GLI ULTIMI DIECI GIORNI DI GUERRA
tra orrori e delitti l’Italia è finalmente libera

Il Movimento d’opposizione a ideologia, organizzazione e prassi dei regimi autoritari, dittatoriali, a partito unico, che si è restaurato in Europa nel primo dopoguerra sull'esempio del regime fascista italiano e di quello nazionalsocialista tedesco, con variazioni di forze, di motivazioni, impegno, si accentuano nell'Europa occupata dai tedesco-nazisti nel 1939 - 1945, e, per analoghe situazioni e per suggestioni d’esempi, si estese ad altri Paesi e Continenti nel secondo dopoguerra da costituire qualche tratto della realtà d'oggi.

 

Anche la Resistenza italiana è stata un’azione terroristica con attentati a persone e istituzioni del regime dittatoriale. La differenza che questi gruppi di Resistenza agiscono in collegamento e con il sostegno d’organizzazioni ideologicamente affini attive all'estero,specialmente dove si contesta l'ordinamento capitalistico-borghese. La Resistenza si presenta con molteplici organizzazioni, nate spontanee sia come centri di disubbidienza civile, di controinformazione, di protezione di perseguitati, di prigionieri evasi, sia come organizzazione militare di sabotaggio e di guerriglia.

Ciò avviene mediante «missioni» e agenti alleati incaricati anche di controllare la Resistenza nelle sue azioni autonome ed economico-sociali più avanzate. In questo modo la Resistenza opera nel campo militare come una guerra dietro le linee, ponendo nuovi problemi alla strategia e alla tattica, con azioni coordinate dai Comitati di Liberazione Nazionale (C.L.N.) che spingono alla lotta civili senza esperienza di guerra, renitenti alla leva e militari con sicuri convincimenti ideologici.

La Resistenza in Italia del 1943 – 1945, dunque, si riallaccia all'antifascismo del ventennio 1922 - 1943; innanzi tutto a quello attivo degli esuli all'estero.

 

Non è solo un fatto militare, la guerra delle bande, e neppure preminentemente un fatto politico-organizzativo, ma soprattutto un fatto morale: contestazione ad una prassi di governo e d'amministrazione ingiusta, impegno di coscienze per valori considerati assoluti. Perciò si insiste nel collegare la Resistenza alla lotta antifascista dentro e fuori d'Italia, per presentarla come la sua logica continuazione, per assicurarne la direzione militare agli esponenti dell'antifascismo riemersi dalla clandestinità il 25 luglio 1943.

A questo spirito è informata la presa di posizione politica del C.L.N. di Roma del 16 ottobre 1943 che reclama un governo che assuma tutti i poteri costituzionali dello Stato, conduca la guerra di Liberazione a fianco delle Nazioni Unite, convochi il popolo, per decidere sulla forma istituzionale dello Stato.

 

La Giunta esecutiva costituita dal Congresso sulla questione istituzionale accetta, nell’aprile 1944, un compromesso con il re Vittorio Emanuele III accetta di ritirarsi nominando luogotenente generale il figlio, principe Umberto, e il 21 aprile autorizza il maresciallo Badoglio a costituire il primo governo di C.L.N., composto da cinque ministri senza portafoglio, da un ministro per ciascun partito, salvo il Partito d'Azione con due, da due ministri militari e da un tecnico, rimanendo Badoglio agli Esteri. In questo modo la Resistenza militare si intreccia con quella politica, che assume aspetti particolari nell'Italia centrale e del Nord sia per l'oppressione squadrista e poliziesca della neofascista Repubblica Sociale Italiana sia per l'azione tedesco-nazista d’internamento in Germania di militari e civili.

In questo modo, nel marzo 1945 i quadri sono fissati dettagliatamente, compresi gli elementi della delega di poteri da parte del governo di Roma.

 

La Resistenza militare è affiancata con impegno diseguale nel tempo e nei riguardi delle formazioni diverse dagli Alleati, prima con l'addestramento all' informazione e al sabotaggio di Italiani poi paracadutati o sbarcati nel territorio occupato, più tardi con missioni presso le principali formazioni partigiane per il collegamento strategico.

Con i presupposti suddetti il 5 aprile 1945, l’offensiva alleata in Italia iniziata nel settore tirrenico. A ridosso della linea gotica entra in azione con i reparti partigiani. E il nove scatterà l'attacco anche sul fronte adriatico.

