prova della decapitazione del Martire.

Agostino Amore, in un suo scritto pubblicato negli Atti del Convegno di studio che si è tenuto a Terni dal 9 al 12 febbraio del 1974, dedicato al culto di San Valentino afferma che: "Dello stesso tempo è la notizia dell’esistenza a Terni di una basilica dedicata al Vescovo Martire Valentino. La notizia è riportata anche nella biografia del papa Zaccaria contenuta nel Liber Pontificalis".

Nei medesimi Atti compare pure la sintesi della conferenza tenuta da Adriano Prandi che, a proposito degli elementi archeologici denuncia che non si può dimostrare con chiarezza l’esistenza storica del Santo e asserisce che il valore degli elementi topografici, affermano: "Purtroppo il caso di San Valentino è assai complesso: non solo per il mancato, finora, chiarimento dei dati archeologici, ma anche per la scarsità e la non perspicuità degli elementi iconografici. Per contro, abbondano le testimonianze topografiche del culto dì San Valentino: in special modo dei conventi e delle chiese a lui dedicate in Umbria e nei territori finitimi".

Ad esempio, nella chiesa di Santa Maria della Visitazione, posta a lato dell’ingresso del cimitero e sorta probabilmente sopra un monumento sepolcrale romano sulla parete destra c’è un cielo di pitture del Quindicesimo secolo; nella parte bassa, dentro edicole ad arco in prospettiva, sono affrescate cinque figure, una delle quali riproduce Valentino in abiti vescovili.

Secondo Augusto Campana,che dedicò all’argomento ampi, ripetuti e approfonditi studi, esiste un’importante testimonianza iconografica relativa a San Valentino nella cattedrale romanica di San Leo, che consiste in un piccolo monumento, mancante della testa e molto deteriorato, di nessun valore artistico, ma di grande significato storico ed epigrafico. È posto sulla sommità del portale che si apre all’esterno della navata di destra, circa alla metà di essa, prima del transetto, in corrispondenza della terza campata, e consiste in un bustino, attualmente di altezza di circa 26 cm. Nella Basilica c’è un quadro bellissimo in cui si vede Valentino, che interloquisce con il Prefetto Placido, Abondio e Cheremone, suoi discepoli, Giunio, il capo dei Littori, e il coro degli Idolatri, qui è dipinto come un vero eroe della fede, non solo sprezzante di qualunque pericolo, ma anche ansioso di diffondere il Vangelo e fiaccare l’idolatria e l’orgoglio, dei miscredenti.

Anche ad Abriola, piccolo centro lucano in provincia di Potenza, da secoli è venerato San Valentino sacerdote e martire romano col titolo di patrono del paese. Nella Chiesa madre è custodito un busto ligneo del Seicento del santo, un'urna e tre teche contenenti parte delle reliquie del martire romano, tutte accompagnate da autentiche pontificie. Come siano giunte ad Abriola queste reliquie è difficile da capire. E' possibile che essendo il paese nei secoli scorsi tappa importante della via Erculea anche la chiesa madre sarebbe stata meta di pellegrini che volendo impreziosire il luogo di culto, come si era soliti fare nel medioevo, ha inserito in un altare le reliquie del santo martire. Il 7 febbraio 1998 è stata inaugurata una monumentale Porta bronzea, ingresso della chiesa madre, dedicata al santo martire.

L'origine della festa degli innamorati è il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano. Già dal Quarto secolo avanti Cristo i romani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus.

Gli esseri che adoravano questo Dio erano messi in un'urna e opportunamente mescolati. Poi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità affinché il rito fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie. Determinati a mettere una fine a questa vecchia pratica, i padri precursori della Chiesa hanno cercato un santo "degli innamorati" per sostituire il deleterio Lupercus. In questo modo trovarono un candidato probabile in Valentino, un vescovo nato a Terni, che era stato martirizzato sulla Via Flaminia, decapitato oltre duecento anni prima.

A Lentini una città situata tra Catania e Siracusa, molto antica che ha dato i natali al filosofo Gorgia e al Notaro Jacopo, primo poeta della Scuola Siciliana di Federico II e inventore del sonetto. A Lentini è assolutamente da vedere i luoghi dove sono affisse, decine di poesie di autori vari scritte su grandi pannelli di ceramica e collocate sui muri.

Dal 10 al 14 febbraio in piazza Taormina, su delle apposite bacheche,chiunque può esporre POESIE D’AMORE, raccontini, pensieri, messaggi, foto, lettere, ecc…

Ogni sera dalle 18 alle 20 le poesie sono lette dagli autori o da declamatori provetti.

Dopo la lettura si va tutti in corteo dietro ad un gruppo di cantatori e musicanti a portare SERENATE su prenotazione. La bella fatta oggetto di tante attenzioni li ripagherà offrendo vino, ceci abbrustoliti e torrone fatto in casa.

Tutte le poesie e gli scritti esposti in piazza sono raccolti e pubblicati. Il libro, di norma, è presentato alla vigilia del San Valentino dell’anno successivo. Il giorno 9 febbraio u.s., infatti, presso l’Auditorium Comunale di via Focea, è stato presentato e donato al pubblico il libro delle poesie in piazza del 2004, in una tiratura di mille copie.

Il San Valentino in poesia quest'anno è alla quarta edizione. Delle tre precedenti sono stati ricavati altrettanti libri: "Rose rosse, rose blu", "Le poesie in piazza" e "Hai destato la luna". Ogni anno il Comune ne acquista mille copie per darle gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE