LA FINANZIARIA DECOLLERA’?
 VISTO CHE NEANCHE IL GOVERNO CI CREDE?

Nell’aula di Montecitorio questa mattina gli interventi sulla legge Finanziaria sono iniziati con una polemica aperta da Roberto Maroni, capogruppo della Lega, il quale con ironia e sorrisetto sotto i baffi, ha impostato l’argomentazione del suo “NO” alla legge Finanziaria, asserendo, vista l’assenza in Aula del presidente del Consiglio: «Mi rivolgerò alla sua poltrona vuota, vista la scarsa considerazione che lei ha per il Parlamento». Maroni con fervore ha ribadito il «dissenso forte e radicale» per una manovra che ha introdotto «oneri ingenti per la sottrazione del TFR, una mazzata senza precedenti al mondo delle imprese, in particolare quelle padane».

Il capogruppo leghista (riferisce apcom) ha poi stigmatizzato le parole di Romano Prodi dette nei giorni scorsi come «dichiarazioni offensive: chi protesta è pazzo o evasore. Non siamo noi i pazzi - ha aggiunto -, ma è lei totalmente inadatto a guidare l'Italia»

Per Maroni la Finanziaria è «contraddittoria e recessiva. Qualche piccolo miglioramento siamo riusciti a farlo approvare, come la tassa di scopo per i comuni, l'abolizione della tassa di soggiorno, dello scontrino fiscale. Abbiamo apprezzato lo sforzo al dialogo e al confronto dei ministri Bersani e Chiti - ha poi sottolineato Maroni -, l'attenzione alla Lega e alle istanze del Nord sono segnali positivi e incoraggianti che non abbiamo dimenticato di sottolineare».

Quando Maroni ha terminato il suo intervento i deputati della Lega hanno innalzato dei cartelli con la scritta «Prodi vattene».

Già in precedenza aveva sottolineato: «Con queste dichiarazioni Prodi si dimostra ogni giorno di più inadeguato a guidare un Paese come l'Italia, che il governo Berlusconi ha reso protagonista in Europa e nel Mondo. Un Paese che il presidente del Consiglio mostra in continuazione di disprezzare. Dichiarazioni peraltro - aggiunge l'esponente del Carroccio - che rendono sempre più difficile il dialogo e il confronto serio senza ostruzionismo sulla Finanziaria che in questi giorni l'opposizione ha garantito con grande senso di responsabilità per cercare di migliorare la peggiore manovra finanziaria che questo Paese ricordi. La presentazione nelle ultime ore di altri novanta emendamenti da parte del Governo alla propria manovra è la dimostrazione del totale stato confusionale in cui versa questa maggioranza. Siamo allibiti, questa Finanziaria si fa e si disfa ogni giorno di più» e, in verità, somiglia sempre più alla tela di Penelope.

Secondo Cota, vice presidente del gruppo della Lega: «c'è ancora il banco di prova molto importante: l'attuazione dell'articolo 116 terzo comma. Il segnale a livello regionale dovrebbe arrivare dalla Bresso, presidente diessina del Piemonte. Voglio vedere come potrà non avviare quel processo federalista già iniziato in Lombardia e in Veneto. Sono stato cinque anni presidente del consiglio regionale e abbiamo approvato uno statuto federalista anche con i voti di Ds e Margherita. Il primo segnale deve venire da lì. Poi ci sarà l'attuazione della 116 terzo comma attraverso un'intesa regioni-governo»

Il capogruppo della Lega Nord al Senato, Roberto Castelli, frena su ipotesi o prospettive di larghe intese che possano un domani vedere il Carroccio dare un appoggio esterno o comunque un sostegno al Governo Prodi. «Su questo andrei cauto - si legge in alcune anticipazioni di una intervista rilasciata al TgNord di Telepadania - perché credo che di questi temi, per non creare confusione nel nostro elettorato, occorra parlarne nelle sedi opportune come il nostro congresso e non sui giornali».

Poi ha sottolineato l'ex ministro della Giustizia «il premier Prodi cadrà non per una questione aritmetica, ma per questioni di natura politica. Ogni giorno che passa la sua popolarità negativa cresce e lui sta diventando un grave problema soprattutto per la sinistra. Del resto le grandi operazioni finanziarie che Prodi doveva garantire sono già avvenute, per cui il suo compito è ormai esaurito»

L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, vice presidente di Forza Italia, in una intervista pubblicata da “La Stampa” sottolinea: «Il governo Prodi ha battuto un record: ha già irrevocabilmente perso. L'attuale governo non esiste per fare ma solo perchè sennò si va a votare. E' un governo che sopravvive - aggiunge - solo sulla base di una minaccia suicida interna».

E’ convinto che questo Governo non sopravvivrà cinque anni. Prodi è lì da appena sei mesi - commenta - ma sembra al governo già da sei anni. La valanga continua di litigi, errori, tasse lo sta seppellendo. L'ex ministro dell'Economia è invece certo che al prossimo appuntamento elettorale la sinistra non vincerà. Sulle sorti della coalizione di centrosinistra Tremonti ritiene che progressivamente i fattori di crisi che si manifestano in crescendo nel Paese si trasformeranno in fattori di crisi interni alla coalizione. Prima o poi si attiveranno i meccanismi eterni della politica: salvare il partito invece dell'alleato del governo».

E non serviranno, a mio avviso le sussurrate minacce con le quali il Premier insinua il ricatto morale e non solo: «Loro sanno, che se vado a casa io ci vanno anche loro».

E sappiamo quanto sia difficile una volta seduti sulla poltrona di finta pelle e diventati finti essi stessi è difficile scollarsi da questa.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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