Per celebrare la festa della donna, a novantanove anni dalla nascita,
bisogna comportarsi come gli uomini?

LA DONNA NEL TEMPO

La posizione della donna nella società presenta varie valutazioni. Le antiche popolazioni della Mesopotamia meridionale, raggiunsero il suo apogeo nel Ventiquattresimo secolo avanti Cristo, quando furono sopraffatti dall'affermarsi di dinastie semitiche nel Ventesimo secolo avanti Cristo. Erano organizzati in città-Stato, governati secondo il principio dell'unità dei poteri nelle mani del principe. 

Gli dei erano immortali, tra i quali emergevano il dio del cielo chiamato Anu, dell'aria Enlil e dell'acqua Enki; seguiti dalla triade astrale Nannar, Utu, Inanna, incarnazione della Luna, del Sole e della stella Venere.

Alla donna era riconosciuta una propria indipendenza giuridica, sia nella trattazione degli affari, sia nella disponibilità della dote; inoltre condivideva con il marito l’amministrazione del suo appannaggio. Era libera di lasciare la sua proprietà al figlio prediletto e condividere con il marito il possesso dei beni acquistati dopo il matrimonio.

Inferiore era l'agibilità giuridica della donna egiziana, tuttavia aveva la possibilità di assurgere anche alle massime cariche e di regnare.

Presso gli Ebrei la donna era in condizione nettamente inferiore all'uomo, ma era venerata come madre e aveva larga influenza intellettuale e spirituale: Sara, Debora, Betsabea, Ester, Giuditta unirono alla dignità muliebre un'incisiva influenza politica sul loro popolo. Sullo stesso piano era la donna araba, nel mondo preislamico, lo conferma l'alta posizione raggiunta da Zenobia, regina di Palmira.

L'Islam tolse alla donna molta parte della sua capacità giuridica. Nelle stesse condizioni, la donna, visse in India e in Persia. In Cina la donna era circondata di rispetto, ma l'isolamento dalla vita ne mortificava l'attività.

Nella Grecia omerica aveva alta considerazione e il matrimonio prendeva alimento da un forte vincolo coniugale, anche se si basava su un contratto a metà strada fra la compera e la dote; minore fu invece la libertà della donna nell'Attica, dove era relegata in casa.

La civiltà greca mise la donna al centro di una vita mondana e galante. Presso gli Etruschi fu largamente partecipe della vita sociale del marito. Nella Roma regia e repubblicana godeva ampia libertà e possedeva una cultura notevole; inferiore a quella dell'uomo era invece la sua capacità giuridica. L'impatto con la cultura ellenistica portò alla decadenza dei suoi costumi, ma ne raffinò il livello culturale.

 

A darle dignità fu il cristianesimo, che la elesse compagna unica e inseparabile dell'uomo, collocandola nella casa come madre e educatrice, manifestandole nuove grandezze nella vita religiosa: sull'esempio della Vergine Maria, madre di Dio. Tra loro ricordo Teodolinda, regina dei Franchi, che mitigò i costumi violenti del suo popolo con la legge cristiana; Scolastica, che accanto a San Benedetto fu la fondatrice dell'Ordine benedettino; Chiara, che sorresse San Francesco con la sua spiritualità forte e soave; Caterina da Siena, che riuscì a riportare il papa da Avignone a Roma.

 

Nella ricca vita culturale del Rinascimento la donna perse di vista gli ideali della virtù e della religione e si mondanizzò, ma nella letteratura e nell'arte occupò sovente posti di rilievo e sempre ne fu l'ispiratrice.

L’età moderna diede inizio ad un vero movimento femminista, imponendo le due “Dichiarazioni dei diritti”, negli Stati Uniti nel 1776 e in Francia nel 1789. Era solo una premessa per arrivare alla rivoluzione industriale.

«Con lo sconvolgimento del vecchio assetto familiare e l'immissione della donna nella produzione perché prendesse corpo una linea d’emancipazione femminile: punto di riferimento era sempre la Rivoluzione francese, che aveva operato la distruzione degli istituti giuridici della società corporativa e aristocratica e per la prima volta aveva visto una partecipazione diretta e massiccia delle donne agli avvenimenti della vita pubblica».

Nel 1903 riprese nuovo slancio in Gran Bretagna il movimento delle “suffragette”, che s'imposero all'attenzione internazionale, per le agitazioni politico-sociali molto movimentate in compagnia della Women's Social and Political Union, fondata da Emmeline Pankhurst.

Nel 1907 in Finlandia la donna conquistò il diritto al voto; un anno dopo a Roma e a Milano si svolsero due congressi femminili: il primo sotto la direzione di Grazia Deledda e di Maria Montessori, il secondo promosso dall'Unione femminile nazionale.

Nel 1909 la rivista Critica sociale pubblicò un dibattito fra Anna Kuliscioff e Filippo Turati sul suffragio femminile e nel 1912 sorse l'Unione nazionale delle donne socialiste. Nel 1910 a Copenaghen si tenne, in ricordo di un gruppo d’operaie vittime di un infortunio sul lavoro, la Conferenza Internazionale dei movimenti femminili, sancendo la“Giornata mondiale della donna”, fissandola per l'otto marzo d’ogni anno.