Lo stesso giorno è convocata una Consulta nazionale decisa dal governo Bonomi, la quale con un provvedimento del 4 luglio sarà definita la composizione di questo organismo, cui partecipano quattrocentotrenta membri nominati tra le personalità politiche dello Stato prefascista e all'interno dei partiti del CLN, delle organizzazioni sindacali, dei reduci e dei partigiani.

Le sue funzioni consistono nell'esprimere pareri sull'azione legislativa del governo e nello svolgere un'opera di controllo sull'operato dell'esecutivo e della pubblica amministrazione.

Il 10 aprile 1945 il PCI dell'Italia occupata dirama le Direttive n. 16, redatte da Luigi  Longo, nelle quali è indicato come ormai prossimo il momento della sollevazione generale e si danno disposizioni per la sua realizzazione.

Il 13 dello stesso mese il PCI dell'Italia occupata dirama le Direttive n. 16, redatte da Luigi Longo, nelle quali è indicato come ormai prossimo il momento della sollevazione generale e si danno disposizioni per la sua realizzazione.

Il giorno dopo nel quartier generale di Mussolini, a Gargano, sul Lago di Garda, si tiene un vertice italo-tedesco al quale partecipano Wolff, Vietinghoff, l'ambasciatore Rudolf von Rahn, Mussolini, Alessandro Pavolini e Rodolfo Graziani.

Nell'analizzare la situazione si valuta l'opportunità di trasferire le restanti forze della Repubblica di Salò in Valtellina, in prossimità del confine svizzero, per organizzare una strenua resistenza.

Due giorni dopo a Gargnano si tiene l'ultima riunione del consiglio dei ministri della RSI. Mussolini comunica la decisione di trasferire il governo a Milano.

Il 17 aprile il comandante delle SS in Italia Wolff è a Berlino dove si incontra ripetutamente con Hitler.

 

Il giorno dopo (18 aprile 19045) Mussolini giunge a Milano e si stabilisce nel palazzo della prefettura, accompagnato da gran parte dei suoi ministri e scortato dalle SS.

 

Contemporaneamente, Torino è bloccata da uno sciopero generale, che si estende rapidamente in tutta la regione.

 

Il 25 si scuotono le formazioni partigiane cittadine, alle quali si aggiungeranno quelle che provengono dalle valli circostanti, ed entreranno in azione. Saranno occupate e difese le strutture industriali. Il 28 i tedeschi abbandonano la città. 

Il 21 entrano a Bologna le avanguardie alleate. I partigiani combattono in città già da un paio di giorni.

I vertici della Repubblica Sociale a Milano tengono una delle ultime riunioni. Alla notizia dello sfondamento delle linee difensive tedesche, Pavolini rilancia l'idea di organizzare l'ultima resistenza in Valtellina, ma Graziani si oppone considerando ormai inutile qualsiasi tentativo di difesa.Mussolini

Il 23 i partigiani attaccano le forze nazifasciste a Genova, difendono il porto e catturano seimila tedeschi.

Gli Alleati giungeranno il 28, per poter dire ad alta voce «occupated Genova», solo dopo alcuni anni si saprà che i Partigiani l’hanno librata e gliel’hanno data sopra un piatto d’argento.

Il 24 insorge Cuneo;la battaglia tra forze partigiane e nazifascisti è particolarmente cruenta e si protrae per cinque giorni, fino al 29.

Il giorno dopo (25 aprile), l'ordine di insurrezione generale è impartito dal CLNAI, che con l’incarico di organo delegato dal governo di Roma assume i pieni poteri «civili e militari», che saranno esercitati dai CLN regionali e provinciali.

 

Per l'amministrazione della giustizia sono istituiti i tribunali di guerra; è stabilita la pena di morte per i gerarchi del fascismo. Sono anche creati i consigli di gestione delle aziende. A Milano ha inizio lo sciopero generale.Sandro Pertini

 

Le fabbriche sono occupate.

 

La Guardia di Finanza, in nome del CLN, prende possesso della prefettura.

 

Convergono sulla città i reparti partigiani delle campagne circostanti.

 

Gli Alleati entreranno il giorno 30 aprile, in una Milano ormai liberata.

 

Nella sede arcivescovile di Milano, per iniziativa del cardinale Schuster, si svolge un incontro tra Mussolini e i capi del CLNAI, Raffaele Cadorna, Riccardo Lombardi, Achille Marazza, Giustino Arpesani e Sandro Pertini; i comunisti non mandano alcun rappresentante.

