nella poesia musicale di Lucia Luceri (aka Lulu)

CANTO D’AMORE

per sperare di avere sempre nel ritorno dell’onda


Lucia Luceri, aka Lulu, scrive da quando a malapena riusciva a tenere in mano la matita. Afferma:

«Per me scrivere è una necessità non una scelta, ogni emozione immediatamente mi spinge a riempire un foglio bianco, ad alzarmi la notte per scrivere una frase, un pensiero, per paura che vada perduto e su cui poi costruire quello che sento.. Scrivo poesie d'amore, perché l'amore lo vedo in ogni cosa, e so quanto è bello averlo... Credo che ogni essere umano debba vivere le sue stagioni e i momenti dei sogni e della fanciullezza, perciò credo che la natura mi dia una mano lasciandomi l'espressione e il fisico infantile; un dono di cui ringrazio Dio ogni giorno, forse io sono una... bestiolina che segue l'istinto più che la ragione, ma non so essere diversa. Amo la vita e la vita ci parla in mille modi, con un cielo stellato che non è mai uguale, con un mare in burrasca o un tramonto rosso sangue come le nostre ferite...»

Ha partecipato a vari concorsi letterari e, dovunque, ha ricevuto una segnalazione un elogio, il primo premio anche e questo la gratifica, ma non lo rende pubblico per pudore o perché è gelosa della vita privata. Quando pubblica una poesia lo fa con la speranza che almeno un cuore, uno solo, capisca il suo messaggio, il resto non conta.

LETTERA D’AMORE

Mi appari nelle pieghe del buio
mio bellissimo tormento,
e sussurri malinconiche parole
navigando i miei pensieri.

Tue sono le braccia della mia notte
e mi riempi di te,
di baci e lusinghe d'amore
senza pudore, senza vergogna.

Ogni mare ha senso
solamente per la riva
su cui andrà a morire,
e tu sei il mio mare.

Ma... è morire?

Un fatto è scrivere poesie, altro è capire la Poesia. Ed io cercherò di leggerle insieme a voi per capire la natura di quest’amore per tutte le cose. Diceva una mia amica pittrice, per vivere l’amore dalle mie opere mi devo sentire umile al punto d’amare anche la polvere, togliendola con delicatezza, con amore appunto.

L’amore cui è intrisa la lirica che abbiamo appena letto è di una tale portata che fa pensare all’ampiezza dell’arcobaleno dopo una pioggia torrenziale, aprendo il cuore alla più viva certezza di un’altra vita di là della terra:

«Ogni mare ha senso
solamente per la riva
su cui andrà a morire,
e tu sei il mio mare.
Ma... è morire?»

Uno dei suoi ammiratori mi ha preceduto ed ha scritto di Lucia, riferendosi alla poesia «Poesia di Ieri»: «Che penna magistrale, che tocco incantevole. Poesia che nasce dal cuore triste di che amore non ha più. E in questo momento capisco bene le sensazioni che descrivi, e le sento dentro me, trapassarmi come una lancia affilata». La piacevolezza della lettura delle liriche di Lucia Luceri è nella semplicità espressiva, non c’è ricerca di stilemi o di onomatopee, ma solo della semplicità scevra da complicazioni intellettualistiche. Sembrano parole trite e ritrite, espressioni di tutti che sembrano scivolare nella banalità, invece la robustezza della lirica, l’espansione della creatività poetica, il pregio letterario, sta proprio in questa ricerca della semplicità verbale.

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POESIA DI IERI

Scivola il mio tempo
tra pensieri sfumati
di momenti sbagliati.
Vi entro senza voglia
e mi spoglio senza amore.
Non serve.

L'alba mi veste
di un nuovo oggi
che non ha sapore.
Il mio sguardo è qualunque,
è quello di chi è amato,
ma senza amore.

La definizione si fa speciale, raffinata, piena della sensibilità femminile, dando alla lirica “Profumo di poesia”, amore grande, universale che raggiunge l’intimo del lettore regalandogli l’ebbrezza necessaria per ramificare dentro il sentimento fortemente sentito e divulgato con la stessa intensità. Vestendolo d’amore gli offre il seme e il senso reale del vocabolo «LIBERTA?», riscattandolo dalla schiavitù dell’egoismo e dell’incomunicabilità, soprattutto riportando alla memoria parabole e fatti del Vangelo, ci consiglia di annullare l’individualismo per il bene della collettività, se noi l’ascoltiamo possiamo veramente godere:

«L'alba (…)

di un nuovo oggi»

e lo sguardo di chi ha imparato ad amare gli altri come se stesso, rivolgersi al sole caldo dell’amore, con altri occhi, con altre speranze.

Il verso che all’inizio appare come un paesaggio brumoso con un cielo che sembra promettere pioggia, improvvisamente fa apparire bagliori argentati che rendono i vocaboli fluorescenti, i contorni sfocati che appaiono, nei primi quattro versi

 

«Scivola il mio tempo

tra pensieri sfumati

di momenti sbagliati.

Vi entro senza voglia

e mi spoglio senza amore».

 

di una natura descritta con morbidezza e inducono a ricercare i “pensieri sfumati”  con compiaciuta malinconia. Una realtà che sa di sogno che potrebbe essere realtà? La scelta di scivolare nel tempo e colloquiare con due universi come un osservatore che ammira il quadro celeste nel tempo, s’innamora e poi lo descrive, vestendolo di una sottile ironia mentre va nel quadro da Lei creato e vi “entra senza voglia, spogliandosi senza amore”; ironia divertita, direi, impegnata in una ricerca verbale che si presti all’intento e la conduca al punto che si era prefisso.

