LINO LISTA

dalla narrativa “PRINCIPE DI SANGRO”
alla poesia “’A CREAZZIONE”

 

Lino Lista è nato e vive a Napoli.

Laureato in ingegneria elettronica, poeta allegorista, ha acquisito notorietà per essere stato autore e diffusore in Italia della tesi “Lindskoog-Lista” – dal nome del poeta americano Kathryn Lindskoog e dalla Primavera di Botticelli in cui riconosce l’Eden del Purgatorio di Dante.

Tra le pubblicazioni in prosa di Lino Lista, tutte dedicate allo studio di enigmi figurativi o letterari, si citano: Il Mosaico dell’Amore, Editrice Scuderi, Avellino 1997; Le Tre Grazie della Primavera, in Episteme, An International Journal of Science, History and Philosophy, n. 6, Porzi Editore, Perugia, 2002; Il Mistero del Vino di Cana, in Episteme, An International Journal of Science, History and Philosophy, n. 7, supplemento ad Arte in Foglio, Perugia, 2003.

A proposito della Primavera di Botticelli: perché Mercurio è Dante, in Episteme, An International Journal of Science, History and Philosophy, n. 8, supplemento ad Arte in Foglio, Perugia, 2004.

I veli di marmo di Raimondo di Sangro, Principe di San Severo, in Episteme, An International Journal of Science, History and Philosophy, n. 8, supplemento ad Arte in Foglio, Perugia, 2004. Raimondo di Sangro, il Principe dei Veli di Pietra, Bastogi Editrice, Foggia,2005.                      

                                      (da www.modulazioni.it/Salotto/Narrativa/linolista_principe.htm)

Lino Lista narra la storia di Raimondo di Sangro in un romanzo storico dal quale emerge la figura del principe-scienziato del Settecento, differente da quella dei racconti popolari e delle leggende metropolitane, ottenendo successo di distribuzione, editoriale e di critica.

Anch’io mi sono occupato di questo “principe sciagurato”, prima dalle radio libere “Canale 12”, “Radio BOH”, “Radio Onda Sonora” in una trasmissione dal titolo “Passeggiando per Napoli”, poi sul mensile Dossier, dal 1982 al 1992, e ancora, diventato romanzo a puntate nel 1995, sul sito www.letteratour.it/TOURismi/ index.asp, e delle sue malefatte con l’aiuto del suo servo padrone Giuseppe Salerno: «La sacrestia della cappella, dei Di Sangro desta interesse per una coppia di corpi "mummificati".

Il popolo racconta (Voce di popolo, verità di storia, dice un proverbio partenopeo) che, la visione delle interiora, dei nervi, delle arterie e delle fasce muscolari dei due corpi mummificati sia dovuta agli esperimenti di Raimondo Di Sangro, in collaborazione con Giuseppe Salerno: intervenivano direttamente quando il mummificando era ancora in vita.

Ripeto, è soltanto voce di popolo, ma nulla è certificato.

Si racconta che il medico palermitano Giuseppe Salerno, sia venuto dall'isola per aiutare il Di Sangro, e che collaborasse attivamente a quegli "scellerati esperimenti" del principe, però a tutt'oggi, neanche con l'evoluzione della scienza si è riusciti a sapere come e con quale tecnica i due avessero potuto ottenere la pietrificazione.

Una cosa è certa che il principe ha fatto la stessa fine delle sue cavie.

Per un errore di calcolo di tempo, dovuto al suo "servo padrone"  e forse per questo il suo corpo mummificato (pietrificato è la parola esatta) è stato sistemato a pochi passi dalla tomba murale che conserva i due corpi, visibili al pubblico.

Il popolo, in effetti, sembra provarci gusto nel narrare ai visitatori gli esperimenti raccapriccianti dello scellerato principe di San Severo».

                                                (Bromuro: Passeggiando per Napoli, pag. 5/9)

Ma vi vorrei parlare di Lino Lista Poeta, non del narratore "storico simbolista" in quanto dello storico-narratore si è già detto quasi tutto,ma del Poeta poco o niente.

