Non tutto è nero

Quante morti in quest’ultimo mese, per disattenzione, o per incapacità; proprio di questo oggi è giusto parlare.

S’incolpano sempre i medici, loro sono i colpevoli e fino a quando non finiscono le ricerche della polizia per una equa giustizia, i medici incolpati rimangono isolati nel loro dolore e nell’impossibilità di esercitare.

Non parlo delle notizie apparse sui quotidiani italiani, ma in prima persona e dei fatti che ho vissuto in un grande ospedale della capitale, elevato a Università e dove nelle varie corsie e infiniti reparti della medicina, cui sono più studenti, giunti tramite uno scambio culturale, di altri Paesi europei i quali potrebbero insegnare agli infermieri italiani che fungono da maestri: educazione, gentilezza e dedizione al lavoro. Il ricovero è stato necessario perché il corpo avendo esaurito tutte le riserve di ferro con complicazioni della sintesi dell'emoglobina inibita ormai, si sono palesati i classici sintomi dell’anemia: sempre stanco, non avevo un po’ di resistenza fisica; padroni della vita erano: insonnia perdita di appetito, mal di testa e pallore. Vista l'importanza del ferro anche per il sistema immunitario, ero anche poco resistente alle infezioni e, una minore capacità di ricordare le cose che avevo da fare.

Metto la mia salute nelle mani di una dottoressa che prende di petto la situazione e mi fa ricoverare perché convinta che avessi i tipici fattori di rischio, sia per l’età, sia per alcune situazioni ereditarie e la presenza di polipi del grosso intestino, oltre al tipo di alimentazione. Un fattore di rischio importante perché ha familiarità col tumore del colon. La dottoressa convinta della sua diagnosi: polipi intestinali, quindi era necessaria una ricerca e intanto inseriva ferro per endovena in attesa dell’intervento chirurgico e clinico, che contro ogni pensiero, anche dell’ematologo, ha avuto ragione perché è stato individuato e asportato un polipo che avrebbe potuto far sviluppare il tumore nell’intestino. L’esame radicale cui mi ha sottoposto è stata l'esplorazione del retto e del colon dall'interno mediante una “sonda” a fibre ottiche che ha permesso anche di effettuare la biopsia.

In attesa del responso clinico mi era somministrato il ferro per endovena, una medicina che fa bene al corpo ma brucia le vene, perciò ogni giorno ero sottoposto a sopportare altre ricerche di vene (introvabili) per inserire un’altra cannula, affinché si potesse somministrare altro ferro nel sangue.

Sapendo a cosa andavo incontro non mi lamentavo, anzi collaboravo attivamente perché voglio vivere. A questo punto, però, iniziano anche i litigi con le infermiere che con arroganza comandavano di azzittirmi, ed io non ci stavo.

Suggerisco ad una infermiera che dice di essere “la capo”, che l’ago è uscito fuori vena perché brucia come se avessi il braccio nel fuoco. Non mi dà ascolto dandomi anche del fifone e del… Dopo un’ora ho il braccio gonfio come una “zampogna”.

Chiedo aiuto ed un’altra infermiera entra nella stanza butta sul letto un tubetto di pomata gel dicendo, mettici questa, vedrai ti passerà. Ho il braccio destro immobilizzato.

L’inadeguatezza di quel tipo di infermiere che non fanno il proprio dovere, perché non sono votate a questo mestiere, suggerisco loro di cambiarlo, almeno non rovinano il lavoro di bravissimi medici i quali, poi sono loro che pagano e vengono tacciati di non saper fare il proprio mestiere facendo nascere la “Malasanità”; mentre la “Malasanità” nasce dall’incompetenza di alcuni infermieri saccenti e maleducati. Appena salgo in camera dopo che in “Endoscopia” hanno asportato un polipo e sarebbe stato d’obbligo aspettare il responso dell’esame istologico per la mia tranquillità, sono raggiunto dall’”infermiera capo” che con l’arroganza di un dittatore m’impone di lasciare la camera perché serve per altri pazienti appena operati. Ho dieci minuti a mia disposizione.

Le mie rimostranze non servono.

La mia forza di indisponente e disubbidiente a tutto ciò che è imposizione: devo fare i bagagli.

Li faccio anche per non sentire quella voce stridula di oca starnazzante; ma insisto per avere un’altra stanza perché non ho il foglio d’uscita e fino a quando non avrò quel foglio in mano non uscirò dal nosocomio. E non mi sarei mosso fino a quando non sarebbero giunte le forze dell’ordine, se la dottoressa che mi aveva curato e insistito (cosciente che avessi nell’intestino un “polipo”: un corpo estraneo che si cibava del mio sangue, ed aveva avuto ragione); rimettendomi in sesto con una cura per completare la guarigione, a chiedermi scusa con infinita umiltà per l’accaduto, dandomi solo la terapia, con le sue lacrime interiori, da seguire.

Ecco come un infermiere fa nascere la “Malasanità” e medici valenti sono messi in ridicolo di fronte ai malati.

Vi ho raccontato come, sulla mia pelle, ho appurato che non tutto è nero e il nero che appare è dovuto all’imbecillaggine, alla saccenteria e all’ignoranza di certi infermieri che credono di essere tanto grandi da sostituirsi non solo ai medici di valore ma a Dio.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE