LA NOSTRA CITTA' VIOLENTA
Poesia che scende nell'anima
per risalire al cielo
attraverso lo spazio infinito del cuore.
Più
leggo quest'opera "La nostra città violenta" di Remil (Renato Milleri), scritta
nel 1981, e più mi convinco che sto facendo il viaggio dantesco a ritroso. Mi spiego:
Dante dal peccato si erige, salendo il monte del Purgatorio per soffermarsi in Paradiso,
mondandosi in questo modo dei peccati giovanili; Remil fa il viaggio in senso opposto
dalla spensieratezza giovanile (il Paradiso) vissuta scorrazzando per la sua città amata
(Roma) all'Inferno di oggi in cui Roma è: violentata, diffamata, stuprata in
continuazione; e come Dante divide la sua Commedia in tre Cantiche lui canta l'amore -
odio per Roma "LA NOSTRA CITTA' VIOLENTA" in cinque parti: L'Amore, la morte del
sole, il sereno, il binario e il posto dell'amore. Ma andiamo con ordine.
Apre la raccolta una considerazione che titola "Amore"
"Quando la città è buona
nascono sovente pagine d'amore
che riempiono l'aria
di misteriosa armonia".
per i romani quest'armonia misteriosa nasce dal
Gianicolo e si espande sulla città, ancora mezza assonnata e sbadigliando si gode
l'armonia che avvolge la città, dal Borgo alle estreme periferie da Sud Est a Nord Ovest:
armonia di ogni ceto sociale, è armonioso il riccone come lo è il misero che si avvia
lentamente alla fatica di racimolare il pane quotidiano.
Ho parlato di un viaggio dantesco in senso inverso ed eccolo che
inizia, l'armonia che ha avvolto la città, come il cielo da un orizzonte all'altro,
comincia a dissolversi e mi ritornano alla memoria i versi di Dante:
..."
lo mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, ed a quel modo
Che ditta dentro, vo significando ".
Proprio questa definizione assoluta dell'essenza vera
della poesia e dell'arte io noto nella raccolta di poesie di Remil.
Rivedo dinanzi agli occhi l'incontro di Dante con Bonagiunta Orbicciani
da Lucca, nel balzo del VI canto del Purgatorio e questi gli chiede se lui abbia iniziato
la nuova poesia " Le nuove rime " con la canzone della Vita Nova " Donne
che avete intelletto d'amore ". Dante non risponde direttamente; dice solo: Io son
uno che, quando sento qualche cosa dentro di me, ascolto attentamente ed esprimo quel che
sento, con tutta sincerità. Ecco perché mi sento di affermare che il canone fondamentale
con cui Remil dichiara:
"Quando
la città è buona
nascono sovente pagine d'amore
"
Con questi versi egli definisce e spiega il
concetto del suo principio che potrà essere accettato come un giudizio, per definire il
comportamento della "sua" Città.
Remil non è un Poeta artificioso, retorico come oggi se ne vedono e in
grandissima quantità, specialmente in Internet, non c'è Web o Sito che non faccia spazio
a questo tipo di pseudo poeti (grafomani, in verità), che hanno sempre nelle loro opere
qualche cosa che finisce col disturbare, con lo stancare. Remil è convinto che come a
sincerità è la prima e più pregevole dote dell'uomo, così dobbiamo dire che deve
essere il fondamento di ogni poesia e di qualsiasi manifestazione artistica.
Remil è straordinariamente sincero. Nella "Nostra città
violenta" ha espresso sempre con grande forza e con meravigliosa immediatezza quel
che sentiva dentro il suo animo. La stessa cosa io credo che si debba dire di tutti i veri
grandi poeti che noi conosciamo.
La limpidezza del verso mi riporta alla scorrevolezza dell'ottava
ariostesca, mentre il contenuto al il Principe del Machiavelli che, per quanto scritto in
prosa, è una vera e propria creazione della mente e della fantasia.
De "La nostra città violenta" mi attrae proprio la
straordinaria sincerità con cui l'autore espone le sue esperienze, la vita degli uomini,
il modo di come violentano la sua amata - odiata città, le conclusioni e gli insegnamenti
che va traendo da esse.
Quello che mi piace di più è la chiarezza della sua espressione, la
evidenza delle descrizioni, la immediatezza con cui esprime tutto quello che passa nel suo
animo. La stessa dote che lo avvicina molto al Petrarca le cui poesie hanno il profumo
della sincerità, sia che egli esprima il sentimento che lo lega a Laura, sia che ci
faccia sentire gli scrupoli da cui è tormentato il suo spirito.
"Un giorno ti porterò
con me
a conoscere le acque buone e sapienti
dell'amore felice.
Anche le terre aride del silenzio
dove abbiamo costruito la nostra casa
troveranno le parole
che non sono state mai dette
nel lungo gioco delle assenze.
