Nell’ultimo scorcio di secolo e inizio millennio
DUE VOLTE "MALEDETTO 11 SETTEMBRE"
E’ il 5 settembre 1970 si concludono le
elezioni presidenziali in Cile: e si affermano per
soli 39.175 preferenze le sinistre di Unidad
Popular, ottenendo la maggioranza relativa. Il
socialista Salvador Allende diventa il nuovo
presidente della repubblica e inizia i suoi mille
giorni di governabilità.

Salvador Allende ha un ambizioso progetto per il suo Paese, in mente; portare la rivoluzione nel paese senza uscire dai binari della legalità costituzionale. Ma la fragilità della maggioranza e la crisi economica provocata dall'ostruzionismo degli Stati Uniti, minano fin dall’inizio, le basi del suo governo, che è abbandonato anche dalla classe media. Dopo tre anni di lotte, nazionalizzazioni e scioperi, sarà l'esercito a far svanire il sogno cileno, con il colpo di stato di Augusto Pinochet. Gli stadi diventeranno lager e la tortura una pratica quotidiana.
Ma seguiamo gli eventi cronologicamente; sono le 2,50 del 5 settembre 1970 quando un terremoto politico investe l'America latina. Lo spoglio delle schede è finito: Salvador Allende, medico, socialista, candidato di Unidad Popular, al suo quarto tentativo, ha conquistato la maggioranza relativa alle elezioni presidenziali cilene. Per la prima volta un marxista diventa capo di governo nell'emisfero Ovest grazie a una vittoria elettorale e non a un’insurrezione armata. Da Roma e da Parigi, capitali del marxismo occidentale, arrivano a Santiago del Cile legioni di giornalisti, analisti politici, semplici militanti ansiosi di capire come reagirà il popolo a questa formula inedita per il Cile. Anche Pablo Neruda esulta, il suo popolo può parlare a voce alta, senza l’atavica paura del martello autoritario, che aveva annunciato già nel 1941:
Era L'alba Del Salnitro Nella Pampa (da "Il Fuggitivo")
"Era l'alba del salnitro nella pampa.
Palpitava il pianeta del concime
fino a riempirti il Cile come una nave
di nevose stive.

Oggi guardo quant'è rimasto di quelli
che passarono senza lasciare traccia
sulle sabbie del Pacifico.
Guardate ciò ch'io guardo,
il feroce detrito
che lasciò nella gola del mio paese,
come un collare di pus, la pioggia d'oro.
Possa accompagnarti, o viandante,
questo sguardo immobile che trafigge,
legato al cielo di Valparaíso.
Vive il cileno
fra immondizie e vento sferzante, oscuro
figlio della dura Patria.
Vetri frantumati, tetti squarciati,
muri smantellati, calce lebbrosa,
porta interrata, impiantito di fango,
mal adagiato al profilo
del suolo.
Valparaíso, rosa immonda,
pestilenziale sarcofago marino!
Non ferirmi con le tue vie di spine,
con la tua corona d'aspre viuzze,
non farmi vedere il bambino offeso
dalla tua miseria di mortale pantano!
In te mi duole il mio popolo,
tutta la mia patria americana,
tutto ciò che hanno rosicchiato dalle tue ossa".
Il Poeta lo aveva presagito e annunciato questo "avvento"; questo odore di libertà aveva cancellato definitivamente "tutto ciò che hanno rosicchiato dalle tue ossa".
L'attenzione del popolo cileno è tanto più giustificata se si guarda alle ambizioni di Salvador Allende Gossens, 61 anni, marxista e massone, figlio di un avvocato, che dal 1952 ostinatamente impegnato a cercare una "via cilena" al socialismo democratica e pacifica, ma non per questo meno radicale.
Che Guevara gli scrive, come dedica
donandogli il suo libro "La guerra di
guerriglia": "Caro Allende, tu con
altri mezzi cerchi di ottenere la stessa cosa".
