LA CONTEMPORANEITA’ DELLA POESIA

di

Giusy Medico in arte jalila

POETA CHE GIOCA CON LE PAROLE

«Striscia, sussulta a ritmo incessante.
Inarca le membra avvelenate.
Fa tue le grida di questa finis-terrae,
dal grecale profumo e del perduto oriente».

Che cosa sappiamo del Poeta che gioca con le parole e le fa cavalcare come meglio crede? Si atteggia ad incantatrice di serpenti con quelle «Esse»: «Striscia», «Sussulta», «incessante»,ecc… il suo nome:Giusy Medico e comunica che è nata a Brindisi, ha fatto studi classici, giunta alla Maturità ha studiato legge; ha due figli e trascorre le sue giornate a fare la casalinga-sognatrice. Ama leggere, il teatro, il cinema ed ogni  genere di musica dove  prevale il blues. Attualmente vive in provincia di Bari e, «Afferma (non si sa ancora, lo scopriremo a mano a mano che conosceremo le opere fino a penetrare nel suo mondo poetico e capirlo, definirlo e goderlo): non posso definirmi poetessa, né scrittrice. Provo solo piacere a scrivere e a giocare con le parole, cercando di comunicare quello che, a volte, non è chiaro e che lo diventa solo quando esce fuori di me. Abbiate indulgenza nei confronti di chi semplicemente si rivela, senza nessuna pretesa, senza astruse costruzioni verbali. Sono solo me stessa, con la mia piccola verità».

E’ un’affermazione spicciola, una dichiarazione che potremmo definire un'aggiunta alle parole giocate con intelligenza, con una ricerca certosina per dilettare musicalmente, sullo spartito senza pentagramma, le parole più musicali possibili, ma con prepotenza di particolari in cui il modello rimane sommerso, però già vi si avverte lui proprio, Gabriele D'Annunzio; cioè, le liriche sembrano, in alcuni punti, come il canto gemello del Vate, odori, colori, sapori, e molta atmosfera, che ci trasporta dal semplice scenario all'azione, che la lirica si fa sfondo.

L’esempio con cui ho aperto il saggio è l’apertura verso… la fotografia da abbinare al gioco delle parole:

«La metterò a fuoco,
concedendomi un atto magico.
La fotograferò con la reflex,
su di un treppiede,
lasciando aperto l'obiettivo».

E nella pellicola impressa vi è una lunga striscia di rosso infuocato che s'intreccia col verde smeraldo degli alberi.

Naturalmente la cosa ha un valore meno che marginale anche nell'ambito delle sue Opere più seguite dai lettori e sono molti. Giusy come pochi nel web può contare tanti lettori, seguaci assidui e occasionali che commentano le sue poesie per mettersi in mostra più se stessi che per parlare della poesia in sé.

Ed ora parliamo del componimento «TARANTOLATA. NELLA TERRA DEI RI-MORSI»

«Striscia, sussulta a ritmo incessante.
Inarca le membra avvelenate.
Fa tue le grida di questa finis-terrae,
dal grecale profumo e del perduto oriente.

Liberati dalla possessione. purificati .
Assalta e difenditi, invocando gli dei
per infinito tempo.
Scuoti questa terra di ri-morsi,
chiedi grazia e pace.
Muori sfinita e risorgi con Dionisio,
preda ossessa di questo arcano destino.

Sottile veleno ti scaglia sull'orlo
del precipizio, a picco sul mare.
dove nessuna onda fa rumore.
Prega ed impreca, fai vortici di aria.
sì da sconvolgere il cielo.

Lacrime e sudore
sfinimento e dolce languore,
veleno che rilasci,
folle baccante,
terremoto di carne e di sangue».

Vi notiamo un quadretto di dei, ninfe e muse come si nota nei versi seguenti:

 

         «Scuoti questa terra di ri-morsi,

chiedi grazia e pace.

Muori sfinita e risorgi con Dionisio,

preda ossessa di questo arcano destino».

Se la metrica ci rimanda, agli esperimenti di un Arrigo Boito, di dannunziana memoria è l'«atmosfera»; aggiungerei, il gusto delle immagini e del linguaggio:

Lacrime e sudore
sfinimento e dolce languore,
veleno che rilasci,
folle baccante,
terremoto di carne e di sangue».

