Quando l’amore diventa poesia

L'argomento che sto per scrivere è vasto e complesso: "Quando l’amore diventa poesia". Perciò è necessaria una breve premessa che indichi gli scopi ed intenzionalità di quanto andrò a considerare.

Inizio col domandarmi: che cos'è la poesia?

Usando concetti spesso giudicati semplici per l’apparente domesticità, come definire una costruzione in versi allacciandosi solo al campo estetico,dicendo semplicemente, "bella" o "brutta", oppure esaminandoli solo moralmente come "bene" o "male", è difficile e articolata poi quando si cerca di assegnare a tali lemmi una connotazione precisa.

Quindi non toccherò la definizione che ne dà il dizionario della lingua italiana, perché sarebbe solo sterile informazione, insufficiente e generica.

Invece può essere utile servirsi dello schema della comunicazione che propone Roman Jakobson nell'Essays de linguistique générale del 1963, dove afferma che: "un determinato autore, che chiama "Emittente" usa un canale ed una lingua detta codice per trattare, il "messaggio" in una qualsiasi forma, il contesto, in uno o più argomenti per lui importanti, che saranno letti ed acquisiti da uno o più lettori che chiama "ricevente" e che condividono la sua stessa lingua ed alcuni elementi fondamentali per comprendere ciò che egli ha scritto".

Lo schema visto sotto quest’aspetto, portato a funzione poetica e la poesia come atto comunicativo si realizzano esclusivamente quando ad un piano già predisposto corrisponde un altrettanto preciso piano formale.

In questo modo posso concludere affermando che: "la poesia è una forma creativa di comunicazione tra individui, lontani nello spazio o nel tempo, ma riavvicinati da problemi e contenuti che accentuano la forma e le regole della detta comunicazione e ne sono determinati a loro volta".

Forse la mia definizione pecca di genericità, ma se mi convinco che "l'uomo ha adottato la poesia come uno dei primi strumenti per comunicare in forma artistica e con scopi educativi", la genericità svanisce, ed io so che cosa la poesia m’insegna.

Ho già accennato al particolare vincolo che lega l’autore al lettore: il primo elabora e trasfonde stati d'animo ed emozioni personali in una forma poetica; il secondo, per ricevere insegnamento dalla poesia deve necessariamente, prima decifrare il messaggio poetico, entrando nella comprensione logica, estetica ed emotiva dell’autore, proprio come fa l’attore quando deve leggere al pubblico una poesia. E come per l’autore la risposta comunicativa chiude e riapre in senso opposto la comunicazione, all’attore deve avvenire la medesima cosa altrimenti l’ascoltatore per capire e apprendere ciò che la poesia vuole insegnare deve leggersela da sé.

Se ciò accadesse, la poesia perderebbe, la fruizione, e acquisterebbe le caratteristiche passive dell’oggetto della creazione, invece se l’attore compie il suo passo verso il momento creativo, la poesia si manifesterebbe come vero e proprio strumento educativo e, quindi vero soggetto creativo, dando al lettore: il punto dell’educazione linguistica e stilistica, dando modo al lettore di acquisire le regole fondamentali del fare poesia, il senso del suono e della grafia, facendo proprie le scelte formali operate dall'autore.

Questo passaggio che chiamerò "educazione alla creatività":permette al lettore, distante dall'autore, di sviluppare tutta la propria capacità a recepire il messaggio.

Questo è certamente il momento più affascinante della poesia. Il lettore diventa a sua volta autore, la poesia si rigenera e rinasce da se stessa; il percorso ricomincia riproponendo infinitamente la poesia.

In uno spettacolo rappresentato nel giugno scorso, dal titolo "Libri in scena" presentato in due serate dal Teatro di Verdura di Milano ha avuto lo scopo che ho accennato sopra, "un verso per rivivere una passione o alcuni momenti di un amore; a questo hanno tenuto fede due grandi attori della scena italiana: Rossella Falk e Sandro Lombardi"

Il 26 giugno 2004 il teatro ha ospitato il miglior repertorio poetico, dal 1830 al 1985. Tra i poeti visitati alcuni tra i più famosi come Arthur Rimbaud, Emily Dickinson, Vladimir Vladimirovic Majakovskij e Guillaume Apollinaire.