E il Che ha ragione: anche Allende
vuole la rivoluzione, la s
ovversione
degli equilibri economici esistenti, la
socializzazione dei mezzi di produzione, ma
promette di realizzare queste trasformazioni nel
rispetto della costituzione e della legalità. Non
è cosa da poco e lui ne è cosciente al punto di
dire che "il nostro esperimento non sarà meno
importante della rivoluzione russa". Forse
sono solo fantastiche utopie, ma ci credono in
molti, anche a Washington; che dopo dieci giorni
dal voto cileno, il 15 settembre, alla Casa
Bianca il presidente Richard Nixon e il
direttore della Cia, Richard Helms
tengono una riunione. "Una possibilità su dieci
- avrebbe detto il presidente secondo gli appunti
di Helms - ma liberiamo il Cile
da quel figlio di puttana! Vale la pena di
provarci; noi non saremo impegnati direttamente;
nessun contatto con l'ambasciata (Nixon
aveva creduto ai dispacci che provenivano da
Santiago e che assicuravano
un’affermazione della destra era fuori di sé);
dieci milioni di dollari a disposizione e anche di
più se necessario; impiego a tempo pieno per i
nostri agenti migliori; una strategia: strozzare
l'economia; tempo 48 ore per pianificare
l'azione".
Questo documento reso pubblico a dicembre 1998 dall'amministrazione Clinton, conferma l'autenticità degli appunti. "Il capo - si legge nel promemoria - ha sottolineato che il progetto deve essere pronto per il 18 perché Henry Kissinger in persona vuole avere tutti i particolari della missione CIA".
L'azione degli Stati Uniti è certamente una delle cause che hanno portato alla fine tragica dell'esperienza cilena dopo mille giorni di governo. Ma questa considerazione non deve far trascurare il fatto che il sogno rivoluzionario di Allende nasce già debole in un paese diviso, sia da un punto di vista politico sia da quello sociale ed economico. Questa fragilità accompagnerà sempre l'esperimento del neo presidente. Tanto per cominciare non dispone della maggioranza assoluta.
Per Allende, ha votato poco più di un milione di cittadini, il 36,2% dell'elettorato, contro il 27,4 % raccolti da Rodomiro Tomic, il candidato della Democrazia Cristiana che si è presentato agli elettori con un programma radicale che prevede espropri a vantaggio degli agricoltori e la nazionalizzazione delle miniere di rame.
L'alleanza delle sinistre, comunisti, socialisti, radicali e socialdemocratici, ha battuto di misura Jorge Alessandri, ex primo ministro sostituito nel 1964 dal democristiano Eduardo Frei candidato dalla destra, che ha raccolto 39.175 voti in meno di Unidad Popular. Allende è in testa, insomma, ma di poco.
Unidad Popular, insomma, non rappresenta la maggioranza nel paese. Non solo: il presidente sarebbe dovuto scendere a patti con il parlamento, cui spetta il potere di ricusare il capo dello stato e i ministri, controllato dai democristiani e dalla destra. Ad Allende, sfuggiva il controllo della Contraleria General de la Republica, cui spettava la supervisione sugli atti amministrativi dell'esecutivo, e della magistratura. Minoritario nel paese e nel parlamento, non poteva contare nemmeno sulla compattezza di Unidad Popular. La via pacifica e parlamentare al socialismo era apertamente osteggiata a sinistra dal Mir; il Movimiento de Izquieerda Revolucionaria, convinto del primato della violenza.
La stessa direzione del partito socialista,
guidata da Carlos Altamirano, non escludeva la
via violenta mentre Aniceto Rodrìguez, leader
dell'ala riformista era in minoranza.
L'alleato
più fidato era il partito comunista di Luis
Corvalàn, che sosteneva con decisione la via
cilena di Allende, considerata l'unica
strategia possibile in quel momento. Ma Corvalàn
nutriva forti perplessità sulle qualità politiche
del presidente. Anche il panorama economico non è
dei più favorevoli. L'avvio della
nazionalizzazione delle miniere di rame non porta
i frutti sperati con i debiti del Cile
che sono saliti oltre il livello di guardia, al
punto che metà dell'export serve a pagare gli
interessi. L'indipendenza economica, inoltre,
resta un sogno, perché il 60% dell'import è legato
agli Stati Uniti, mentre la moderata crescita dei
consumi della metà degli anni sessanta, la chiave
del riformismo di Frei, si è tradotta in un
esplosione inflazionistica. Intanto la violenza è
già entrata di prepotenza nella vita politica
cilena. Nel giugno 1969 i servizi di sicurezza
avevano scoperto un centro di addestramento alla
guerriglia nei pressi di Santiago,
in cui si trovano armi e munizioni del Mir.