E Lino è anche Poeta bilingue real-simbolista sprofondato nella realtà concreta della vita, più vicino alla corrente della "Poesia della Vita" che non al simbolismo, iniziando dalla lirica ‘A creazzione, scritta nella lingua napoletana, in cui fonde nelle immagini reali un simbolismo digiacomiano esaltante per musicalità e perfezione tecnica.

Avete presente “Lassammo fa ‘a Ddio”? ve la ricordo con una quartina:

«'O Padre Eterno vutaie ll'uocchie attuorno,

scanzaie 'nu tramme, se mettette 'a lente,
e proprio come un semprice mortale

(ma però con accendo forastiero), dice:

- Sai caro, ma l'è mica male questa vostra città!

Mi fa piacere assai di rivederla..."

Ed ecco il nostro che con fare spigliato e musicalmente insuperabile inizia a cantare come se fosse in trance, tra la veglia e il sonno:

“Facenne nu restauro a Firenze
scuprettero n’affresco antico assaje,
‘o jettene a guarda’ tre puzz’ ‘e scienze
cu nu sovrintendente ca spiegaje:

«La tavolozza certo non esplose
schizzando in giro a caso forme e tinte,
qui c’è mano d’autore, ci son cose
che non per accidente fur dipinte,
la prospettiva, il tratto del pennello,
cca nun se po’ sbaglià, c’è Paolo Uccello
».

Basterebbe la sestina menzionata dove si raffigura il collettivo: vita quotidiana e storica, a dare la misura di uno scrittore: Lino Lista  è all’erta e come sull'attenti, per analizzare sia uno che l’altro avvenimento, combacianti di petto, di spalle, di fianchi, l'uno piglia e da, invade o subisce parte della prima o della seconda; infatti i versi sembrano ficcati l'uno nell'altro, la faccia nella faccia, la faccia nel profilo, il profilo nel profilo, il profilo nella nuca, la nuca nella faccia: stanno insomma, come incorporati; eppure ognuno sembra mezzo della vita e mezzo della storia oniricamente vissuta”.

Se analizziamo la lirica ci accorgiamo che penetra nei versi, e non di sfuggita, anche la storia dell’arte non quella di un'Italia minuscola lontana e irrecuperabile.

“E succedette ancora – pure è overo –
truvajene tre prete martellate
dint’ ‘a nu ciummo, pe’ svela’ ‘o mistero
venèttero li critiche chiammate.

«Non c’è da immaginare un nostro errore,
le pietre non esplodono e per caso
danno cape perfette, qui l’autore
si riconosce dal profil del naso,
non vi vogliamo prendere per gli ani
ma cheste so’ sculture ‘e Modigliani
.»”

Lista butta tutto dentro la stessa pentola ma allo scopo di stimolare il lettore e di consentirgli un recupero che altrimenti sarebbe stato impossibile e questo spiega l'autonomia della sua poetica, la libertà delle sue invenzioni oniriche e reali.

A volte si ha l'impressione che veda il lettore come uno spettatore da convincere, e lui è là come un attore sul palcoscenico che cerca d’intuire attraverso il respiro, ora regolare ora ansante, dello spettatore, come se volesse toccarli a uno a uno in modo da renderli suoi complici.

Complici non nel senso di alterare la verità storica ma complici nel senso di convincerli a fare proseliti per un teatro che altrimenti sarebbe morto. E qui sta la ragione della sua fedeltà al tema. La lirica è, come ho già detto, una ricapitolazione e anche un atto di fede verso la vita e la storia di un'Italia libera, in un simbolo che le ultime stagioni non sono riuscite a distruggere.

Chi ha letto i libri, i vari articoli di Lista oppure soltanto sentito qualche volta parlare di questo eclettico scrittore-poeta non stenterà a ritrovare l’artista che opera nel segreto del suo studio, il felice inventore di figurazioni e illustrazioni che strappano immediatamente il favore e l'applauso della platea.

La memoria di “Rischiatutto” e della beffa, dei goliardici giovani, delle teste di Modigliani (un'immagine che, peraltro, egli ha volutamente sottolineato non è un dato accidentale, anzi necessaria per prendere atto di questo particolare procedimento di esaltazione della verità). In poche parole lapidarie pone l'accento tragico e disperato di quella beffa cui il novanta per cento degli italiani credette vera, in special modo le maggiori personalità della critica d’Arte dettero il loro assenso, beffeggiando due volte l’uomo incolto, che seguiva la trasmissione per imparare qualcosa di nuovo, per accrescere la sua conoscenza. Ma purtroppo:

“non vi vogliamo prendere per gli ani
ma cheste so’ sculture ‘e Modigliani
.”