Vedrai amore
un giorno verrai con me
fino a conoscere
la luce bianca dell'infinito!"
Il discorso è ripreso dopo
aver detto al suo amore che il sole sta morendo. E' stato solo un attimo di incertezza che
subito stacca gli occhi dall'astro e ripensa che anche le terre aride del silenzio,
troveranno le parole.
In quel medesimo istante egli si sente trasumanato e inizia
effettivamente, senza accorgersene, il suo volo attraverso gli spazi infiniti. Solo
avverte un'armonia non mai sentita
"Vedrai amore
un giorno verrai con me
fino a conoscere
la luce bianca dell'infinito!"
e si trova immerso in un lago di luce. L'amore
gli viene incontro come la primavera agli uccelli.
L'interesse evolutivo del Canto è costituito soprattutto dalle
immagini che sono veramente poetiche: le acque buone e sapienti, le terre aride del
silenzio troveranno le parole che non sono state mai dette.
Questa poesia è di argenteo nitore. Basta soffermarci a considerare i
versi già accennati per perderci nell'immensità delle immagini che in essi appaiono.
Sono immagini tanto limpide che ci si può smarrire in quella luce bianca dell'Infinito.
"Anche l'ultima lacrima
raccoglie l'azzurro del giorno
dei fiori il sole giallo
e del vento
l'ultimo tormento dei capelli
che muovono verso l'addio".
Sono immagini concepite serenamente e rese nella scelta delle parole colla medesima serenità con cui sono state immaginate. Il verso è così semplice e nello stesso tempo così scultorio, da farci balzar vivo davanti agli occhi il tormento del vento nei capelli e l'ultima lacrima che raccoglie l'azzurro del giorno. Le facce attonite che guardano la lacrima, l'ultima, che raccoglie l'azzurro del giorno, stanno effettivamente davanti a noi, balzate fuori all'improvviso per virtù del verso semplicissimo con straordinaria evidenza. Allo stesso modo, sempre con la medesima semplicità di mezzi, dal gruppo il poeta fa spiccare in netto rilievo la figura del treno fermo al binario numero 21, un binario gelido, dove
"C'e' un treno in
arrivo
e tanto amore che attende.
C'e' un'arancia tra le mani
e tanto freddo.
E le mani sbucciano l'arancia, piano,
come una carezza sulla pelle".
Com'è bella quest'immagine in piena luce
invernale, che pur raggelando le mani non vieta il caldo al cuore che sente
"quelle" mani come una carezza sulla pelle; ed è luce dal sorriso dolce e
folgorante nello stesso tempo.
Gli ultimi due versi sono di meravigliosa potenza nei quali si esprime
la grandezza dell'amore, principio e fine di ogni cosa e come sempre datore unico della
vera pace.
L'ILLUSIONE
"Quando la città
delude
spesso ci abbandona al sogno
e la speranza sostituisce l'amore
e la vita non e'
che continua illusione".
MI SONO IMMERSO DI CIELO
"Mi sono immerso di
cielo
e coperto di nubi.
Ho piovuto lacrime di mare
salate come il vento
che le asciugava sul volto
(
)
E da questa terra
e' nato il fiore dell'amore
e mi sono abbracciato
cercando la vita di un sole caldo
e l'ho trovato nel colore di un'ape
corsa a baciare il fiore.
Il suo sapore
era il miele dei miei sogni
e mi sono nutrito del suo nettare
fino a quando la notte della luna
m'ha piegato gli occhi".
Veramente splendide sono poi le immagini pittoriche e luminose che si scatenano a prendere la parte di sole più splendente per essere coccolati e letti per rimanere impressi nella memoria: stupendi soprattutto per la nitidezza di queste immagini che Remil continua a rappresentarci:
"Il suo
sapore
era il miele dei miei sogni
e mi sono nutrito del suo nettare
fino a quando la notte della luna
m'ha piegato gli occhi".
Si pensi al miele dei sogni nutrito dal nettare dell'amore. Questa immagine del "nettare" dei sogni incolla sugli occhi un caleidoscopio per farci vedere la vita sotto un altro aspetto e immersa in una miriade di colori.
Quella di Remil è una pittura piena di luce e,
nello stesso tempo, delicatissima. Appunto per questo esercita sul lettore un grande
fascino e può giungere ad effetti straordinari. Io penso, per esempio, a quando le mani
ghiacce sbucciano l'arancia e avvertono come una calda carezza sul cuore. E' evidente che
le mani, in attesa dell'arrivo del treno, stanno a dimostrare quanto l'ansia non dava
sosta all'attesa snervante. Qui la semplicità della poesia di Remil che tocca veramente
il sublime.
Remil, come ho già detto, sta compiendo un viaggio che lo deve portare
dallo stato di beatitudine alla travolgente peccaminosità in cui corre la sua città,
perché convinto che questo è l'unico modo per salvarla da peccato, in cui si troverà.
