18 agosto 1227
Genghis Khan

Genghis Khan nacque sotto una tenda di feltro di una tribù nomade, nel 1167. Nominato re dei mongoli, il suo sogno era di conquistare il mondo con i suoi prodi cavalieri, abili tiratori d'arco. Invase la Russia e l'Afghanistan e penetrò in Cina.

I cavalieri mongoli seminavano il terrore al loro passaggio. massacrando le popolazioni che opponevano resistenza, saccheggiando e incendiando le città. Genghis Khan poté cosi edificare un immenso impero; infatti, quel capo crudele e barbaro era un organizzatore geniale quando si trattava di consolidare le conquiste.

Il suo esercito stava assediando la città cinese di Ning-Hia, capitale dei Tangute, quando Genghis Khan mori, il 18 agosto 1227. Secondo i suoi ordini, i capi mongoli nascosero la sua morte. I Tangute, usciti dalla loro città per fare atto di sottomissione, furono sterminati senza pietà dai mongoli che poi rasero al suolo la città. I mongoli collocarono il corpo del loro re su un carro e lo riportarono nel suo paese attraverso l'Asia conquistata. Lo seppellirono ai piedi d'un grande cedro che lui stesso aveva scelto. Una foresta folta e selvaggia crebbe tutt'attorno alla tomba, di cui è scomparsa ogni traccia, cosi com'è scomparsa ogni traccia del suo immenso impero.

È successo quel giorno:

1931: Auguste Piccard compie un'ascensione in pallone superando i sedicimila metri.

RICORDIAMOLI

SALOME' (figlia di Erodiade)

Salomè è un personaggio biblico, figlia di Erodiade e di Erode Filippo e moglie del tetrarca Filippo, fu, secondo il racconto evangelico (Marco, 6), lo strumento della vendetta della madre nei confronti di Giovanni Battista, la cui testa Salomè chiese e ottenne da Erode Antipa dopo averlo affascinato con la propria danza.

La vicenda di Salomè ha ispirato artisti, letterati e musicisti. Dopo Sudermann che l'ha ricordata in «Johannes» e Flaubert in «Erodiade», è stata ricordata anche da Oscar Wilde nel dramma in un atto, scritto in francese per Sarah Bernhardt nel 1891, pubblicato nel 1893 ma rappresentato soltanto nel 1896 a Parigi, che diventò il punto di partenza per una raffinatissima esercitazione letteraria, oggi considerata unanimemente tra i capolavori del decadentismo europeo. La sontuosità del linguaggio e la raffinatezza delle immagini, piene di risonanze orientali, sono soltanto la vernice esteriore di un dramma nero e inquietante dove i personaggi, vittime passive e incolpevoli di un destino feroce, raggiungono per vie inconsuete le dimensioni della tragedia. Dopo la rappresentazione parigina, innumerevoli furono le riprese: in Italia la recitarono per primi Ermete Novelli e Lyda Borelli; in Inghilterra, dove era stata tradotta da Alfred Douglas nel 1894, fu autorizzata dalla censura solo nel 1931; in Russia rimase memorabile la regia di Tairov nel 1917. Particolare rilievo hanno anche avuto, in tempi più recenti, le numerose riedizioni presentate da gruppi d'avanguardia prima fra tutte quella di Carmelo Bene nel 1963 e portata sullo schermo nel 1971.

In campo musicale, l'omonima opera in un atto di Richard Strauss è la più illustre trascrizione in altro linguaggio del testo di Oscar Wilde,tradotto in tedesco da Lachmann. Rappresentata a Dresda il 9 dicembre 1905, è una delle testimonianze più espressive di un certo clima artistico-morale dell'inizio del secolo scorso e uno dei testi più rappresentativi della spavalda foga della vena di Strauss. Nell'ininterrotta tensione di un'invenzione che è parsa incarnare il liberty stesso in campo musicale sono potenziati e condotti a orgiastica intensità gli spunti di erotismo, sadismo e perversioni varie forniti dal testo, in una sorta di sontuoso e furibondo orgasmo sonoro. Molto nota è la Danza dei sette veli.

L'ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI «DON PITTI»

Il personaggio cui vi parlerò oggi, lo chiameremo don Pitti (sempre per riguardo nei confronti dei familiari ancora in vita). Don Pitti, aveva sistemato nella cantina di casa sua, nascosta sopra una botte di vino, sotto una grossa coperta di lana, un apparecchio radio dove tutte le sere, gli antifascisti più accaniti si radunavano per ascoltare il celebre colonnello da Radio Londra, che faceva dichiarazioni cifrate e che, dopo averle ascoltate, le cinque o sei persone passavano ore intere, a volte tutta la notte, per decifrare i messaggi che aveva dettato.