a Melipilla, non lontano dalla
capitale, i contadini occupano quarantaquattro
haciendas agricole e Alessandri, il
candidato della destra, non riesce a raggiungere
il sud del paese perché i minatori sbarrano la
ferrovia al suo passaggio. Anche la destra fa le
prime prove di saldatura tra gli interessi della
grande borghesia e i ceti medi, ma la vera, ben
più inquietante, novità è il maggiore attivismo di
un nuovo protagonista, fino ad allora eccezione
nel panorama latino-americano, assente dalla scena
politica: l'esercito. Il 29 settembre 1969, un
anno prima dell'elezione di Allende il
reggimento di Yungai, punta di
diamante dell'esercito, arriva in ritardo al
Te Deum in onore del presidente della
Repubblica. È un atto di insubordinazione, presto
imitato il generale Viaux, comandante del primo
corpo d'armata, occupa una caserma di
Santiago per protesta contro le paghe
basse dell'esercito. Una rivendicazione sindacale
destinata a rientrare, ma anche un’inquietante
spia d'allarme. È questo il Paese che Allende
dovrà governare. Ma prima, poiché nessuno ha
ottenuto la maggioranza assoluta, spetterà al
congresso scegliere tra i due candidati che hanno
riportato il maggior numero di suffragi.
È un piano che il presidente uscente rifiuta seccamente, anche se non si fa illusioni sul futuro del paese. "Frei - scrive Carlos Prats, il generale che parteciperà più avanti al governo Allende - ha riunito me, il generale dei carabineros e i comandanti delle forze armate per dirci che l'ascesa al potere di Allende ci farà cadere irreversibilmente nel marxismo". Ma almeno per ora, regge il filo della collaborazione democratica tra Unidad Popular e la Democrazia cristiana. Allende accetta un emendamento alla carta costituzionale in base a cui l'esecutivo garantisce espressamente libertà civili, libere elezioni e libertà di espressione.
Il piano di riserva della CIA che prevede di sequestrare, con l'aiuto di un paio di gruppuscoli vicini alla destra cilena e alle forze armate, il comandante in capo dell'esercito René Scneider, vicino agli americani, ma colpevole di voler rispettare la tradizione di non intervento dei militari. Il rapimento di Schneider avrebbe dovuto suscitare l'indignazione dell'esercito, l'ammutinamento e la cacciata di Allende. L'operazione deve essere condotta da cileni, ma tutta la logistica è curata dall'addetto militare americano a Santiago Paul Wimert che organizza le riunioni, prepara il piano, fornisce le armi, di fabbricazione cilena, sottolineerà in seguito Kissinger, nel tentativo di sostenere l'estraneità Usa.
L'agguato a Schneider però non riesce. Il generale, quando una mazza sfonda il vetro della sua automobile, estrae la pistola per difendersi e gli assalitori sparano. Schneider morirà due giorni dopo, i cospiratori vengono ben presto individuati e il complotto sortisce l'esito opposto: Allende e Frei, assieme ai generali delle forze armate sfilano per le vie di Santiago alla testa di un corteo funebre. Il congresso, pochi giorni dopo elegge Allende alla massima carica della repubblica. È il 3 novembre 1970, davanti alla Moneda sfila un corteo impressionante di tv e reporter da tutto il globo. Il Cile, per la prima volta nella sua storia, non è periferia del mondo. E Pablo Neruda, il poeta comunista che ha ritirato la sua candidatura alle elezioni per dare spazio ad Allende può declamare: "Dai deserti di salnitro, dalle miniere sommerse di carbone, dalle alture terribili dove si trova il rame che le mani del mio popolo estraggono con fatica disumana è sorto un movimento liberatore di enormi proporzioni che ha portato alla presidenza del Cile un uomo chiamato Salvador Allende, perché realizzi atti di giustizia improrogabili". E’ la conferma alla poesia del 1941, che anticipava questo evento,
E quell'improrogabile è un po' la nota che caratterizza il primo governo di Salvador Allende, una sorta di patchwork cucito con vecchi volpi parlamentari e volti nuovi. Per la prima volta quattro ministeri chiave, Finanze, Lavori pubblici, Case e Lavoro, sono affidati a semplici operai. Allende ha fretta, non vuole perdere tempo.