 

Si chiede a Mussolini la resa incondizionata di tutti i fascisti e militari della Repubblica di Salò e gli sono concesse due ore per fare pervenire la risposta.

 

In serata il Duce fugge da Milano con un gruppo di ministri e di SS della scorta, dirigendosi verso Como.

 

Prima di partire scrive una lettera a Winston Churchill, che non giungerà mai al primo ministro britannico, nella quale sembra sperare di potersi ancora difendere di fronte a un tribunale alleato.Winston Churchill

 

Il giorno dopo di buon’ora Mussolini lascia Como diretto verso il confine svizzero.

 

Si ferma a Menaggio, da dove ripartirà la mattina successiva con una colonna di automezzi tedeschi.

 

A Musso, nei pressi di Dongo, l'autocolonna è fermata dai partigiani.

 

Il comandante tedesco ottiene di poter continuare la marcia a condizione che siano consegnati tutti i fascisti.

 

Mussolini, che ha tentato di nascondersi su un autocarro tra i militari germanici indossando un pastrano e un elmetto tedeschi, è scoperto e catturato. E’ condotto insieme con Claretta, la donna che lo ha accompagnato negli ultimi anni, e alcuni gerarchi prima a Dongo, poi a Germasino e infine a Bonzanigo.

I cinquantuno fascisti fermati il giorno 27 a Musso giorno dopo, cioè il 28 aprile 1945, sono consegnati all'inviato del comando generale del Corpo Volontari della Libertà, colonnello Valerio (poi si è saputo essere il comunista Walter Audisio), il quale convoca immediatamente il comando della locale brigata partigiana e lo insedia quale tribunale di guerra per giudicare Mussolini e gli altri sedici gerarchi presenti nel gruppo degli arrestati.

In base alle disposizioni del CLNAI del 25 aprile, dopo un rapidissimo processo sono condannati tutti a morte.

Audisio esegue personalmente la sentenza nei confronti di Mussolini e della Petacci, che non vuole abbandonare l'ex duce.

Poi, nella piazza di Dongo, dirigerà la fucilazione degli altri condannati, tra cui figurano il segretario del partito Alessandro Pavolini, il ministro della cultura popolare Fernando Mezzasoma, il ministro dell'interno Paolo Zerbino, l'ex deputato comunista, poi passato al fascismo, Nicola Bombacci.

Lo stesso giorno sono giustiziati a Milano l'ex segretario del PNF Achille Starace, e a Vimercate il campione dell'intransigentismo fascista Roberto Farinacci. Un po' dappertutto si procede all'esecuzione, spesso sommaria, di esponenti più o meno di spicco del fascismo: le persone uccise in tali circostanze sono circa quindicimila.

Il 29 i rappresentanti dei comandi tedeschi in Italia, nel quartier generale alleato a Caserta, firmano la resa, che entrerà in vigore alle ore 14 del 2 maggio.

Sempre lo stesso giorno, i cadaveri di Mussolini, della Petacci e degli altri gerarchi fascisti fucilati a Dongo sono esposti a Milano a piazzale Loreto, appesi per i piedi a un distributore di carburante.

 

Piazzale Loreto il 28 agosto 1945
(fotografie di Gian Luca Margheriti)


 I cadaveri di Mussolini e della Petacci

 

Il giorno 30 l'esecuzione della condanna a morte di Mussolini è presentata in un comunicato del CLNAI come «la conclusione necessaria di una fase storica» e «la premessa della rinascita e della ricostruzione» del paese.

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Bibliografia
Per la storia della Resistenza italiana. Valiani, Tutte le strade conducono a Roma, Firenze, 1947; C. L. Ragghianti, Disegno della Liberazione italiana, Pisa, 1954; F. Catalano, Storia del C.L.N.A.I., Bari, 1956; R. Carli Ballola, Storia della Resistenza, Milano, 1957; G. Carocci, La Resistenza italiana, Milano, 1963; A. Dellepiane, La lunga via della libertà, Milano, 1963; R. Battaglia, Storia della Resistenza italiana (8 settembre 1943-25 aprile 1945), Torino, 1964; Autori Vari, Arte e Resistenza, in “Enciclopedia dell'Antifascismo e della Resistenza”, vol. I, Milano, 1968. D. Tarizzo, Come scriveva la Resistenza. Filologia della stampa clandestina 1943-45, Firenze, 1969

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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