 

In questi versi vi sono visioni riprese da lontano, dove i soggetti assumono sensazioni oniriche, poi sfumati verso un pallido orizzonte, tra piane e colline ondulate: ricercatezza del vocabolo e sottile ironia che diverte lo stesso Poeta, Lucia Luceri, sia quando il verso sfuma nelle tenui parole d’amore appena vergate, sia quando evoca, con crepuscoli malinconici, ornati di sottile ironia divertita, i momenti velati di nostalgia, l'Autrice riversa nelle liriche l'idillica atmosfera di un’anima ancora vergine, circondata e sommersa da una natura ora selvaggia, ora arsa, ora assolata che si alterna nell’anima sua.

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VIAGGIO INTORNO ALL’UOMO

Ti ho ripercorso tutto
e a ritroso,
per stancarmi di te
per staccarmi da te.

Ho riaperto ferite
senza solchi né sangue
che non mi fanno male
perché lo hai fatto tu.

Instancabili mani
che senza sforzo
incidevano graffi
sul mio cuore naif.

Rilevo in queste liriche una straordinaria capacità di collocare costruzioni dell'uomo, tra il verde freschissimo dei prati e dei boschi, e il cammino a ritroso per staccarsi da un amore forse impossibile o incompatibile. I Settenari sono musica saltellante che abbracciano ferite riaperte senza solchi, rocce che non fanno male perché le ha fatte lui: “L’Amore”, perciò le mani sono diventate forti e instancabili per incidere senza sforzo, graffi sul cuore.

Le liriche che stiamo leggendo sono quadretti pregevoli fatti con le parole, sono sinfonie alate perché i versi sono musicali, perché i vocaboli sono intinti con i colori dell’anima; infatti, il Poeta mette a punto giochi verbali che si fanno di luce nei quali spazia la consapevolezza che l'Arte è libero intendimento. Dove l’amore, elemento descrittivo di ogni lirica, sintetizza i mutevoli stati d'animo della donna-Poeta, le liriche subiscono fascinose metamorfosi che denunciano una costante ricerca all'interno delle radici del proprio Essere.

Lucia Luceri (aka Lulu) è soprattutto un abile narratrice di situazioni ed atmosfere, che descrive attraverso un uso del verso che spazia tra il settenario e il novenario, cercando innanzi tutto la musicalità che vibri insieme al colore, e il suo quadretto, che si fa linguaggio con sapienti velature, che acquistano di volta in volta un significato originale e Suo: tutto suo, nella determinazione del potere espressivo della lirica.

Quindi ogni lirica è un quadro figurativo per scelta, Lucia Luceri gestisce abilmente la tecnica della metrica, lasciandosi guidare dal dettato dell’anima e, creativamente dal potere interpretativo della mente, producendo liriche capaci di ridestare impressioni e sensazioni forti nel lettore.  

Il linguaggio poetico si sviluppa come un gioioso racconto e quando l’Artista è attratta dalle bellezze naturali che la sua anima evoca si anima di vigore estetico.

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E TI PARLAVO DEL MARE

E ti parlavo del mare, ricordi amore mio?
Quella schiuma vezzosa
come trina di pizzo
che sulla spiaggia finiva la sua danza.

E ti parlavo del mare che canta, ricordi amore mio?
Perchè ogni cosa canta, anche l'amore,
quando l'amore c'è... amore mio
ed era un canto per voce sola.

E indossavo il mio abito bianco
io, agitata dal vento come trina di pizzo,
lo indossavo la sera per te, amore mio
che sordo e cieco mi lasciavi andare.

Sono onda di un mare che non canta
e marea che ora tace nel vento,
ma sognerei il tuo viso
se avessi ancora un sogno da sognare...

Il mare è la lavagna dove il destino di tutti si cancella, si segna, torna a cancellarsi, a segnarsi, senza fine. E per questo ha per sfondo il mare il tema fondamentale del lirica che stiamo leggendo, come il titolo potrebbe suggerire, «sono onda di un mare che non canta», perché vi è un rapporto tra vita e morte. La vita e la morte si specchiano l'una nell'altra, si compenetrano, si completano: sono forme, segno opposto di uno stesso mistero ciclico, eterno, indecifrabile. Si fermano forse il sole, la luna? Così le onde del mare, e ritorna il concetto espresso più su tra parabola evangelica e Vangelo: la morte non si ferma mai, perché è immortale, simboleggia l'immortalità, che è vita. La vita è come l’onda, si ferma sulla sabbia per ritornare imperterrita al mare e perciò non è la Morte che è negazione della vita, ma è la vita che comprende la morte, il mare che possiede l’onda e non l’onda il mare: la possiede come un dono del destino. Gli amanti, nel loro abbraccio, non si possono dire né veramente vivi né veramente morti.  Il mare è come la Morte ha una propria legge, non una soluzione di fuga: l'uomo è fatto per la vita, anche se sa di dover morire. Ed è anche regola morale: «credere e sperare in quel mare di là farebbe fatalmente sentire più male ancora questo mare di qua». Morte e vita sono, l'una rispetto all'altra, virile dialettica, parola di sfida lanciata da riva a riva: «se avessi ancora un sogno da sognare...»

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SE TI DICESSI CHE…

Inventavo i miei giorni,
quando alle ore
non sapevo dar risposte,
quando la notte
non volevo starmi accanto
per cercare una luna che non c’era.

Ora le nostre dita
scrivono nuova poesia,
e io sorrido al tuo sorriso,
mentre un grido di gioia si quieta
e adagia due respiri sul cuscino.

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PER UN SOGNO

Non posso chiedere
con le mie dita nude,
ma posso amare e amo,

per due briciole
di niente
e un domani che non c'è,

e tu che mi vuoi sogno
e lo sarò, ma...
donna con un altro.


***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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