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"I nostri proponimenti - replica agli scettici - potranno sembrare troppo semplici a coloro che preferiscono le grandi promesse, ma il popolo ha bisogno di alloggiare la famiglia in case decenti, di far istruire e figli in scuole che non siano solo per i poveri, di mangiare a sufficienza ogni giorno dell'anno; il popolo ha bisogno di lavoro, di protezione nella malattia e nella vecchiaia, di rispetto per la persona". E sull'onda di queste parole nasce il "Treno della Salute", mentre l'istruzione primaria diventa gratuita e sono ridotte le tasse per quella secondaria. Con una trovata degna di Evita Peròn si annuncia che i migliori alunni della scuola primaria trascorreranno l'estate nel palazzo presidenziale di Viña del Mar, assieme a Salvador. C'è spazio pure per il Palazzo del Matrimonio, in questa stagione di rivincite, culminata nella "Giornata della Dignità Nazionale", ricordata il 15 luglio del 1971, quando il congresso approva all'unanimità la nazionalizzazione del rame affidando ad Allende la questione degli indennizzi: le grandi compagnie americane non avranno un solo dollaro. Nel dicembre 1971 il numero di banche e industrie controllate dallo stato è già raddoppiato da 31 a 62, mentre altre 39 imprese risultano requisite in nome della legge che prevede l'intervento pubblico quando non siano assicurati servizi essenziali alla comunità. Nelle campagne vengono espropriate oltre mille proprietà fondiarie .
È una strategia che funziona, in un primo momento. Nell'aprile 1971 Unidad Popular stravince le elezioni comunali, ottenendo la maggioranza assoluta, con il 50,86%.
Nel solo settembre 1970, prima ancora
dell'insediamento di Allende, lasciano le
banche cilene 87 milioni di dollari. Guai quando
questa rabbia si unirà a quella degli industriali
e, soprattutto, della piccola borghesia.
La riforma dovrebbe riguardare solo le grandi
imprese ma, sotto la spinta dei lavoratori,
vengono assorbite dalla sfera pubblica circa
duecento imprese medie e piccole, creando una
sorta di panico nell'imprenditoria privata, con
pochi vantaggi, tra l'altro, per le casse
pubbliche: a fine 1972 il governo, infatti, si
troverà a possedere 318 imprese di tutti i tipi,
anche fabbriche di gelati e di bottoni che
nessuno, estromessi i vecchi imprenditori, sa far
funzionare.
Medici, avvocati, scuole e università scendono in sciopero; gli imprenditori proclamano la serrata. Gli operai replicano con le occupazioni. Di notte nei quartieri alti echeggia il suono delle casseruole, mentre i camioneros e Patria y Libertad, un gruppuscolo di destra, disseminano le strade di bande chiodate. Il Cile è un paese in ginocchio, come volevano gli Usa; che ottengono il risultato con poca spesa grazie al cambio nero e alla svalutazione; è la CIA a finanziare gli scioperanti, i 10 mila camionisti, con oltre un milione di dollari.
"Vadano a Miami con le loro zie - recitava Pablo Neruda di fronte all'esodo dei borghesi -, Io rimango a cantare con gli operai in questa storia e geografia nuove". Occorrerebbe una forte disciplina rivoluzionaria capace di fornire un'arma al governo per raddrizzare, con una politica di austerità i conti con l'estero e riavviare gli investimenti. Invece si innesca una spirale di nuove rivendicazioni.
Il paese, intanto, sembra destinato a un
assurdo muro contro muro. Nemmeno le elezioni
offrono una via d'uscita: il voto per il
parlamento del marzo 1973 dà infatti alla
coalizione di sinistra la stessa percentuale del
1969. Non è abbastanza per ridare solidità al
governo, ma è più che sufficiente per impedire che
la destra chieda la destituzione di Allende.
La vera novità della campagna elettorale del 1973
è che essa si svolge sotto l'attenta supervisione
delle forze armate. È dall'aprile 1972 che un
militare siede nella poltrona di ministro
dell'interno. Lo ha deciso Allende di
fronte ai conflitti della coalizione, paralizzata
per i dissensi legati alla nomina di un ministro
delle Miniere. Da maggio la situazione precipita.