Ma anche autori meno noti al pubblico come la russa Anna Achmatova che visse l’intera stagione dell’Avanguardia novecentesca, aderendo all’acmeismo, nel richiamo alla quotidianità della poesia e nella insistenza sul particolare intimo, minuto. Oppure come il Premio Nobel per la letteratura nel 1996, Wislawa Szymborska,di cui si ricorderà l'intensa"Amore a prima vista"e Robert Lowell. C’è stata anche la presenza d’autori italiani quali, Attilio Bertolucci, Piero Bigongiari e  Milo De Angelis. (dal volantino pubblicitario)

Aldo Carotenuto ne "Il gioco della passioni" afferma: "Se è vero che il cammino della  nostra esistenza si snoda lungo un continuum d’esperienze trasformatrici, fra loro quella amorosa rappresenta la più rivoluzionaria". 

Stendhal in "amore-passione". Ci avverte: "Non facciamoci ingannare dalle parole: rispetto agli amori figli del capriccio, del desiderio fisico e della vanità, l’amore-passione non è che un caso d’omonimia. Soprattutto per vanità – che è il sentimento opposto all’amore"

Queste due osservazioni mi permettono di entrare nel vivo del discorso che ho intrapreso con voi, grazie a due Poeti iscritti allo stesso mailing-list, i quali hanno scritto dei versi in cui "l’amore-passione si riconosce perché, quando ci prende, travolge contro tutti i nostri interessi. "L’innamorato, è uno sperduto: travolto dalla passione, non sa più come comportarsi: è dunque timido, patetico, e goffo, e da un punto di vista strettamente tecnico sbaglierà tutto. Allo stesso tempo è un temerario, e, del tutto incapace di calcolare ragionevolmente rischi e benefici, si avventura nel gravemente imponderabile, nell’improbabile: "L’amore è un fiore delizioso, ma bisogna avere il coraggio di andare a coglierlo sul ciglio di uno spaventoso baratro".

Ho preso ad esempio i versi che seguono perché sono tra i più belli e rappresentativi sia del secolo scorso sia del nuovo millennio, perché rispondono positivamente all’affermazione di Aldo Carotenuto.

Lascerò a voi la nuda lettura poiché ogni commento farebbe perdere la purezza e la bellezza di un amore che si trasforma in poesia pura, difficile da trovare nei tanti libri che infestano il mercato librario. Ovviamente non userò i loro nomi ma nomi inventati, saranno loro, se lo vorranno, a concedermi il permesso di farlo.


Il 21 maggio 2004

LUI

L’INGORGO

L'uccello stupendo
dalle piume d'oro
chiuso
nell'incanto
della gabbia preziosa
muore di nostalgia
per i cieli di cobalto

Così è dell'amore
imprigionato
dall'ingorgo dell'IO


LEI (dopo una settimana)

Si, lo tengo fermo
malgrado batta le sue ali
sempre più forte.

Mi mette ansia...
questo suo cinguettare

Il suo canto mi frantuma
giorno dopo giorno...

Ma non so ...

Non so che fare...

So solo che non lo posso...
...non lo posso liberare...

(E incalza):

Ingorgo dell'io non so... forse si...

Forse nell'illusione di proteggere l'altro da me... o di proteggermi dall'altro?

Boh! mi evito di soffrire? ...forse è paura di perdere... l'io ritrovato...

So che è da poco ...che sto in pace con me..

Forse è paura?

Si ...forse tutte queste cose insieme...

Voglio per una volta perdonarmi...

Non c'è la faccio ad aprirmi di più...

Vedo che c'è dentro di me una spinta vitale, c'è amore,
e lo sento cantare dentro, me lo sento battere le ali con energia.

Per ora voglio essere egoista me lo voglio guardare
...ancora... voglio accettarmi così... così indecisa .. insicura...
voglio accettare questa paura di amare di nuovo...
voglio accettare... tutto questo... mio egoismo.


LEI (Il 2 giugno con in sottofondo la bellissima musica di Modugno: "Tu si’ ‘na cosa grande" ritorna al tema originario):

ORA SONO LEGGERA…

Io ora sono lo scompiglio
che genera vento.
Sono la delicatezza
che s'aggira leggera
come l'aria...
Io ora sono quel movimento
sinuoso di papaveri rossi.

Io me lo dico... da sola
sono il mio tormento.
Io sono quella che vedi ....
nella fragilità dei petali
mi riconosco.

Io tingo di rosso le mie mani
quando t'accarezzo...
E si fa serietà in me il
tuo silenzio...
E troppo tardi forse...

E finalmente cammino
sicura...
mi faccio papavero in te
leggera...
faccio passi sinuosi
nel tuo cuore stanco...


LUI (commenta) 

"... belli e pieni di vita - di fantasia leggerezza e forza - questi tuoi versi... scopri la fonte meravigliosa!"


LEI (trasognata):

"Grazie, per questa tua lettura... Dove sta la fonte meravigliosa?"


LUI (Il 13 giugno confessa):

"... Era un’emozione inconsueta, ieri sera,  di mestizia e di bellezza, quel cielo era tutto in me..."

Lo smisurato cielo

            ha il colore

                               del piombo.

Ne ha pure il peso stasera.

La luce diffusa del tramonto
effonde  toni di rosa - mai visti

- d'altri mondi,   e sconosciuti.

Ventila aria fresca sulla pelle
dalla finestra
aperta sull'infinito.

Bellezza -  e 
inquietudine insieme,

Tristezza e grazia intrecciate
come se
con una mano
io toccassi terra
con l'altra,  lo smisurato cielo.


LEI (sempre più sognante):

"Ti ho visto con le braccia aperte come un bambino aggirarti in una stanza. Ed anche il quadro di Magritte... è veramente centrato... A volte è facile crearsi un proprio cielo... ma una mano deve stare sempre a terra... ancorata alla realtà..." (Dopo dieci giorni LEI riprende la schermaglia amorosa):

Prendetevela voi!
questa profondità.

E da sopra vomito mare.

Prendetevela voi !
questa sensazione
d'incostante infinito.

E dal basso perdo aria.

Prendetelo voi
questo specchietto.
Guardatevi dentro!
Io, ne ho abbastanza...

Fatevi a pezzi.

LEI (il 29 giugno continua, con una tristezza che sembra svuotare l’anima di ogni volontà. Infatti la poesia è accompagnata dall’immagine di una donna con una bottiglia in una mano il bicchiere nell’altra con lo sguardo perduto nel vuoto):

Non so come
mi sento forte...

Non so ma è strano...

Sento la voglia di fare ordine.

Di vedere pulito.

Sento una strana voglia
una pazza voglia, di volermi bene.

(Sempre nello stesso giorno ma un solo minuto dopo):

Forse quando si è felici
non bisogna scrivere...
Scrivere di un momento felice
quanto è difficile.

Per me è difficilissimo
So solo che mi vengono
dei labbroni tremuli..
sembro una bambina...

L'emozione sale, sale ...
sale tutta sul viso...
mi trasfigura, il rossore.

So solo che...
Sono poco abituata alla felicità
che, già essere senza dolore
mi spaventa...

E ci provo con tutta me stessa
ad allontanare questi momenti.

Divento così brutta ed assillante
quasi spero così... di farle paura...
... di cacciarla via...

(… e dopo otto minuti circa):

Sto bene non ho bisogno di niente.
Perchè ho la mia fantasia.
Ed ho deciso che voglio volare.
Si! oggi volo, volo via...
Finche c'è un briciolo di vita
respirerò per te amica cara.
con la tua stessa grinta, la tua energia.

Voglio prendere ancora più coscienza
di questa mia realtà.

Voglio guidare la mia barca..
senza farmi illusioni di sfuggire al dolore.

(Ma alle 21,00 quando la città dorme):

Forse è tutta colpa di Roma
...città aperta.

Forse è colpa di questo caldo
che costringe ad aprire le finestre
Forse è colpa dell'estate
di queste giornate...
Forse è colpa mia
forse è colpa sua.

Si, amarsi...
ma perché...
Perché? lo sento un  reato?

(Alle 23,00 del giorno successivo, il 30 giugno 2004)

Non vederti mi fa sentire

Mi fa sentire di più...

Ha preso il comando la pelle.

E lei ti sente, ti vuole.

Ti chiama a pulsazioni rapide.

Sposta i lenzuoli.

L'essenziale è invisibile agli occhi.

E mi copro, ti copro, sparisco...
al mio stesso pudore.

Sparisce anche l'oggetto
del mio desiderio.

E perde ogni dignità, la bocca
che bagna il telo....


LUI (La notte del 30 giugno si guarda la mano e scrive):

Goccia del tuo sangue
sulla mia mano.

Colore  sostanza rossa
della tua vita
sulla mia mano.

Frammento d'universo.
Stupita meraviglia
dell'amore di dio in me.