Qui l'andatura sintattica, il ritmo, sanno di Giovanni Pascoli cantilenante, ma l'immagine è prettamente dannunziana, ripeto, perché troppo precisa per giudicarla un incontro, forse casuale «delle lacrime, sfinimento e dolce languore»

Ancora, sempre nella stessa lirica appare il ricordo di certe ballate e madrigali di un Carducci già passato.

«Liberati dalla possessione. purificati .
Assalta e difenditi, invocando gli dei
per infinito tempo.
Scuoti questa terra di ri-morsi,
chiedi grazia e pace.
Muori sfinita e risorgi con Dionisio,
preda ossessa di questo arcano destino».

Vedete il terzo verso, quell'indeterminato, di affascinante intenzioni, «per infinito tempo», anche il titolo, arieggia alle nostre orecchie, D'Annunzio.

Si potrebbe pensare che questi sono episodi marginali più curiosi che espressivi; che, però, nel particolare momento della sua formazione, acquistano e conquistano una propria indennità, non foss'altro, di un’iniziale disponibilità a certi modi di far poesia che in Italia attraverso, le iniziative di ricerca del linguaggio e della fonetica di questi pochi poeti che fanno ancora onore alla Poesia che la stessa riesce a non andare a fondo nei confronti delle altre correnti poetiche mondiali.

Si potrebbe continuare, ma preferiamo che il lettore veda da sé, per esteso, le poesie che abbiamo scelto per comprender e spiegare il mondo poetico di Giusy Medico.

 

LEGGENDO LE STELLE – IMPROBABILE OROSCOPO

Prenderò la posizione della Stella Polare,
ferma,
mentre tutto intorno ruota.

La metterò a fuoco,
concedendomi un atto magico.
La fotograferò con la reflex,
su di un treppiede,
lasciando aperto l'obiettivo.

Ci sarà un puntino luminoso,
la mia centralità
e tutte le scie delle altre stelle
attorno.

Cerchi e semicerchi di un universo
che si disegna
senza condizionarmi,
in un ordine che non necessita
i miei innaturali sbilanciamenti.

Troverò in me quel puntino luminoso.
E il mondo continuerà a seguire
la propria perfetta linea.

Senza confusione.

Le parole si rincorrono, come gradi di rosario, in tutte le direzioni; tutte con maestria s’introducono esplicitamente in particolari realistici di comodo nella sostenutezza d'insieme. Ma più curioso, perché simili caratteristiche di contenuti, di sintassi e di metrica puntano, con netto rifiuto per la superficialità, verso la riflessione, nei limiti del loro potere poetico, nel momento medesimo che subiscono il fascino della poesia riecheggiandolo.

Troverò in me quel puntino luminoso.
E il mondo continuerà a seguire
la propria perfetta linea.

Giusy Medico è dunque un bravo Poeta. Ha superato finanche l’emergente, perché nel sito dove ho trovato queste sue poesie è la più letta e seguita ed è lì che la sua Arte emerge sena necessità di clamori di pubblicità. Davvero non si capisce come mai, forse per difetto d'informazione, ho conosciuto tardi l’Arte poetica di questo, a me, ignoto poeta maturo per una poesia che faccia scuola aperta e manifesti contro chi fa ombra al crescere della sua bellezza che fuoriesce dalle parole come l’alba radiosa dalle nuvole del mattino.

MI SONO PERSA

«"sei bella"
e mentre lo dici non ti accorgi di accarezzare cicatrici.
"i tuoi occhi socchiusi"
e mentre lo dici non ti accorgi che sono pieni di sale.
"la tua bocca"
e mentre lo dici non ti accorgi che mastica vetro.

"sei mia"
e mentre mi prendi non ti accorgi che mi sono persa
nel labirinto delle suggestioni d'amore,
di quell'amore che tu ritrovi nel mio ventre
ma che io cerco ancora nelle tue mani».