Le vittime del lavoro del 1908, perirono pochi giorni prima dell'8 Marzo. A New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Fu appiccato il fuoco allo stabilimento e le 129 operaie morirono tra le fiamme.

In seguito Rosa Luxemburg propose che l’8 marzo sarebbe stata ricordata come giornata di lotta internazionale a favore delle donne, in ricordo della tragedia.

Nel 1917 la Rivoluzione d’Ottobre in Russia riconobbe l'assoluta parità di diritti fra l'uomo e la donna. L'anno dopo il Parlamento inglese sancì il diritto di voto a circa otto milioni di donne e il suo esempio fu seguito nel 1920 dal Congresso degli Stati Uniti. Nel 1925 la Turchia di Kemāl Atarürk abrogava a favore delle donne la mortificante legge religiosa musulmana; nel periodo 1945-46 il diritto di voto alle donne si estendeva alla Polonia, all'Ungheria, all'Italia, alla Iugoslavia, alla Germania, alla Francia e al Giappone.

Nel 1948 l'O.N.U. sancì la condanna ad ogni discriminazione fondata sulla differenza di sesso e alcuni anni dopo istituì l'Ufficio Internazionale del Lavoro per la parità di salario, per la tutela della maternità e contro ogni discriminazione nell’educazione.

Nel 1950 la nuova Repubblica Popolare Cinese abolì la poligamia, vietò il concubinaggio, abrogò il divieto di nuovo matrimonio alle vedove, mettendo la donna sullo stesso piano dei diritti dell'uomo.

Nell’impetuoso decennio 1950 - 1960 sorse il movimento femminista, che intrecciandosi con la lotta anticolonialista, liberò milioni di donne nei nuovi Stati indipendenti dell'Asia e dell'Africa.

Nel 1963 Papa Giovanni XXIII nella sua enciclica Pacem in  terris indicò nell'avanzata della donna un “segno dei tempi” e le riconosceva solennemente il diritto al lavoro come parte essenziale della sua personalità. Dopo alcuni decenni nei quali il nuovo ruolo sociale della donna fu sempre più consolidato. Nel settembre 1995 a Pechino si svolse la quarta Conferenza mondiale sulle donne, nella quale, oltre alle questioni legate all'erosione dei diritti delle donne e alla mancata uguaglianza sessuale nei Paesi islamici più conservatori, furono trattati i problemi delle categorie più deboli come i bambini, gli anziani, i disabili, le minoranze etniche e religiose.

Nell’Articolo 3 della Costituzione Italiana la donna vede affermata la sua eguaglianza con l'uomo. «Il senso del dettato costituzionale è tale che il sesso è “rilevante” per tutti i casi in cui la differenza è condizione che accresce o quanto meno non altera la capacità giuridica, mentre diventa “irrilevante” tutte le volte che gioca a sfavore della capacità individuale. In particolare la stessa Costituzione, nell’articolo 29, stabilisce che il matrimonio è “ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare”; e l’articolo 37 dispone che “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”. Inoltre le condizioni di lavoro devono consentire alla donna “l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”; l'articolo 48 le riconosce il diritto all'elettorato attivo, in forza del quale essa vota e può essere eletta al Parlamento; l'articolo 51 dispone che la donna può accedere a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari gradi, carriere e categorie, senza limitazioni di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge».

Con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedono protagoniste le rivendicazioni femminili, in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell'8 marzo assume importanza mondiale,diventando,grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.

Oggi la festa della donna è molto attesa, le associazioni di donne organizzano manifestazioni e convegni sull'argomento, per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi che pesano ancora sulla condizione della donna, ma è attesa anche dai fiorai che vendono una grande quantità di mazzetti di mimose, divenute il simbolo di questa giornata, a prezzi esorbitanti, e dai ristoratori che vedranno i loro locali affollati, magari non sanno cosa è accaduto l'8 marzo del 1908, ma sanno benissimo che il loro volume d’affari trarrà innegabile vantaggio dai festeggiamenti della ricorrenza. Nel corso degli anni, quindi, sebbene non si manchi di festeggiare questa data, è andato in massima parte perduto il vero significato della festa della donna, perché la grande maggioranza delle donne approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", che può assumere la forma di uno spettacolo di spogliarello maschile, come possiamo leggere sui giornali, che danno grande rilevanza alla cosa, riproponendo per una volta i ruoli invertiti.

 

Bibliografia

G. Cesareo, La condizione femminile, Milano, 1963; E. Pieroni Bortolotti, Alle origini del movimento femminile, Torino, 1963; E. Servadio, La rivoluzione femminile, Torino, 1972; Autori Vari, Crisi dell'antifemminismo, Milano, 1973; C. Ravera, Breve storia del movimento femminile in Italia, Roma, 1978; G. Agostinucci, G. Campanini, La questione femminile, Casale Monferrato, 1989.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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