In una riunione a sostegno del governo di
ottocento ufficiali della guarnigione di
Santiago, il generale Carlos Prats viene
fischiato. Tra i pochi solidali con Prats
c'è un generale destinato a diventare tristemente
famoso: Augusto Pinochet Ugarte. Nello stesso mese
Allende e costretto a dichiarare lo stato
di emergenza per arginare gli scontri tra le
opposte fazioni. Ma, con i militari fuori dal
governo, dopo il rimpasto di primavera l'autorità
di Allende è oramai ai minimi. La
Democrazia cristiana ha scelto il suo nuovo
segretario. È Patricio Alwin, dell'ala
destra intransigente. Anche la chiesa, contraria
alla riforma scolastica, si schiera contro il
governo.
Il 29 giugno si verifica il primo tentativo di golpe con il colonnello Souper che, a capo di un reggimento di blindati, intima la resa della guardia del palazzo della Moneda. Ma il putsch fallisce. Quando il presidente arriva alla Moneda c'è solo qualche sparo isolato e, quel più conta, il numero dei generali fedeli è rassicurante. Tra loro c'è anche Augusto Pinochet che, nel suo libro, definisce questo colpo di stato una prova per esplorare la capacità di difesa del governo e lo schieramento delle forze all'interno dell'esercito. E per valutare anche quale fosse la vera popolarità del presidente che, nella stessa sera, venne fischiato dai militanti dell'estrema sinistra che vogliono chiudere il congresso.
E’ l’11 settembre 1973: Salvador Allende combatte in difesa del palazzo presidenziale della Moneda il giorno del colpo di stato. Si suiciderà poche ore dopo rifiutando l'esilio.
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11 SETTEMBRE 2001 "ATTACCO FRONTALE ALL’AMERICA"
SBRICIOLATO UN SIMBOLO DELL’ARCHITETTURA
Le "Torri Gemelle" del World Trade Center opera degli architetti Minoru Yamasaki e Emory Roth avevano 31 anni e 110 piani. Erano uno dei simboli dell'architettura contemporanea. Il WTC venne edificato a partire dal 1966 su di un’area dismessa di sei ettari e mezzo, in riva al fiume Hudson, tra Church, Vesey, West e Liberty Street e fu inaugurato ufficialmente il 4 aprile del 1973.
La
costruzione del complesso edilizio, legato ad una
politica che alla fine degli anni sessanta
progettava giganteschi complessi come piccole
città autosufficienti, suscitò anche polemiche nel
mondo degli urbanisti, specie per lo
sconvolgimento che queste opere portavano alla
vita cittadina e al tessuto urbano.
L'architetto giapponese Yamasaki, morto a 73 anni nel 1988, aveva progettato anche le torri Century Plaza di Los Angeles. Le sue influenze storiche furono l'architetto tedesco Mies Van Deri Rohe e il francese Le Corbusier. Affermava che "Il fine dell'architettura è creare un'atmosfera in cui l'uomo può vivere, lavorare, essere felice". Fu scelto dalla Port Authority di New York, per studiare un progetto di forte impatto visivo.A lui fu poi associato Emery Roth. Inizialmente, le Torri Gemelle non erano previste così alte, il progetto cambiò su pressione dei committenti che pensavano all'utilizzo commerciale del centro.
Tra le Twin Towers (One Wtc
e Two Wtc) c'era una piazza
centrale, la Austin J. Tonbin Plaza,
ornata da una fontana e da imponenti sculture
moderne come il Globe in bronzo del
tedesco Fritz Koenig,Ideogram in
acciaio di James Rosati e una
statua astratta in granito del giapponese
Masayuki Nagare. Le torri si innalzavano su di
una pianta quadrata il cui lato misura 63 metri e
poggiavano su fondamenta che penetrano per 21
metri di profondità nella roccia di lavagna; le
facciate, con circa quarantatremila finestre
larghe appena 55 cm., erano fasce d’alluminio e
avvolgevano uno scheletro composto da spesse
colonne d’acciaio. Per edificare le Twin
Towers, che all’altezza dei primi ventuno
piani si stagliano su speroni goticizzanti di
dodici metri, furono necessarie quasi
centottantamila tonnellate d’acciaio e
quattromilaottocento chilometri di cavi elettrici.
Il
World Trade, che apparteneva alla
Port Authority of New York and New Jersey,
nacque al fine di attirare le compagnie
internazionali nel settore meridionale di
Manhattan, cui all’epoca veniva preferita
la parte centrale dell’isola. Gli inizi furono
difficoltosi e, per evitare un disastro
finanziario, lo Stato di New York si
vide costretto ad affittare la maggior parte degli
stabili.