E l’uomo che avrebbe voluto imparare rimase col naso per aria e la mente confusa.

In un’altra lirica:E tu soffiavi fiori”

Nel mar dove biancheggiano le voci

e schiumano le risa d’onde lievi

Zefiro buono, tu soffiavi fiori

per raddolcire il gelo di febbraio

e preparare il letto alla Bellezza”.

 

E’ come se affrontasse un caso di coscienza, ma qualunque sia l'apprezzamento degli uomini su questi versi è più rilevante, più strano, più drammatico e più conclusivo del fatto stesso della coscienza di “Zefiro buono, tu soffiavi fiori/per raddolcire il gelo di febbraio/e preparare il letto alla Bellezza”. E’ come vedere la metamorfosi del bambino che passa dalla vita puramente animale alla vita di uomo.

 

“Tra colli e insenature, oltre gli scogli

di Cipro, rivelasti il desiderio,

le frecce dell’anelito dal cielo

in mar scagliate. Vento di Ponente,

per raccontarlo tu soffiavi fiori”.

 

Col passare del tempo i sensi non si quietano, non tacciono, ma via via che l'adulto si sostituisce al bambino, vanno continuamente cercando, scavando fino in fondo alla coscienza la voce sempre più alta, per esaudire il desiderio di provare insieme al piacere, che inconsciamente conosce già, che corrisponde al suo appetito, di trovare ascoltatori pronti a sentirlo, ad ascoltarlo come fa la terra col “Vento di Ponente” incurante dei sensi che reclamano gli sia svelato quello che il pensiero disvela nei versi e nel quale l'uomo vorrebbe possedere un poco di quell'infinito presente, sempre, nel suo sogno. Tra la sollecitazione che giunge tra:

 

“Tra colli e insenature, oltre gli scogli

di Cipro, rivelasti il desiderio,

le frecce dell’anelito dal cielo”

di aggiungere gli appelli della coscienza al piacere che sollecita “il sorgere del conflitto che l'uomo deve risolvere scontrandosi con la propria volontà per ricevere la pace sublimale della Poesia e la sua libertà”.

Il conflitto va assolutamente risolto, dal momento che non può sopprimerlo perché la libertà raggiunta attraverso la Poesia non è più sua, ma dei lettori che ha cercato. E’ la lotta conflittuale tra la sua coscienza e quella imposta dalla Poesia che s’imporrà sempre più spesso e molte volte nei giorni a venire, egli avvertirà risuonare le due voci in contrasto fra loro nell'intimo del suo essere, poiché entrambi: scontro e raggiungimento della libertà pretenderanno di dirigere, ciascuno, la vita di quest'uomo.

Da una parte la Poesia comanda; dall'altra, la tendenza verso il piacere del bello, consiglia, non discute, non guarda in faccia a nulla, ma agisce; preme con tutta la forza, che è grande e prende possesso delle fibre dell'essere per dirigerle verso l'azione desiderata. Allo scontro gli si può sbarrare la strada ma non con la violenza.

“Nelle sue stanze viveva isolato
il mago e aveva di fil ricamato
il manto coi segni dello zodiaco,

-Abracadabra!- diceva idilliaco
ed all’ aiuola un inserto di rose
sorgeva con rondinelle chiassose.

Dei suoi presagi soltanto rimane
qualche bel sogno sognato di mane”.

Qualche volta la coscienza sembra assopirsi, ma soltanto per risvegliarsi furiosa o compiaciuta se “Dei suoi presagi soltanto rimane/qualche bel sogno sognato di mane”; con tutto ciò non rinuncia a riprendere l'assalto. A Lista basta il più piccolo vantaggio perché avverta la libertà raggiunta dopo aver scritto l’ultimo verso della lirica e si senta rafforzato ad affrontare lo scontro perenne che eccita il Poeta che decisamente riprende la lotta tra il Sé razionale e l’Io creativo, tra la coscienza e la libertà della Poesia.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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