Il problema comincia a farsi vedere ed appare molto difficile, perché nasce:

«… mentre mi prendi non ti accorgi che mi sono persa
nel labirinto delle suggestioni d'amore,
di quell'amore che tu ritrovi nel mio ventre
ma che io cerco ancora nelle tue mani».

e finisce per mostrare il concetto dell’innamoramento, fino a far diventare l’amore semplicemente una farsa, nel solo modo a lei congeniale: farsa per come è narrato, farsa per quel che rappresenta, farsa perché sembra fatto per castigare il dolore e far trionfare la risata; ride Ella stessa con gli occhi chiusi a ciò che costituisce il concetto, dell'atmosfera incantata, ai fantasmi femminili, al sospiro di adorante elegia che percorre i versi e li ingentilisce.

Quest’atteggiamento è soltanto per rilevare che, nelle pagine in cui si legge lo smarrimento e l’annullamento dell’ego, oramai succube dell’amore, che tutto travolge pensiero e spirito, fa vivere la tragedia di Teseo perduto nel labirinto come ombra che dia risalto alla luce che i versi emanano.

In verità, fra i temi affrontati dalla Medico non ce n’è uno ricorrente, ciò dà poco altro di aiuto effettivo all'indagine critica che vuole rintracciare, sia pure  provocatorio, il parallelismo o gemellaggio di parole e concetti, ché ogni lirico è un mondo a sé e non ce n’è un altro. Per questo motivo vorrei che le liriche della Medico mi risvegliassero una viscerale antipatia nei loro confronti, che mi conducesse a rilevare quelle differenze di fondo fra due liriche prima ancora che nell’artista, anche se rafforzata, com’è umano, dalla gelosia; anzi direi proprio «invidia», per carpire finalmente da quale mondo poetico viene la sua forza lirica, che certamente accende invidia per la fama ch'Ella gode, del favore straordinario dei lettori e partecipanti del sito web dove opera.

DISSE CUORE A RAGIONE...

Disse Cuore a Ragione:
Abitiamo insieme,ma non ci incontriamo mai.
Mi disprezzi e mi umili,
Dall'alto della tua superiorità mi scacci
ogni volta che voglio farmi sentire.
Andrò ad abitare altre dimore,
avrò per compagna Passione
che,pur essendo cieca,
mi aiuterà a scavalcare granitiche mura,
e a navigare in immensi oceani.
Ricordati,però, che alla mia mensa
ci sarà sempre posto per te.
E quando ti sentirai arida e sterile,
quando Cinismo,tuo compagno,
ti farà così male che
volare o solo camminare
ti sembrerà impossibile,
ti ungerò con profumati unguenti.
E se vorrai,ti porterò con me.
Ti farò visitare lussureggianti paesaggi,

a te sconosciuti.

Rispose Ragione:

Mangerò con gusto alla tua mensa.
Sentirò i sussurri,i palpiti.
Giocherò e canterò.
Catturerò profumi.
Ricambierò,invitandoti nel
mio perfetto universo.
E sarai sorpreso nello scoprire
che c'è un posto segreto
che da sempre,
io ho riservato a te.

L'abbondanza di figure, vicende, situazioni, paesaggi è, quasi mostruosa; le liriche rilevano temi realistici, popolari o plebei, sottigliezze allucinate, visionarie, e, come scaturiti da profonde ferite esistenziali, simboli immensi di luce e d'ombra.

Il primo elemento di novità è l’invenzione linguistica. Giusy Medico scrive una lingua, che ha per base il parlato incorniciato da intarsi arcaici, cólti, che tesse su un telaio pronto a sviluppare molteplici storie. Nelle liriche in dialetto è anche musicalmente essenziale; ma sarebbe erroneo definirla poeta dialettale.

Se qualcuno volesse riscontrarvi un «neo» ad ogni costo, potrebbe approfondire la ricerca in cui si distinguono, correnti che traversano il mare a diverse profondità, tre livelli linguistici; il primo è il dialettale, il secondo è quello inventivo e il terzo è l'italiano cólto espresso in una musicalità suadente e solenne, tutta tenuta su note lunghe, come frammenti straziati di un discorso infinito, cui è affidato l'ethos profondo delle situazioni esistenziali o « stacca » su certe silenziose aperture di paesaggio, o introduce il tema della morte, allora è l'italiano cólto che affiora.