Il devastato World Trade Center era considerato il cuore finanziario degli Stati Uniti e di New York. Ospitava quattro borse:il New York Mercantile Exchange, il Coffee Cocoa and Sugar Exchange, il New York Cotton Exchange e il Commodity Exchange. In totale, sedici edifici per sessantacinquemila metri quadrati; all'interno, centinaia di uffici commerciali, banche, un centro medico, un centro di polizia, settanta negozi e ristoranti tra cui il celebre "Windows on the World", al centosettesimo piano di una delle due torri gemelle abbattute. Le due torri, alte rispettivamente 417 e 415 metri, hanno mantenuto il primato degli edifici più alti del mondo fino a quando sono state sorpassate dalla Sears Tower di Chicago e dalla Petronas Tower di Kuala Lumpur, attualmente il grattacielo più alto del mondo.
L’ideatore e autore del piano per distruggere le torri per colpire il cuore dell’America si chiama Kalid Sheikh Mohammed e quando fu arrestato non si nascondeva sulle montagne dell'Afghanistan o in qualche località sperduta, ma in una casa in pieno centro di Rawalpindi, a pochi chilometri dalla capitale del Pakistan, Islamabad. La polizia pachistana lo ha arrestato insieme ad altre due persone, un pachistano ed un altro uomo di cui non sono state fornite le generalità.
Khalid Sheikh Mohammed è considerato il numero tre di Al Qaida, uno degli uomini chiave dell'organizzazione guidata da Bin Laden. La mente degli attentati dell'undici settembre del 2001, come ho accennato.
Di qui l'entusiasmo di Bush in persona al quale è stata Condoleezza Rice, consigliere per la sicurezza, a portare la notizia, "è fantastico", ha commentato il presidente, informato dell'operazione condotta dall'Fbi e dalla Cia, in collaborazione con la polizia pakistana. "Non si tratta semplicemente di un pesce grosso, ma di una balena" si sono sbilanciate fonti dell'amministrazione che hanno voluto mantenere l'anonimato.
Non ancora quarantenne, Kalid Sheikh Mohammed, è considerato il leader dell'ala militare di Al Qaida. Nato in Kuwait in una famiglia originaria del Belucistan, ha studiato negli Stati Uniti, prima di trasferirsi in Pakistan dove comincia a frequentare Bin Laden a Peshawar, allora roccaforte dei mujaheddin afghani che combattevano contro l'invasore sovietico. Più recentemente, nel 1995, a Islamabad, viene arrestato il nipote, accusato di essere l'organizzatore dello attentato del 1993 alle torri gemelle. L'anno successivo è incriminato negli Stati Uniti per un presunto complotto che prevede di far esplodere in aria dodici aerei civili americani in volo sul Pacifico forse mentre sono diretti verso le principali città della California.
Le
informazioni che si hanno sul suo conto di
Osama Bin Laden sono scarse e frammentarie. E'
nato nel 1957, figlio di uno sceicco saudita
multimiliardario.
Secondo alcuni avrebbe sei fratelli maggiori, altri invece parlano di lui come del diciassettesimo di cinquantaquattro figli. Rimasto orfano a 13 anni, a 17 sposa una cugina siriana, che lo rende a sua volta padre ripetutamente. Membro della più potente e ricca setta fondamentalista islamica del mondo, quella saudita dei Wahhabi, fondata nei primi dell'Ottocento da Muhammad Abdul-Wahhab, e storicamente legata alla casa regnante saudita, Osama Bin Laden si avvicina alla causa dei Talebani nel 1979. Un viaggio in Pakistan è l'occasione per incontrare esuli e leader dell'opposizione afghana. Per Laden è quasi una folgorazione.
Raccoglie il suo patrimonio, valutato in seicento miliardi, e lo impiega a favore della resistenza contro l'invasore sovietico. Oggi sembrerà un paradosso, ma allora il ruolo di Bin Laden viene visto quasi con simpatia dagli Usa, per i quali la Guerra Fredda con l'Urss ha ancora la priorità su ogn’altro tema di politica internazionale.