Poiché mio nonno, ogni sera (da quando aveva risposto con veemenza, al segretario politico del PNF della sede di Paduli, facendogli anche paura, perché gli corse dietro con le grandi forbici da sarto aperte, come si trovavano fra le mani ché stava tagliando la stoffa per confezionare un vestito), alle 19,00 e qualche minuto usciva quatto quatto e ritornava a notte avanzata. Una sera insistetti che sarei voluto andare con lui per portarmi mi fece giurare che non avrei detto ad anima viva, nemmeno in confessione, quanto avrei ascoltato e visto, altrimenti mi avrebbe lasciato a casa piangente.

Furono questi incontri clandestini con Radio Londra che mi fecero capire molte cose (vi racconterò tutto dal primo settembre quando inizierò a postarvi le poesie della fanciullezza, che mi hanno dato la possibilità di trovare un Editore e pubblicare altri libri, nonché fare omaggio a quattro poeti meravigliosi; con l'incasso della vendita del libro, che ho titolato «Occhi che non capivano», sono riuscito a pubblicare le loro raccolte di poesie; per questo sono certo che le gradirete (almeno me lo auguro) come le hanno gradite altre milleseicento persone e oltre trecento giornalisti che hanno parlato di questa poesia). Dicevo degli incontri clandestini con la voce anonima del colonnello. Don Pitti, forte dell'esperienza di nonno mio, che aveva rincorso il segretario politico del partito, dopo aver ascoltato la radio, con la scusa di essere ubriaco, si affacciava dal terrazzo di casa sua, con atteggiamento mussoliniano, comunicava la notizia al paese e i fascisti lo lasciavano in pace, dicendo:«è ubriaco che gli metti il cerotto sulla bocca? Domani quello non si ricorda più nulla»; intanto i vecchi e le donne rimaste in paese cominciavano a capire come stava la situazione e si infondevano coraggio anche loro inveendo contro Mussolini e i fascisti padulesi, che, in verità, fascisti non lo erano tanto, altrimenti sarebbero stati dolori.

In quel periodo (dal Natale 1941 all'otto settembre 1943) furono ospiti di Paduli due «confinati» (così lo chiamavano gli antifascisti sovversivi), uno proveniva da Terni l'altro uno studente di medicina di Pola, che pur di evitare la guerra si fece condannare all'esilio dal suo paese natio, i quali vedendo gli atteggiamenti di queste sei persone che ostacolavano le feste nazionali fasciste, che non andavano alle adunate del sabato, rimanevano afasici con gli occhi sgranati per la meraviglia assistendo ad un comportamento anomalo in un periodo in cui il fascismo non si discuteva. Non si fidavano di nessuno, però dopo un po' Gianni, lo studente di Pola, cominciò ad aprirsi e a partecipare anche lui alle adunate in cantina.

Ancora oggi, a Paduli c'è qualcuno che ricorda le parodie mussoliniane di Don Pitti.

LA POESIA DEL GIORNO

SPERANZA

Si dispera il sole che da più giorni
non si vede più nel cielo;
che da più giorni non riscalda i cuori

E piange, piange il sole!
Piange per i fiori intossicati
per il prato che non è più verde,
per il fratello che non conosce
il figlio di sua madre.

La madre trema teme il proprio figlio.
E il sole piange!
A sera si confida con la luna
Hai visto, cara, com'è cattivo l'uomo?
Non vuole vedermi
per tema ch'io tolga il gelo
che ha chiuso dentro il cuore.

Uno ha la bomba atomica
l'altro ce l'ha all'idrogeno
e l'altro armi chimiche che
distruggono se stesso.

Cara, li vedi? Rettili striscianti
E non capiscono che se volessi
in un attimo li distruggerei tutti.

Tu non la faresti, amico mio,
risponde la luna impallidita,
li ami quanto me, questo lo sai.

Oggi ti disperi e piangi forte
però domani più caldo e sincero
splenderai per riscaldare i cuori
intirizziti dalla paura di morire.
Napoli 22 aprile 1954

Reno Bromuro (da Musica Bruciata) - Musica bruciata è l'opera omnia raccoglie le poesia dal 1937 al 1990 -
Un abbraccio circolare con tutto l'amore cui sono capace, con l'augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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