L'eccezionaiità di Giusy Medico sta proprio nell'orchestrazione sempre attenta e perfetta dei suoi strumenti diversi: ma è un'orchestrazione modernissima, che misura ed esalta le disarmonie nel momento stesso in cui le ricompone, quasi che nella felicità di immergersi, con il suo linguaggio, dentro la realtà e ricrearla, il Poeta voglia farci partecipi di un suo eterno tormento, assillo dell'irraggiungibile. Il cielo di questa Poesia sembra prendere luce da un sole nero.

SENTIMI

Non mi guardare.
Sentimi.
Percorri con le dita e con la bocca
i miei sentieri.
Senza urgenza,ti insegno la strada.
Con movimenti lenti
le mie mani ti toccano,
felici del tuo turgore.
Ti assaggio.

Segnami con il tuo odore.
Sono il tuo territorio.
Ti bevo,ti ingoio,
mi riempio di te.
Non guardare,sentimi.
Senti il miele che ho dentro.

Mi apro,ti accolgo.
Sembrerà senza fine.
Si annulla il tempo.

Ora guardami,Amore mio,
guardami e sentimi
e stringimi,mangiami
bevimi,riempimi.
Placami.
Tutto di te
dentro me.

 L'episodio svettante, in questo spazio lirico, e davvero molto bello, è quello degli amori del nostro tempo in cui il sesso la fa da padrone:

«Segnami con il tuo odore.
Sono il tuo territorio.
Ti bevo,ti ingoio,
mi riempio di te.
Non guardare,sentimi.
Senti il miele che ho dentro».

Ma tutte le liriche, per fortuna, narrano la crudeltà e la malizia femminina, con i giochi e capricci, le aspre lotte del dubbioso cedere, ognuno dei quali è padrone della sua vita, qui è tutto il brulicare della vita, qui sono rappresentati con una robusta naturalezza, un irresistibile senso dell'arcana positività del reale che fanno di questa lirica, un atto di fede, dolorosa fede, nella inappellabile giustizia e verità del creato.

La lirica «Sentimi» non è nella sua essenza, una poesia tragica: i suoi timbri dominanti sono il timbro favoloso-popolare e un lirismo malinconico, di fondo scuro, piuttosto stoico. Pur intrecciando i due toni, nelle prime due strofe prevale la prima.

Si sente che dietro ogni verso, prima della materia spiegata c'è un punto di partenza ben identificabile per cui è essenzialmente una Donna un Poeta con le sue  convinzioni, che narra come se la formula non si fosse prestata a equivoci, ma sarebbe saltata fuori quella che pur è l'immagine meno improbabile di chi crede a una storia partecipata per ragioni d'ordine intellettuale e spirituale.

Ecco perché trovano giustificazioni perfino quegli accenti alti, quel modo di commozione, quel tanto di enfatico che si potrebbe registrare: sono tutti momenti che in Lei hanno il potere di tenere viva un’attenzione di fondo, non tradire una verità, quella verità che alla fine strappa la vittoria contro gli errori degli uomini e contro la materia di per sé inerte della contemporaneità.

Ma c'è un motivo più interiore che spiega la lunga passione del Poeta che crede in ciò che sente e scrive: per Lei non sono privi di voce neppure i versi più spenti che continuano a restare sulla scena.

A questo criterio sembra rispondere la sua idea di arricchire la poesia con tutta una galleria di liriche che di per sé costituissero un piccolo museo: sono tutti modi di invitare non solo a leggere ma a far rivivere la Poesia, per dare un premio della sua fedeltà ai suoi lettori e seguaci incalliti.


TARANTOLATA. NELLA TERRA DEI RI-MORSI

Striscia, sussulta a ritmo incessante.
Inarca le membra avvelenate.
Fa tue le grida di questa finis-terrae,
dal grecale profumo e del perduto oriente.

Liberati dalla possessione. purificati .
Assalta e difenditi, invocando gli dei
per infinito tempo.
Scuoti questa terra di ri-morsi,
chiedi grazia e pace.
Muori sfinita e risorgi con Dionisio,
preda ossessa di questo arcano destino.

Sottile veleno ti scaglia sull'orlo
del precipizio, a picco sul mare.
dove nessuna onda fa rumore.
Prega ed impreca, fai vortici di aria.
sì da sconvolgere il cielo.