E' cosciente che per arrivare al possesso della grazia, cioè alla felicità e quindi a
Dio, questo viaggio dev'essere compiuto solamente da lui, in modo che sia la sua parola
testimonianza e documento per le future genti, poiché il poeta scrive non solo per se ma
anche per i suoi fratelli, per gli altri uomini che, leggendo, si sentiranno spinti a fare
lo stesso. In che cosa consiste questo raggiungimento? Noi sappiamo che la risposta è
amare e servire Dio in questa vita e andarlo poi a godere nell'altra. Quindi, fondamento
della vita spirituale è il conoscere, il sapere. Non c'è nessuna cosa che tanto degradi
l'uomo quanto l'ignoranza.
Remil ha fatto sua questa concezione dantesca della fede nei confronti dell'umanità, ha
capito che la verità non si presenta tutta intera e immediata a noi fin dal primo momento
nel quale abbiamo incominciato ad aver contatti con essa. Spesso, dopo che l'uomo ha
raggiunto una verità, o meglio un nuovo aspetto della verità, ecco che nel suo cuore
sorgono dei dubbi: se la nostra mente, davanti a quei dubbi, si ferma o stanca o
sfiduciata o angosciata, non giungerà mai alla verità. Il dubbio non deve far piombare
l'uomo nello scetticismo o, peggio, nell'indifferenza e nella negazione. Il dubbio è
nient'altro che una delle tante difficoltà che si oppongono all'uomo nel cammino della
sua esistenza. La virtù consiste proprio nel superare le difficoltà man mano che si
presentano. Noi dobbiamo adoperare la nostra intelligenza per risolvere i dubbi,
rendendocene ragione, e cavando dal nostro ragionamento nuovi argomenti per illustrare al
nostro spirito sempre meglio l'essenza del vero. La storia dell'umanità è tutta
intessuta di queste lotte contro il dubbio. Se Cristoforo Colombo avesse ceduto ai dubbi
che dovettero spesso nascere nella sua mente nel sentire le argomentazioni e le irrisioni
dei dotti ai quali esponeva le sue teorie, la partenza da Palos non sarebbe mai avvenuta e
la verità intorno alla forma, alla grandezza di questo nostro globo non ci sarebbe mai
apparsa in tutta la sua luce.
La verità è come una piramide: la base è formata dalle verità
minori, diremo così, più facilmente accessibili. Quanto più si sale e la piramide va
restringendosi, le verità da conquistarsi diventano più ardue e richiedono un maggiore
impegno. Per chi sale la stanchezza è un grande pericolo. perché potrebbe far nascere la
sfiducia. Sta nella potenza del volere, superare queste crisi di sfiducia e salire sempre,
finché si è raggiunta la vetta della piramide dov'è la verità assoluta. La conquista
dell'amore sarà possibile solamente se noi avremo approfittato del dubbio per elevarci
sempre più. E' questa la grande lezione che il poeta ci vuole dare per mezzo di queste
stupende immagini che sono di per se stesse già una grande verità umana. Noi dobbiamo
tendere al vero; esso e raggiungibile, perché, se non lo fosse, il genere umano
cesserebbe di potersi dire creato a immagine e somiglianza di Dio.
Nella verità l'uomo trova attuata compiutamente la sua missione e la
sua natura, perché senza la verità ogni altro bene umano cesserebbe di essere un bene
reale e sarebbe pura e semplice apparenza contingente e transeunte.
Il dubbio è il mezzo che la natura ci offre per fare della verità un
bene essenziale, un elemento costitutivo della nostra natura.
"Ho visto
qualcuno spostarsi e poi sparire
E' forse il gioco d'ombre dell'anima
o forse e' soltanto la solitudine
unica eterna compagna
che non t'abbandona mai".
Nella opprimente solitudine notturna, quando appena si vede arrivare il mirabile riflesso dei propri pensieri e ci si sente pellegrini, Remil, si stacca dal punto dov'era e viene a porsi proprio davanti, per parlarci di sé, per dirci il suo dolore, la sua preoccupazione, il suo amore e la sua repulsione per questa sua città, che perde giorno dopo giorno la sua dignità e la sua potenza, e forse, anche il ricordo della gloria passata; ma non si arrende poiché il dubbio o la speranza? Lo fa ancora cantare:
"Forse in fondo alla via
o in fondo al cuore,
nel fondo d'un bicchiere colmo di vino
(
)
dovrà pur esserci
da qualche parte.
(
) voglio abbandonarmi
lasciando che il vento mi consumi
e mi trascini via
e che per caso
trovi qualcosa che conosco
o qualcuno che mi riconosca
questo è importante".