Al termine di un conflitto che sfianca l' orso sovietico, i Talebani si impadroniscono dell'autorità in Afghanistan e il benefattore saudita trova presso di loro un rifugio e una copertura perfetta per i suoi disegni. Gli obiettivi dello sceicco sono destinati ad ampliarsi drammaticamente. Bin Laden diventa infatti il più attendibile, organizzato ispiratore del terrorismo internazionale di matrice islamica. Allestisce in Afghanistan campi di addestramento in cui accoglie volontari per la "guerra santa" contro gli Usa provenienti da tutto il mondo. Non esita a investire il suo denaro nella ricerca di canali che gli permettano di mettere le mani sulle armi nucleari. Ma la sua strategia-principe è quella del terrorismo.
Nel 1993 un'auto bomba esplode nel parcheggio
sotterraneo di una delle due Torri Gemelle.
I morti sono sei, trecento i feriti. Viene
identificato e catturato l'uomo che ha introdotto
il veicolo all'interno del World Trade Center.
E' uno dei fedeli di Bin Laden.
Lo
sceicco si guadagna così il titolo di pericolo
pubblico numero uno della più grande potenza
mondiale, ma la cosa non sembra preoccuparlo più
di tanto. Diventa quasi un'abitudine quella di
convocare conferenze stampa a uso e consumo dei
giornalisti occidentali, i quali diventano loro
malgrado i portavoce dei suoi proclami.
Quello con l'America,è un conto aperto. Nel 1998 viene riconosciuto come mandante degli attentati dinamitardi contro le ambasciate americane a Nairobi e Dar Es Salaam, che costano la vita a più di duecento persone. E mentre alcuni dei suoi seguaci vengono condannati all'ergastolo, sulla sua testa pongono una taglia di cinque milioni di dollari. A Bin Laden viene attribuita anche la responsabilità dell'attacco suicida contro il cacciatorpediniere americano Cole, colpito nel porto yemenita di Aden nell'ottobre scorso. Sono diciassette i soldati americani che trovano la morte.Dopo gli assalti alle ambasciate in Kenya e in Tanzania, gli Stati Uniti tentano di imbastire una reazione adeguata.
L'intelligence crede di aver individuato il nascondiglio del ricercato, sul quale vengono indirizzati missili Cruise. Ma Bin Laden ha già lasciato il suo quartier generale e riesce a evitare la rappresaglia. L'attacco subìto consiglia allo sceicco una maggiore prudenza. Abolite le conferenze stampa, sono sempre più rare le immagini che lo ritraggono. Un video relativo al matrimonio del figlio è uscito dall'Afghanistan alla fine dello scorso anno, mentre di recente lo si è visto in un filmato in cui addestra le sue reclute, che però potrebbe essere vecchio materiale riciclato. E' lui il sospettato principale per l'apocalisse che ha colpito New York e Washington. Solo i suoi adepti disporrebbero dei mezzi finanziari e del know-how che avrebbe permesso il dirottamento di quattro aerei di linea da trasformare in altrettante bombe dirette al cuore politico, finanziario, militare e sociale dell'America.
Corriere della Sera 11 settembre 2003 –
Bin Laden torna a parlare e a mostrarsi tramite la tv araba Al Jazira
Nella registrazione una voce attribuita a Al-Zawahri esorta a fare dell'Iraq un cimitero per le truppe americane. "Chiunque voglia imparare ad essere leale ed onesto dovrebbe averli conosciuti.Gli attentatori dell'11 settembre erano i più onesti e i più coraggiosi", afferma la voce, attribuita all'uomo ricercato per gli attentati che negli Usa uccisero oltre tremila persone.
"Coloro che non sono disposti a morire devono lasciare il posto... a chi è convinto", ha detto in versi la voce attribuita a Bin Laden. "E dico loro: chi teme di scalare le montagne vivrà per sempre in un buco", aggiunge la voce, citando un verso del poeta tunisino Aboul Kassem Chabbi, vissuto all'inizio del Ventesimo secolo.
Ayman Al-Zawahri ha promesso all'occidente una risposta "epocale" nel caso di una "nuova aggressione" contro i musulmani. "Ci congratuliamo con i fratelli mujaheddin in Iraq e stringiamo le loro mani e chiediamo ad Allah di benedire i loro sacrifici e il valore mostrato nel combattere i crociati", sostiene la voce. "Allah è con voi e la nazione islamica vi sostiene divorate gli americani come i leoni la loro preda. Seppelliteli nel cimitero dell'Iraq".
*** O ***
Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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