Lacrime e sudore
sfinimento e dolce languore,
veleno che rilasci,
folle baccante,
terremoto di carne e di sangue.


CON-IUGARE

Vorrei ancora coniugare al futuro
il mio dire ed il mio fare,
e dare alla mia anima
la voce di uno Stradivari.


LEGGENDO LE STELLE – IMPROBABILE OROSCOPO

Prenderò la posizione della Stella Polare,
ferma,
mentre tutto intorno ruota.

La metterò a fuoco,
concedendomi un atto magico.
La fotograferò con la reflex,
su di un treppiede,
lasciando aperto l'obiettivo.

Ci sarà un puntino luminoso,
la mia centralità
e tutte le scie delle altre stelle
attorno.

Cerchi e semicerchi di un universo
che si disegna
senza condizionarmi,
in un ordine che non necessita
i miei innaturali sbilanciamenti.


Troverò in me quel puntino luminoso.
E il mondo continuerà a seguire
la propria perfetta linea.

Senza confusione.


DISSE CUORE A RAGIONE...

Disse Cuore a Ragione:

Abitiamo insieme, ma non ci incontriamo mai.
Mi disprezzi e mi umili,
Dall'alto della tua superiorità mi scacci
ogni volta che voglio farmi sentire.
Andrò ad abitare altre dimore,
avrò per compagna Passione
che,pur essendo cieca,
mi aiuterà a scavalcare granitiche mura,
e a navigare in immensi oceani.
Ricordati,però, che alla mia mensa
ci sarà sempre posto per te.
E quando ti sentirai arida e sterile,
quando Cinismo,tuo compagno,
ti farà così male che
volare o solo camminare
ti sembrerà impossibile,
ti ungerò con profumati unguenti.
E se vorrai,ti porterò con me.
Ti farò visitare lussureggianti paesaggi,
a te sconosciuti.

Rispose Ragione:
 
Mangerò con gusto alla tua mensa.
Sentirò i sussurri,i palpiti.
Giocherò e canterò.
Catturerò profumi.
Ricambierò,invitandoti nel
mio perfetto universo.
E sarai sorpreso nello scoprire
che c'è un posto segreto
che da sempre,
io ho riservato a te.


 MI SONO PERSA

 "sei bella"
e mentre lo dici non ti accorgi di accarezzare cicatrici.
"i tuoi occhi socchiusi"
e mentre lo dici non ti accorgi che sono pieni di sale.
"la tua bocca"
e mentre lo dici non ti accorgi che mastica vetro.

"sei mia"
e mentre mi prendi non ti accorgi che mi sono persa
nel labirinto delle suggestioni d'amore,
di quell'amore che tu ritrovi nel mio ventre
ma che io cerco ancora nelle tue mani.


SENTIMI

Non mi guardare.
Sentimi.
Percorri con le dita e con la bocca
i miei sentieri.
Senza urgenza,ti insegno la strada.
Con movimenti lenti
le mie mani ti toccano,
felici del tuo turgore.
Ti assaggio.

Segnami con il tuo odore.
Sono il tuo territorio.
Ti bevo,ti ingoio,
mi riempio di te.
Non guardare,sentimi.
Senti il miele che ho dentro.

Mi apro,ti accolgo.
Sembrerà senza fine.
Si annulla il tempo.

Ora guardami,Amore mio,
guardami e sentimi
e stringimi, mangiami
bevimi,riempimi.
Placami.
Tutto di te
dentro me.


 IL CUORE TRUCCATO

 Oggi imbelletto il cuore.
Cipria a coprire le occhiaie,
le rughe d'espressione.
Pesante di nomi e di storie,
lo vesto con l'arcobaleno,
solo un cappello
per proteggerlo dal sole.
Sulle montagne russe
lo voglio portare,
ancora capriole,senza fratture,
per provar le giunture.
Zucchero filato ed occhi nuovi,
parlare francese per darsi un tono,
gelato alla crema e fiori multicolori.
Piccola borsa,solo un rossetto,
ed una borraccia d'acqua,
per affrontare il deserto.
"gradisce un passaggio?"
No,grazie. Solo l'Amore!

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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