Queste parole sono quelle che esaltano la santità del ricordo, la santità dove vorrebbe ancora abbandonarsi per ritrovarla nell'antica vita familiare. Questi a mio avviso sono tra i più bei versi della raccolta, perché il poeta comincia a tentennare sulla forza infallibile e potente della sua poesia e vorrebbe lasciarsi abbandonato per farsi consumare dal vento e nello stesso tempo desidera che qualcuno lo riconosca ancora, specialmente se fosse sua madre: questo è importante. In questo modo egli parla a tutte le mamme, lui che
"ha
perduto tutto,
stupidamente,
bussando alla porta dei sogni"
aspettando per anni forse che qualcuno aprisse una porta per farlo entrare, affinché potesse far svanire i sogni e realizzare la vita, perché
"E'
un uomo
che non ha più un ricordo
perché il tempo che manca
per raggiungerlo
va sempre più in fretta
e tra non molto
nelle nostre città
non ci sarà più posto
per nessun ricordo.
Lui è un uomo
che odia tutto questo
ma non ha niente
per darne un prezzo,
perciò ogni sera
attende l'amante del paradiso"
Ora invece, l'amante del
paradiso non appartiene più alle antiche e oneste donne del passato quando la città era
abitata dai galantuomini.
Roma un tempo era piccola e, nello stesso immensa, tanto aveva esteso
il suo impero, ma la gente che l'abitava era onesta; oggi appare grande e ricca, ma la
ricchezza e la potenza derivano dalla confusione delle persone, dall'immigrazione in
città del contadiname arricchito che non è ancora riuscito a liberarsi degli abiti rozzi
la cui stoffa era stata tessuta al telaio a mano; dal puzzo del concime portato dalla
campagna. La ricchezza ha generato l'ambizione e da questa sono nate le violenze e gli
stupri, gli eccidi e gli infanticidi; i fratricidi e i matricidi.
Il poeta si cosparge il capo di cenere e continua a parlarci di sé e
delle sue aspirazioni, che sono poi, le stesse che vorrebbe per la sua città.
Ma forse è meglio che lasci la parola al poeta che meglio di me
esprime i suoi sentimenti, palesa le sue ansie, confessa il suo desiderio di un amore come
quello che ha perduto: gli anni giovanili e le scorribande infantili per vie acciottolate
di quella Roma amata e al godimento provato nel sentire il suono roboante dei suoi passi
sui ciottoli (sampietrini - così li chiamano a Roma -), che il silenzio notturno faceva
echeggiare fino all'inverosimile come l'eco del cannone sparato a mezzogiorno sul
Gianicolo.
"Quando la città è amara
dimentichi tutto, anche
l'amore
e la voglia di andarsene
diventa
l'unico credo di una
ribellione
senza speranza"
giacché il destino decreta che egli deve correre
il rischio di vivere
bere fino in fondo il calice amaro della delusione se vuole che
il suo canto si libri libero e diventi il canto di tutte le genti; per questo non deve
cercare alcun rifugio; e d'altra parte, se volesse riferire tutto quello che serra in una
morsa la sua anima facendola sanguinare deve necessariamente soffrire.
Ho detto in principio che il protagonista di questa raccolta di versi
di Remil (Renato Millèri) è il viaggio a ritroso dal Paradiso all'Inferno, ebbene
l'Inferno il Poeta lo sta sopportando con fede, cosciente che il col suo canto riuscirà a
scuotere gli animi e vedrà gli uomini guardarsi ancora dentro per ritrovare se stessi e
il proprio amore per sé e per i figli dei figli.
Come abbiamo visto Egli è attaccato alle tradizioni, ma non contrario
alle novità, però desideroso di un affratellamento dell'umanità inspirato all'amore, al
rispetto per le leggi, alla libertà e all'accettazione della suprema legge morale. Ed è
tanta la passione personale con cui il poeta parla che a un certo momento irrompe in un
grido di dolore che risuona tanto forte che par di udire le trombe di Gerico:
"Dove vai Pietro?
La' non c'e' posto per nessuno.
Dove corri ora?
E' tutto pieno
come un vagone di seconda classe.
In periferia i borgatari annoiano
con le loro penose avventure.
Lascia stare, a che serve andare?
I benpensanti annoiano ancora di piu'
sui loro trampoli di soldi raffinati
e basta inciampino un istante
per vederli coperti di merda.
Pietro
per te forse non c'e'posto
su questa terra
ma non morire,
aspetta!
Se quelli come te muoiono
dimmi
chi resta a cantare la pazzia acuta
che vive il nostro tempo?"
Veramente l'elemento fondamentale del mondo poetico di Remil è l'amore - odio per la sua città martoriata dal caos della modernità e da quello più deleterio dell'urbanistica. Senza questo sentimento "La nostra città violenta" o non ci sarebbe stata o sarebbe stata ben diversa.
Reno Bromuro |

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