LEI (Alle ore 22,00 del 1° luglio costata):

Senza quella goccia
il mare ne sentirà l'assenza.
Ma date il sangue mio
a chi mi vuole bene.
Solida goccia.
ora va ...va via...
e scende  un'altra goccia...

Che fa di me un bracciale.
Bracciale di corallo.

(Il mattino dopo presto, alle ore 9,00, implora: "Portami con te")

Sono sicura che senza
quella goccia
Il mare sentirà l'assenza.

Solida la goccia
e sento che va via...
e scende  un'altra goccia.

Che fa di me un bracciale.
Bracciale di corallo.

In questo addio
ti prego...
portalo con te...

(Dopo cinque giorno ancora alle 17,05 esplode: "Non ne posso più")

Non ne posso più
di questo infinito...
e i miei occhi
respingono il mare.

Non ne posso più
d'emozionarmi
senza fondo.

Non voglio più sentire così....

In lontananza
il battito, di un tamburo
mi richiama alla terra, la mia.

Terra, certo e unico sostegno.
Mi distendo fiduciosa, nel finito.

M'appoggio
sull'unica madre
che sento amica.

(Alle 07,35 del mattino ritorna alla carica):

Vieni qui, amore.
Raggiungimi qui, dove sono io.
Quattro righe sopra al tutto.
Qua, dove tutto è armonia
Vieni qui, amore raggiungimi.

Ora, è come se stessi guardando
il mare da una terrazza...
E' assurdo vedo un mare
che non c'è....
Ad occhi chiusi lo sento
dentro me,
Sono io, il mare.
E mi accorgo di avere stasera
lo stesso sguardo della luna
nell'acqua argenteo e profondo...
Uno sguardo nuovo
che guarda lontano... verso terra.
E mi accorgo di essere già nel qui
solo quando tu da dietro dolcemente
poggi , sulle mie spalle
lo scialle della  tenerezza.

Vieni qui, amore mio
Vieni, amore raggiungimi
qua, dove sono io
su questa terrazza.
Vieni qui, quattro righe
sopra al tutto.
dove tutto è armonia.
Vieni qui, amore raggiungimi...

(Il 22 luglio alle ore alle 09, 49 il preludio della decisione che si chiude con versi bellissimi nella loro completezza verbale e non solo; ma il contenuto fa accapponare la pelle e pensare a cose diverse, per fortuna che alle 09,29 del 25 ci raggiunge la lirica che chiude questa storia d’amore che può sembrare un gioco, invece è la metamorfosi dell’Amore che diventa Poesia, oppure, secondo i punti di vista, quando la Poesia diventa Amore).

Io vado avanti amore...

Vado lì, dove sai tu...

Vado al fiume, che fa aspro il mare.

Vado dove punge la luce rossa del tramonto.

Vado dove i cristalli di sale
tagliano a fette, l'onda su gli scogli

(Il 25 luglio alle 09,29)

Io mi struggo amore
su questa distanza che lasci
e mi rannicchio come una rosa
senza sole, sul tuo odore
per non morire di nostalgia.

La tua rosa si strugge amore
su un orologio bambino
che sparpaglia petali,
e incurante fa cadere i minuti
trattenendo a se i riti.

Ed io vado avanti amore
E immagino di salvarmi....
infilando te come un cappotto di sole


"Infilando te come un cappotto di sole" quanti innamorati vorrebbero per se una frase simile: c’è da disciogliersi come ghiaccio al sole.

Vi ho presentato una storia che ha fatto dell’Amore la poesia più bella che essere umano abbia potuto scrivere dopo, naturalmente, "Il cantico dei Cantici", ma quelli sono versi dettati da Dio. Chi può affermare che anche i versi dei nostri due innamorati che hanno trasformato il loro amore in poesia non siano stati dettati da Dio?


Bibliografia

Poesie di Enzo Zito e Donatella Lavalle

A. Tate, The Language of Poetry, Princeton, 1942; J.-P. Sartre, Qu'est-ce que la littérature?, in "Situations", II, Parigi, 1948; M. Blanchot, L'Espace littéraire, Parigi, 1955; J. Press, The Fire and the Fountain. An Essay on Poetry, Londra, 1955; W. Binni, Poetica, critica e storia letteraria, Bari, 1964; P. P. Dallari, Che cos'è la poesia, Milano, 1990; M. Debrauwer, Sappho, Lovanio, 1942-43; C. M. Bowra, Greek Lyric Poetry, Oxford, 1961; G. Mascioni, Saffo di Lesbo, Milano, 1991.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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